{"id":11395,"date":"2012-06-08T15:44:26","date_gmt":"2012-06-08T14:44:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11395"},"modified":"2012-06-08T16:48:36","modified_gmt":"2012-06-08T15:48:36","slug":"premio-racconti-per-corti-2012-the-sleepwalker-di-nikki-simonetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11395","title":{"rendered":"Premio Racconti per Corti 2012 &#8220;The sleepwalker&#8221; di Nikki Simonetti"},"content":{"rendered":"<p>Abbigliata del capo pi\u00f9 sobrio che possedeva \u2013 un tailleur Chanel con giacca lunga e gonna dritta, bianco con bordi blu che avrebbe regalato un\u2019aura da missionaria a una squillo \u2013 i capelli biondo cenere (per il processo, era tornata al suo colore naturale, meno appariscente del rosso fiamma che portava di solito) raccolti sulla testa in un\u2019elegante banana che la faceva tanto Audrey Hepburn con un gran paio di tette, Melissa gett\u00f2 uno sguardo distratto al quotidiano.<\/p>\n<p>\u2018<em>Criminale fugge da manicomio\u2019<\/em> &#8211; prima, seconda e terza pagina. Con un gesto seccato, si sbarazz\u00f2 del <em>Sun <\/em>gettandolo<em> <\/em>di lato, poi prese a sfogliare velocemente le pagine del <em>Bulletin<\/em>.<\/p>\n<p>\u2018<em>Jesse Felicidad evade dal carcere\u2019. <\/em>\u00a0Giunta al terzo quotidiano senza trovare alcun riferimento alla vicenda che la riguardava nelle prime pagine \u2013 la sentenza del processo che la vedeva imputata per omicidio sarebbe stata emessa quel giorno \u2013 perse le staffe.<\/p>\n<p>Melissa Davidson non era nata bella.La sua era stata una conquista lenta e, per certi versi, dolorosa. Quando si era sposata, pensava che l\u2019insignificante compagno d\u2019universit\u00e0, i capelli precocemente diradati e la pancetta incipiente, fosse il massimo cui avrebbe mai potuto aspirare.<\/p>\n<p>Del resto, era una racchia anche lei. Il giorno del matrimonio, quando aveva calcato il tappeto avorio bordato di rose, tutti le dicevano che era bellissima: invece, era consapevole di essere un cesso.Aveva un naso che definire importante era un eufemismo, un deretano grande quanto il Delaware e il seno piatto come una tavola da surf. Per fortuna, il suo marito senza attrattive aveva fatto i soldi &#8211; <em>quelli veri, a palate, che ti fanno diventare l\u2019invidia della nazione e apparire sulle riviste patinate<\/em> \u2013 con la progettazione di un software innovativo. A quel punto, Melissa aveva intrapreso la propria crociata personale contro Madre Natura \u2013 per rendersi presentabile, sosteneva lei; per trasformarsi in una vacca rifatta, commentava Parker \u2013 sottoponendosi a innumerevoli interventi di chirurgia plastica.<\/p>\n<p>Aveva iniziato con liposuzione a cosce, fianchi e didietro che le avevano fatto perdere istantaneamente e senza alcuna fatica \u2013 se non si contava il fatto che aveva dovuto sedersi su di una ciambella per mesi \u2013 i chili di troppo. Una volta che aveva trasformato il culone in un gi\u00e0 apprezzabile culetto, aveva deciso di fare un lifting alle chiappe &#8211; perch\u00e9 il sederino le piaceva<\/p>\n<p>alto, alla brasiliana. Era stata poi la volta del nasone ingombrante, cui il chirurgo aveva appianato la gobba, rimodellandolo con una vezzosa punta all\u2019ins\u00f9. Infine, si era concessa un bel paio di tette \u2013 una quarta abbondante: non aveva voluto esagerare.<\/p>\n<p>Sicura di s\u00e9 nel nuovo corpo da Miss, Melissa Davidson non sfigurava pi\u00f9 sulle riviste cui appariva, appesa al braccio del marito, sfoggiando un sorriso smagliante &#8211; nuovo anche quello; le \u2018faccine\u2019 in ceramica erano il suo ultimo investimento. Gli amanti che si prendeva, quando aveva voglia di un buon orgasmo, erano accidentali; non avrebbe mai lasciato il suo ometto pelato che l\u2019aveva fatta diventare una signora. Un brutto giorno, per\u00f2, <em>l\u2019impensabile<\/em> era accaduto.