{"id":1103,"date":"2009-04-19T11:35:27","date_gmt":"2009-04-19T10:35:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1103"},"modified":"2009-04-19T11:35:27","modified_gmt":"2009-04-19T10:35:27","slug":"strike","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1103","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Strike&#8221; di Annamaria Vargiu"},"content":{"rendered":"<p>Questa notte ho ricominciato a sognare.<\/p>\n<p>Lui \u00e8 morto finalmente.<\/p>\n<p>Dicono che la vittima si affezioni al carnefice come ad una persona cara, che non riesca pi\u00f9 a farne a meno.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora io sono soddisfatta? Perch\u00e9 invece di sentire quel mattone opprimente che toglie il respiro e ti getta nella disperazione, sento un senso di leggerezza, di libert\u00e0?<\/p>\n<p>Tutto era cominciato sei anni fa.<\/p>\n<p>Uscendo dall&#8217;ufficio lo avevo visto fermo nell&#8217;androne che parlava con il dirigente delle vendite. Non avevo potuto fare a meno di passargli davanti, quando ero arrivata alla loro altezza avevo pronunciato un <em>buonasera <\/em>tra i denti e mi ero affrettata ad uscire. Avevo sentito i loro sguardi seguirmi penetranti e avevo avuto la precisa sensazione di essere stata oggetto di commenti.<\/p>\n<p>Essere argomento di commenti mi era familiare. La mia figura slanciata e prosperosa mi creava non poche difficolt\u00e0 di rapporti. Tutti si creavano\u00a0 di me un&#8217;idea estremamente lontana dalla realt\u00e0. Pensavano che fossi sensuale, appassionata o addirittura depravata.<\/p>\n<p>Il rosso dei miei capelli e le mie labbra carnose contribuivano a trarli in inganno. Quelli che mi si avvicinavano restavano dapprima interdetti: il mio atteggiamento e la mia ingenuit\u00e0 erano reali o abilmente recitati? Scappavano spaventati non appena si rendevano conto che tutto era proprio vero e che la conquista si faceva difficoltosa . Quelli che avevano resistito erano diventati i miei migliori amici e i miei pi\u00f9 strenui difensori.<\/p>\n<p>La vita non mi aveva risparmiato.<\/p>\n<p>Ero rimasta sola a quindici anni.<\/p>\n<p>I miei erano morti in un incidente frontale in una notte d&#8217;autunno quando la pioggerellina sottile <em>che fa tanto bene alla campagna,<\/em> rende le strade simili a piste di bowling dove le auto scivolano come palle in cerca dell&#8217; equilibrio che le porti all&#8217;ambito traguardo. Purtroppo l&#8217;auto che procedeva nel senso inverso a quella dei miei era stata lanciata da una mano inesperta e aveva fatto strike colpendo in pieno il bersaglio sbagliato.<\/p>\n<p>Erano stati tre anni di inferno quelli fino alla maggiore et\u00e0, anni nei quali i miei zii si erano fatti la guerra per potermi accudire e gestire il discreto capitale e l&#8217;azienda che mi erano stati lasciati in eredit\u00e0. La finta piet\u00e0, l&#8217;interesse camuffato da dolore mi aveva accompagnato negli spostamenti da un&#8217;amorevole zia ad un&#8217;altra a seconda delle decisioni dei giudici.<\/p>\n<p>A diciott&#8217;anni finalmente avevo ripreso possesso del mio appartamento e della mia vita, lasciando da <em>ingrata <\/em>qual ero, le accoglienti case dei parenti affidatari.<\/p>\n<p>Avevo richiamato la vecchia Gelsomina, l&#8217;unica che aveva versato lacrime vere, la sola che nonostante avesse perso il lavoro con la morte dei miei, aveva continuato a seguirmi, a consolarmi e consigliarmi di nascosto dagli affettuosi parenti. Era stata l&#8217;unica spalla su cui piangere, l&#8217;unico riparo al dolore, alle delusioni dei primi amori e degli inevitabili tradimenti delle amiche del cuore. Da lei potevo rifugiarmi, ricevere\u00a0 conforto, ma nessun consiglio, Gelsomina era troppo vecchia, troppo lontana dalle dinamiche giovanili dei nostri giorni. Si limitava a esporre le sue perle di saggezza antica, universale, valide per\u00a0 l&#8217;eternit\u00e0 e per questo eternamente inascoltate.