{"id":11181,"date":"2012-06-07T11:39:55","date_gmt":"2012-06-07T10:39:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11181"},"modified":"2012-06-07T11:39:55","modified_gmt":"2012-06-07T10:39:55","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-ragazza-del-ponte-di-francesca-scotto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11181","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La ragazza del ponte&#8221; di Francesca Scotto"},"content":{"rendered":"<p>Sei rientrata tardi. Hai appena cominciato il tuo primo stage e gli straordinari non pagati sono la regola.<\/p>\n<p>Oltrepassi la soglia della tua stanza. Riponi, come ogni sera, il cappotto nell\u2019armadio, la borsa da lavoro ai piedi del letto.<\/p>\n<p>Dalla borsa tiri fuori una busta da lettera, leggi la data che c\u2019\u00e8\u00a0 scritta sul retro. Stasera \u00e8 il mio compleanno: avrei ventisette anni, ma non ce li ho, e tu, che ne hai solo ventisei, hai firmato un contratto con l\u2019Accademia: una personale entro trenta giorni. Sei la pi\u00f9 brava, questo \u00e8 vero. Ma se non ce la fai, il turno passer\u00e0 al secondo in lista d\u2019attesa, che ha realizzato il numero esatto di opere al momento giusto, anche se di minore qualit\u00e0.\u00a0 Guardi gli abiti sul servomuto impiastricciati di colori, da fare invidia al tuo tailleur nero e al collo della camicia bianca ancora perfettamente inamidato dalla collaboratrice domestica di turno. \u201c<em>La ragazza del ponte<\/em>\u201d, la tua opera prima, ti attende da anni per essere terminata. Le mancano ancora il volto e le gambe. Ma i tuoi pennelli rimangono sulla scrivania. Le foto del volto e delle gambe che le mancano,\u00a0 ti osservano in ordine sparso appese alla parete.<\/p>\n<p>Tu, invece, no. Non le guardi. Tiri dritta verso la finestra. Ti affacci. La testa si inclina sotto il peso degli occhi. Lo sguardo in caduta libera fissa la vita che scorre dentro le macchine incolonnate. La tua sclera umida, da cui pendono lacrime quasi solide, ti intorbidisce la vista e le confonde tutte in colori indistinti come quelli che mescoli sulla tela ogni volta che dipingi. Ti asciughi il viso lentamente e la realt\u00e0 ritorna nitida. Estrai il contratto dalla busta, che stringi ancora tra le mani. Ne fai pezzetti di carta, che sfilano via e colorano il buio della sera come coriandoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sciabordare di acqua sui piatti, il tintinnio del cucchiaio sulla ciotola di acciaio: ti ricordi che non sei sola. Ti asciughi il viso e chiudi la finestra. C\u2019\u00e8 tua madre. La vedi distintamente, anche se non con gli occhi. Somministra la pappa a Kirbi, la sua gatta, che dovr\u00e0 mangiarla controvoglia, perch\u00e9 le fa bene; poi distribuisce nei piatti gli avanzi, che di l\u00ec a poco mangerai controvoglia anche tu per non buttarli via, mentre lei ti chiede: ma come? Non sono il tuo piatto preferito?<\/p>\n<p>La domanda, che, invece, ogni mattino ti poni tu, quando apri gli occhi: \u201cMia madre sa?\u201d trova, come ogni giorno, la sua risposta: \u201cNo.\u201d, e pu\u00f2 lasciare posto a quella della sera: \u201cCome pu\u00f2 non aver capito?\u201d.<\/p>\n<p>La senti adagiarsi comodamente nei dettagli della sua rassicurante routine, che ti si infilano uno per uno nelle vene come aghi, e iniettano il veleno che ti accompagna fino in fondo ai tuoi giorni.<\/p>\n<p>Metti di nuovo la giacca. Arrivi quasi alla porta, ma torni indietro. Stavolta le foto le guardi e in mano ne prendi una.