<\/p>\n<p>Aveva scoperto che suo marito aveva un\u2019amante. La troietta era una delle sue segretarie. Tipico. Quello che l\u2019aveva davvero stupita era stato scoprire come Diandra fosse una <em>cosetta <\/em>meditabonda e insignificante, ancor pi\u00f9 brutta di com\u2019era lei, <em>prima. <\/em>Ricordava Olivia, quella di Braccio di ferro. <em>Eppure, suo marito lo infilava in quel buco<\/em>, aveva pensato. Da non credersi. Non che gliene importasse molto del tradimento: che quell\u2019ometto insulso preferisse quella sgradevole donnetta quando poteva servirsi dal piatto dell\u2019invidiata e ricercatissima Melissa Davidson, era quello che davvero le bruciava. Una sera calda e afosa dell\u2019estate precedente, infine, aveva sentito i due scambiarsi tenerezze al telefono. Parker progettava di lasciarla e di fuggire a Londra con quella <em>cosa inguardabile. <\/em>Impossibile.<\/p>\n<p>Inconcepibile, inimmaginabile che Melissa Davidson potesse essere lascata per uno sgorbio. Era stata assalita dall\u2019insopportabile visione delle sue carte di credito rifiutate e poi fatte a pezzi dalle commesse dei negozi del centro. Anche se aveva agito due settimane dopo, aveva deciso di commettere il crimine in quel preciso istante. La notte del primo agosto, mentre suo marito dormiva, aveva fracassato sulla testa del bastardo uno dei suoi legni da golf.<\/p>\n<p>Il sangue le repelleva, ma il suo piano prevedeva che l\u2019omicidio apparisse il pi\u00f9 efferato possibile. Quindi aveva colpito, colpito e colpito fino a che non le era mancato il fiato in gola e la testa di Parker si era ridotta a una poltiglia informe e sanguinolenta. La mattina dopo aveva confessato il crimine alla polizia con la voce rotta dai singhiozzi.<\/p>\n<p><em>Era accaduto la mattina seguente alla telefonata in cui li aveva ascoltati progettare la fuga<\/em>.<\/p>\n<p>Aveva ricordato la trasmissione televisiva in cui si sosteneva che gli individui affetti da sonnambulismo non possano venire accusati per i crimini compiuti in preda a un attacco. Le ricerche che aveva compiuto in tal senso confortavano la sua tesi. A quel punto, non le era rimasto che costruire il suo alibi. Da piccola, le era accaduto pi\u00f9 volte di risvegliarsi di soprassalto: era in salotto, in cucina, e non ricordava come vi fosse arrivata. Nelle due settimane intercorse tra la conversazione telefonica del marito con l\u2019amante e l\u2019assassinio si era recata per sei volte da un luminare dei disturbi del sonno, cui aveva raccontato di andare soggetta a violente crisi di sonnambulismo \u2013 omettendo deliberatamente il particolare che la sua ultima crisi risaliva all\u2019et\u00e0 di quindici anni.<\/p>\n<p>Infine, dopo avere sfogato la sua rabbia e la sua frustrazione sul cranio del marito, si era seduta ad aspettare che facesse mattino prima di chiamare la polizia. Gli agenti l\u2019avevano trovata ricoperta\u00a0di sangue da capo a piedi, il corpo di Parker stretto tra le braccia.\u00a0Con la sua carta di credito preferita, poi \u2013 quella di un bel nero opaco, dal credito illimitato \u2013 aveva ingaggiato il penalista di grido in compagnia del quale, a dodici mesi esatti di distanza, si stava recando all\u2019udienza finale del processo &#8211; quella che, come risultava chiaro dall\u2019andamento del dibattimento, avrebbe sancito la sua innocenza per temporanea inabilit\u00e0 di intendere e di volere.<\/p>\n<p>\u201cFottiti!\u201d sbrait\u00f2, scaraventando i quotidiani sul sedile di fianco. \u201cFottetevi tutti!