{"id":11761,"date":"2012-11-02T17:23:35","date_gmt":"2012-11-02T16:23:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11761"},"modified":"2012-11-02T20:45:10","modified_gmt":"2012-11-02T19:45:10","slug":"premio-racconti-nella-rete-2013-odori-di-gabriele-di-ciriaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11761","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2013 &#8220;Odori&#8221; di Gabriele di Ciriaco"},"content":{"rendered":"<p>Quella notte non gli riusc\u00ec a chiudere occhio, girandosi e rigirandosi per scacciare gli eventi, nefasti, accumulatisi negli ultimi mesi. Tutte le volte che provava a riaddormentarsi ansie, lo attanagliavano facendogli compiere irrazionali gesti, movimenti come a voler allontanare impellenti minacce. Per questo quando la flebile luce di un pallido mattino, lentamente iniziava ad evidenziare le simmetrie del mobilio, poco in verit\u00e0, della stanza che abitava; una stanza grande, con letti come una camerata di collegio (io gli ero vicino di branda) fredda, impersonale. Senza parvenza di stile da poterlo descrivere. Ne fu sollevato, quasi felice di non doversi pi\u00f9 confrontare con quei fantasmi che lo avevano sadicamente tormentato durante la notte, lasciandolo adesso in un torpore indifferente. Decise quindi di alzarsi ed andare a lavarsi con quella saponetta alla lavanda che aveva comperato il giorno avanti in un negozio specializzato, solo perch\u00e9 gli ricordava il profumo intenso che emanavano i fiori, in quell\u2019angolo, intimo, di giardino che i suoi genitori avevano dietro la casa; quante volte vi si sedeva in mezzo trasportato da quelle magiche esalazioni a perdersi in mondi di sogni e avventure.<\/p>\n<p>Aveva avuto, sin da piccolo, una predisposizione speciale per gli odori, associandoli, con il passare degli anni a momenti della sua esistenza. Ogni avventura un odore, ce ne furono di profumati e felici, di neutrali ed indifferenti, ma anche maleodoranti e tristi, se li ricordava tutti, accomunandoli a nomi e situazioni. Il profumo della macchia in primavera cos\u00ec fresca a pulita, come un\u2019ingenua bambina: gli ricordava in particolare il sapore dei baci sinceri e romantici di Margherita, la figlia di un impiegato di banca, che veniva, ogni anno a passare le ferie nel suo paese, a ridosso degli Appennini. L\u2019odore delle mele zuccherate, cos\u00ec rosse e splendenti che sembravano fatte di porcellana, gli rammentava invece sua zia Nuna, che gli e le comprava ogni anno per la fiera dei morti; il Pino, quelle allegre scampagnate, con la famiglia, in cerca di funghi, per boschi. Quello dei Tigli, invece, il viale del suo villaggio, quando vi si arrampicava su uno di essi per osservare la finestra dove abitava Mavi, una ragazza (la sua prima cotta) che aveva popolato gli adolescenti sogni e mai conosciuta. \u2026 e tanti altri ancora. Il dopobarba, che usava sempre e solo quello: un miscuglio di soavi profumi, gli e lo don\u00f2, con tutto il suo corpo, tempo addietro, Angela, l\u2019unica donna che aveva veramente amato nella sua vita; ma quello che soprattutto\u00a0 lo entusiasmava, era l\u2019odore del vento al tramonto, rivedendovi nitida l\u2019immagine di lei che gli si stringeva un po\u2019 complice, facendolo sentire in quel turbine di passioni, virile, un vero uomo, nell\u2019offrirgli le sue labbra dal sapore di fragola, che lui vi si abbandonava con volutt\u00e0.<\/p>\n<p>Il profumo del Mughetto, invece, gli fu fatale; lo riconobbe subito, mitigare quegli altri, di sudore e terrore. Non aveva mai avuto simpatia per quelle liliacee dai fiorellini bianchi, cos\u00ec devoti; gli rammentavano, non seppe perch\u00e9, i lunghi e miseri corridoi del collegio, da adolescente, nelle tediose ore di ricreazione. Da allora, quando ne vedeva alcuni, li sbirciava con indifferenza, pi\u00f9 con avversione, al contrario di sua sorella, che li amava con passione, perch\u00e9 appunto: immacolati e indifesi; ne coglieva sovente mazzetti, che distribuiva, dentro piccoli vasetti, per tutta la casa.