{"id":11391,"date":"2012-06-08T15:42:45","date_gmt":"2012-06-08T14:42:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11391"},"modified":"2012-08-26T11:02:34","modified_gmt":"2012-08-26T10:02:34","slug":"premio-racconti-nella-rete-the-fake-due-passi-nel-delirio-di-nikki-simonetti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11391","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete &#8220;The fake &#8211; Due passi nel delirio&#8221; di Nikki Simonetti"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>E io, la pi\u00f9 infelice e derelitta?delle donne, ch&#8217;ho assaporato il miele?degli armoniosi voti del suo cuore,?debbo mirare adesso, desolata,?questo sublime, nobile intelletto?risuonare d&#8217;un suono fesso, stridulo,?come una bella campana stonata;?l&#8217;ineguagliata sua forma, e l&#8217;aspetto?fiorente di bellezza giovanile?guaste da questa specie di delirio!&#8230;?Me misera, che ho visto quel che ho visto,e vedo quel che seguito a vedere!\u00a0<\/em><strong><em>\u00bb<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La giovane dardeggi\u00f2 uno sguardo fiammeggiante all\u2019indirizzo della propria immagine riflessa nello specchio, poi gett\u00f2 la testa all\u2019indietro, scoppiando in una risata leggera e cristallina. Il monologo di Ofelia era quello che preferiva, e non solo per solidariet\u00e0 con la pazzia della protagonista. Verena Stockwood allarg\u00f2 le labbra in una smorfia mentre sfilava dalla testa la parrucca di lunghi capelli scuri, strinse gli occhi in una fessura e sogghign\u00f2. Cos\u00ec bardata, impaludata nel lungo pastrano nero che le copriva il corpo, dalle caviglie alle spalle e si apriva sul seno, lasciando intravvedere due coppe DD da matrona romana &#8211; soprattutto, con gli occhi azzurro ghiaccio bistrati di blu notte &#8211; sembrava proprio <em>lei.<\/em><\/p>\n<p>Non per niente erano sorelle \u2013 di pi\u00f9: l\u2019immagine speculare l\u2019una dell\u2019altra, gemelle omozigoti prodotte dalla separazione cellulare di un singolo uovo, fecondato da un unico spermatozoo. Solo che se sua sorella Penelope era la faccia liscia e lucente dello specchio, lei ne era il retro \u2013 il lato oscuro, screziato e variegato della superficie riflettente.<\/p>\n<p>Verena rise di nuovo, questa volta di gusto &#8211; una risata cupa e profonda che le riecheggi\u00f2 a lungo nella laringe, alternando il riso con un suono strano, a met\u00e0 tra il singhiozzo e il barrito. Per qualche strano motivo, durante la scissione, qualcosa nel suo uovo era andato storto: come risultato, lei era matta. Pazza da legare. Qualcuno diceva <em>come una capra<\/em>. Ma poich\u00e9 non era brutta, n\u00e9 stupida come una capra, con buona pace delle capre (e senza offesa per i cavalli, che adorava), <em>pazza come un cavallo<\/em> era, da sempre, la similitudine che preferiva. Verena dimen\u00f2 il capo come una criniera abbandonandosi a un lungo nitrito, le spalle scosse da singulti irrefrenabili. Gi\u00e0 all\u2019et\u00e0 di sei anni mostrava i primi segni del disturbo che le sarebbe stato diagnosticato solo qualche anno pi\u00f9 tardi: alternava periodi di relativa <em>normalit\u00e0 <\/em>ad altri d\u2019iperattivit\u00e0 \u2013 spesso, non riusciva a stare ferma e a smettere di parlare, a volte per giorni. Infine c\u2019erano i momenti meno piacevoli, quando \u00a0faceva fatica a concentrarsi e persino a stare sveglia. Verena era bipolare: \u2018<em>bi\u2019, <\/em>anche in quello. <em>Due di tutto,<\/em> nella vita &#8211; il destino scritto nel suo minuscolo uovo, sin dalla nascita.<\/p>\n<p>Verena rise pi\u00f9 forte &#8211; risate come guaiti, prima, e latrati, poi. Rise e pianse, e poi rise e poi pianse ancora, e poi rise tanto forte che le vennero i crampi alla pancia e le bruci\u00f2 la trachea. Per esperienza, sapeva che tentare di trattenersi non sarebbe servito a niente: non ci sarebbe riuscita. <em>Tanto<\/em>, si disse, con un\u2019alzata di spalle, qualunque cosa venisse, <em>non sarebbe durata a lungo<\/em>.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo periodo, le fasi di <em>up<\/em> si avvicendavano a quelle di <em>down <\/em>ad una velocit\u00e0 impressionante. Il che doveva essere segno di un peggioramento. Verena scroll\u00f2 le spalle una seconda volta: non le importava affatto. Per quanto strano potesse apparire alla gente \u2018normale\u2019, lei non provava alcuna empatia &#8211; se non qualcosa che supponeva prossimo a un primitivo istinto di conservazione, alle volte \u2013 neanche nei confronti di se stessa.<\/p>\n<p>Un raschio improvviso attir\u00f2 la sua attenzione verso lo specchio.<em>Ci risiamo<\/em>, pens\u00f2, sollevando gli occhi al cielo.