\u201d<\/p>\n<p>L\u2019attraente avvocato cui aveva infine concesso di infilarsi, oltre che nelle sue vicende, anche nelle sue mutandine, rise di gusto, gettando all\u2019indietro la testa carica di capelli \u2013 scelta precisa, la sua: <em>non si sarebbe presa un uomo pelato, non di nuovo.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em>\u201cQual \u00e8 il problema?\u201d domand\u00f2 Langford, gli occhi grigi accesi dal divertimento. Melissa sbatt\u00e9 le lunghe ciglia e alz\u00f2 gli occhi al cielo. L\u2019arrogante stronzetto sapeva benissimo quale fosse il problema: quando faceva cos\u00ec, lo odiava. <em>Che ne sapeva, lui?&#8230;<\/em> Lui che era nato bello e ricco, cui non importava un fico di apparire sui quotidiani \u2013 ma che, di fatto, ci stava tutti i giorni?\u2026<\/p>\n<p>Melissa sollev\u00f2 il mento a punta. \u201cTutti parlano di questo <em>Felicidad<\/em> del cavolo: nessuno parla pi\u00f9 di me\u201d, bofonchi\u00f2, mettendo il broncio. Langford scoppi\u00f2 in una sonora risata.\u00a0\u201cJesse Felicidad \u00e8 un pazzo sociopatico affetto da sdoppiamento della personalit\u00e0 che ha torturato e ucciso dodici donne\u201d. Le depose una mano sulla coscia con fare confidenziale. \u201cTu, tesoro, per quanto ne so, hai ucciso <em>solo<\/em> tuo marito,\u201d dileggi\u00f2, mentre con le dita si avventurava sotto la sua gonna, disegnandole ghirigori su per la coscia.<\/p>\n<p>\u201cFanculo,\u201d ribatt\u00e9, allontanando la mano dell\u2019uomo con un gesto brusco. \u201c\u2019Fanculo tu, e \u2019sto Felicidad del cavolo,\u201d brontol\u00f2, accigliata.<\/p>\n<p>\u201cPer me, tu sei l\u2019assassina pi\u00f9 seducente del mondo.\u201d Langford le cinse il collo con la mano destra, avvicin\u00f2 la bocca alla sua mentre con la sinistra le abbassava le mutandine.<\/p>\n<p>In tribunale, mentre si congratulava con lei depositandole un casto bacio sulla guancia, Melissa riconobbe l\u2019aroma della propria intimit\u00e0 sulle labbra dell\u2019uomo. In qualunque altro momento, la cosa l\u2019avrebbe eccitata da morire, ma quella mattina serv\u00ec solo a infastidirla.\u00a0Non le importava di essere stata assolta. Del resto, non aveva mai lontanamente preso in considerazione la possibilit\u00e0 che potesse finire in maniera diversa.<\/p>\n<p>\u201cAndiamo a casa, tesoro.\u201d Premuroso, Langford le appoggi\u00f2 una mano dietro la schiena, guidandola verso l\u2019uscita. Pur dopo non avere letto una sola riga che la riguardasse sui quotidiani del mattino, Melissa non era preparata allo squallore della scena che li attendeva. All\u2019inizio del dibattimento, Langford era stato costretto ad assoldare dei corpulenti bodyguard per tenere a bada la folla di curiosi attraverso cui doveva farle strada. Quella mattina, fuori dal tribunale, ad attenderli un misero fotografo e l\u2019inviato di una scalcinata tv locale. Melissa diede uno strattone, liberandosi dal tocco di Langford che la infastidiva sempre pi\u00f9. L\u2019avvocato finse di non notare il suo gesto, e fece cenno all\u2019autista della limousine di avvicinarsi, poi si pieg\u00f2 ad aprirle la portiera. \u201cSi accomodi,\u00a0mia signora. L\u2019accompagno a casa a festeggiare\u201d.<\/p>\n<p>Melissa sospir\u00f2. Non era una stupida: sapeva che lo splendido uomo la degnava delle sue attenzioni solo perch\u00e9 gli pagava una parcella esorbitante, e che prima o dopo le avrebbe dato il benservito. Fingeva un interesse che non provava davvero: in realt\u00e0, non gliene importava affatto di lei, dei suoi pensieri e dei suoi malumori. Non sembrava neanche interessato a sapere se fosse davvero un\u2019assassina- non le aveva mai domandato se avesse davvero ucciso Parker preda di un attacco di sonnambulismo. Melissa fu assalita da un acuto quanto imprevedibile fiotto di nostalgia per l\u2019ometto pelato con la pancetta cui aveva sfondato il cranio.