<\/p>\n<p>\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Era una giornata come tante altre quel venerd\u00ec, le persone sembravano fare le stese cose di sempre, perch\u00e9 poi no: svegliarsi, andare al lavoro, chiacchierare, confidarsi, litigare, mangiare, fare all\u2019amore, dormire. Per loro invece no; loro non erano gente come tutte le oltre, speculare sulla loro diversit\u00e0, significa aprire un capitolo che svia dalla trama del racconto, quindi diversi.<\/p>\n<p>Da settimane la stavano preparando, senza tralasciare nulla, nei minimi particolari: appostamenti, controlli degli orari di punta e quelli di calma, profili delle persone che vi lavoravano, che vi entravano e uscivano, sistemi di sicurezza, una valutazione sommaria di quanto vi avrebbero trovato; ma soprattutto provare e riprovare mentalmente e fisicamente, con acribicit\u00e0, i ruoli da interpretare, perch\u00e9 non vi erano repliche per potersi migliorare. Un&#8217;unica rappresentazione che doveva condurre esclusivamente al successo.<\/p>\n<p>Entrarono quasi allo scadere dell\u2019orario d\u2019apertura, prima ancora che il furgone della centrale ritirasse, come di consueto, la somma da trasportare. Lui si catapult\u00f2 dentro con la pistola in mano, coperto da un passamontagna; poi divenne tutto cos\u00ec veloce: tra comandi dalla brutalit\u00e0 imperativa, urla di paura, suppliche, pianti, isterie. Mentre gli altri due tenevano a bada le persone e l\u2019agente di sicurezza, sfond\u00f2 gli ostacoli di vetro, avvicinandosi alla cassiera, e lo annus\u00f2 quel maledetto profumo di mughetto. La donna implorava di non fargli del male porgendogli con mani tremanti alcune banconote, lui la scalz\u00f2 con violenza scaraventandola a terra, pi\u00f9 che altro per allontanare quell\u2019odioso olezzo, seguitando a fare razzia.<\/p>\n<p>Aveva appena finito di riempire una borsa di plastica, quando s\u2019ud\u00ec il secco rumore di uno sparo echeggiare assordante nella stanza, seguito da incontrollate grida e imprecazioni, solo allora sent\u00ec quell\u2019odore di bruciato e quello acre del sangue che fuoriusciva portandosi via gli ultimi aliti di una vita, e cap\u00ec d\u2019essere per sempre dannato.<\/p>\n<p>Dopo quel tragico episodio, la vita divenne pericolosa e senza speranza, i ricordi pi\u00f9 amari, gli odori sempre pi\u00f9 sgradevoli e brevi, come l\u2019odore della terra bagnata dalla pioggia, che gli ricordava le notti all\u2019addiaccio, o quello stantio, inspirato tante volte dentro androni o grotte, dove, anche gli innocui rumori si amplificavano divenendo impellenti minacce, che lo esortavano a fuggire ancora, e ancora. Sempre. Ci si pu\u00f2 allontanare da tutto e tutti, rifugiarsi nell\u2019angolo pi\u00f9 remoto della terra, rifarsi una nuova vita, ma non si possono prescindere le responsabilit\u00e0 delle azioni che si sono compiute, esse si traducono in nitide immagini: una miriade di volti, corpi, ricordi, che con il passare del tempo, acquisiscono abitudini, ripetizioni, cercando di esorcizzare i demoni di quel tragico venerd\u00ec a Milano. Simulacri ripetuti, all\u2019infinito, vivergli accanto come entit\u00e0 apodittiche; se qualche volta, per un attimo, se ne voleva allontanare, o si abbandonavano ad altre meno tristi rimembranze, ossessive gli strattonavano lembi d\u2019oblio per ritornargli reali a guardarlo negli occhi. Il tragico ideale fra i ricordi e l\u2019inquietudine, \u00e8 quello che passa tra l\u2019illusione e il sogno: entrambi opprimono, lasciandoti una velata malinconia. In quell\u2019attimo che indugi\u00f2 nell\u2019osservare l\u2019individuo in divisa, che colpito allo stomaco, si accasciava a terra tentando, con il palmo della mano, di arrestare i ricordi , i volti, e anche gli odori che, trasportati da quel sanguinolento fluido, abbandonavano senza remore la sua vita; prima di fuggire da quell\u2019incubo; un esistenza espressa dal dolore che lo sguardo ne risaltava le espressioni. Occhi sbarrati, ossessionarlo, che si domandavano perplessi il perch\u00e9 cos\u00ec brutalmente, prima di rimanere immobili come quelli di un giocattolo dimenticato da qualche parte. Gli venne in mente Olga, una donna avanti con gli anni, corpulenta e affetta da diabete, che viveva in una vecchia spelonca, dove la penombra vi regnava incontrastata, in compagnia dei gatti e le sue bambole, ne aveva