{"id":11004,"date":"2012-06-03T18:20:12","date_gmt":"2012-06-03T17:20:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11004"},"modified":"2012-06-03T18:20:12","modified_gmt":"2012-06-03T17:20:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-del-frullatore-e-dellimbuto-giallo-di-katia-mascagni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=11004","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;&#8230; Del frullatore e dell&#8217;imbuto giallo&#8221; di Katia Mascagni"},"content":{"rendered":"<p>Era l\u00ec davanti a me. Era passato un mese. Avevo contato i minuti, i secondi, i miei respiri. Se ripenso all\u2019emozione di quel pomeriggio, al trucco, al vestito, sento una grande vergogna che cresce dentro di me.<\/p>\n<p>\u201cRidicola. Ridicola piccola creatura. Ma che cos\u2019hai nel cervello?\u201d. L\u00ec davanti a me mentre vestivo il mio corpo secco e spento, c\u2019era il frullatore che sogghignava e parlava tra i denti.<\/p>\n<p>Bastardo di un frullatore. Mi derideva, ma io invece di dar credito a quello che stava dicendo continuavo a prepararmi.<\/p>\n<p>L\u2019imbuto giallo sembrava quasi che si vergognasse per me, sembrava che pensasse: \u201cPovera ragazza! Mi fa pena. Come fa a riporre tante speranze in questo stupido inutile incontro. Vorrei salvarla da lui e da se stessa.\u201d<\/p>\n<p>Quel\u00a0 frullatore non mi lasciava in pace un momento, gracchiante ed implacabile; era sempre l\u00ec, immobile ed austero, geometricamente perfetto. Enormi bottoni sul davanti, per regolare la velocit\u00e0, un coperchio in acciaio inox, splendente. La sua pancia era trasparente, dentro lame taglienti come bisturi, luccicavano minacciose. Ricordo la prima volta che lo vidi. Era enorme, era l\u00ec, davanti ai miei occhi, mi guardava, mi chiamava&#8230; \u201cDevi entrare, non puoi fuggire, \u00e8 un passaggio obbligato, se ti vuoi salvare devi entrare chiudere il coperchio e farti frantumare bene bene\u201d.<\/p>\n<p>Ma io aggrappata al letto lo guardavo terrorizzata e gridavo \u201cNo non ci entro neppure morta &#8230; rimango qui nel mio letto, a piangere a deprimermi, vivo cos\u00ec &#8230; 30 gocce di ansiolitico per dormire, un pacchetto e mezzo di sigarette al giorno, schifosamente denutrita, ma dentro a quel frullatore non ci entro perd\u00eco! E poi ci sono gi\u00e0 dentro a un frullatore \u2026 mi gira la testa, ho voglia di vomitare \u2026\u201d.<\/p>\n<p>E poi l\u2019imbuto giallo \u2026 Gi\u00e0, una mattina mi svegliai \u2026 mi guardai intorno come smarrita \u2026 il frullatore, le solite cose \u2026 e un imbuto, mi stropicciai gli occhi per vedere meglio, era proprio un imbuto, rovesciato sul com\u00f2 \u2026 giallo, immobile \u2026 che cazzo ci faceva l\u00ec quell\u2019imbuto?<\/p>\n<p>Era l\u00ec per un motivo questo era chiaro. Mi stropicciai di nuovo gli occhi \u2026 magari se ne andava \u2026 niente, imbuto giallo e frullatore rimanevano l\u00ec davanti a me!<\/p>\n<p>Quella sera erano l\u00ec, avevo quasi imparato a conviverci, ormai era passato un mese da quando erano entrati nella mia vita \u2026<\/p>\n<p>Capelli puliti, maglione nuovo, collana, trucco \u2026 come ad un primo appuntamento. Scesi le scale per andare incontro al mio destino ed il mio cuore batteva forte. Colma di speranza, spaventata e terrorizzata.<\/p>\n<p>Lui era l\u00ec, davanti a me. Erano i resti di un rapimento alieno. Era l\u00ec davanti a me, mi guardava. Si sicuramente, come avevo fatto a non pensarci prima?<\/p>\n<p>Erano i resti di un rapimento alieno!<\/p>\n<p>Quella mattina di circa un mese prima, un\u2019astronave doveva essere atterrata nel nostro giardino mentre io facevo colazione. Gli alieni erano scesi furtivamente, in silenzio, tanto che io non mi ero assolutamente accorta di niente. Probabilmente lo avevano trovato in giardino e dovevano averlo catturato. Pensavo che se ci fossi stata io, l\u00ec fuori, avrebbero preso me. Certamente era andata cos\u00ec. Come nelle migliori trame fantascientifiche gli alieni, dopo averlo imbavagliato e condotto con la forza ad entrare nella loro astronave, avevano creato un doppione, un clone insomma, a sua immagine e somiglianza, poi, dopo averlo istruito a dovere me lo avevano rispedito e loro si erano tenuti l\u2019originale, quello vero, quello buono. Le caratteristiche fisiche erano \u00a0identiche, ma per il resto non c\u2019eravamo proprio \u2026 si certo, saranno anche intelligenti questi alieni, ma come potevano pensare che non me ne accorgessi? L\u2019originale, quello vero, quello buono, probabilmente in quel