{"id":11204,"date":"2012-06-07T16:30:09","date_gmt":"2012-06-07T15:30:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11204"},"modified":"2012-06-07T16:30:09","modified_gmt":"2012-06-07T15:30:09","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-prima-eroora-sono-di-benedetta-pisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11204","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Prima ero,ora sono&#8221; di Benedetta Pisi"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\">Lontano, vicino<\/p>\n<p>Durante il viaggio pensavo al suo nome. Andr\u00e0 bene anche l\u00e0, mi dicevo, non dovremo cambiarlo e a chi ce lo chieder\u00e0 diremo che no, no, \u00e8 sempre stato questo il suo nome.<\/p>\n<p>Chiudevo gli occhi, lo stringevo forte e tornavo al giorno umido della sua nascita, al pesce che avevo pescato e alla faccia stanca di mia moglie quando tornai a casa quella sera. Le mie braccia lasciarono andare tutto e le sentii libere, come quando, dopo aver gettato la rete in mare sai che i muscoli, i tendini, i nervi si preparano alla risalita delle maglie che fanno impazzire i pesci.<\/p>\n<p>Il mio paese era bello, io posso solo dire questo, ma quando \u00e8 nato mio figlio ho visto mia moglie diventare triste: non guardava pi\u00f9 il mare e non cucinava pi\u00f9 gli spiedini di pesce.<\/p>\n<p>La paura, pensai, \u00e8 una ragnatela che cresce ogni giorno di pi\u00f9 e i suoi nodi sono pensieri che si rincorrono l\u2019un l\u2019altro, senza mai raggiungersi. Ho temuto che i suoi timori diventassero cose vere e siamo partiti.<\/p>\n<p>Ho sempre creduto di saper fare tutto ci\u00f2 che la mia terra mi chiedeva: coltivare riso, stringere pesci ancora vivi tra le mani\u2026 Poi mi \u00e8 sembrato di non saper fare pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Erano sempre\u00a0 persone anziane che davano lavoro alla mamma e che mi chiedevano cosa mi ricordavo della mia infanzia. Le persone anziane non si stancano mai di sentire storie, \u00e8 come se si cibassero di racconti e di voce.<\/p>\n<p>Mi ricordo che avevo sempre mal di testa; mi ricordo mia madre che lavava i piatti. Non ha mai voluto che l\u2019aiutassi, diceva pensa ad imparare il mestiere di tuo padre, i piatti li sanno lavare tutti.<\/p>\n<p>Non \u00e8 vero. Per lavare i piatti bisogna avere una mente piena di pensieri da pensare, altrimenti, a guardare quella pozza piena d\u2019acqua grigia, verrebbe da disperarsi.<\/p>\n<p>Mi ricordo che al mio paese a scuola andava male; dicevano alla mamma che parlavo pochissimo, sia in inglese che in tagalog, la mia vera lingua madre. Dicevano che non avevo amici, che c\u2019erano problemi, che ero un bambino buono, ma che cos\u00ec non andava, bisognava trovare il modo per farmi uscire le parole di bocca.<\/p>\n<p>Quando eravamo ancora l\u00e0 la mamma mi parlava tanto, non dico con le parole, dico con gli sguardi e formulava un sacco di domande difficilissime: perch\u00e9 non parli, perch\u00e9 non rispondi alle domande, quale scusa posso inventare. Ha cominciato a parlare con la voce quando siamo arrivati qui. Non subito, dopo un po\u2019 di tempo. Non mi ha mai detto che il suo mare le mancava, per\u00f2 ha cominciato ad amare la sua lingua solo quando l\u2019ha sentita lontana. E io ho cominciato a sentire davvero i suoni che mi circondavano, l\u2019italiano e il tagalog.<\/p>\n<p>Che bello, lingua madre. Lingua madre, lingua madre, lingua madre. Mi ricordo la prima volta che l\u2019insegnante di italiano l\u2019ha detto: lingua madre. Mi sono sentito catturato e avvolto. Qual era la mia lingua madre? O forse chi era? Nemmeno lo sapevo. Sapevo chi era mia madre, ma non mi bastava, volevo conoscere una lingua madre anche io. Da quel momento \u00e8 cambiato tutto.<\/p>\n<p>Mi ricordo che l\u2019insegnante ha spiegato che la mia lingua madre non era l\u2019italiano. Ci ha fatto prendere l\u2019atlante e ha mostrato ai miei compagni dove fossero le Filippine. Ho pensato: sono lontane, io qui mi sento vicino.<\/p>\n<p>Sono nato in casa, a Baguio, vicino a San Fernando. Anche io mi chiamo Fernando. Mio padre ha sempre detto che \u00e8 un nome che trattiene antichit\u00e0. Le prime volte non sapevo cosa significasse, ma poi ho capito.<\/p>\n<p>Cosa fosse una lingua madre me lo spieg\u00f2 bene un signore sulla sedia a rotelle. Era vecchio e sapeva di borotalco, ma la sua voce era profonda come i suoi anni e aveva l\u2019eco di tutta la sua altezza. S\u00ec, perch\u00e9 era un gigante.