<\/p>\n<p>La ritrovavo, tornando da scuola, indaffarata in cucina a rendermi accettabile un vuoto che lei riempiva di profumi appetitosi e brontolii affettuosi.<\/p>\n<p>Si muoveva in silenzio, vegliava discreta. Osservava\u00a0 furtivamente con acuto sguardo investigativo tutti gli amici e i vari corteggiatori che frequentavano di volta in volta casa mia, ma anche lei era stata inizialmente ingannata dalla sua buona educazione e dalla sua premura.<\/p>\n<p>Dopo il primo fuggevole incontro me lo ero ritrovato davanti nell&#8217;ufficio vendite assunto dal responsabile\u00a0 per sostituire l&#8217;efficiente Gregori che aveva finalmente potuto ritirarsi nella sua casetta in campagna a godersi l&#8217;agognata pensione.<\/p>\n<p>Un sorriso aperto, franco, stupendamente perfetto, aveva accompagnato un&#8217; educatissima forma di presentazione, che riusc\u00ec elegantemente e con simpatia a giustificare un&#8217;assunzione non del tutto ortodossa. Non ero stata informata, in qualit\u00e0 di proprietaria e presidente dell&#8217;azienda, che si fosse proceduto senza colloqui, ma solo sulla base di un curriculum indubbiamente semi falso, e di una parentela assolutamente certa.<\/p>\n<p>I giorni immediatamente seguenti l&#8217;assunzione erano stati di grande lavoro e professionalit\u00e0, che mi avevano convinta che forse era stata la scelta giusta e che Gregori aveva trovato un valido successore.<\/p>\n<p>Lo incrociavo<em> casualmente<\/em> e di sfuggita all&#8217;uscita e ci limitavamo a uno scambio di saluti e a sguardi sempre un po&#8217; pi\u00f9 prolungati e intensi. I suoi occhi di un nero profondo, mi scivolavano addosso con ammirazione, ma senza le oscenit\u00e0 che ero solita leggere negli sguardi degli altri uomini.<\/p>\n<p>Passarono alcuni mesi nei quali i nostri rapporti furono esclusivamente di carattere lavorativo, anche se<\/p>\n<p>inavvertitamente il clima degli incontri diventava sempre pi\u00f9 cordiale e quasi familiare.<\/p>\n<p>Il giorno del mio ventottesimo compleanno fui svegliata, come sempre in quell&#8217;occasione, dal profumo della cioccolata calda e del pan di spagna che si sarebbe trasformato pi\u00f9 tardi in una torta certamente bellissima e golosa. Avrebbe messo a dura prova la mia volont\u00e0 di non ingrassare ma rest\u00f2 per sempre intatta.<\/p>\n<p>Insolitamente il campanello di casa squill\u00f2 e\u00a0 quando aprii la porta, mi trovai di fronte a uno splendido mazzo di fiori colorati\u00a0 dal quale sbuc\u00f2 il volto di un piccolo garzone di fioraio impaziente. Mi porse i fiori e al mio impacciato tentativo di dargli la mancia url\u00f2, mentre si precipitava gi\u00f9 per le scale, <em>Gi\u00e0 fatto!<\/em><\/p>\n<p>Rientrai con le mani che tremavano stringendo il bouquet e il cuore che aveva preso un insolito ritmo tribale.<\/p>\n<p>Aprii il biglietto che l&#8217;accompagnava,gi\u00e0 sapendo il nome che avrei trovato, ma mi sorpresi nel vedere al posto degli auguri un orario e un secco &#8220;A stasera&#8221;<\/p>\n<p>Aspettai con ansia che l&#8217;ora segnata arrivasse e contrariamente alle mie abitudini, mi truccai leggermente e indossai un abito che metteva in risalto le mie forme.<\/p>\n<p>La serata fu magica. In un altro momento e con un altro partner avrei avuto i conati di vomito di fronte a tanto romanticismo e formalit\u00e0. Non mancava niente all&#8217;incontro alla Pretty \u00a0woman: candele, musica e&#8230; anello con diamante!<\/p>\n<p>Accettai la proposta di matrimonio con entusiasmo e quella notte non riuscii a dormire&#8230; n\u00e9 a sognare.