<\/p>\n<p><em>\u2018Open, shut them. Open, shut them. Give a little Clap, clap, Clap\u2019. <\/em>L\u2019aracnide scivolava gi\u00f9 per la superficie variegata del vecchio com\u00f2. La bestia era una cosina piccola \u2013 minuscola, la punta di una matita &#8211; nera e pelosa. <em>Come la sua anima<\/em>. Ostentando indifferenza, Verena lasci\u00f2 scivolare lo sguardo addosso all\u2019insetto, perdendosi nell\u2019osservazione dei suoi movimenti aggraziati, volute lente e deliberate che si allargavano in grandi parabole arcuate, poi si abbass\u00f2, e prese da terra la scarpa che si era sfilata. Con grande calma, frantum\u00f2 lo specchio in mille pezzi. Il suo petto si rigonfi\u00f2 di un improvviso afflato di orgoglio verso se stessa, fino a che la magia del momento fu spezzata da un mugolio sommesso che le mand\u00f2 l\u2019ultimo gorgoglio di riso per traverso.\u00a0 \u201cFalla finita, dannato pezzo di merda!\u201d, strepit\u00f2 con tutto il fiato che aveva in gola, riservando al ragazzo un accenno di sguardo, poco sopra la spalla.<\/p>\n<p><em>Open, shut them. Open, shut them. Put them in you lap, lap, lap<\/em>.<\/p>\n<p>Non sapeva pi\u00f9 quello che fosse la pazienza.\u00a0<em>Non per accampare giustificazioni, ma essere bipolare con tendenze borderline era una gran rottura di palle<\/em>.<\/p>\n<p>Nessuno era in grado di comprendere \u2013 non il suo psichiatra, e neanche i suoi genitori \u2013 quanto devastante fosse l\u2019incessante traghettare dagli attimi di assoluta felicit\u00e0, brevi come lampi, in cui ti senti invulnerabile, al di sopra di tutto e di tutti, agli altri, molto pi\u00f9 lunghi, in cui non trovi la forza di alzarti alla mattina, e guardi alla vita come dal buco del culo di una scimmia.\u00a0Poi c\u2019era l\u2019aggravante della sociopatia &#8211; quella brutta bestia che ti prende alle budella e ti rende un essere impulsivamente, imperturbabilmente apatico, assolutamente incapace di relazionarsi con gli altri e di conformarsi alle norme sociali, caldeggiando i tuoi istinti disonesti e aggressivi.\u00a0Era una tortura estenuante, a dir poco.Per incredibile che fosse, Penny le mancava. Sua sorella \u2013 la met\u00e0 sana del suo uovo marcio \u2013 era l\u2019unica che si fosse anche solo lontanamente avvicinata a capire.<\/p>\n<p>Forse, chiss\u00e0, anche l\u2019uovo di sua sorella era bacato \u2013 solo un po\u2019 meno guasto del suo.\u00a0Fatto sta che Penny era la sola persona al mondo di cui avesse mai sentito il bisogno; le mancava tremendamente, in ogni momento della sua vita, qualunque delle sue fasi, <em>up or down,<\/em> si trovasse a vivere.<\/p>\n<p>Per un po\u2019, la sua gemella era riuscita nell\u2019impresa di fornirle quell\u2019equilibrio che a lei mancava: l\u2019aiutava a ritornare per terra quando volava troppo in alto, e rimetteva assieme i suoi pezzi quando cadeva in basso. Per quel poco concessole dalla sua condizione, era la sola per cui avesse mai provato un sentimento: tanto che avrebbe dato la vita \u2013 una vita di cui non le importava affatto \u2013 pur di riaverla accanto.<\/p>\n<p>Il giovane allungato dentro il letto si permise di interrompere il corso dei suoi pensieri, lanciando un flebile gridolino. Il ragno si agit\u00f2, immediatamente, liberando un lungo, modulato squittio da dentro la voragine che il tacco della sua scarpa aveva aperto nello specchio.<\/p>\n<p><em>\u2018Creep them, creep them, Righ up to your chin, chin chin\u2019.<\/em><\/p>\n<p>Verena salt\u00f2 sulla sedia. L\u2019acido lattico le risal\u00ec su per l\u2019esofago: stava cominciando a farle male lo stomaco.<\/p>\n<p>Non fosse stata attenta, avrebbe vomitato. \u201cTesta di cazzo!\u201d sbrait\u00f2, lanciando uno sguardo d\u2019impazienza all\u2019orologio che aveva al polso. Incredula, sbuff\u00f2, mostrando all\u2019ospite il dito medio.<\/p>\n<p><em>Questo qui \u00e8 proprio un gran bastardo,<\/em> si disse. <em>Come faceva a resistere tanto a lungo?<\/em><\/p>\n<p><em><\/em>Di solito, trascorsi venti minuti, gli altri avevano smesso di lamentarsi gi\u00e0 da un po\u2019.\u00a0Verena era stanca del gioco, e non vedeva l\u2019ora che arrivasse il momento in cui avrebbe potuto liberarsi dello sgradito ospite.\u00a0Intanto che pregustava i particolari della scena, pass\u00f2 con estrema cura la crema struccante sul viso, e intorno agli occhi. La fiamma della candela, da dietro le sue spalle, accendeva di bagliori multicolori le sue sembianze frammentate, riflesse e moltiplicate dalle schegge di vetro. Rimase col braccio sollevato a mezz\u2019aria, ipnotizzata da quell\u2019immagine da caleidoscopio che avrebbe potuto essere rilassante, non fosse che lo specchio \u2013 quello che restava di esso \u2013 le rimandava l\u2019immagine di due orbite vuote, bianche e assieme scure come una voragine. <em>Erano le sue?&#8230; \u00a0S<\/em>cosse la testa, e riprese a struccarsi, canticchiando.<\/p>\n<p><em>Open wide your little mouth &#8211; and let them in\u2019.\u00a0<\/em>Verena rise; anche se non calcava le assi del proscenio da mesi \u2013 quando le sue condizioni glielo permettevano, era un\u2019interprete teatrale acclamata &#8211; era ancora una grande attrice.\u00a0Sul palcoscenico, ma soprattutto nella realt\u00e0. Per l\u2019ennesima volta riflett\u00e9 su quanto fosse stato facile, ingannarli. <em>Tutti quanti<\/em>. Fingere quanto basta era stato sufficiente.