momento lo stavano ispezionando, vivisezionando, analizzando al microscopio su un tavolo freddo, come una rana in un laboratorio di biologia. Stavano tentando di comprendere il genere umano \u2026 potevano essere certamente pi\u00f9 selettivi nella scelta e nell\u2019individuazione della loro cavia. Il clone che mi si parava davanti e che io avevo smascherato, era sprezzante, baldanzoso, freddo, ironico, sarcastico, rideva anche se non c\u2019era niente di cui ridere, era frettoloso, agitato, teso \u2026 i suoi occhi inespressivi, le sue parole vuote. Il sembiante non riusciva neppure a guardarmi negli occhi, non ascoltava le mie parole, parlava a voce alta, quasi stridula, concitato, ansioso. Mi inondava di immondizia \u2026 rinnegava tutto quanto c\u2019era stato, non salvava niente. Le vacanze, i posti che avevamo visto insieme, la realizzazione della nostra casa, le uscite e le cene con gli amici. Perch\u00e9 quel replicante mi diceva quelle cose terribili?<\/p>\n<p>Ma certo, loro, gli alieni, volevano studiare il comportamento umano. Le emozioni degli uomini\u00a0 di fronte a situazioni disperate \u2026 praticamente eravamo degli attori, il replicante ed io, e nel suo cervello c\u2019era un cip collegato direttamente con il computer dell\u2019astronave e da l\u00ec mi stavano scannerizzando. Sul loro monitor sicuramente c\u2019era una scansione del mio corpo, tutta colorata a zone, e loro tentavano di capire le reazioni alle parole che mi diceva il sembiante, le interrelazioni tra emozioni e reazioni fisiche \u2026 si, certamente era cos\u00ec. Lo dovevo salvare quindi? Dovevo seguire il clone e raggiungere l\u2019astronave, liberare l\u2019originale e riportarlo a casa? Oddio che cosa dovevo fare? Era una situazione veramente disperata. Ma volevo ulteriori prove che quello che pensavo fosse vero. Come potevo fare per avere la certezza matematica che quello che avevo davanti fosse quello che pensavo? Potevo tirargli addosso dell\u2019acqua e vedere come reagiva! No, di sicuro dopo gli ultimi film si erano attrezzati anche per superare quest\u2019inconveniente. Allora incominciai a fargli domande alle quali solo lui poteva rispondere \u2026 ed infatti rispondeva. Dovevano averlo fatto studiare molto, sapeva tutto della nostra vita. E non mi lasciava spazio per replicare (gi\u00e0, infondo il replicante era lui!). Non avevo scampo, non potevo trovare le prove che cercavo. E l\u2019unica cosa che potevo fare quella notte era tornare a casa mia, con la coda tra le gambe, a leccarmi le ferite.<\/p>\n<p>Facile immaginare come passai quella notte. In testa solo le sue parole, negli occhi solo quel volto trasfigurato ed irriconoscibile. Quella sera perfino il frullatore ebbe piet\u00e0 di me. Non profer\u00ec parola quando rientrai, stanca, distrutta come se avessi combattuto una battaglia. Lasci\u00f2 che mi distendessi sul mio letto e aspett\u00f2 che le mie lacrime cominciassero a scendere, puntuali come al solito. Mi guard\u00f2 con disapprovazione ma senza dire una parola.<\/p>\n<p>Pensavo che non potesse farmi pi\u00f9 male di cos\u00ec. Pensavo che finalmente da quel fondo non avrei potuto che risalire. Naturalmente mi sbagliavo \u2026 i suoi piani andavano ben oltre e pochi giorni dopo disse a mia sorella che aveva messo tutte le mie cose nelle scatole e che dovevo andarmele a prendere.<\/p>\n<p>Quando arrivai nel giardino con mia sorella e suo marito mi misi a scrutare la terra sotto ai miei piedi, certa di trovare le tracce dell\u2019atterraggio dell\u2019astronave. Non vidi<br \/>\nniente. \u201cStrano \u2013 pensai \u2013 devono aver rimosso ogni traccia\u201d. Era si passato un mese ma le tracce del passaggio delle astronavi sono persistenti, per questo pensavo di trovare l\u2019erba bruciata, la pietra scalfita \u2026 niente, nessuna traccia. Non avevano lasciato indizi. Entrammo dentro casa. Il cuore si modific\u00f2. Non so dire se divent\u00f2 piccolo piccolo, o enorme per contenere tutto quel dolore. I nostri libri, la nostra cucina, il nostro divano. Era tutto l\u00ec. Ma niente era pi\u00f9 nostro. Per terra c\u2019erano le scatole che aveva gi\u00e0 preparato, cosa che mi fece di molto incazzare. Rabbrividii all\u2019immagine di lui che metteva tutte le mie cose dentro a quelle scatole e le chiudeva col nastro isolante. Mi faceva sentire morta. Si, mi faceva pensare a quando le persone si sbarazzano delle cose appartenute ai cari estinti e mettono tutto dentro a degli scatoloni e chiudono. Ma io non ero morta cazzo, almeno non ancora. Poi non sopportavo neppure l\u2019idea