<\/p>\n<p>Fui semplicemente agitata e disorientata. Non riuscivo a capire come fosse accaduto , come mi ero ritrovata <em>promessa sposa s<\/em>enza<em> <\/em>averlo mai progettato, n\u00e9 tanto meno desiderato.<\/p>\n<p>I giorni che seguirono furono di febbrili preparativi, il carosello di cose da fare per il matrimonio era talmente vorticoso che non mi lasciava il tempo di riflettere e presi decisioni &#8230; a dir poco <em>originali<\/em>.<\/p>\n<p>Consigliata dal mio amorevole e innamorato <em>fidanzato <\/em>(quanto mi faceva ridere questa parola quando la pronunciava con sussiego Gelsomina riferendosi a lui!), lasciai nelle sue mani molto del mio lavoro mentre io mi occupavo di rinfresco, abiti e cerimonia religiosa. L&#8217;unica cosa dalla quale mi estromise totalmente e fermamente fu la scelta e la preparazione del viaggio di nozze <em>che doveva essere una sorpresa . <\/em>Ero lusingata ma nello stesso tempo un\u00a0 curioso languore attanagliava il mio stomaco , visto che per questo motivo si era fatto cointestare il conto corrente, senza che quasi me ne fossi resa conto.<\/p>\n<p>Il grande giorno arriv\u00f2 e fu perfetto sotto ogni aspetto. L&#8217;ammirazione e l&#8217;invidia furono grandi. Mai visto sposi pi\u00f9 belli, innamorati e fortunati.<\/p>\n<p>Il momento della partenza arriv\u00f2 e stremata e curiosa salii sull&#8217;aereo con destinazione&#8230; atollo privato.<\/p>\n<p>Quando arrivai nel paradiso terrestre non ci misi molto a rendermi conto che quello era l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno\u00a0 che prima o poi avrebbe spalancato per me le sue porte.<\/p>\n<p>Tra palme, acque cristalline e sabbie bianche il&#8230; nulla! Una volta accompagnatici nel nostro tucul a 2000 stelle provvisto di tutti i comfort, l&#8217;addetto dell&#8217;hotel ci lasci\u00f2 soli.<\/p>\n<p>Soli.<\/p>\n<p>Sette giorni di &#8220;amore&#8221; assoluto.<\/p>\n<p>Nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quando mi accingevo ad avvicinarmi al frigorifero venivo fermata con un abbraccio e invitata a mangiare la bellissima frutta esotica. Alle mie\u00a0 proteste dapprima divertite e poi sempre pi\u00f9 risentite, venne opposto inizialmente un sorriso e un &#8220;ti voglio sempre cos\u00ec:magra e bella&#8221;, poi uno sguardo duro e minaccioso.<\/p>\n<p>Se volevo tuffarmi venivo bloccata perch\u00e9 <em>il troppo sole poteva far male alla mia pelle delicata.<\/em><\/p>\n<p>Cercai il mio cellulare, disperatamente, ma scoprii che lo aveva sequestrato <em>per non disturbare l&#8217;atmosfera e l&#8217;incanto della luna di miele.<\/em><\/p>\n<p>Non vedevo l&#8217;ora di tornare a casa per potermi ribellare, dargli un calcio nel di dietro e ritornare nuovamente single.<\/p>\n<p>Mi sbagliavo.<\/p>\n<p>I due giorni che precedettero la partenza ritorn\u00f2 <em>normale<\/em>, dolce e premuroso. Si scus\u00f2 della sua <em>apprensione.<\/em><\/p>\n<p>Mangiammo di tutto, facemmo meravigliose nuotate e la notte mi sfior\u00f2 con delicatezza e mi port\u00f2 con dolcezza in paradiso.<\/p>\n<p>Una volta a casa, dopo i primi giorni di inviti e ricevimento di amici e colleghi, la ragnatela cominci\u00f2 a prendere la sua affascinante forma. Con la motivazione che non dovevo stancarmi,e che dovevo prendermi cura della casa e del marito, mi allontan\u00f2 piano piano dall&#8217;ufficio. Gelsomina fu liquidata con una somma ingente, che non avrebbe mai\u00a0 potuto immaginare neanche nel sogno pi\u00f9 ardito, <em>perch\u00e9 ormai era troppo anziana e sarebbe stato una crudelt\u00e0 costringerla ancora a lavorare. <\/em><\/p>\n<p>Lo lasciavo fare incantata dal suo dolcissimo amore, finch\u00e9&#8230;.<\/p>\n<p>Una mattina mi svegliai per una sensazione di freddo improvvisa e mi accorsi che dal letto erano sparite le coperte. Gli chiesi ridendo che fine avessero fatto e fu l&#8217;ultima volta che sorrisi.