collezionate tante, nell\u2019arco della vita, che sistemava con composta eleganza negli angoli pi\u00f9 remoti dell\u2019abitazione. Si guadagnava da vivere come chiromante, preparando, per chi ne richiedeva, arcaici influssi dalla ieratica segretezza per guarire il mal d\u2019amore. La prima volta che varc\u00f2 la soglia di quello <em>spero<\/em>, accompagn\u00f2 sua zia, un infermiera ambulante, che assisteva in loco i malati. Sin dall\u2019inizio, lo colpirono quell\u2019esalazione di rinchiuso, dove gli odori tramutarsi in olezzi non definiti; e la sensazione di sentirsi osservato, centinaia di occhi che scrutavano ogni suo movimento. La vecchia donna, accortasi di quell\u2019inquietudine, lo rassicur\u00f2 dicendogli che erano solo bambole, ne tolse una da sopra il letto porgendogliela per dargliene conferma; nel prenderla gli scivol\u00f2 di mano cadendo a terra con macabro rumore. Atterrito, guard\u00f2 il giocattolo che sembrava fissarlo, come una bambina vera, supplicandolo, con quei falsi occhi di vetro, di soccorrerla. Fugg\u00ec via singhiozzando terrorizzato.<\/p>\n<p>La polizia, qualche giorno dopo riusc\u00ec a catturare gli altri complici, lesse l\u2019articolo sul giornale, al bar della stazione di Firenze, mentre mangiava un sandwich. Sapeva, adesso, di non avere pi\u00f9 scampo, era solo questione di tempo. Pag\u00f2 senza fretta le consumazioni, come un cliente qualsiasi. Usc\u00ec dal Terminal con lo spirito indifferente di un\u2019altra persona, avviandosi in direzione di piazza del Duomo: quello che fanno migliaia di turisti che arrivavano in questa citt\u00e0, senza una meta precisa, perdersi nel mezzo di quell\u2019incontrollata marea di gente, di voci dal caotico sonoro, passare da un viso all\u2019altro per scrutarne gli sguardi nostalgici, senza dovercisi riflettere, esaurirsi, non pensare a nulla, solo camminare e camminare, donandosi, alla fine, inerte, consapevole, a quell\u2019ineluttabile spossatezza, attendendo che gli eventi avrebbero percorso il loro ciclo.<\/p>\n<p>Entr\u00f2 per caso in quell\u2019Androne di via Cavour, forse per ripararsi dal vento freddo che spirava, (uno scherzo del destino) oppure perch\u00e9 lo sentiva, ultimamente, sempre pi\u00f9 suo quell\u2019odore di putrido che lo perseguiva, fatto sta che sal\u00ec rassegnato quegli interminabili gradini, fin su in pensione, (il luogo dove attendere non \u00e8 poi cos\u00ec importante) lo vidi che contattava con il proprietario il prezzo del letto e della camera che lo avrebbe alloggiato.<\/p>\n<p>\u00b0\u00b0\u00b0<\/p>\n<p>Dopo essersi lavato, sbarbato, e profumato, indoss\u00f2 un vestito sul blu \u201cfirmato\u201d che aveva comprato il giorno avanti, calz\u00f2 un paio di scarpe nere laccate, la camicia di seta scura e una cravatta di color rosso sgargiante, che risaltava prepotente su quelle tinte macabre. Sembrava dovesse andare a qualche manifestazione culturale, tanto era agghindato; invece, dopo essersi accesa una sigaretta, sistem\u00f2 una seggiola accanto alla finestra, sedette con tutta calma cercando di non sgualcire l\u2019abito e attese. Quell\u2019odore rassicurante di pulito, che i vestiti emanavano, vaporizzati alla lavanda, lo catapult\u00f2 ad attimi d\u2019infanzia, quando, tutte le domeniche, sua madre lo vestiva a festa, per andare alla messa. Un cerimoniale cui si abitu\u00f2 con adolescente lascivia, gli piaceva quando la genitrice, nel vestirlo, gli sfiorava con le sue belle mani, che emanavano un effluvio particolare, il corpo; ma soprattutto quando gli accarezzava il volto baciandolo sulla fronte, poi, mano nella mano se ne andavano insieme in chiesa ad assistere alla sacra funzione cantata di mezzogiorno. A messa finita, si fermavano sempre in una pasticceria poco distante a mangiare cannoli alla crema, e sua madre gli raccomandava di non sporcarsi. Nel ritornare a casa osservava volentieri, con occhi di pubescente malizia, quel corpo vibrante che gli camminava accanto. Lei pareva sempre intuire quegli innocenti peccatucci e per distoglierlo, iniziava a correre sfidandolo di raggiungerla, come due innamorati, fin dentro quell\u2019attuale misera stanza, animandola di voci, che lontane e flebili, si avvicinavano felici e armoniose; di delicate immagini multicolori, e un soave profumo alternare volti, nomi, ed attimi, come in un sogno, e lui aggirarsi con allegria in mezzo a quella miriade di svolazzanti ectoplasmi, come un elfo che libra nello spirito d\u2019un passato dalle bizzarre visioni.