{"id":10698,"date":"2012-05-30T22:45:31","date_gmt":"2012-05-30T21:45:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10698"},"modified":"2012-05-30T22:45:31","modified_gmt":"2012-05-30T21:45:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-casa-onirica-di-roberta-dalesio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10698","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La casa onirica&#8221; di Roberta D&#8217;Alesio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">L\u2019inverno, quell\u2019anno, tardava ad arrivare. In casa, l\u2019 aria era umida e calda, pesante da respirare. Le pareti giallo ocra irradiavano una luce rossastra. Ovunque si inalava un\u2019atmosfera di placenta, come se la realt\u00e0 circostante fosse prigioniera del grembo di una madre. Il tempo \u00a0scorreva pigro ,immobile,in quella cassaforte di certezze ,in quella casa avvolta da un silenzio quasi tombale, raramente inter-rotto da strani rumori effimeri e intermittenti. Eppure, poco lontano da l\u00ec, per le strade del mondo , la vita continuava a scorrere, rivelandosi nei\u00a0 volti dei passanti, nei suoni , negli odori, nel vuoto delle parole, nei discorsi della gente come in catene di epifanie. D\u2019improvviso un dolore gelido, lancinante le trapass\u00f2 lo stomaco come la punta affilata di una lama. Una mano le stringeva,ora, il cuore in una\u00a0 morsa tenace, togliendole il respiro.\u00a0 Poi il vuoto, l\u2019apatia.\u00a0 Soffriva ,da un po\u2019 di tempo,\u00a0 di una strana forma di inerzia, un\u2019inettitudine cronica dovuta a una mancanza totale di certezze. Niente illusioni da inseguire o\u00a0 pensieri consolatori a cui aggrapparsi. Si sentiva schiava di un universo circolare e chiuso, senza metafisica. Uno spietato determinismo si imponeva sulla sua visione delle cose, pervasa da un dilagante senso di impotenza nei confronti di un mondo in preda al caos e governato dal caso, che si scontrava acerbamente con la sua ansia bramosa di controllo.\u00a0 Immaginava gli uomini come tante monadi: mondi paralleli che interagiscono tra loro, restando , ciononostante, drammaticamente isolati\u00a0 in se stessi, assediati nella loro diversit\u00e0, schiavi della limitata soggettivit\u00e0 delle loro singolari percezioni.\u00a0 Mondi chiusi in tante piccole caverne che, per poter interagire tra loro, dispongono solo della provvisoriet\u00e0\u00a0 di un evanescente\u00a0 linguaggio , di una parola pronta a svanire nell\u2019attimo stesso in cui viene pronunciata. Ognuno schiacciato nelle proprie boriose convinzioni e fatue visioni, ognuno portato ad assolutizzare il proprio punto di vista , e a\u00a0 trasformarlo in precetto di vita, in verit\u00e0 assoluta da gridare a pieni polmoni, tra la gente, come al mercato. Ogni cosa assumeva nella sua mente contorni indefiniti: che cos\u2019\u00e8 la verit\u00e0? , pensava, mentre con la mano destra continuava a\u00a0 tormentarsi\u00a0 i capelli. Poco tempo prima un turbinio di eventi, un temporale, un uragano, qualcosa di devastante ed ancestrale le aveva , piano piano, risucchiato ogni energia. Nelle ossa e nel sangue superstite era ancora qualche tenera goccia di vita che custodiva gelosamente e che avrebbe difeso con le unghie e con i denti, adesso che\u00a0 brancolava sui cocci delle sue rovine. Non\u00a0 ricordava\u00a0 in quale preciso momento fosse avvenuta\u00a0 la sua \u201cdemolizione\u201d e non voleva pensarci. Eppure, adesso, in quella\u00a0 casa,in quel tenero\u00a0 nido, non c\u2019era altro che un eloquente silenzio a tenerle ancora compagnia. In quel\u00a0 grembo neonatale, non correva alcun pericolo e\u00a0 il suo fragile cuore di cristallo, gi\u00e0 troppo scalfito, poteva, finalmente, riposare in pace. Fuori esplodeva una vita selvaggia e spietata,corone di luci e cori\u00a0 di voci,\u00a0 catene di anime in cerca di salvezza popolavano le strade del mondo ,attorniate da un magma di avvenimenti\u00a0 casuali quanto un tiro di dado.