{"id":11168,"date":"2012-06-06T21:55:38","date_gmt":"2012-06-06T20:55:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11168"},"modified":"2012-06-06T21:55:38","modified_gmt":"2012-06-06T20:55:38","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-i-giorni-bianchi-di-antonello-grassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11168","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;I giorni bianchi&#8221; di Antonello Grassi"},"content":{"rendered":"<p>Ha sentito il frastuono che viene dall\u2019altra stanza, per\u00f2 non vuole muoversi da l\u00ec. Se ne sta davanti alla finestra, con gli occhi appiccicati al vetro, a guardare la neve. Una pioggia gelata, bianca, che cade nel cortile a fiocchi spessi.Quando entro in cucina la trovo cos\u00ec, immobile e come un po\u2019 sfocata nella luce bianca della finestra grande. Faccio qualche passo, mi avvicino alla tavola gi\u00e0 apparecchiata con le tovagliette bianche e il succo d\u2019arancia. Lo faccio in silenzio, perch\u00e9 mi sembra di disturbare. Poi dico buongiorno e lei si volta. Sorride e subito accende il fuoco per il caff\u00e8 e mi versa il latte nella tazza. Compie i gesti con una leggerezza che non le vedevo addosso da anni. Sembra rinata. Ha quella luce viva negli occhi, la luce dei suoi giorni bianchi.<br \/>\nLi chiama cos\u00ec i giorni di neve. Dice che lei lo sa gi\u00e0 prima di alzarsi che c\u2019\u00e8, la neve. La sente che \u00e8 ancora nel letto, ancora prima di aprire gli occhi. Cos\u00ec si alza prima e prepara la colazione per tutti. Poi aspetta in cucina che ci alziamo anche noi. Dice che le piace farci trovare tutto pronto, che \u00e8 il modo migliore per cominciare un giorno di speciale. Io lo so che \u00e8 anche un po\u2019 una scusa per starsene da sola con la neve.<\/p>\n<p>Quando ero piccolo, mio padre per svegliarci faceva il giro delle camerette e spalancava le finestre. Lo odiavo per questo. Perch\u00e9 lo faceva anche nei giorni di neve. Anche io me ne accorgevo prima, quando c\u2019era la neve. Mi rigiravo nel letto e bruciavo dalla voglia di correre alla finestra, non lo facevo mai per\u00f2. Mi facevo piccolo nelle coperte e contavo il tempo che passava. Finch\u00e9 non ero sicuro che ne era passato troppo e che ormai era troppo tardi per la scuola. Quando gi\u00e0 mi immaginavo tutte le strategie per la battaglia con le palle di neve, sentivo mio padre che entrava in camera di Daniele e poi nella mia e diceva Sveglia. Spalancava la finestra, come ogni giorno, come i giorni normali. Allora mi prendeva il dubbio che mi ero immaginato tutto, che forse avevo sognato e la neve non c\u2019era, e mi toccava alzarmi e andare a scuola.<br \/>\nFiccavo la testa sotto al piumone, finch\u00e9 pap\u00e0 non se ne andava. Allora contavo un minuto veloce e poi schizzavo verso la finestra spalancata e una volta l\u00ec spalancavo gli occhi di pi\u00f9 lei. Il giardino era diventato una distesa bianca che sembrava la tovaglia gigante dei giorni di festa a casa di nonna. Solo che ci potevo correre sopra.<br \/>\nQuando arrivavamo in cucina trovavamo gi\u00e0 tutto apparecchiato. Mia madre faceva un inchino, poi faceva finta di fare la cameriera e serviva la colazione a mio padre per primo.<\/p>\n<p>Mi siedo a tavola.<br \/>\n\u201cHai visto?\u201d dice lei.<br \/>\nE con gli occhi che luccicano indica la finestra. Io annuisco, anche se quasi non ho sentito niente per colpa del frastuono dall\u2019altra stanza. Si sente un colpo che fa tremare il muro. Poi qualcosa di vetro che si rompe. Lei non ci fa caso. Si muove leggera, versa il caff\u00e8 nella tazzina di mio padre e ogni tanto sorride. Mi fa scegliere i cereali. Scelgo quelli al cioccolato, che nei giorni normali non posso scegliere mai.