{"id":11245,"date":"2012-06-07T16:01:34","date_gmt":"2012-06-07T15:01:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11245"},"modified":"2012-06-09T10:26:55","modified_gmt":"2012-06-09T09:26:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-voce-del-silenzio-di-francesca-costantini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11245","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La voce del silenzio&#8221; di Francesca Costantini"},"content":{"rendered":"<p>\u201c<em>Dio\u2026 quanto mi manca\u201d<\/em> &#8211;<em> <\/em>mormora a testa bassa fra s\u00e9 e s\u00e9.<\/p>\n<p>Quasi non riesce a crederci di poterla finalmente riascoltare.<\/p>\n<p>Eppure, in questo parco defilato dal traffico cittadino in cui viene ogni giorno, oggi, \u00e8 tornato a sentirla.<\/p>\n<p>\u201c<em>Se solo potessi godermela in santa pace per un po\u2019, senza questa maledetta spada di Damocle\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>TONINO STAI TRANQUILLO: ARRIVO SUBITO!\u201d-<\/em> grida\u00a0la spada\u00a0dalla stradina sterrata adiacente, dove ha appena raggiunto l\u2019auto di un\u2019amica con la quale ora ha iniziato a chiacchierare gesticolando vistosamente.<\/p>\n<p><em>\u201cEcco! Come non detto: io me starei tranquillo s\u00ec, se solo tu restassi lontana. Pregherei perch\u00e9 non tornassi pi\u00f9. Se fossi sicuro di ricordare come diavolo si fa. Ma non posso certo perder tempo ora: chiss\u00e0 quando mi ricapita d\u2019avere qualche minuto di grazia!\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Chiude gli occhi tentando di risentirla, ma \u00e8 costretto, per prima cosa, a filtrare la voce squillante di Zora, che non \u00e8 sufficientemente lontana per scomparire. Facendolo riesce a focalizzarsi su un\u2019altra voce, assai pi\u00f9 gradevole, quella di un merlo; riapre gli occhi e lo vede saltellare euforico sopra di s\u00e9, fra i rami d\u2019un pesco da cui tentano di far capolino piccoli boccioli di fiore. Vedendoli gli torna in mente il frutteto di sua zia, e quella primavera di una settantina d\u2019anni prima, in cui vi era stato per la prima volta.<\/p>\n<p>\u201c<em>Tua madre deve ricoverarsi per un intervento; tu andrai per un mese in campagna da zia Anita che si \u00e8 offerta di prendersi cura di te. Non farmi fare brutta figura: non dare impiccio e non fare capricci, ormai sei un ometto. D\u2019accordo Antonio?\u201d &#8211; <\/em>cos\u00ec l\u2019aveva informato di quel viaggio imminente, in modo perentorio suo padre, rivolgendosi per la prima volta a lui senza usare il diminutivo \u201cTonino\u201d.<\/p>\n<p>Con i suoi sette anni appena compiuti, era rimasto scioccato dall\u2019annuncio di quel ricovero, ma non voleva certo tradire la fiducia che il padre aveva riposto in lui. Quindi, nonostante fosse spaventato sia dall\u2019ospedale che dalla casa della zia, che erano due posti a lui totalmente sconosciuti, in quella lontana mattina d\u2019Aprile, insieme allo zainetto, si caric\u00f2 sulle spalle anche il peso di quel \u201c<em>D\u2019accordo Antonio?\u201d.<\/em> Part\u00ec senza fare storie, tenendosi per s\u00e9 il nodo che sentiva in gola. Certo non s\u2019aspettava che gli si sarebbe sciolto tanto presto, quasi per incanto, alla vista della distesa di peschi in fiore che gli balzarono incontro all\u2019arrivo alla tenuta di campagna. Fu subito rapito dai colori e dai profumi di quel luogo, totalmente diversi da quelli della citt\u00e0 in cui viveva, ma nella quale, si rese immediatamente conto, di non essersi mai sentito \u201ca casa\u201d come invece lo era l\u00ec. Non perdeva occasione per starsene in mezzo a quegli alberi cos\u00ec pieni