<\/p>\n<p>I suoi occhi gelidi accompagnarono la risposta ancora pi\u00f9 agghiacciante: &#8220;Sono ben chiuse nell&#8217;armadio. Le riavrai stasera al mio ritorno.&#8221; Al mio sguardo sbigottito rispose : &#8220;Ti sembra bello rimanere a letto al caldo a poltrire mentre tuo marito \u00e8 fuori a sgobbare? Devi essere solidale. Alzati e mettiti al lavoro. Stasera al mio rientro voglio che tutto sia perfetto e splendente.&#8221; Il tutto con il tono pi\u00f9 tranquillo e normale che si possa immaginare. Mi sorrise, mi sfior\u00f2 le labbra con un bacio e usc\u00ec chiudendo a chiave la porta dietro di s\u00e9. Dopo un momento di disorientamento, una furia cieca mi assal\u00ec e mi misi a cercare freneticamente il telefono, le chiavi, il cellulare&#8230;.tutto sparito! Cercai allora il mio cappotto e mi gettai sul letto decisa a non rialzarmi fino al suo ritorno: mi avrebbe trovata cos\u00ec. Dopo un&#8217;ora decisi che non era la giusta soluzione. Mi dovevo vestire, aspettare che aprisse la porta e scappare gi\u00f9 per le scale\u00a0 e andare di filato alla polizia. &#8230; E se mi avesse bloccata e fatta del male?\u00a0 E la polizia che avrebbe potuto fare? Avrebbe magari creduto ad un semplice litigio tra sposini.<\/p>\n<p>No. Neanche questa era una buona soluzione. La testa cominci\u00f2 a girarmi. Non sapevo che fare. Mi gettai di nuovo sul letto e mi addormentai. Non ebbi neanche incubi.<\/p>\n<p>Ero solo sprofondata in un nero totale. Un abisso senza fondo.<\/p>\n<p>Il rumore della chiave nella serratura mi riport\u00f2 alla coscienza.<\/p>\n<p>&#8220;Amore, dove sei? Guarda cosa ti ho portato? Tesoro, ma sei ancora a letto?\u00a0 Non ti senti bene?&#8221;<\/p>\n<p>Non potevo crederci! Mentre pronunciava queste parole mi si avvicin\u00f2 con un bouquet di rose gialle <em>Le tue preferite <\/em>, le appoggi\u00f2 sul letto e mi prese con dolcezza tra le braccia mi baci\u00f2 con delicatezza il collo e mentre io scoppiavo in singhiozzi mi cull\u00f2 con dolcezza. Poi mi aiut\u00f2 ad alzarmi e mi port\u00f2 in cucina dove sotto il mio sguardo esterrefatto prepar\u00f2 una leggera e gustosa cena.<\/p>\n<p>Durante la cena restai nel silenzio totale, mentre lui come se non se ne accorgesse, mi raccontava amabilmente della giornata in ufficio.<\/p>\n<p>Terminata la cena mi accompagn\u00f2 a letto e con dolcezza mi prese, incurante della mia assoluta rigidit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa scena si ripet\u00e9 non so per quanti giorni fino a che una sera, dopo avermi trovata di nuovo addormentata avvolta nel mio cappotto, mi afferr\u00f2 per i capelli e mi trascin\u00f2 in cucina. Io sorpresa nel sonno non riuscivo a capire cosa fosse quel dolore lancinante alla testa. Tornai completamente cosciente quando un getto d&#8217;acqua fredda raggiunse il mio volto e sentii la sua voce calma che mi diceva: &#8220;Ora per favore, pulisci tutto questo schifo. Sono cinque giorni,<em>allora erano cinque i giorni <\/em>,che non fai un cazzo. Vuoi che porti via anche il cappotto? Vediamo signor presidente di azienda che sai fare con scopa, secchio e spazzolone.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Tu sei pazzo!&#8221; urlai &#8220;Io mi metto a gridare dalla finestra e ti faccio arrestare, Sporco animale&#8221;<\/p>\n<p>Un sorriso gli incresp\u00f2 le labbra &#8220;Fallo. Urla. In preda ad una crisi isterico-depressiva \u00e8 facile gettarsi dalla finestra. Dal basso sembrer\u00e0 che sto cercando disperatamente di trattenerti.&#8221;<\/p>\n<p>Mi porse la scopa e sempre tirandomi per i capelli mi costrinse a rialzarmi.<\/p>\n<p>&#8220;Amore, non temere, ti dar\u00f2 una mano. Mentre tu spazzi, lavi e spolveri io cucino. Non \u00e8 cos\u00ec che fanno gli sposini innamorati?.