<\/p>\n<p>Dopo colazione io e Daniele mettevamo i giacconi pesanti e i doposci e scendevamo in cortile con mio padre. Mia madre gi\u00e0 trafficava ai fornelli per il pranzo.<br \/>\n\u201cLasciatemi nel mio regno\u201d diceva.<br \/>\nIn cortile io e Daniele facevamo squadra nelle battaglie tutti contro tutti. Gli avevo insegnato il trucco di fare le palle di neve con le pietre dentro, solo che una volta lui aveva centrato Mozzarella, quello del quarto piano, in piena faccia che gli avevano dovuto mettere i punti. Da allora mio padre scendeva in cortile con noi, per sorvegliarci, diceva. Quando tornavamo a casa trovavamo il pranzo buono come quello della domenica, mia madre andava su e gi\u00f9 con i piatti e noi le facevamo i complimenti.<br \/>\nSi vedeva che era contenta.<\/p>\n<p>Una volta anche mia madre \u00e8 scesa in cortile, \u00e8 arrivata dopo. Non lo aveva mai fatto.<br \/>\nC\u2019era un\u2019atmosfera strana in casa da un po\u2019 di tempo. Come un silenzio fitto specialmente la sera, a tavola, oppure quando andavamo in visita dai nonni. E succedevano cose strane. Qualche giorno prima, per esempio, tornato da scuola avevo trovato una scrivania nuova in camera. Ce n\u2019era una uguale anche nella stanza di Daniele. Erano a forma di elle, di legno chiaro, con le forme arrotondate. Erano molto grandi.<br \/>\n\u201cCos\u00ec potete tenere i computer e la stampante\u201d, aveva detto mia madre.<br \/>\nMio padre s\u2019era fatto serio. Non aveva fiatato per tutto il pranzo, poi la sera l\u2019avevo sentito che urlava a bassa voce dalla mia stanza. Mia madre diceva di calmarsi, diceva che non ci aveva pensato, che credeva non fosse cos\u00ec importante.<br \/>\nMio padre le diceva di stare zitta.<br \/>\nIl giorno dopo avevo trovato mia madre che lucidava la scrivania. Aveva il volto teso, guardava il legno chiaro guardando da un\u2019altra parte.<br \/>\n\u201c\u00c8 bella\u201d avevo detto. Perch\u00e9 mi sembrava di dover dire qualcosa.<br \/>\nMia madre non aveva risposto. Aveva continuato a lucidare la scrivania. Dopo un po\u2019 m\u2019ero accorto che piangeva. In silenzio, muoveva soltanto le spalle.<br \/>\nCos\u00ec quando l\u2019ho vista arrivare nel cortile, ho lasciato la battaglia e le sono corso incontro. L\u2019ho riconosciuta anche se era tutta intabarrata nella salopette, perch\u00e9 aveva gli occhi azzurri che si vedevano anche da lontano.<br \/>\nLei \u00e8 stata con me e Daniele un po\u2019, abbiamo anche corso, poi si \u00e8 guardata con mio padre e si sono allontanati. Mentre vincevo nella battaglia tutti contro tutti, ogni tanto li cercavo con lo sguardo. Erano sempre l\u00ec che passeggiavano lenti uno di fianco all\u2019altra e parlavano. Non si capiva se stavano litigando oppure stavano parlando del tempo.<br \/>\nQuando siamo tornati a casa il pranzo non era pronto. \u00a0Mio padre \u00e8 andato in cucina e ha chiesto qualcosa alla mamma. Poi ha chiuso la porta. Quando \u00e8 uscito aveva la faccia seria, ha preso la cassetta degli attrezzi ed \u00e8 sparito nella sua stanza dei lavori. L\u00ec costruiva gli oggetti che regalava a mia madre e poi usavamo in casa, per esempio le mensole con i ricami di legno per le spezie. Dopo un po\u2019 si \u00e8 sentito un botto. Poi un altro meno forte e rumore confuso di ferri e altre cose che sbattevano sul pavimento. \u00c8 andata avanti cos\u00ec una mezzora. Io non sapevo bene dove guardare e nemmeno Daniele.