di vita, talmente diversi dai sempreverdi urbani; e di tempo ne ebbe, poich\u00e9 la madre dovette trattenersi in ospedale pi\u00f9 del previsto, perci\u00f2 li vide sfiorire e poi coprirsi di<em> <\/em>succulenti frutti. Saverio e Sante, i suoi cugini, gemelli di otto anni, spinti dalla zia, tentavano ogni tanto di coinvolgerlo nelle loro chiassose scorribande gi\u00f9 per la collina: <em>\u201cTonino, dai vieni con noi! Andiamo a tirare sassi al laghetto\u201d <\/em>&#8211;<em> <\/em>oppure &#8211; \u201c<em>Andiamo a giocare a pallone\u201d. <\/em>Ma, dopo aver trascorso qualche pomeriggio in loro compagnia, aveva concluso che tutta quella confusione non faceva al caso suo. A lui piaceva passeggiare in silenzio fra gli alberi, scoprendo l\u2019universo di minuscoli insetti che li abitavano; o restarsene seduto per ore, ad ascoltare le mille voci che popolavano quella campagna: quelle dei grilli, delle cicale e di tutti gli uccelli i cui versi aveva imparato a distinguere, uno ad uno; persino quello dell\u2019anatra muta, avvedendosi, contrariamente ai suoi cugini, che, a dispetto del nome, del tutto muta non \u00e8, e di tanto in tanto emette una sorta di soffio. E nel frattempo aspettava; aspettava pazientemente quei rari momenti in cui il coro taceva, per poter ascoltare ci\u00f2 che amava sopra ogni altra cosa: <em>la voce solista del vento<\/em>. Quella che, insinuandosi fra le foglie del frutteto, produceva un suono unico: talvolta delicato e rassicurante come la madre, altre vigoroso e sferzante come il padre. Ma, in ognuna delle sue infinite sfaccettature, sempre l&#8217;adorava quel suono. E crescendo, non smise mai di cercarlo.<\/p>\n<p>\u201c<em>La voce del Silenzio<\/em>\u201d &#8211; cos\u00ec l\u2019aveva definito in un torrido pomeriggio d\u2019estate del \u201956, quando con sua stessa sorpresa, ne parl\u00f2 a quella ragazza minuta che gli sedeva accanto alla fermata della corriera, e nei cui occhi verde acqua si ritrov\u00f2 a nuotare provando un piacere inatteso e una sete sconosciuta. Lei ascoltandolo subito se ne innamor\u00f2: di quella voce e di lui. E ad entrambi rimase fedele negli anni; questo aveva fatto di Luisa la sua compagna ideale ed insostituibile: la sua inesauribile fonte d\u2019acqua pura. Insieme si gustarono le pi\u00f9 belle<em> <\/em>voci del silenzio: quella che andavano a cercare in inverno passeggiando nelle spiagge deserte della riviera romagnola; quella che emergeva dal Lago d\u2019Anterselva e, come un sussurro, li raggiungeva a riva, dove abbracciati si sdraiavano ad attenderla in estate; o ancora, quella unica, che nasceva dall\u2019incontro del vento proveniente dalla Val Gardena con quello che sale dalla Val Badia. Loro l\u2019aspettavano appollaiati sullo stretto sentiero che dal Rifugio Gardena conduce alla cima del gruppo Sella. Una voce magica quella: \u201c<em>il respiro delle Dolomiti<\/em>\u201d la chiamava lei. E poi, i silenzi casalinghi, scanditi dal ticchettio dell\u2019orologio a pendolo appeso in cucina, costante voce della loro casa immersa nel verde della campagna toscana. Una casa che ai vicini poteva sembrar disabitata, ed invece brulicava di pensieri, riflessioni, emozioni: di tutto quel mondo sottile ed impalpabile che nessun frastuono potr\u00e0 mai accogliere e conoscere. Non \u00e8 che non parlassero fra di loro, tutt\u2019altro; per\u00f2 evitavano le parole inutili. Del resto si capivano al volo, con piccoli gesti e sguardi, come quando negli ultimi tempi lei, facendo ricorso a tutte le sue forze, lo sollevava dalla carrozzella per metterlo a sedere sul letto, coordinando con lui ogni singolo movimento con semplici occhiate. E alla fine, quando era disteso, in un silenzio che diceva pi\u00f9 di mille parole, era solita accarezzarlo passandogli la mano sui pochi capelli superstiti per poi scendere dolcemente gi\u00f9, fino alle dita dei piedi. E lui l\u2019avrebbe giurato, con convinzione assoluta, di riuscire a sentirle proprio fin laggi\u00f9, quelle carezze!