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci siamo tutti in quella foto sul vecchio ponte della ferrovia senza parapetto: Esdra con gli occhiali a forma di cuore, Bobo col suo cappello di lana, che gli ha regalato Esdra, Milinovic col cravattino a pois, e il Millelire col suo pantalone strappato. Io ti sono davanti, senza la mia sedia, perch\u00e9 ci sei tu a sorreggermi. Avevamo fatto quella foto con un vecchio cellulare di tua madre. Era uno dei primi modelli, che faceva le foto e lei ne era orgogliosa. Glielo avevi preso pur sapendo che tua madre era una poco propensa a darti le sua cose. Ma il ponte era il luogo dove ci concedevamo tutto: il fumo, l\u2019alcool, i baci, le scopate, la follia, lo sforzo inutile delle mie gambe per cercare di essere come voi. Quel giorno c\u2019era anche Stucky, quello nuovo. Era la prima volta che veniva con noi. Si era trascinato gli altri in una corsa fino al ponte e io e te eravamo rimaste indietro. Tu non ce l\u2019avevi fatta a spingere di corsa la mia sedia a rotelle. Ma avevamo deciso di non dire nulla. Io avevo deciso e te lo avevo imposto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Metti la foto in tasca. Sai che tua madre protester\u00e0, se esci, ma non importa: prendi la borsa e richiudi la porta dietro di te. Infili le chiavi nel cruscotto della macchina e con le mani agguanti il volante, ma rimani immobile. Aneli quel flusso di vita indistinta di qualche attimo prima. Tutti i giorni ce l\u2019hai fatta a buttarti nella mischia, senza mai riuscire a confondere il tuo dolore.<\/p>\n<p>Un dolore, resistente a qualunque tuo cortese tentativo di cacciarlo, sordo\u00a0 a qualunque richiesta di perdono, insistente nello scavarti gli zigomi e il ventre ogni giorno un po\u2019. Eppure un dolore, che non ti ha impedito di infilarti i jeans e affondare le tue Timberland nella neve fresca i primi giorni d\u2019inverno con Esdra. E nemmeno ti ha impedito di festeggiare il diploma, la laurea o il battesimo del figlio di Bobo o di accondiscendere ai tuoi complessi nello studio di un chirurgo plastico o di uscire il sabato sera\u00a0 per intessere relazioni a cui non sei mai riuscita a cambiare i connotati della superficialit\u00e0. \u00c8 l\u00ec ancora, accartocciato tra i fogli stropicciati della mia ultima lettera, che tante volte hai cercato di buttare via, eppure \u00e8 sempre con te. E nemmeno stavolta ti \u00e8 d\u2019ostacolo: ti prende la mano per farti ingranare la primss e tu finalmente sei partita.<\/p>\n<p>Ti fermi davanti a una casa col tetto giallo. Dalle finestre fuoriesce una luce ancora pi\u00f9 gialla. Bobo \u00e8 l\u00ec che si rotola sul tappeto del soggiorno con il suo primogenito. Puoi vederli, anche se non con gli occhi.\u00a0 Riesci a vedere Esdra apparecchiare la tavola per loro. Bobo aveva scelto te, ma tu non potevi amarlo. Non come avresti voluto. Esdra lo ha meritato pi\u00f9 di te, ha saputo essergli devota, come tu non avresti mai saputo fare.<\/p>\n<p>Estrai il telefono dalla borsa. Componi un numero:<\/p>\n<p>\u201cDottor C.?\u201d<\/p>\n<p>\u201cTamara?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSi, sono io.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon la vedo da un po\u2019. Come le va la vita?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon l\u2019ho vissuta.\u201d<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cAveva ragione\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSu cosa?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon ero pronta\u201d .<\/p>\n<p>\u201cSi pu\u00f2 rimediare!\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon si pu\u00f2\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPerch\u00e9? Me ne parli Tamara\u201d.<\/p>\n<p>\u201cRicorda\u00a0 Mia?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLa sua amica adolescente?\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSi\u201d .<\/p>\n<p>\u201cMe ne ha accennato una volta sola\u201d.<\/p>\n<p>\u201cL\u2019ultima volta\u201d.<\/p>\n<p>\u201cVuole parlarmene ora?\u201d<\/p>\n<p>\u201cGiocavamo in posto segreto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cDi quelli che si tengono nascosti ai genitori?