\u00a0Sedurre l\u2019ultimo psichiatra che l\u2019aveva presa in cura e convincerlo a dichiararla <em>socialmente non pericolosa<\/em> addirittura elementare.<\/p>\n<p>Il Dottor Richard Right, psichiatra di fama \u2013 quale assurda, grottesca combinazione, per uno che prendeva tali cantonate, chiamarsi <em>Dottor Giusto!<\/em>&#8230; \u2013 aveva perso la testa, pi\u00f9 che per lei, per quelle rotelle che nel suo cervello ruotavano dalla parte sbagliata, facendo di lei, per usare la stessa definizione del luminare, quell\u2019<em>animale splendidamente istintivo, indomabile e selvaggio <\/em>che era.\u00a0Era ovvio persino a lei \u2013 come poteva sfuggirle il lucore che accendeva gli occhi di pece del primario quando, durante le sedute, gli descriveva i suoi stati d\u2019animo?&#8230; \u2013 che Right invidiasse profondamente la libert\u00e0 che le derivava dalla sua condizione di animale anti-sociale.\u00a0Un gorgoglio divertito le pizzic\u00f2 la gola, quando pens\u00f2 che il suo psichiatra era un caso clinico: <em>molto pi\u00f9 di lei<\/em>. Manipolarlo era stato un gioco da ragazzi.<\/p>\n<p>Verena allent\u00f2 il nastro con cui aveva legato la lunga coda, occultando la massa di capelli chiari sotto la parrucca scura, poi allung\u00f2 la schiena contro la poltrona. Sia lei che la sua gemella avevano capelli molto belli, lunghi e setosi, di una calda tonalit\u00e0 ramata screziata da fili dorati.\u00a0Non appena raggiunta la maggiore et\u00e0, Penelope, che pure contraccambiava l\u2019amore di sua sorella con la medesima intensit\u00e0 \u2013 <em>anche se \u2018marcia\u2019, era pur sempre l\u2019altra met\u00e0 del suo uovo\u2026<\/em> &#8211; aveva preso a tingere i suoi in una calda tonalit\u00e0 marrone dai riflessi mogano, intendendo con ci\u00f2 affermare la propria individualit\u00e0.<\/p>\n<p>Verena non necessitava di tali accortezze: seppure esteriormente identiche, c\u2019era gi\u00e0 il suo disturbo mentale a renderla diversa &#8211; \u2018strana\u2019, a dir poco. Da sempre, era quella che dava problemi a casa e a scuola, quella che era costretta a ingurgitare pillole come fossero caramelle e, nonostante tutto, faceva una gran fatica a tenere a bada i momenti di crisi e un gran brutto carattere.\u00a0Quando si erano fatte grandi, i rapporti con l\u2019altro sesso non avevano migliorato la situazione.\u00a0Lunghe gambe e didietro da modella, naso greco e sguardo di ghiaccio da pastore siberiano, l\u2019una mora e l\u2019altra bionda, le gemelle Stockwood riscuotevano un discreto successo con i ragazzi.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 Penny \u2013 <em>accidenti a lei<\/em> \u2013 s\u2019innamorava sempre, Verena, da brava sociopatica, non faceva alcuna fatica a recitare il ruolo della stronza senza cuore che faceva soffrire i ragazzi, tenendoli sulla corda e trattandoli come esseri di rango inferiore. Non che le fosse possibile altrimenti, visto che non provava sentimenti per nessuno.\u00a0Nonostante ci\u00f2, per quanto assurdo potesse sembrare, era proprio lei, con tutto il pacchetto al completo di brutto carattere che si ritrovava \u2013 l\u2019incapacit\u00e0 di amare, la volubilit\u00e0, i repentini sbalzi d\u2019umore e gli accessi d\u2019ira &#8211; ad attirare frotte di adoranti ammiratori come falene sedotte da una splendente fonte di luce.\u00a0Di lei si erano innamorati, puntualmente e mai ricambiati, tutti i ragazzi pi\u00f9 attraenti e popolari del liceo, prima, del corso di storia dell\u2019arte che aveva frequentato all\u2019universit\u00e0, dopo.<\/p>\n<p>Trasportata dal suo buon cuore e da un\u2019indole naturalmente dolce e riflessiva, al contrario, sua sorella Penny finiva sempre col soffrire.\u00a0Verena sospir\u00f2 e si sollev\u00f2 dalla sedia con una certa fatica, voltando deliberatamente le spalle ai raspi che il ragnaccio \u2013 era cresciuto a dismisura, negli ultimi minuti: adesso aveva le dimensioni di una pallina da golf &#8211; \u00a0produceva nel tentativo di risalire la china dello specchio frantumato.\u00a0Con passo appesantito Verena si avvi\u00f2 verso la spaziosa doppia finestra e allung\u00f2 lo sguardo al di l\u00e0 del vetro. Il traffico della strafatta, assonnata New York del sabato mattina scorreva lento, e assieme impetuoso e inarrestabile come un fiume in piena, venti piani pi\u00f9 in basso.\u00a0Pi\u00f9 indietro, verso l\u2019orizzonte, l\u2019alba rischiarava la fitta cortina degli alberi del Central Park da dietro come un alone sovrannaturale; il popolo della notte era ancora in marcia, mentre i temerari fitness-dipendenti del primo mattino gi\u00e0 balzellavano, apparendo e scomparendo con cadenza regolare nella nebbiolina, al ritmo del passo delle loro corse.