<\/p>\n<p>Era impareggiabile Luisa: di poche parole ma di un cuore immenso; un cuore che le dava una forza incredibile, che le aveva consentito di affrontare, in silenzio, persino il parto. Se la ricordava bene Antonio quella notte di gennaio in cui un vento indispettito sbatteva le persiane, rovesciava vasi e attrezzi nel portico, e scuoteva prepotentemente il povero noce piantato davanti casa. Gino, suo suocero, se ne stava seduto dinnanzi al camino acceso, tentando invano di non dar a vedere quanto fosse intento a cogliere i minimi rumori provenienti dal piano superiore: la voce dell\u2019ostetrica, i passi frenetici delle donne che l\u2019assistevano, ma, null\u2019altro. Quando finalmente ud\u00ec il pianto del nipotino, salt\u00f2 in piedi gridandogli spaventato: <em>\u201cPERCHE\u2019 NON HA URLATO?! LUISA NON HA MAI URLATO! CORRI: VA\u2019 A VEDERE\u2026DEVE ESSERLE SUCCESSO QUALCOSA!\u201d. <\/em>E invece, semplicemente, persino in quella situazione, lei aveva lasciato che il vento, l\u00e0 fuori, urlasse al posto suo.<\/p>\n<p><em>\u201cEccomi Tonino! Sono tornata, visto? Eri te preoccupato? Ho visto che sollevavi testa, cercavi me? Scusa che ho lasciato te solo, ma mia amica Andrea, aveva da mostrare me cosa in macchina. Hai fame Tonino? Sbuccio te banana? Ah, quanto \u00e8 bello vestito suo! Devi vedere, l\u2019ha regalato da Vladimir, fidanzato suo. Oh, \u00e8 bruttino lui, per\u00f2 sempre tanto buono! Altro mese ha regalato scarpe belle belle. Io non ho scarpe belle cos\u00ec e nemmeno uomo cos\u00ec per me\u2026 Vuoi acqua Tonino? Hai sete? Ho anche succo frutta, vuoi? No? Sei stufo stare a sole? Forte oggi sole\u2026\u201d. <\/em><\/p>\n<p><em>\u201cNo dannazione! Non sono stufo del sole. Sono solo stufo di non poter ascoltare la voce del vento, perch\u00e9 tu me la copri blaterando di continuo, per di pi\u00f9 di cose inutili, come i vestiti e i fidanzati di qualche stupida amica, che si chiama pure come un uomo! Ma chi accidenti mi avr\u00e0 condannato a questo inferno?!\u201d &#8211;<\/em> urla lui dentro di s\u00e9, riabbassando prontamente lo sguardo a terra.<\/p>\n<p><em>\u201cVuoi che sposto te in ombra? Eh Tonino? Dai metto te poco pi\u00f9 qua. E\u2019 bene Tonino? E\u2019 pi\u00f9 bene qua, s\u00ec?\u201d &#8211; <\/em>giusto<em> <\/em>un attimo per buttare un sguardo intorno, e poi, cercando come sempre inutilmente un dialogo, riattacca &#8211; \u201c<em>Oh Tonino, sai che ieri a televisione ho sentito dottore, no ricordo nome, ma tu sai: lui alto, magro, con capelli grigi, \u00e8 bell\u2019uomo lui, parla sempre da canale uno, capito chi? Beh, lui dice che fare movimento con aria almeno una ora giorno allunga vita. Io so che tu non puoi camminare Tonino, ma esercizi con braccia puoi fare, no?\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Se avessi avuto la forza per muovere le braccia, col cavolo che me ne restavo qui a farmi seppellire da queste continue valanghe di parole! L\u2019avrei lanciata via di qua a tutta velocit\u00e0 questa carrozzella di merda! Me ne sarei tornato a quella campagna da cui quello sciocco di mio figlio m\u2019ha strappato, con la scusa che qui poteva assistermi meglio, e invece\u2026 invece m\u2019ha rifilato a questa badante chiacchierona\u201d <\/em>&#8211; mugugna fra s\u00e9 e s\u00e9, ricacciando indietro con forza le lacrime che a tradimento gli gonfiano gli occhi.