<br \/>\nMio padre \u00e8 uscito dalla stanza dei lavori, ha acceso la tv e si \u00e8 seduto sul divano. Mi sono seduto anch\u2019io. Lui fissava lo schermo e scuoteva il piede. Lo guardavo senza farmi scoprire, perch\u00e9 avevo come la sensazione che qualcosa era cambiato, anche se la sua faccia era sempre la stessa. Tutta seria, per\u00f2 la stessa. Mia madre usciva dalla cucina e diceva:<br \/>\n\u201c\u00c8 quasi pronto. Vedrete che vi preparo. Un pranzetto da leccarsi i baffi.\u201d<br \/>\nCercava di scherzare con tutti e anche con mio padre. Ma lui guardava la tv e ogni tanto faceva schioccare la lingua sul palato. Davano una televendita che ricominciava sempre daccapo. Era gi\u00e0 la terza volta che ricominciava, per\u00f2 ho avuto paura a dirglielo.<br \/>\nAlle tre non era ancora pronto.<br \/>\nAlla fine, quando ci siamo seduti a tavola, mia madre ha servito un pollo tutto bruciato.<br \/>\nHa detto che aveva dovuto tenere il forno pi\u00f9 alto per fare prima, e che il pollo era ancora congelato. Mio padre ha preso un boccone, poi ha fatto una smorfia e ha messo via il piatto che quasi lo rompeva e se ne andato in soggiorno. Mia madre ha continuato a mangiare, anche se il pollo dentro era quasi crudo. Io e Daniele anche. Ci sentivamo solo noi in tutta la casa. Non c\u2019era nemmeno pi\u00f9 la televendita.<br \/>\nQuella notte mi sono svegliato e ho sentito di nuovo mio padre che urlava in cucina. Mia madre cercava di calmarlo, ma lui urlava cos\u00ec forte che l\u2019aria sembrava gonfiarsi contro la porta della cameretta. Mi sono tirato la coperta sopra la testa, sperando che le urla non mi facessero volare via.<br \/>\nQualche giorno dopo la casa ha cominciato a riempirsi di parenti e vicine di casa. Arrivavano per il caff\u00e8 e poi restavano tutto il pomeriggio, scuotevano la testa e dicevano che i miei s\u2019erano sposati troppo giovani.<\/p>\n<p>Adesso mia madre mi guarda, seduta all\u2019altro capo del tavolo.<br \/>\nIl frastuono continua, dalla stanza dei lavori. Un altro botto, un tonfo sordo, martellare fitto di alcuni minuti, cose metalliche che si rompono. Mia madre non ci fa caso. Finisce il caffellatte e mi sorride. L\u2019ha capito che mio padre da quella stanza non uscir\u00e0 mai.<\/p>\n<p>Ecco, non lo so perch\u00e9 ho deciso di raccontarvi questa storia. Forse perch\u00e9 oggi nevica, e ogni volta che nevica ripenso a mia madre, ai suoi giorni bianchi.<br \/>\nDopo quella sera, dopo le urla in cucina, le cose sono andate sempre peggio.<br \/>\nMio padre \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 burrascoso, pronto a urlare, ad alzare le mani.<br \/>\nMia madre sbrigava le faccende di casa e cercava di ignorarlo.<br \/>\nL\u2019ho trovata a piangere sempre pi\u00f9 spesso. Piangeva da sola.<br \/>\nMi sono sempre chiesto perch\u00e9 non \u00e8 andata via, perch\u00e9 ha accettato di gettare via cos\u00ec i suoi anni pi\u00f9 belli.<br \/>\nQuando sono diventato grande, l\u2019ho capito. L\u2019ha fatto per me, e per Daniele.<br \/>\nAdesso \u00e8 tanto che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Non fumava e mangiava i broccoletti, ma un male se l\u2019\u00e8 presa.<br \/>\nCos\u00ec mi piace ricordarla nei suoi giorni bianchi, quando si sentiva rinascere, come diceva lei.<br \/>\nAnche adesso che sono grande, mi piace pensarla come quella neve, che ancora prima di aprire gli occhi, nel letto, lo sai gi\u00e0 che c\u2019\u00e8.<br \/>\nLo sai gi\u00e0.<br \/>\nSempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11168\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11168\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha sentito il frastuono che viene dall\u2019altra stanza, per\u00f2 non vuole muoversi da l\u00ec. 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