<\/p>\n<p>Verena afferr\u00f2 una cicca dal pacchetto che l\u2019occasionale accompagnatore della serata aveva lasciato cadere sul tavolo alla sua sinistra, sotto la finestra, e aspir\u00f2 voluttuosamente una boccata del tabacco profumato di spezie. Le sigarette, di una marca esotica a lei sconosciuta, erano l\u2019unica nota piacevole, sino a quel momento, dalla serata: avevano un sapore dolciastro, e regalavano un piacevole stato di stordimento che si protraeva per alcuni minuti. Era certa contenessero una droga di qualche tipo.\u00a0Il ragazzo parlava un inglese perfetto con elegante accento londinese, che tradiva appena le sue origini orientali. Hong-Kong,con tutta probabilit\u00e0; famiglia benestante e istruzione di livello a Londra: Cambridge &#8211; Oxford, persino.\u00a0 Era alto e dinoccolato; molto attraente, per gli standard della sua razza.\u00a0Aveva spalle larghe e un torace piatto come una lavagna, labbra disegnate e un sorriso accattivante che faceva brillare i suoi occhi a mandorla di una luce assolutamente speciale. L\u2019aveva notato subito, ma si era detta che sarebbe stato una preda troppo difficile.\u00a0Non aveva troppa voglia di impegnarsi, quella sera.<\/p>\n<p>Quindi, aveva ripiegato su due o tre bersagli con cui era certa di poter andare a centro senza troppo sforzo, quando \u2018<em>occhi a mandorla\u2019<\/em> le si era parato davanti.<\/p>\n<p>Reggeva due bicchieri in mano. \u201c<em>Sex on the beach?&#8230;\u201d,<\/em> aveva domandato, allungandole un bicchiere, lo sguardo ammiccante e un sorriso maliziosamente sbieco dipinto sulla bella faccia da schiaffi orientale.\u00a0\u201cCasa mia \u00e8 pi\u00f9 comoda della spiaggia\u201d, si era affrettata a ribattere, non appena si era ripresa dalla sorpresa.\u00a0Cogliere la palla al balzo era stato facile. Sin troppo.<\/p>\n<p>Verena sput\u00f2 il fumo della sigaretta. Il divertimento si era esaurito troppo in fretta: accadeva sempre pi\u00f9 spesso, di recente. Prendeva fuoco alla velocit\u00e0 di un fiammifero, e altrettanto subitaneamente si spegneva.\u00a0Le volute di fumo si aggrovigliavano davanti ai suoi occhi come due amanti in un amplesso forsennato. Verena torment\u00f2 quel poco che restava della sua sigaretta con le lunghe dita dalle unghie laccate di rosso, poi gett\u00f2 il mozzicone a terra e lo schiacci\u00f2 col tacco della scarpa con lo stesso impeto che avrebbe usato nello spiaccicare la testa di uno scorpione velenoso.<\/p>\n<p><em>Proprio come aveva fatto col cervello di quello stronzo di Steven Lucinelli<\/em>.\u00a0Se lo meritava: Steve aveva rappresentato <em>il principio del male<\/em> di Penelope.\u00a0A diciannove anni, mentre frequentava la facolt\u00e0 di letteratura alla Columbia, sua sorella si era follemente innamorata, apparentemente ricambiata, di un compagno di facolt\u00e0.\u00a0Lucinelli era il prototipo dell\u2019italoamericano ambizioso: belloccio, salutista e pieno di muscoli.\u00a0Coltivava il sogno di frequentare la scuola di legge di Yale e diventare un famoso avvocato.\u00a0Sino alla fine dei corsi invernali Steven Lucinelli si era detto follemente innamorato della sua gemella.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 non gli aveva impedito di ritornare al campus dalla pausa estiva trascorsa lavorando come cameriere a Martha\u2019s Vineyard al braccio di Miranda Klose \u2013 rampolla della <em>Manhattan &#8211; bene<\/em>, erede dell\u2019avvocato Steward Klose della Klose &amp; Associates, principe del foro e titolare di uno degli studi legali pi\u00f9 famosi di Manhattan \u2013 cui aveva pensato di infilare un anello al dito durante l\u2019estate.\u00a0Oltre che ambizioso, Lucinelli si era rivelato un meschino arrivista.<\/p>\n<p>La povera Penny era caduta in una bruttissima depressione da cui era uscita con una dipendenza da svariati farmaci e una altrettanto forte, dal cibo. Mangiare era divenuta per lei un\u2019ossessione cui le era impossibile resistere: ingurgitava di tutto, a tutte le ore, tanto che, a poco a poco, si era trasformata nella brutta copia di se stessa.\u00a0Alcuni mesi e molti chili pi\u00f9 tardi, imbruttita e appesantita, Penny si apprestava a sbattere inesorabilmente il muso, come il Titanic contro l\u2019iceberg, in due delusioni ancora pi\u00f9 grandi.\u00a0Pesava oltre novanta chili quando aveva conosciuto Michael Pruitt, allenatore della squadra di basket del liceo dietro casa.Grazie al suo amore, e col sostegno di una sorella che non la abbandonava un istante, Penny era rifiorita.<\/p>\n<p>A un certo punto, aveva persino deciso di mettersi a dieta, anche se Michael le assicurava che le donne robuste erano la sua passione.<\/p>\n<p>Quanto questo fosse vero, sua sorella l\u2019avrebbe scoperto sei mesi pi\u00f9 tardi, quando la signora Rose Pruitt \u2013 centoventi chili di peso e due marmocchi appesi al collo \u2013 aveva suonato alla sua porta, domandandole neanche tanto gentilmente di interrompere la relazione con il marito, padre dei suoi figli.