&#8221; La sua voce era sincera. Calma e sincera.<\/p>\n<p>Il terrore si impadron\u00ec di me: era pazzo o solo sadico?<\/p>\n<p>Non riuscivo a capirlo. Sapevo solo che era pericoloso, molto pericoloso.<\/p>\n<p>Dovevo restare calma e studiare una strategia. Nei giorni seguenti, mi feci trovare sempre docile e con la casa in ordine, ma qualche motivo per assestarmi un pugno sul fegato che mi lasciava tramortita per un bel po&#8217;, lo trovava sempre. Una sera prima che il rito del pugno si compisse, il suono del campanello spezz\u00f2 l&#8217;atmosfera da incubo, ma ne aggiunse un altro. Mi fiss\u00f2 gelido: &#8220;Chiunque sia non osare mostrarti infelice. Ricorda hai un marito che ti ama e ti aiuta anche per i lavori domestici. Che per amore asseconda questa tua strana mania di essere casalinga a tempo pieno.&#8221;<\/p>\n<p>Mi abbracci\u00f2 e baci\u00f2 delicatamente e apr\u00ec. Il viso impassibile di Gelsomina si stagli\u00f2 rassicurante nel vano della porta, avrei voluto correrle incontro gettarmi tra le sue confortanti braccia, ma un impercettibile sguardo gel\u00f2 il mio entusiasmo.\u00a0 Mi limitai ad abbracciarla e baciarla tremante. Avrei voluto che capisse tutto, cos\u00ec da sola come aveva sempre fatto, invece la sua domanda mi lasci\u00f2 di stucco.<\/p>\n<p>&#8220;Maria, cos&#8217;hai? sei cos\u00ec pallida! Forse sei in<em> attesa<\/em>? Sarebbe veramente una bella notizia.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Brava la nostra Gelsomina ha subito capito tutto!&#8221; Intervenne immediatamente lui<\/p>\n<p>&#8220;In effetti Maria ha un leggero ritardo , per questo non viene pi\u00f9 in ufficio. Per\u00f2 non ne vuole sapere di farsi aiutare da nessuno in casa all&#8217;infuori di me&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Beh, potrei venire io a farle un po&#8217; di compagnia&#8221;<\/p>\n<p><em>S\u00ec, ti prego s\u00ec! Signore fa&#8217; che lo convinca<\/em><\/p>\n<p>&#8220;Perdonaci Gelsomina, ma Maria quando non ci sono vuole solo riposare. Te lo dico io, perch\u00e9 lei avrebbe paura di offenderti&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Vuol dire che verr\u00f2 ogni sera, quando ci sei anche tu , dopo cena, a rigovernare e a prepararvi una tisana per la notte.&#8221;<\/p>\n<p>Ferm\u00f2\u00a0 con foga sul nascere le sue proteste. &#8220;Non tentate di dissuadermi. Ho deciso. Maria per me \u00e8 una figlia ed io so essere discreta. Voglio fare qualcosa per il mio futuro nipotino&#8221; Poi sorridendo: &#8220;Posso preparare un caff\u00e8 per tutti? La tisana la porto io domani &#8221;<\/p>\n<p>La sua voce suadente la raggiunse come una folata di zefiro profumato &#8220;Certamente andiamo in cucina&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;No, voi andate in salotto, vi mettete comodi ed io lo preparo e ve lo porto, ne approfitto\u00a0 anche per prendere\u00a0 le gocce per il mio malandato cuore.&#8221;<\/p>\n<p>Facemmo come ci aveva detto. Dal salotto la vedemmo armeggiare con la caffettiera e prepararsi un cucchiaino con le gocce. Per tutto il tempo lui mi tenne abbracciata con fermezza. Gelsomina torn\u00f2 e mise a turno nelle nostre mani, una tazzina di caff\u00e8 fumante. Mi sentii finalmente rincuorata.<\/p>\n<p>Quando se ne and\u00f2 un brivido mi attravers\u00f2 il corpo, il suo volto era di pietra. Non riuscivo a immaginare cosa stesse pensando, non osavo muovermi. Il suo pugno mi arriv\u00f2 improvviso allo stomaco, provocandomi un getto di vomito. La sua voce suadente arriv\u00f2 attraverso il ronzio delle mie orecchie che annunciava una perdita di coscienza.