\u201d<\/p>\n<p>\u201cDi quelli pericolosi\u201d.<\/p>\n<p>\u201cEravate sole, lei e Mia?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo. Mia era poliomielitica. Bisognava spingerle la carrozzella fin laggi\u00f9\u201d<\/p>\n<p>\u201cEra paralizzata?\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon del tutto, ma se avesse usato le stampelle, ci avremmo messo troppo ad arrivare\u201d.<\/p>\n<p>\u201cEravate in tanti?\u201d<\/p>\n<p>\u201cUn gruppetto.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSempre gli stessi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cSpesso, ma non sempre\u201d<\/p>\n<p>\u201cE il giorno di cui vuole raccontarmi?\u201d<\/p>\n<p>\u201cC\u2019era uno nuovo.\u201d<\/p>\n<p>\u201cContinui.\u201d.<\/p>\n<p>\u201cDottore, la ringrazio \u00e8 stato gentile come sempre\u201d.<\/p>\n<p>\u201cTamara, possiamo continuare domani.\u201d<\/p>\n<p>\u201cNon c\u2019\u00e8 bisogno, la ringrazio moltissimo\u201d.<\/p>\n<p>Attacchi il telefono. Rimetti in moto. Il tuo dolore \u00e8 sempre l\u00ec e ti guida: non hai ancora raggiunto la tua meta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il vecchio ponte della ferrovia \u00e8 ancora l\u00ec. Corre di traverso alla gola del fiume e ne unisce i due versanti. \u00c8 notte, non ci vedi, eppure, quando scendi dalla macchina, puoi ancora calpestare a occhi chiusi ogni millimetro del sentiero che ti porta ai binari, ormai in disuso da vent\u2019anni. Non li vedevi da cos\u00ec vicino da dieci anni. Dal giorno in cui hai scattato la foto, che hai in tasca.<\/p>\n<p>Per te \u00e8 come se fosse giorno. Quel giorno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Andavamo al vecchio ponte due pomeriggi la settimana, accampando ai nostri genitori la scusa di studiare in biblioteca. Mancare al nostro appuntamento era un tradimento quasi insanabile. Avevamo un calendario di attivit\u00e0 ben stabilito. Quel giorno avevamo bevuto tutti. Era il giorno dell\u2019indianata, in cui ognuno di noi rubava una bottiglia di scotch, rhum o tequila dall\u2019armadietto degli alcolici di casa. Tu, per\u00f2, avevi gi\u00e0 rubato il cellulare e continuavi a scattare foto. Prendere anche la solita bottiglia ti era sembrato troppo. Stucky, invece, non aveva portato niente, perch\u00e8 non conosceva le nostre abitudini, ma aveva scolato quasi due bottiglie intere da solo.<\/p>\n<p>A un certo punto si \u00e8 alzato e ci ha proposto uno di quei giochi che noi ci eravamo sempre tacitamente vietati: stare bendati in equilibrio su un piede sul bordo del ponte per pi\u00f9 tempo possibile. Non ci sarebbe stato pericolo, uno del gruppo sarebbe stato dietro di noi ad afferrarci, quando avessimo perso l\u2019equilibrio. Tu eri stata la prima ad accondiscendere. A te Stucky piaceva, eri stata tu a invitarlo a venire con noi quel giorno. A me, invece non piaceva affatto. Ma non te lo avevo detto. Temevo che avresti capito che ero gelosa.<\/p>\n<p>Lui si \u00e8 tirato su diritto per primo per un bel po\u2019 con la gamba destra che gli penzolava nel vuoto, l\u2019addome snello e muscoloso contratto a puntino, prima che tu fossi costretta ad afferrargli il braccio. Poi ti sei lasciata bendare tu: ti sei fidata di Bobo e lui di te, ma non avete resistito che qualche secondo. Il millelire, invece, se l\u2019\u00e8 fatta sotto nei pantaloni, non appena ha provato a stare in equilibrio, Esdra non ha nemmeno tentato. Milincovic faceva finta di dormire sdraiato nel prato. Stucky ha continuato a sbellicarsi dalla risate e ha riso di pi\u00f9, quando mi io sono alzata a fatica dalla sedia a rotelle intenzionata a provare. Io, si, che avevo fegato, si \u00e8 complimento tra una risata e l\u2019altra e perci\u00f2 meritavo che fosse lui a sorreggermi, nonostante il tuo fragile tentativo di impedirlo. Sapevi quanto ero orgogliosa e io sapevo quanto tu volessi compiacerlo.