{"id":10838,"date":"2012-05-31T22:01:35","date_gmt":"2012-05-31T21:01:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10838"},"modified":"2012-05-31T22:01:35","modified_gmt":"2012-05-31T21:01:35","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-il-ritorno-di-carmela-tuccari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10838","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Il ritorno&#8221; di Carmela Tuccari"},"content":{"rendered":"<p>Il Tunnel, lunghissimo e buio, sembrava non dovesse mai finire. Giada non ricordava d\u2019averlo imboccato, tantomeno da quanto tempo lo stesse percorrendo. Sentiva il suo corpo galleggiare, incellofanato dentro una pellicola sottile e trasparente, mentre percorreva quel budello nero seppia, sforzandosi di individuare, se pur lontanissimo, un puntino di luce. Magari un lumicino fievole come quello intravisto da Hansel e Gretel nel cuore della notte, quando abbandonati nel fitto del bosco, vi si erano persi. Quel lume, \u00e8 vero, si era poi rivelato una trappola, ma l\u2019astuzia del ragazzo e la forza di sopravvivenza dei due fratelli l\u2019avevano avuta vinta sulla malvagit\u00e0 della strega.<\/p>\n<p>Lei non era astuta, tutt\u2019altro, anzi in molti si erano presi gioco della sua ingenuit\u00e0. L\u2019eccessiva fragilit\u00e0 del suo carattere camuffata d\u2019arroganza, forse proprio per la peculiarit\u00e0 del suo segno di nascita, un segno ambivalente che evidenziava una doppia personalit\u00e0, spesso la rendeva insicura. Per\u00f2, guizzante come i Pesci, era sempre riuscita a sfuggire all\u2019insidia delle \u201creti\u201d, a tirarsi fuori da situazioni, magari da lei stessa create, che poi si rivelavano sgradite. La voglia di vivere e di divertirsi non l\u2019avevano mai abbandonata e dopo ogni batosta era riuscita sempre a rialzarsi. Ora, invece, non vedeva alcuna possibilit\u00e0 d\u2019uscita in quel cunicolo senza fenditure o vie di fuga.<\/p>\n<p>Talvolta si era imbattuta in gallerie scarsamente illuminate, ma mai aveva trovato quell\u2019assenza totale di luce e soprattutto quella mancanza di suono. E, pi\u00f9 d\u2019ogni altra cosa, era proprio quel silenzio a tormentarla, abituata com\u2019era al frastuono quotidiano e al fragore della \u201csua\u201d musica che le riempiva i giorni e le notti.<\/p>\n<p>Voleva far ritorno a casa. Cercava di spingere, ma le forze sembravano averla abbandonata. Protesa in avanti, tentava di aggrapparsi ad uno sterzo inesistente, ma le mani non rispondevano ai comandi e le braccia inerti lungo i fianchi erano trattenute da una cinghia. Chi mai poteva aver avuto la brillante idea di passarle la cintura di sicurezza intorno al corpo costringendola ad una totale immobilit\u00e0? Di sicuro \u00a0non poteva essere stata lei stessa a farlo, del resto come avrebbe potuto incatenarsi in tal modo? Nella sua mente non vi era alcuna immagine, ma era come se fosse ancora alla guida della sua auto.<\/p>\n<p>Giada guidava con perizia e mai avrebbe lasciato che qualcun altro prendesse il suo posto. Quella volta, prima di tutto quel buio poteva essere successo qualcosa, doveva esserci stata un\u2019esplosione. o qualcosa di simile<em>. <\/em><em><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0La notte scivolava via lentamente, lasciando malvolentieri il posto ad un\u2019alba asfittica. Dagli argini del fiume la bruma saliva fino ai margini del rettilineo che la ragazza stava percorrendo. All\u2019improvviso un occhio tondo che si dilatava sempre pi\u00f9 le era venuto incontro a velocit\u00e0, attirandola in un cerchio di luce bianco-giallastra che si apriva a raggiera. Era riuscita a captare l\u2019urlo degli altri passeggeri, poi la vettura girando a spirale si era fiondata a picco dentro i fasci di luce bianco-giallastra come un\u2019ape tra i pistilli di un fiore. Tutt\u2019 intorno sfrigolavano schegge di vetro e stridevano lamiere accartocciate. La caricatura di un volto dalle pupille dilatate per lo sconcerto e dalla \u00a0bocca troppo larga bloccata in una smorfia, stava sopra di lei, mentre dalla nuvoletta densa del suo fiato uscivano strane parole che si propagavano nel vuoto: \u201cGiuro, mai bevuto in vita mia, lo giuro, mai\u201d. \u00a0Se per questo \u201cnon si era mai neppure fatta\u201d. Poi anche quell\u2019immagine era scomparsa. E il silenzio si era impadronito di tutto suo essere. Era stato l\u2019ultimo fotogramma che la sua mente era riuscita a registrare, prima di venire catapultata in quell\u2019incubo senza fine, ma se l\u2019era lasciato alle spalle! Esso giaceva ormai nella remota pianura della sua coscienza, da dove difficilmente sarebbe venuto fuori.