che lui avesse toccato le mie cose \u2026 infondo era un replicante e poteva avere un virus alieno che avrei contratto e ne sarei morta. Quindi in ogni modo la situazione era schiacciante, comunque la vedessi io ero morta o lo sarei stata di l\u00ec a poco, il tempo di cambiarmi le mutande. Presi le mie cose dagli armadi e confusamente cacciai tutto dentro a buste, borse e scatole. Volevo portare via da l\u00ec tutto quanto potessi. Nessuno parlava, silenzio tombale, solo i miei singhiozzi riempivano quel vuoto. Il mio odio verso di lui cresceva, lo odiavo per averci messo in quella situazione. Odiavo il fatto che\u00a0 ancora una volta si fosse sottratto dalle sue responsabilit\u00e0 ed avesse delegato agli altri cose che spettavano a lui. Ero sola, sola con tutte quelle cose sparse per la casa, con le buste per terra, con gli scatoloni e le valige da chiudere. Uno scenario di devastazione totale. Almeno a me sembrava cos\u00ec. Stavo scendendo sempre pi\u00f9 gi\u00f9, l\u00e0 infondo a quell\u2019inferno, e sapevo che da quel fondo, di l\u00ec a poco,\u00a0 non avrei potuto che risalire.<\/p>\n<p>Passarono i giorni \u2026 Era un buon periodo e la convivenza con il frullatore e l\u2019imbuto giallo andava benino \u2026 l\u2019imbuto era sempre molto taciturno e mi salutava a mala pena, Il frullatore era molto strano, ogni tanto se ne usciva con le sue frasi laconiche, ermetiche. Aveva perso quella forza, quell\u2019impeto dei primi giorni. La mia vita stava andando avanti, meglio o peggio, dipendeva dai giorni. Avevo messo qualche pezza a destra e sinistra, ma non avevo ancora ricucito per bene ferite e strappi.<\/p>\n<p>Poi, finalmente un giorno l\u2019imbuto giallo parl\u00f2:<\/p>\n<p>\u201cForse \u00e8 arrivato il momento di approfondire la nostra conoscenza. Infondo mi sono introdotto nella tua casa e a mala pena mi sono presentato. Capisco la tua perplessit\u00e0, prima un frullatore, poi un imbuto \u2026 cos\u2019altro ancora? A differenza del mio esimio collega il mio temperamento \u00e8 molto pi\u00f9 pacato; lui impetuoso, irruento e perentorio, ma se cos\u00ec non fosse stato, forse davvero ti saresti gettata l\u00ec dentro. Se amorevolmente ti avesse invitato a compiere quel gesto tanto sciocco, nella tua immensa fragilit\u00e0 lo avresti seguito ed ora saresti solo una poltiglia informe. Invece la sua strafottenza ti ha come svegliata, non ti sei nemmeno accorta con quanta forza ti sei opposta alla sua- o alla tua potrei dire- volont\u00e0 di distruggere quello che sei \u2026 il frullatore non \u00e8 altro che un riflesso di te stessa e della parte pi\u00f9 critica che \u00e8 dentro di te. Come in uno specchio ti \u00e8 tornata indietro semplicemente una proiezione dei mille mondi emozionali che sono dentro di te \u2026 io non ho parlato prima perch\u00e9 non eri ancora pronta ad ascoltare la mia voce. Potevi solo condurre un duello serrato senza fiato con le tue parti deboli ed autodistruttive, le tue tendenze. Dovevi andare infondo al tuo dolore, dovevi vedere in fondo alla tua anima. Avevo fiducia nel fatto che una volta toccato il fondo, in qualche modo saresti risalita!\u201d.<\/p>\n<p>Iniziai a riflettere da sola nel silenzio della mia stanza. Il frullatore lo aveva sempre saputo infondo che io non mi sarei mai immolata dentro di lui, mi conosceva meglio di quello che pensassi ed io non conoscevo per niente lui. E\u2019 vero, l\u2019imbuto giallo aveva ragione, il frullatore, alla fine, manifestava solo i miei pensieri, pensieri che in qualche modo erano dentro di me. Se non si fossero materializzati in tutte quelle presenze pittoresche che affollavano la mia vita non avrei mai potuto uscire da questo labirintico momento, dal beccuccio claustrofobico di quell\u2019imbuto. Poi invece ci sono passata da quella strettoia, un giorno ho deciso che quella doveva essere la mia strada. Ce ne sarebbe voluto di tempo a far passare tutta quell\u2019acqua da l\u00ec dentro &#8230; ma uscire da quel foro sarebbe stata veramente una liberazione, e quando fosse passata tutta quell\u2019acqua alla fine, allora si, sarei stata libera davvero. Libera di sgorgare, interrompendo per sempre quel circolo vizioso, quel vortice, quel mulinello che mi aveva costretto a percorre e ripercorrere il soliti passi, la solita strada, il solito pensiero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_11004\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"11004\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era l\u00ec davanti a me. 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