<\/p>\n<p>Mi ricordo che un giorno, mentre mia madre gli lavava quella sua testa un po\u2019 bianca e un po\u2019 rosa, mi disse: studia Fernando, studia e cerca di non farti mai lavare la testa da nessuno. Anche questa cosa qui l\u2019ho capita tanto tempo dopo.<\/p>\n<p>Ricordo che a Baguio mia madre mi sembrava un tronco che sta per spezzarsi; mi ricordo che quando siamo arrivati qui la sua voce era solo un\u2019eco di parole e immagini che volevo dimenticare; mi ricordo che, piano piano, in casa di quell\u2019uomo, tutto ha cominciato ad avere un nome. Ricordo di aver pensato che a mia madre erano tornati i capelli e le gote lucenti, proprio come quelle di una bambina.<\/p>\n<p>Mi ricordo che\u00a0 ad un certo punto ho smesso di ricordare e ho cominciato a pensare al giorno che veniva dopo la notte e dopo i sogni e non pi\u00f9 al giorno che era passato.<\/p>\n<p>La scuola, per me, \u00e8 un ricordo che dura meno di un attimo. I chicchi di riso e gli occhi pazzi dei pesci occupano quasi tutte le immagini che ho nella mente. Ho conosciuto mia moglie in una risaia, Fernando \u00e8 nato che le mie mani puzzavano ancora di pesce.<\/p>\n<p>Asa mi disse che voleva andare via una sera, dopo una festa. Aveva ballato, sorriso, forse era stata felice. C\u2019erano tante luci appese qua e l\u00e0 e ormai si udiva solo un chiacchiericcio basso, che accompagnava al sonno.<\/p>\n<p>Non era una preghiera la sua. L\u2019ho vista pregare tante volte e dico che no, non era una preghiera perch\u00e9 non era fatta di speranza, ma nemmeno di disperazione. Era un ordine che lei dava a se stessa, secco e impietoso. Mi avrebbe abbandonato se non l\u2019avessi seguita e mi avrebbe portato via nostro figlio.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto l\u2019Italia perch\u00e9 mio fratello ci avrebbe ospitato per un po\u2019 di tempo, finch\u00e9 io e Asa non avessimo trovato lavoro.<\/p>\n<p>Mio fratello viveva l\u00e0 gi\u00e0 da cinque anni, con la moglie e tre figli. Non sapevo che le cose tra loro andavano male. Immaginavo che avremmo dovuto condividere uno spazio gi\u00e0 stretto, ma non credevo che sarebbe stata cos\u00ec dura. Speravo solamente che Fernando fosse felice di conoscere i suoi cugini e che il pi\u00f9 grande lo aiutasse un po\u2019 con l\u2019italiano.<\/p>\n<p>Le urla di mio fratello sono ancora una voce viva dentro di me. Non ho mai provato tanta vergogna nella mia vita. Poi se n\u2019\u00e8 andato. L\u2019Italia aveva regalato a mia cognata la forza di cacciarlo via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">Borotalco e parole<\/p>\n<p>Ricordo anche cose brutte. La casa dello zio era piccola. Io dividevo la stanza con i miei tre cugini e il letto con mio cugino, il pi\u00f9 grande, che aveva cinque anni, due anni in meno di me. Dormivamo cos\u00ec vicini che a volte avevo paura che i mie sogni si mischiassero con i suoi o che lui li spiasse e vedesse le mie paure o i miei desideri.<\/p>\n<p>Abbiamo vissuto insieme circa sei mesi; non ho mai potuto disfare la valigia, perch\u00e9 lo zio diceva che non c\u2019era posto. A dir la verit\u00e0 non diceva, urlava e io avevo paura che un giorno si sarebbe messo ad urlare anche contro la mamma.<\/p>\n<p>Le prime vere cose belle sono arrivate quando la mamma ha cominciato a lavorare da quel signore che sapeva di borotalco. Anche seduto sulla sedia a rotelle l\u2019unica parola che mi veniva in mente quando incrociavo i suoi occhi grigi era gigantesco, senza confini. Immaginavo il suo torace spazioso incastrarsi su due gambe lunghissime e su due larghe ginocchia e nei sogni lo vedevo camminare maestoso verso di me, con le braccia spalancate. Non l\u2019ho mai visto in piedi, ma sdraiato a letto s\u00ec. Mi veniva in mente un albero, cresciuto in senso orizzontale, coricato sulla terra come a voler chinare l\u2019orecchio verso gli esseri minuscoli. Minuscoli come la mamma.<\/p>\n<p>Fu lei che mi spieg\u00f2 che avevano dovuto costruirgli un letto su misura, perch\u00e9 di cos\u00ec lunghi non ne esistevano. I vecchi che vedevo io per le strade di Baguio erano piccoli come formiche e raggrinziti come vecchi rospi.<\/p>\n<p>Le diceva, Asa fatti coraggio, perch\u00e9 \u00e8 ora che io mi corichi un po\u2019. Mia madre impar\u00f2 a muovere le sue gambe come fossero leggere canne di bamb\u00f9 e conosceva il suo corpo cos\u00ec bene da saper sfruttare come una leva la forza ancora trascinante di quell\u2019uomo. Io andavo con lei quando ero malato, il che succedeva molto spesso durante il mio primo anno in Italia. L\u00ec ho veduto i libri e ho cominciato a sperare di sentirmi figlio di una lingua madre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Asa lavorava da un vecchio signore in sedia a rotelle. Io avevo trovato un posto in fonderia. Fernando andava a scuola, in seconda elementare.