<\/p>\n<p>Daniel Salvini, broker in carriera, era stato la goccia che aveva fatto traboccare il vaso di Penny. \u00a0Per oltre due anni, dai ventidue ai ventiquattro \u2013 i pi\u00f9 belli della vita di sua sorella, e di conseguenza della sua \u2013 Daniel era stato il fidanzato perfetto che partecipava a tutte le feste comandate di famiglia, Natali, feste del Ringraziamento e compleanni inclusi. Per la festa del loro ventiquattresimo compleanno, il diciotto di luglio, aveva regalato a Penny l\u2019anello col brillante pi\u00f9 grosso che Verena avesse mai visto.\u00a0Anche se aveva avvertito una punta di fastidio \u2013 <em>quell\u2019anello significava forse che avrebbe smarrito l\u2019altra met\u00e0 del suo uovo?..<\/em>. non ne era certa, cos\u00ec come non era affatto sicura che fosse gelosia il senso di instabilit\u00e0 alla bocca dello stomaco che l&#8217;aveva portata a sorridere con la bocca storta &#8211; era stata sinceramente felice per sua sorella, che aveva nel frattempo passato i cento chili.<\/p>\n<p>Daniel sosteneva che la \u00a0fidanzata gli piaceva cos\u00ec com\u2019era, bene in carne, che i suoi cosciotti rotondi e quella faccia da luna piena <em>gli facevano sangue<\/em>, tanto che Penny aveva smesso di torturarsi con diete che non funzionavano e aveva preso ad accettarsi &#8211; anche se poi aveva insistito che Verena l\u2019accompagnasse a scegliere il vestito da sposa, \u2018<em>perch\u00e9 il giorno del suo matrimonio non voleva sembrare una ridicola meringa gigante<\/em>\u2019 per usare le sue parole.\u00a0Alla fine, avevano trovato il vestito perfetto per Penelope: un peplo <em>Oscar De La Renta<\/em> in seta nei tre toni dell\u2019avorio \u2013 panna, crema e terra &#8211; che faceva apparire sua sorella una splendida dea, una Giunone giusto un po\u2019 in carne.\u00a0Peccato che, la notte prima delle nozze, in visita furtiva al nuovo appartamento per nascondere il regalo di matrimonio, un prezioso Rolex Daytona, sotto il cuscino del futuro marito, Penny avesse sorpreso Daniel impegnato in un amplesso sfrenato con una delle damigelle d\u2019onore &#8211; per la cronaca, una silfide che pesava a malapena cinquanta chili.<\/p>\n<p>Il mese successivo Miranda e John, i loro genitori poco pi\u00f9 che cinquantenni, avevano perso la vita in un incidente d\u2019auto nel <em>buen-retiro<\/em> invernale di famiglia di Key West.\u00a0Ad essere sincera, la loro scomparsa non aveva significato molto, per lei.\u00a0Li sentiva di rado; da brava sociopatica, non provava che un tiepido affetto nei loro confronti.\u00a0Per Penelope, che, invece, li adorava, quell\u2019ultima tragedia aveva rappresentato il classico colpo di grazia.<\/p>\n<p>Impotente, Verena aveva assistito all\u2019inesorabile crollo psicologico ed emotivo di sua sorella, che era anche la colonna portante della sua esistenza.<\/p>\n<p>Era stato in quel periodo che aveva iniziato ad andare a caccia.<\/p>\n<p>Steven Lucinelli era stato il primo. Egocentrico e pieno di s\u00e9 com\u2019era, non era stato complicato fargli credere che <em>l\u2019altra gemella Stockwood<\/em>, la bionda un po\u2019 svitata, era invaghita di lui, oramai felicemente sposato con la rampolla Klose, sin dai tempi in cui ancora usciva con sua sorella.\u00a0Sedurlo, era stato ancora pi\u00f9 facile.<\/p>\n<p>Con Michael Pruitt, le cose erano state pi\u00f9 complicate.<\/p>\n<p>Probabilmente gli piacevano davvero le donne robuste, e con i suoi cinquantotto chili scarsi per un metro e settantacinque di altezza, Verena doveva apparirgli attraente quanto uno scheletro ambulante.\u00a0Da quando si prendeva cura della sorella, aveva assorbito le sue malsane abitudini alimentari. Tuttavia, pur ingozzandosi delle schifezze pi\u00f9 nefande &#8211; chili, hamburger, pizze e dolcetti di ogni genere &#8211; non riusciva a mettere su un chilo.\u00a0Evidentemente, non riusciva a replicare la combinazione dei molteplici fattori &#8211; depressione, medicinali e chiss\u00e0 che altro &#8211; che avevano mandato in tilt il metabolismo di sua sorella, causandone l\u2019aumento di peso.\u00a0Era stato allora che <em>l\u2019aveva visto<\/em>.<\/p>\n<p>Faceva bella mostra di s\u00e9 nella vetrina di un magazzino per forniture teatrali dove spesso si riforniva per il suo lavoro.<\/p>\n<p>Il costume in gommapiuma appoggiato al manichino doveva pesare una ventina di chili, forse anche qualcosa in pi\u00f9, ma sembrava proprio quello che le serviva.\u00a0Verena l\u2019aveva provato: era ricoperto di morbido lattice, e liscio al tatto.\u00a0La ingoffava oltre ogni dire, ma le andava a pennello.\u00a0Nonostante avesse frequentato le pi\u00f9 autorevoli scuole d\u2019arte teatrale e fosse avvezza ai travestimenti di scena, solo in quel preciso istante, mentre si osservava nello specchio, infagottata in un costume che la trasformava in una donna obesa, aveva compreso quello che sua sorella doveva aver passato, in quegli anni.\u00a0Osservando la sconosciuta nello specchio, aveva pensato che non esistesse niente di pi\u00f9 terribile, al mondo &#8211; nemmeno una delle sue crisi pi\u00f9 nere: niente, che fosse anche lontanamente paragonabile alla sofferenza \u2013 lancinante, addirittura &#8211; che si provava nel guardarsi senza riconoscersi.