<\/p>\n<p>&#8220;Amore, gi\u00e0 cominciano le nausee per la gravidanza! Devi stare attenta, potrebbe venirti un&#8217;emorragia interna e &#8230; addio Maria e il suo bambino. Non voglio rimanere vedovo cos\u00ec presto! Gelsomina poi chi andrebbe a trovare tutti i giorni.&#8221;<\/p>\n<p>Al mattino mi ritrovai per terra con la faccia sporca di vomito. Lui gi\u00e0 non c&#8217;era pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ripulii tutto in fretta e misi ogni cosa a posto.<\/p>\n<p>Al suo rientro mi salut\u00f2 con dolcezza, non una parola su quanto accaduto la sera precedente, cenammo con tranquillit\u00e0 e se qualcuno ci avesse osservato avrebbe pensato che in quella casa regnava una perfetta armonia.<\/p>\n<p>Il campanello squill\u00f2 e Gelsomina arriv\u00f2 con le sue tisane &#8220;Ne ho portate diverse, cos\u00ec potete dirmi quali preferite&#8221; Mi guard\u00f2 con un sorriso complice &#8220;Non temere, nessuna \u00e8 controindicata al tuo <em>stato&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Mi chiedevo come facesse a non capire, la vecchiaia le stava facendo perdere la sua acutezza, o il desiderio di diventare nonna, in lei che non aveva potuto essere mamma, le offuscava completamente l&#8217;intelletto.<\/p>\n<p>Scelse una tisana profumata e molto aromatica, che doveva avere effetto rilassante e mentre era in infusione pens\u00f2 anche alla sua salute preparandosi le solite gocce.<\/p>\n<p><em>Per il cervello le devi prendere le gocce,altro che per il cuore, <\/em>pensai\u00a0 stizzita.<\/p>\n<p>Appena se ne and\u00f2 scappai in bagno con la speranza di sfuggire alla punizione, ma fu un grosso sbaglio, lui mi raggiunse in fretta e afferratami \u00a0la testa me la infil\u00f2 nel cesso tirando poi lo sciacquone. Pensai che la mia ora era arrivata e che sarei morta affogata. Dopo interminabili minuti lasci\u00f2 la presa ed io temendo ulteriori brutalit\u00e0 non osai tirala fuori e rimasi cos\u00ec, la testa infilata nel water, fino a che la paura diminu\u00ec e mi resi conto che lui era uscito dal bagno. Non osavo asciugarmi i capelli, il phon poteva trasformarsi in un&#8217;arma mortale,\u00a0 avvolsi un asciugamani intorno ai capelli grondanti e mi diressi al letto. Mi accolse con un sorriso dolce e mi abbracci\u00f2 con tenerezza.<\/p>\n<p>Aspettavo la venuta di Gelsomina come un incubo e non pi\u00f9 come una speranza. Ormai ogni sera si consumava il rito: tisana, gocce, brutalit\u00e0.<\/p>\n<p>Le sevizie diventavano sempre pi\u00f9 selvagge e fantasiose, tanto che il suo volto aveva cambiato colore e stava diventando livido, \u00a0a volte dopo un maltrattamento inflitto con pi\u00f9 furia era costretto a stendersi e a riprendersi dall&#8217;affanno che lo scombussolava.<\/p>\n<p>Non so per quanti giorni questa tortura \u00e8 andata avanti so solo che ieri sera, dopo avermi sferrato un violento calcio tra le gambe, non sono maschio ma\u00a0 ho provato comunque un dolore lancinante, si \u00e8 accasciato al suolo e si \u00e8\u00a0 portato le mani al petto.<\/p>\n<p>&#8220;Presto chiama un&#8217;ambulanza &#8230; il cuore!&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;E con cosa la chiamo, non ho telefono!?&#8221; ho detto calma guardandolo rantolare.<\/p>\n<p>&#8220;Nel&#8230;. mio &#8230;cappotto&#8230;&#8221; Le parole gli uscivano a spruzzi sibilanti. Come i fiotti di bile che sputavo dopo i pugni al fegato.<\/p>\n<p>&#8220;E se pure la chiamo, con che cosa apro poi la porta?&#8221;\u00a0 Sentivo la mia voce arrivare da lontano, come da una vecchia radio.<\/p>\n<p>Un lato del suo volto stava diventando sempre pi\u00f9 scuro e le sue mani si allungavano imploranti verso di me. &#8220;Nel &#8230; cassetto del co &#8230; modin&#8230;o&#8221;<\/p>\n<p>Mi sono avviata lentamente verso la camera da letto, ho aperto il comodino e preso le chiavi. Il contatto con quell&#8217;acciaio freddo mi ha dato un senso di liberazione. Sono ritornata da lui. Ormai il suo volto aveva assunto un colore viola scuro e la sua bocca si apriva e si chiudeva come quella del mio povero pesciolino rosso quando era saltato fuori dalla sua vaschetta. Negli occhi un bizzarro sbigottimento. Ho sorriso e aperto il suo cellulare .