<\/p>\n<p>Durante i primi mesi non credo di aver avuto la forza di pensare. Eppure ora saprei raccontare cosa cambi\u00f2 a poco a poco la nostra vita. Fu Fernando. Nei mesi di convivenza con i cugini fu molto paziente e nonostante fosse spesso malato, andava a scuola senza fare storie. La mattina spesso si alzava prima del suono della sveglia e lo trovavo in bagno che si lavava quel suo muso rotondo e scuro. Mi mancava il mare, ma vedevo nei suoi occhi i primi riflessi di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Quando era malato Asa lo portava con s\u00e9 da quell\u2019uomo gigantesco. Diceva che l\u00e0 passava le giornate a sfogliare libri pieni di figure e che chiedeva a quel vecchio di spiegare cosa fossero le cose che vedeva rappresentate. Stagioni e piante, animali e mostri, piccole case e grandi paesi, nani e orchi.<\/p>\n<p>Asa lo lavava, lo vestiva, lo trasportava e intanto lui e Fernando parlavano. Anzi, i primi tempi \u00a0era il vecchio a parlare, perch\u00e9 Fernando continuava a guardare il mondo senza proferire parola. Asa mi disse che gli occhi di Fernando diventavano sempre pi\u00f9 grandi, poi gli si spalancava la bocca e sembrava che il suo corpo non avesse pi\u00f9 bisogni; sarebbe potuto restare in quella posizione per non si sa quanto tempo.<\/p>\n<p>Poi cominciarono ad uscire le parole. Dolci alcune, dure altre. Eppure talmente opportune da generare un gran silenzio.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se fu il suono della lingua italiana a spalancargli la mente, chiss\u00e0 se sarebbe successo anche nelle nostre isole, in quei settemila stracci di terra fatti di acqua e riso. Chiss\u00e0.<\/p>\n<p>Da allora ho cominciato a sentire un tale riscatto nel suo modo di leggere, scrivere e aprire i libri che nemmeno il mare mi manca pi\u00f9, nemmeno quegli orizzonti bassi e stirati.<\/p>\n<p>Un poco mi manca il suono del tagalog, ma Asa lo sa e quando mi dice buonanotte nella nostra lingua sento la coperta espandere odore d\u2019acqua salata.<\/p>\n<p align=\"center\">Lingua madre<\/p>\n<p>Quell\u2019infinito signore mi spieg\u00f2 giorno dopo giorno cosa fosse una lingua madre. Mi disse che conoscerla e praticarla era come stringere un patto con me stesso. Subito non capii. Aggiunse che se avessi rifiutato sarebbe stato come se un leone si rifiutasse di cacciare o un pesce di nuotare o un uccello di volare. Ma c\u2019era dell\u2019altro. Conoscere la mia lingua madre sarebbe stato contemporaneamente due cose: mantenere una promessa e vederla gi\u00e0 avverata.<\/p>\n<p>Mi disse che da anni ormai si era abituato a chiamare le parole prima di dormire. Parlava con loro e le cullava come segreti. Esse si richiamavano l\u2019un l\u2019altra come travestite ogni volta di un abito nuovo e dire pane, pesci, riso, lo poteva trasportare nelle fiabe, nella Bibbia, in un racconto antico e mai scritto, nella lettera di un amico.<\/p>\n<p>Ho provato anche io a fare come faceva lui. Non era fatica, all\u2019inizio, ma vergogna. Mi dovevo nascondere negli angoli pi\u00f9 bui di casa e diventare una specie di bozzolo, un confetto indurito dal tempo.<\/p>\n<p>La mamma doveva aver capito qualcosa, perch\u00e9 cominci\u00f2 ad usare il tagalog come per colpirmi, quasi ferirmi. E mentre studiavo e dicevo sommessamente una qualsiasi parola in italiano lei usava il suono filippino come un rimprovero, sebbene il suo scopo fosse tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>Una sera sognai la mia lingua madre. Era una donna fatta di mare e capelli neri, ma non mi faceva paura. La vedevo da una barca che potevo guidare io soltanto. Il mare era quello della mia infanzia, muta, come senz\u2019aria, ma nel sogno riuscivo a prendere fiato e gridavo forte il mio nome. Mi usciva dalla pancia con la forza di tutti i venti e alimentava le onde in un movimento infinito.<\/p>\n<p>Non avrei mai smesso di lasciarmi dondolare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11204\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11204\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lontano, vicino Durante il viaggio pensavo al suo nome. 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