\u00a0Quel giorno, aveva completato l\u2019opera acquistando una parrucca scura, un fondotinta teatrale e un barattolo di sostanza gommosa che, applicata sul viso e ricoperta dal fondotinta, regalava guance paffute e un sottomento inesistente.<\/p>\n<p>Una volta giunta a casa si era preparata con cura: dopo essere scivolata a fatica dentro il pesante costume in lattice, aveva indossato un reggiseno in pizzo e un paio di slip di Penelope.\u00a0Infine, aveva infilato uno dei camicioni preferiti e il soprabito scuro, lungo sino quasi ai piedi, di sua sorella.\u00a0Dopo avere applicato la sostanza gommosa sulle guance, si era truccata come lei, bistrando gli occhi chiarissimi con una matita color blu notte. Quando, infine, aveva indossato la parrucca e si era guardata nello specchio, per poco non era svenuta.<\/p>\n<p>I capelli avevano una tonalit\u00e0 leggermente diversa da quella reale, ma, per il resto, era identica a Penny.\u00a0<em>Ecco!<\/em>, aveva pensato. <em>Sono Penny<\/em>.<\/p>\n<p>Era proprio come lei.\u00a0Il processo d\u2019identificazione era sconfinato oltre le sue stesse aspettative: si sentiva, ne era certa, come doveva sentirsi lei: pesante, goffa e inadeguata.\u00a0<em>Solo, molto &#8211; ma molto, pi\u00f9 incazzata<\/em>.<\/p>\n<p>Era in quello stato d\u2019animo che aveva telefonato a Michel Pruitt fingendosi sua sorella: non che fosse complicato; avevano la stessa voce. Imitarne gli atteggiamenti era un gioco da bambini, per lei.Era certa che Michael le avrebbe chiesto di incontrarla, e aveva ragione: aveva deciso lei il luogo dell\u2019incontro \u2013 un locale buio e fumoso, dove si faceva musica dal vivo (non era poi del tutto sicura che\u00a0il suo travestimento avrebbe retto, alla luce del giorno).\u00a0D\u2019un tratto, tutto le era apparso possibile.<\/p>\n<p>Rapito dalla <em>nuova<\/em> intraprendenza della <em>nuova<\/em> Penelope, Michael si era rivelato una preda estremamente arrendevole. Con lo stesso sistema, era stato un gioco da ragazzi ghermire anche il povero Daniel: \u00a0sebbene in procinto di sposare l\u2019anoressica damigella che aveva messo incinta, non si era a suo dire tuttora ripreso dalla brutale rottura con \u2018<em>l\u2019unico grande amore della sua vita\u2019<\/em> &#8211; quello che aveva tradito e brutalizzato: Penelope, appunto.\u00a0Peccato, per lui, non avere idea che sotto le spoglie di Penny ci fosse la sorella sbagliata.\u00a0<em>Quella matta.<\/em> <em>Pazza da legare<\/em>.<\/p>\n<p>Quello era stato un giorno che non avrebbe dimenticato. Il giorno successivo avrebbero compiuto venticinque anni, e lei voleva un regalo speciale da donare a sua sorella. Aveva fatto ritorno\u00a0all\u2019appartamento con vista sul Central Park in cui vivevano dalla morte dei genitori\u00a0 cinque minuti dopo le tre del mattino.\u00a0Pioveva molto forte quella notte; diluviava, addirittura.L\u2019interruttore generale della corrente elettrica era saltato, ma il cielo di l\u00e0 dalle vetrate era rischiarato a giorno dalle scariche elettrostatiche che dalle nubi scaricavano a terra, nel parco.\u00a0Chiss\u00e0 perch\u00e9, le era salito alla mente un pensiero, reminescenza di una lontana lezione scolastica: ovunque si trovassero, in qualunque luogo del cielo o della terra fossero generate, le scariche elettriche si comportavano sempre nello stesso identico modo. In maniera ottusa e testarda, tutto quello che volevano era tornare a <em>casa &#8211; <\/em>il suolo, la <em>terra<\/em> cui appartenevano.\u00a0Era sempre stato lo stesso anche per lei.\u00a0Ovunque si trovasse, e di qualunque colpa si fosse macchiata, anche lei era spinta da un bisogno prepotente, quasi fisico, di <em>tornare a casa<\/em>: anche lei era irrimediabilmente attratta dalla <em>sua terra<\/em>. \u00a0Che, nel suo caso, era <em>sua sorella<\/em>.<\/p>\n<p>Con accortezza, senza fare rumore, aveva aperto la porta della camera di Penny e si era accoccolata al suo fianco. Dopo una breve difficolt\u00e0 iniziale, aveva vomitato le parole una dopo l\u2019altra, come un fiume in piena.\u00a0Aveva confessato le sue colpe, certa di ricevere assoluzione, conforto e un abbraccio. Invece, Penny aveva continuato ostinatamente a volgerle le spalle. Da quel giorno, non le aveva pi\u00f9 rivolto la parola.<\/p>\n<p>Il tempo era trascorso, lento e inesorabile. Il loro compleanno era giunto, e se n\u2019era andato; erano passati oltre sei mesi dalla notte in cui aveva aperto il cuore a sua sorella, e lei continuava a non parlarle.\u00a0Era davvero caparbia, quando voleva.\u00a0Verena aveva tentato di riallacciare i fili della propria vita, ma era troppo difficile.\u00a0Le sue crisi si facevano sempre pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 feroci.<\/p>\n<p>Dopo Michael, l\u2019ultimo della lista, aveva sperato per un po\u2019 che la sua <em>fame <\/em>si estinguesse.\u00a0Invece, cos\u00ec non era stato.