\u00a0 Ho composto il 118.<\/p>\n<p>All&#8217;operatore\u00a0 ho detto con voce rotta &#8220;Mio marito. Presto. Temo un attacco cardiaco.&#8221;<\/p>\n<p>&#8220;Dove si trova, ci fornisca l&#8217;indirizzo esatto&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;ho comunicato e subito aggiunto &#8220;Presto, perch\u00e9 temo che sia gi\u00e0 troppo tardi. Non respira pi\u00f9&#8221;<\/p>\n<p>I suoi occhi erano rimasti fissi nel suo stupore. La bocca aperta nel tentativo di fare entrare un&#8217;aria che gli si opponeva e le braccia tese verso di me, in un ultimo tentativo di abbraccio o di aggressione.<\/p>\n<p>Ho fatto il numero di Gelsomina e l&#8217;ho pregata di venire.<\/p>\n<p>E&#8217; arrivata insieme all&#8217;ambulanza. Lo hanno portato via e noi dietro in taxi. Il medico lo ha visitato con cura, ma non ha potuto\u00a0 che comunicarmi, con tutto il rammarico di circostanza,\u00a0 l&#8217;avvenuto decesso per &#8220;Infarto fulminante&#8221;. Mi ha spiegato che purtroppo \u00e8 abbastanza frequente anche in organismi giovani. Dopo aver riempito i documenti necessari e fattomi le <em>sincere condoglianze<\/em> di rito mi ha affidato al personale addetto per l&#8217;espletamento di tutte le pratiche burocratiche.<\/p>\n<p>A casa, finalmente sola con la mia Gelsomina, mi sono abbandonata ad un liberatorio pianto.<\/p>\n<p>&#8221; \u00c8 finita ormai, non devi pi\u00f9 aver paura di niente&#8221;<\/p>\n<p>L&#8217;ho guardata interdetta. Lei ha aggiunto con la solita bonaria determinazione &#8220;Ora vai a farti una doccia calda e poi ti metti a letto&#8221; Ho obbedito tranquilla.<\/p>\n<p>Quando sono uscita dal bagno dalla camera da letto era sparita ogni cosa potesse ricordarmelo, anche le lenzuola e le coperte erano state cambiate.<\/p>\n<p>Gelsomina mi ha\u00a0 aiutato a sistemarmi e mi ha rimboccato le coperte come soleva fare quando ero bambina.<\/p>\n<p>Ho respirato con volutt\u00e0 il profumo di bucato pulito. Prima di lasciarmi andare ad un sonno finalmente sereno, non so bene per quale motivo\u00a0 ho detto:<\/p>\n<p>&#8220;Hai visto? Era lui ad aver bisogno delle gocce!&#8221;<\/p>\n<p>Uno sguardo\u00a0 ambiguo e un sorriso inquietante sono apparsi sul suo volto &#8221; E le ha avute. Ogni sera. Insieme alla tisana&#8221;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1103\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1103\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa notte ho ricominciato a sognare. Lui \u00e8 morto finalmente. Dicono che la vittima si affezioni al carnefice come ad una persona cara, che non riesca pi\u00f9 a farne a meno. Perch\u00e9 allora io sono soddisfatta? Perch\u00e9 invece di sentire quel mattone opprimente che toglie il respiro e ti getta nella disperazione, sento un senso [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1103\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1103\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":344,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1103","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1103"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/344"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1103"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1103\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1103"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1103"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1103"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}