<\/p>\n<p>Volt\u00f2 quindi le spalle alla limousine e si apprest\u00f2 ad attraversare la strada sbattendo il bel culetto brasiliano in faccia a Langford Forrester. \u201cSai una cosa, principe del foro dei miei stivali? Festeggia da solo!\u201d grid\u00f2, sventolando in aria la mano in un gesto osceno, a chiarire il concetto nel caso le parole non fossero sufficienti mentre si allontanava, sculettando, sui tacchi vertiginosi.<\/p>\n<p>Acciuff\u00f2 al volo il primo taxi che passava. Era furiosa &#8211; furibonda, addirittura, al pensiero che l\u2019opinione pubblica si fosse dimenticata di lei tanto in fretta. Tanto che non degn\u00f2 il conducente di un\u2019occhiata. \u201cQuindicesima\u201d, disse, sfilando i guanti, un dito per volta. \u201cAngolo con la diciottesima\u201d. Melissa sbuff\u00f2.<\/p>\n<p><em>Quel gran figlio di buona donna di un avvocato, ma chi si credeva di essere?\u2026\u00a0<\/em>Fu allora che il risolino convulso attir\u00f2 la sua attenzione. Il conducente, il cui volto vedeva riflesso nello specchietto retrovisore, aveva un sorriso storto e una bocca sdentata la cui igiene lasciava parecchio a desiderare, capelli lunghi e grassi e un naso adunco la cui punta ricadeva all\u2019uomo quasi in bocca. Come la strega di Biancaneve, un bitorzolo da cui spuntavano tre peli gli campeggianava in fronte. Soprattutto, erano gli occhi dello sconosciuto che impressionavano: immensi e acquosi \u2013 di un colore indefinibile tra il grigio mattone e il verde muschio, sgranati e arrossati; esaltati e assieme allucinati. <em>Occhi da squilibrato<\/em>, avrebbe detto.<\/p>\n<p>Melissa si sent\u00ec assalire dall\u2019inquietudine.\u00a0Aveva visto quel volto prima di allora, ma non ricordava dove. Strizz\u00f2 gli occhi, nel tentativo di ricordare. <em>Chi diavolo sei?,<\/em> si domand\u00f2.<\/p>\n<p>\u201c<em>Benebenebenebene\u2026<\/em>\u201d L\u2019uomo si raschi\u00f2 la gola con un suono disgustoso, poi espettor\u00f2 uno sputo giallastro sul sedile del passeggero.<\/p>\n<p>\u201cSignore?\u2026\u201d Melissa ticchett\u00f2 educatamente sul divisorio. \u201cSignore, mi faccia scendere, per cortesia.\u201d<\/p>\n<p>\u201c<em>Benebenebenebenebenebenebenebenebene<\/em>\u201d. Il conducente scoppi\u00f2 una seconda volta in quella risatina inquietante, dai toni altissimi. \u201cChe ne dici, Adam?\u201d domand\u00f2, rivolto verso la propria immagine riflessa nello specchietto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Cosadirelapollastra\u00e8benfornita\u2026 Assai-assai-assai-assai-assai\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>L\u2019uomo scosse la testa carica di capelli lerci.\u00a0\u201cNon pensarci nemmeno, Adam\u201d, bisbigli\u00f2 l\u2019uomo sghignazzando, lo sguardo incollato alla propria immagine. \u201cSei appena uscito\u201d.<\/p>\n<p>\u201cCon chi sta parlando? Signore?\u2026\u201d Melissa cominciava a sentirsi pericolosamente a disagio. Tent\u00f2 di aprire la portiera; prima una, poi l\u2019altra, ma non ci riusc\u00ec. Erano entrambe bloccate. A quel punto, fu assalita dalla paura.<\/p>\n<p>Il conducente le indirizz\u00f2 uno sguardo lascivo. <em>\u201cS\u00ecinvece-s\u00ecinvece-s\u00ecinvece-s\u00ecs\u00ecs\u00ecs\u00ecs\u00ec-ssssss\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec\u00ec-checipenso!\u201d<\/em><\/p>\n<p>\u201cNo, Adam. Non si pu\u00f2\u201d. Il conducente si lecc\u00f2 il palmo della mano. \u201cLo sai che non si pu\u00f2\u201d. Poi riprese la sua tiritera sconclusionata con quella sua vocina acuta.