<\/p>\n<p>E lui mi ha lasciato andare tra le acque del fiume che mi hanno portata via.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La sterpaglia \u00e8 molto pi\u00f9 \u00a0fitta di quanto tu ricordassi. Raggiungi a fatica il punto esatto in cui sono caduta. La croce che hai piantato quel giorno \u00e8 coperta dai rovi. Le mani ti sanguinano nel tentativo vano di estirparli tutti. C\u2019\u00e8 ancora inciso il mio nome. C\u2019\u00e8 ancora il tuo dolore l\u00ec con te, ti fa inginocchiare, confessare. Avevate giurato tutti insieme di non dire mai com\u2019era andata, Esdra, Bobo, il Millelire, Milincovic, Stucky e tu. Nessuno mai avrebbe saputo, perch\u00e9 il mio corpo era emerso dalle acque del fiume due giorni pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Era stato un incidente. Solo un banale incidente. Stucky era solo troppo ubriaco per centrare la presa della mia mano, tutti eravamo ubriachi. Non si poteva rischiare tutto per uno stupido errore: la punizione dei genitori, la stima della gente, il carcere, il diploma, l\u2019universit\u00e0, le mogli, i mariti e i figli che ancora non c\u2019erano. Quelli che io non avrei mai avuto. E forse non li avrei avuti comunque, perch\u00e9 ero deforme, storpia, a detta di molti. Rischiare il futuro per una storpia? E avreste rischiato tutti, non certo solo lui, aveva insistito Stucky. E cos\u00ec lui aveva tappato la bocca a Esdra, a Bobo, Milincovic e al Millelire. E loro a te: non ce l\u2019hai fatta a rischiare la loro amicizia, quando quel giorno mia madre in lacrime ti ha chiesto dove fossi.<\/p>\n<p>Hai provato a dimenticare, ma le istruzioni di Stucky ti girano nella testa come se lui fosse l\u00ec a sussurrarle al tuo orecchio: &#8220;bendati gli occhi, sali sul bordo del ponte, alza la gamba destra&#8230;&#8221;. Tu esegui alla lettera. E stavolta sei certa che Bobo non ti afferrer\u00e0 la mano. Mi chiedi perdono e finalmente chiudi gli occhi profondamente e ti lasci andare tra i rumori delle foglie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cTamara\u201d.<\/p>\n<p>Una mano forte afferra la tua. La stretta delle braccia ti fa avvertire i tuoi battiti.<\/p>\n<p>E quando ti accorgi di respirare\u00a0 ancora, apri gli occhi.<\/p>\n<p>\u201cDottor C!\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSono qui, Tamara. Mi parli di Mia\u201d<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 tardi. Mi lasci andare\u2026\u201d<\/p>\n<p>\u201cNo, Tamara. Mia non la vuole con s\u00e9. \u00c8 ora che finisca il suo quadro. Le gambe e la testa. Quelle di Mia. Non l\u2019ha ancora finito, vero?\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11181\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11181\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sei rientrata tardi. Hai appena cominciato il tuo primo stage e gli straordinari non pagati sono la regola. Oltrepassi la soglia della tua stanza. Riponi, come ogni sera, il cappotto nell\u2019armadio, la borsa da lavoro ai piedi del letto. Dalla borsa tiri fuori una busta da lettera, leggi la data che c\u2019\u00e8\u00a0 scritta sul retro. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11181\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11181\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":2911,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-11181","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11181"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2911"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11181"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11181\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11185,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11181\/revisions\/11185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}