<\/em><\/p>\n<p>Avvert\u00ec un leggero formicolio alla pianta del piede sinistro, mentre l\u2019altro era come incollato a una tavoletta, forse l\u2019acceleratore. Tent\u00f2 di premerlo. Sentiva le gambe fluttuare su e gi\u00f9 come dei \u00a0palloncini pieni di elio. Avvertiva una sensazione sgradevolissima nel non riuscire a fermarle \u2026 ma niente da fare, quei due sacchi oblunghi e rigonfi continuavano a galleggiare dentro quella specie di capsula che sembrava contenerla, legati al suo corpo immobile come due protuberanze estranee. Quelle non erano le sue bellissime gambe da stangona. Ma dov\u2019erano andate a finire quelle lunghe e tornite che al suono di una musica martellante e metallica riuscivano a farla scatenare per l\u2019intera notte, mentre lame di luce dai colori vivacissimi s\u2019intersecavano e si sovrapponevano nell\u2019aria satura di fumi e di respiri e i suoi pensieri si frantumavano in schegge di nulla? Allora era la sua voglia di \u201csballo\u201d a non volerle fermare. \u00a0Abbandonandosi al ritmo sfrenato dimenticava quanto troppo spesso contribuiva ad urtare la sua acuta sensibilit\u00e0. In quei luoghi anonimi, tra volti sconosciuti e meno, la solitudine sperimentata nella quotidianit\u00e0 si trasformava in una futile parvenza di contatti sociali spesso fasulli. Solo cos\u00ec riusciva a far tacere i tanti interrogativi che la vita le poneva.<\/p>\n<p>Ora quei suoni e quelle luci erano lontani. E lontanissimo, proprio in fondo al tubo rettilineo, era comparso un puntino luminoso, un minuscolo cerchio lucido. Intanto qualcosa interveniva a dissipare il disagio di quel silenzio opprimente. Da un\u2019interminabile distanza le giungeva una musica flebile, dolcissima, tanto diversa da quella che era solita ascoltare.<\/p>\n<p>Un ritmo che la riportava all\u2019infanzia e forse anche alla permanenza nel grembo materno, mentre il suo corpo continuava a fluttuare avvolto in una atmosfera eterea, quasi vi avesse ancora una volta fatto ritorno. Avvertiva una strana sensazione di benessere.<\/p>\n<p>Un tremito leggero l\u2019attraversava tutta e la sollevava verso l\u2019alto facendola poi planare lentamente su cumulo di nubi o di bambagia.<\/p>\n<p>Poi il tocco lieve di un petalo o di una farfalla le aveva sfiorato il dorso della mano e un umore liquido, forse una goccia di rugiada, era scivolato fra le sue dita rigide.<\/p>\n<p>Dalla reminiscenza di un linguaggio conosciuto si composero nell\u2019emisfero sinistro del cervello alcune parole: \u201cProfessore venga, presto, qualcosa si muove sul monitor!\u201d \u00a0Un timbro di voce non estraneo e \u00a0un suono di sillabe di cui solo pi\u00f9 tardi avrebbe conosciuto il significato.<\/p>\n<p>Come ancora pi\u00f9 tardi avrebbe saputo che erano stati la dedizione, l\u2019affetto e le preghiere di sua madre, rimasta sempre a vegliare accanto ad un macchinario sofisticato quell\u2019 anomalo sonno, che, affiancati alla tenace abilit\u00e0 dei medici, erano riusciti a tirarla fuori dal tunnel lunghissimo e buio dove l\u2019 ebbrezza della velocit\u00e0 e la sventatezza della giovent\u00f9 l\u2019avevano condotta.<\/p>\n<p>Ora, per Giada iniziava il ritorno alla Vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10838\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10838\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Tunnel, lunghissimo e buio, sembrava non dovesse mai finire. 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