\u00a0Aveva cacciato nei propri panni, truccata e vestita da se stessa, per rinunciare dopo un paio di tentativi appena. Per l\u2019adescatrice bionda col corpo da modella, gli occhi da husky e l\u2019atteggiamento spregiudicato il gioco era talmente facile che non le dava alcun gusto.\u00a0Cos\u00ec, pur sentendosi appena \u00a0in colpa, aveva ripreso a cacciare nei panni di Penelope.\u00a0Quella sera Kim, il ragazzo di Hong Kong, era stato una preda insperata.<\/p>\n<p>Ovviamente, anche a lui piacevano le ragazze grasse. Verena scosse la testa: ne aveva incontrati di tutti i tipi. A chi piaceva leccare le scarpe, chi nutriva una passione sconfinata per i piedi, chi per le mutandine sporche, chi per i culi e per le tette finte. A certi si drizzava solo davanti alla cellulite e alla ciccia traballante di una bella ragazza in carne.\u00a0Kim era uno di quelli.<\/p>\n<p>Quando gli si era avvicinata, appena arrivati a casa, aveva i pantaloni tutti tesi sul davanti per l\u2019erezione. Anche con lui, era stato pi\u00f9 facile del previsto. Nonostante tutto, era previdente: anche quella sera, come sempre, portava in tasca un taser, l\u2019arma elettrica che avrebbe paralizzato il cinese sul posto nel caso in cui il sedativo che gli aveva versato nel bicchiere non avesse fatto effetto.\u00a0Anche se, sino ad allora, non era mai successo.\u00a0Quando gli occhi del giovane orientale si erano annebbiati, Verena era stata svelta a sbarazzarsi della gomma che le impinguiva il volto, e a lasciar scivolare il vestito in lattice di lato, senza toglierlo.\u00a0Lo sguardo che gli uomini le lanciavano, in quell\u2019istante, non aveva prezzo.\u00a0Verena adorava quella frazione di secondo, assolutamente straordinaria &#8211; <em>l\u2019attimo in cui gli occhi dei bastardi si riempivano di puro terrore, quando comprendevano di essere alla completa merc\u00e9 di una squilibrata<\/em> &#8211; <em>di una pazza maniaca.<\/em><\/p>\n<p>Verena accese un\u2019altra sigaretta, dimen\u00f2 un po\u2019 i fianchi e scroll\u00f2 le spalle per liberarsi dell\u2019ingombrante costume di scena che scivol\u00f2 lentamente a terra, afflosciandosi su se stesso come il goffo e inutile corpo di un grasso fantoccio. <em>Se solo fosse stato cos\u00ec facile anche per Penelope<\/em>, pens\u00f2.\u00a0Nuda come un verme, la pelle bianca e risplendente nella luce dell\u2019alba, si mosse lentamente, bellissima e seducente, ancheggiando sui tacchi vertiginosi, avviandosi verso la stanza degli ospiti.\u00a0L\u2019entrata era accuratamente sigillata con un nastro adesivo super-aderente.\u00a0Apriva quella porta molto raramente, solo quando proprio non poteva farne a meno.\u00a0L\u2019odore era assolutamente nauseabondo, ma decise di non farvi caso.<\/p>\n<p>Quella sera aveva troppo bisogno di <em>lei<\/em>. \u201cPenny, tesoro&#8230;\u201d sussurr\u00f2, dirigendosi verso l\u2019ammasso di pelle scura e raggrinzita che le dava le spalle, parzialmente nascosta alla vista dalle lenzuola chiazzate di sangue rappreso. Il pavimento s\u2019intravedeva appena, ricoperto com\u2019era, quasi per intero, da una spessa coltre di esseri striscianti.\u00a0Indifferente, Verena calpest\u00f2 la massa di viscide creature, infilzandone alcune con i tacchi a spillo nel tragitto verso il letto, poi si acciambell\u00f2 a fianco del corpo mummificato della sorella.\u00a0Prese ad accarezzarne la testa con estrema dolcezza, ma per quanto delicato fosse il suo tocco, i capelli le rimanevano a ciocche nelle mani. \u201cPenny, ti prego&#8230;\u201d<\/p>\n<p>Verena inspir\u00f2, trattenne il respiro, e attese dalla sorella un cenno che non arriv\u00f2 &#8211; che non arrivava dalla mattina in cui era rientrata dopo avere ucciso Daniel Salvini e aveva trovato Penelope, fredda e immobile, immersa in un lago di sangue, dopo che si era aperta le vene dei polsi &#8211; per un tempo che le parve infinito.\u00a0\u201cDimmi che mi perdoni.\u201d Verena strinse tra le braccia la mummia che riposava nel letto di sua sorella.<\/p>\n<p>\u201cTi prego.\u201d Ti prego.<\/p>\n<p>\u2018E s<em>edermi a fumare sulle scale finch\u00e9 il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finch\u00e9 tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell\u2019orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che \u00e8 diventato rosso e la\u2019ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perch\u00e9 credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell\u2019angelo dell\u2019albero il bambino della foresta incantata che attravers\u00f2 volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perch\u00e9 non mi credi e provare un sentimento cos\u00ec profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perch\u00e9 riceverebbe pi\u00f9 attenzioni di me\u2019. <\/em><\/p>\n<p><em>TipregoTipregoTiprego<\/em>, implorava, intervallando le preghiere al suo monologo preferito.<\/p>\n<p>Nella stanza a fianco, il giovane Kim Xiao Cheng, cui aveva tagliato le vene dei polsi dopo averlo drogato, stava morendo dissanguato nel suo letto, e tutto ci\u00f2 di cui le importava era il perdono di sua sorella.\u00a0Infine, Verena Stockwood si arrese all\u2019evidenza.