<\/p>\n<p><em>\u201cEh Tonino?\u201d &#8211; <\/em>chiede lei fremente &#8211; \u201c<em>Hai detto qualcosa?\u201d. \u201cDai Tonino! Solleva testa! Fa bel respiro e muovi braccia poco, dai allarga e crocia. Su prova! Fai uno sforzo Tonino mio, fallo per Zora tua\u201d.<\/em><\/p>\n<p>\u201c<em>Eh no! Questo \u00e8 proprio troppo! Tonino mio?! Zora tua?! Brutta insolente! Ma chi diavolo ti credi d\u2019essere ?!\u201d<\/em><strong><em>&#8211;<\/em><\/strong><em> <\/em>e, per la prima volta, da due mesi a questa parte, da quando la sua Luisa se n\u2019era andata portando via con s\u00e9 il loro adorato silenzio, interrompe lo sciopero di parole intrapreso in seguito a quel lacerante distacco, e fissandola dritta negli occhi le scaraventa addosso tutta la sua rabbia: <em>\u201cIO NON SONO TONINO TUO! E TU NON SEI ZORA MIA! IL MIO NOME E\u2019 ANTONIO! HAI CAPITO?! ANTONIO! E SONO STANCO DI SENTIRTI BLATERARE DI CONTINUO! CHIUDI QUELLA MALEDETTA BOCCACCIA PER UNA VOLTA E ASCOLTA ACCIDENTI!!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Raggelata da questa reazione del tutto inaspettata, resta, per un attimo, senza parole. Si guarda attorno cercando quel qualcosa da ascoltare: per\u00f2, non sente nulla. Con voce tremante azzarda: \u201c<em>S-ta ca-lmo. Co-sa \u00e8 successo? Cosa devo ascoltare Tonino?\u201d &#8211; <\/em>e fulminata dallo sguardo inferocito che lui le rivolge, subito si corregge &#8211; \u201c<em>Scusa, scusa: volevo dire, Antognio\u201d<\/em>. Lui sbruffa scuotendo la testa sconsolato. Guardandola, quella donnona alta un metro e ottanta, capace di sollevarlo come fosse una piuma, che ora spaurita e confusa si \u00e8 fatta piccola piccola, pensa: \u201c<em>E\u2019 inutile: non ce la fa. E\u2019 pure una brava donna in fondo, ma proprio non ha idea di che intendo dire. E\u2019 come Tommaso, che nonostante io abbia sempre cercato di spiegargliela la bellezza del silenzio, non l\u2019ha mai apprezzata, e appena maggiorenne se n\u2019\u00e8 venuto in questo schifo di citt\u00e0, a rotolarsi come un maiale nella melma dei rumori. Eppure\u2026 \u00e8 nostro figlio. Ma avevi ragione tu Luisa: noi possiamo suggerirle certe cose, ma non trasmetterle, n\u00e9 tanto meno insegnarle; o le ami o non le ami\u201d. <\/em><\/p>\n<p>Zora, stranamente, anche se a bocca aperta, \u00e8 ancora muta; ha lo sguardo implorante d\u2019un passerotto che non sa ancora volare ed aspetta trepidante che la mamma le porti qualcosa da mangiare. Intenerito da quella espressione gli vien da pensare che forse lei semplicemente non l\u2019abbia mai assaporato il gusto del silenzio. Questa idea lo induce a rivolgerle uno sguardo dolce, a cui lei prontamente s\u2019aggrappa. Allora, senza proferire parola, si porta faticosamente la mano destra accanto all\u2019orecchio e butta la testa indietro; abbassa le palpebre e aprendosi ad un sorriso che lei non gli ha mai visto prima in volto, la imbocca: \u201c<em>Ecco: questo<\/em>\u201d &#8211; alludendo al sibilo del vento, che infilandosi fra la mano e la guancia gli regala una carezza che ha il tocco di Luisa. \u201c<em>Lo senti Zora? Questo devi ascoltare: la Voce del Silenzio. O almeno, lascia che lo faccia io, te ne prego\u201d. <\/em>E sussurrando aggiunge<em>: \u201cChe Dio solo sa, quanto mi manca\u201d.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11245\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11245\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cDio\u2026 quanto mi manca\u201d &#8211; mormora a testa bassa fra s\u00e9 e s\u00e9. 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