<\/p>\n<p>Quel volto segnato dalla tribolata notte cosparsa d\u2019incubi, a poco a poco, ritorn\u00f2 ad assumere sembianze pi\u00f9 umane, come se in quegli attimi d\u2019attesa, avesse abbandonato da qualche parte il suo miserabile destino, vivendo, libero, la vita di un altro, nella citt\u00e0 che aveva, per un attimo, amato quando ebbe una relazione con una studentessa di Filosofia. Un fuoco di paglia che si accese, divamp\u00f2 e si spense in cos\u00ec breve tempo da non rimanere nemmeno l\u2019odore che potesse testimoniarla.<\/p>\n<p>Si nutrono sentimenti ambivalenti, nei confronti di una citt\u00e0 come Firenze, contraddittori, si possono elencare molti dei suoi lati negativi, ma \u00e8 difficile spiegare il perch\u00e9 la si desidera, la si ama. Quello che manca qui, non sono i musei, famosi in tutto il mondo, le chiese con affreschi agiografici, monumenti per ogni occasione, quartieri illustri dove insigni artisti di tutto il mondo vi hanno fatto sosta, il caff\u00e8 \u201cLe giubbe rosse\u201d, le rappresentazioni culturali che parlano del suo glorioso passato, la grandezza della sua storia, che poi non sono altro che la base economica del suo futuro. Il centro storico che appare come un gioiello, visto con gli occhi di concupiscenti turisti, perch\u00e9 Firenze \u00e8 come un museo che non chiude mai, e come ogni museo, tutto deve essere ordinato e trasparente, oppure a detta di Montesquieu: \u201c\u2026 <em>ho visto l\u00e0 quasi tutte le signore di Firenze, hanno un\u2019enorme quantit\u00e0 di gioielli, perch\u00e9 a Firenze non manca tutto ci\u00f2 che non si consuma con l\u2019uso, come i gioielli, vasellame, quadri, statue<\/em>\u2026\u201d Ecco: una madonna dal sentore patrizio, con gioielli e benessere che riescono a nascondere le rughe profonde di un noioso vivere se stessa.<\/p>\n<p>\u2026 Improvvisamente esplose tutto, un boato di voci e comandi, rimbombarono nella stanza; il primo che varc\u00f2 la soglia, dopo aver aperto violentemente la porta, calzava gli indumenti antiterrorismo: passamontagna, giubbotto antiproiettile ed armato di tutto punto, lo seguirono altre quattro figure, simili a quei soldatini di piombo dall\u2019odore di vernice fresca, che suo zio Arduino gli regalava per il compleanno, con la speranza di invogliarlo ad intraprendere la carriera militare\u2026<\/p>\n<p>Non volle approfondirne i ricordi, allontanando, quasi con noia, quelle incongruenti congetture. Si allargarono a ventaglio, come in assetto di guerra. L\u2019uomo che li aspettava, se ne rimase impassibile a osservare quel gioco dagli assurdi risvolti, con disinteresse. I militi ebbero un momento di smarrimento, avevano ipotizzato una violenta reazione dalla parte contraria, invece si trovarono di fronte un elegante individuo che con rassegnato tono spiegava loro che non era sua intenzione fare resistenza. Quando s\u2019inizia un\u2019azione di Polizia, la si porta a termine, costi quel che costi, s\u2019insegna in ogni Accademia Militare, e cos\u00ec fecero, gettandolo violentemente faccia a terra. Mentre uno gli puntava contro l\u2019arma, un altro gli ammanettava i polsi dietro la schiena, riconobbe il mal odore del mitra, da poco oleato, lo faceva sovente lo zio Cesare, dopo una partita di caccia, smontava pezzo per pezzo il fucile e\u2026 ma non ebbe pi\u00f9 voglia, ne piacere di pensare, si sent\u00ec improvvisamente stanco, svuotato d\u2019ogni emozione.<\/p>\n<p>Lo alzarono come un oggetto senza peso, trasportandolo come un oggetto senza peso in direzione del suo miserabile destino.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11761\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11761\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella notte non gli riusc\u00ec a chiudere occhio, girandosi e rigirandosi per scacciare gli eventi, nefasti, accumulatisi negli ultimi mesi. 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