\u00a0Neanche per quella sera, sua sorella le avrebbe concesso il suo perdono.\u00a0<em>Chiss\u00e0<\/em>, si disse; <em>forse andr\u00e0 meglio la prossima volta.\u00a0<\/em>Si alz\u00f2, le spalle incurvate dal peso della delusione, deglutendo il groppo che le si era formato in gola. Richiuse delicatamente la porta alle sue spalle, gettando uno sguardo distratto a quel poco che restava del biglietto ingiallito dal tempo e mangiucchiato dagli insetti che Penny stringeva ancora nella mano rattrappita.<em> <\/em><\/p>\n<p><em>So quello che hai fatto. Non averti fermato \u00e8 come avere armato la tua mano; non riesco a sopportarlo<\/em>.<\/p>\n<p>Il ragno, intanto, scivolava gi\u00f9 per la ragnatela, lasciando dietro di s\u00e9 scie di muco argentato. Era cresciuto ancora. Pulsava, circondato da un\u2019aura traslucida. Era enorme, adesso: \u00a0una palla da bowling che si trascinava sul pavimento, lentamente e inesorabilmente, dirigendosi verso il Cinese con lunghi passi felpati.\u00a0Vestita di nient\u2019altro che della propria pelle, Verena degn\u00f2 la bestiaccia di un ultimo sguardo distratto mentre si avviava verso la cucina espirando boccate di fumo. Dal cassetto, scelse uno dei coltelli pi\u00f9 grandi e affilati.<\/p>\n<p>Sul letto, l\u2019attraente orientale si muoveva ancora; la sorprese quando, con le poche forze che gli restavano, le piant\u00f2 in faccia i suoi occhi a mandorla, lanciandole uno sguardo supplichevole.\u00a0Forse sperava che avesse piet\u00e0 di lui. Verena contrasse il volto in una smorfia.\u00a0Il povero idiota neanche immaginava che fosse totalmente incapace di provare qualunque genere di empatia per lui &#8211; e per chiunque altro al mondo.<\/p>\n<p><em>\u2018Open shut them, Open shut them \u2013 Crepo them, Creep Them, Slowly creep them\u2019.\u00a0<\/em>Il ripugnante insetto nero, intanto, risaliva piano le lenzuola, srotolando da sotto le zampacce\u00a0pelose, una dopo l\u2019altra. Una volta che ebbe raggiunto la faccia del giovane asiatico, aveva sollevato quel suo stomachevole musetto a punta verso di lei, piantandole addosso quelle minuscole sfere perfettamente rotonde che sembravano fissarla da ogni direzione.\u00a0Non ne poteva pi\u00f9, di quegli occhi e del \u00a0frastuono incessante prodotto dal movimento dell\u2019aracnide \u2013 un crepitio incessante che gli raspava nel cervello: entrambi le mettevano i brividi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Cinese si muoveva ancora<em>.\u00a0<\/em><em>Quanto sangue aveva in corpo, quel figlio di buona donna?..<\/em>. si domand\u00f2.\u00a0Non che le importasse; non sarebbe durata per molto.\u00a0Mentre due lacrime di delusione le scendevano agli angoli degli occhi straordinariamente freddi, Verena sfior\u00f2 con l\u2019indice la guancia liscia del ragazzo.\u00a0<em>\u00a0\u2018Open up your mouth, but do not let them in.\u00a0<\/em><em>Open up your mouth \u2013 AND LET THEM IN\u2019.<\/em><\/p>\n<p>Ogni qualvolta arrivava il momento, le sue orecchie si riempivano, immancabilmente, delle ovazioni e delle urla dell\u2019invisibile pubblico che plaudeva la sua performance sul palcoscenico.\u00a0Anima, occhi, tamburi che le martellavano nello stomaco, nel petto, nel cervello.\u00a0Solo che questa era la vita.<\/p>\n<p>\u201c<em>E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caff\u00e8 brioches e ciambella e andare da Florent e bere caff\u00e8 a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l\u2019occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po\u2019 e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuocollo i tuoi seni il tuo culo il tuo\u2026\u201d .\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em><\/em>Sarah Kane: \u00a0nessuno mai \u2013 prima, o dopo di lei, aveva dato voce con tanta maestria a una \u00a0\u2018Febbre\u2019 che lei conosceva tanto bene, perch\u00e9 era anche la sua.<\/p>\n<p>Dopo avere riflettuto un istante sulle opzioni a sua disposizione, quindi, Verena allung\u00f2 pigramente spalle e braccia sopra la testa in un movimento incredibilmente aggraziato e assieme seducente, infine cal\u00f2 il coltello con un gesto secco.\u00a0Lo fece nel punto in cui sapeva avrebbe fatto pi\u00f9 male: esattamente nel mezzo di quello sguardo nauseabondo da cerbiatto spaurito &#8211; che era anche in mezzo agli occhietti multipli della bestiaccia pelosa &#8211; si sarebbe liberata di entrambi gli abominevoli \u00a0insetti \u00a0con un sol colpo.<\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11391\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11391\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 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specie di delirio!&#8230;?Me misera, che ho visto quel che ho visto,e vedo quel che seguito [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11391\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11391\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 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