<\/p>\n<p>\u201c<em>Sipu\u00f2-sideve-sipu\u00f2-sideve-sipu\u00f2-<\/em><em>sideve-sipu\u00f2-sideve-sipu\u00f2-sideve\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Finalmente, Melissa ricord\u00f2 dove avesse gi\u00e0 visto quella faccia scombinata.\u00a0Come aveva potuto dimenticarlo?\u2026 Quella mattina, troneggiava su tutte le prime pagine dei quotidiani: Jessus, detto Jesse Felicidad, il pazzo maniaco affetto da personalit\u00e0 multipla che aveva torturato e ucciso dodici donne.<\/p>\n<p>Una mano gelida le strizz\u00f2 le viscere, e Melissa url\u00f2 con tutto il fiato che aveva in gola; strinse le gambe, ma non riusc\u00ec a evitare di bagnarsi le mutandine. Preda della disperazione, prese a dibattersi e a battere convulsamente le mani sul vetro posteriore dell\u2019auto, nel tentativo di attirare l\u2019attenzione di qualcuno. Era la sua ultima speranza, pens\u00f2, mentre lacrime calde le bagnavano le guance, prima che il suo desiderio \u2013 quello che la sua immagine tappezzasse le pagine dei giornali &#8211; venisse esaudito nella maniera pi\u00f9 orribile.<\/p>\n<p>\u201c<em>Bruttavocelagallina-bruttavocelagallina-bruttavocelagallina\u201d<\/em> canticchiava il pazzo, la bocca senza denti incoerentemente incollata su un sorriso instupidito mentre procedeva a passo\u00a0di lumaca, pazientemente, attraverso il traffico.\u00a0Trecento metri pi\u00f9 indietro, l\u2019avvocato Langford Forrester, ancora impegnato a salutare la sua cliente, abbass\u00f2 il braccio.Il sorriso gli mor\u00ec sulle labbra, virando in un ghigno sdegnato.<\/p>\n<p><em>Alla fine, la troia si era degnata di voltarsi<\/em>. Al diavolo l\u2019educazione. \u00a0Col naso appiccicato al cristallo del lunotto posteriore del taxi lercio, Melissa si dava un gran daffare a inviargli baci e cenni di saluto.<\/p>\n<p>Era ora che quella puttanella da quattro soldi gli dimostrasse la sua gratitudine: lo doveva solo a lui, se era ancora a piede libero.<\/p>\n<p>Non che gliene importasse granch\u00e9 di quella donna; a dirla tutta, era certo che avesse inventato la storia del sonnambulismo per cavarsela. Avevano dormito insieme parecchie volte, e non aveva potuto fare a meno di notare che Melissa dormiva come un sasso, e russava come uno scaricatore di porto. Non si era svegliata, mai, neanche una volta.<\/p>\n<p>Comunque, quelli non erano fatti che lo riguardassero; l\u2019etica professionale gli imponeva di difendere tutti, omicidi compresi.\u00a0Tra poco, non appena gli avesse saldato la parcella a sei cifre, avrebbe mandato quella donna al diavolo. E dire che, all&#8217;inizio, era davvero pazzo di lei: Melissa era una donna intelligente e bellissima. \u00a0A letto, poi, era una belva assatanata. Tuttavia, col tempo, si era rivelata per quello che era: una donna maleducata, isterica, viziata ed egocentrica \u2013 anche pi\u00f9 di lui.\u00a0Non sopportava pi\u00f9 le sue ossessioni, specie quella di apparire sulle riviste tipica delle <em>galline rifatte<\/em>, come quelli del suo ambiente definivano le morte di fame che avevano fatto fortuna.<\/p>\n<p>Da dietro il parabrezza, Melissa continuava a sbracciarsi.\u00a0Quella deficiente decerebrata doveva essersi\u00a0davvero\u00a0pentita di averlo abbandonato sul marciapiede come una puttana da quattro soldi.<\/p>\n<p>\u201cCazzi tuoi, bimba\u201d \u2013 disse. &#8220;Troppo tardi&#8221;.<\/p>\n<p>Langford infil\u00f2 le mani in tasca e si volt\u00f2, dando a Melissa Davidson le spalle per l\u2019ultima volta.<\/p>\n<p><strong>FINE<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11395\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11395\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" 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