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Alla fine, il sonno giunse ad annebbiarle la vista, vincendo la secolare battaglia coi pensieri,\u00a0 uno strano torpore l\u2019attravers\u00f2\u00a0 tutta e si addorment\u00f2. \u00a0Qualcuno ama definire\u00a0 i sogni\u00a0 \u201di desideri del cuore\u201d , qualcun altro, invece, \u00e8 fermamente convito che i sogni siano lo specchio delle nostre paure pi\u00f9 recondite. Chiss\u00e0 che, poi, desideri e paure non siano, in fondo, due gemelli\u00a0 in perenne lotta , acerrimi rivali ma eternamente legati da un insopprimibile legame di sangue.\u00a0 Si dice anche che quello che proviamo a sfuggire in vita , si ripresenti\u00a0 in forma di sogno, come a volerti ammonire che c\u2019\u00e8 un conto ancora da saldare. E\u2019 proprio ci\u00f2 che accadde quella notte.\u00a0 Quella donna, una donna come tante altre, sogn\u00f2 di percorrere una strada ombrosa e deserta, tutta avvolta da una nebbia densa e grumosa, simile a batuffoli di zucchero filato. Pioveva forte, intorno a lei, gli alberi si contorcevano in forme indecifrabili, somiglianti a\u00a0 volti di anime in pena, cui fosse stata strappata via la voce. La strada era lunga e dissestata, un impasto molle di terriccio e fango. Un assordante rumore di frane, di pietre rotolanti echeggiava cupamente, come se, non molto lontano da l\u00ec, una nuova Apocalisse minacciasse la Terra ,come se quella fosse l\u2019ultima notte del mondo. Una paura cieca le immobilizzava gli arti, stanchi e infreddoliti, mentre avanzava, freneticamente, tra quelle rovine di rami e sassi. Poi, d\u2019improvviso,\u00a0 le sovvenne\u00a0 il rassicurante torpore del suo nido domestico e, come spesso accade nelle fiabe, magicamente, vide materializzarsi davanti\u00a0 a s\u00e9, in lontananza, proprio la sua dolcissima dimora. Dicono che, quando ci si perde in un deserto, il nostro cervello\u00a0 sia in grado di ricreare\u00a0 ci\u00f2 di cui il nostro corpo ha pi\u00f9 bisogno in forma di visione, generando quello che si \u00e8 soliti definire \u201cmiraggio\u201d. Ebbene, quella notte,un miraggio arriv\u00f2 anche per lei che si ci aggrapp\u00f2 come alla pi\u00f9 consolante delle visioni. Respir\u00f2 sollevata e si apprest\u00f2 ad entrare, finalmente, nella sua casa accogliente. Richiuse la porta di botto alle sue spalle, convinta di essere ormai al sicuro, ma, quando si guard\u00f2 intorno,\u00a0 lo sgomento la rap\u00ec nuovamente. Si rese conto che nulla era pi\u00f9 come lo aveva lasciato. Sulle pareti gialle spiccavano adesso pennellate di vernice e acrilico; colori vivi e densi, caleidoscopici e male assortiti sporcavano tutto. Gli oggetti erano disseminati ovunque: sul pavimento, sulle mensole, nei cassetti, lungo le scale, tutto era sottosopra come in un disordine cosmico. C\u2019erano disegni, ritratti, scritti di vario tipo, lettere, utensili e libri dalle pagine tutte bianche ,senza la minima traccia di inchiostro. Era come se qualcosa o qualcuno avesse risucchiato dal mondo\u00a0 la conoscenza. Era come\u00a0 un ritorno alle origini, alla preistoria, all\u2019assenza di linguaggio, al grado zero dell\u2019espressione. Che fine aveva fatto tutto quel sapere? Era mai esistito? Scoppi\u00f2 in un pianto isterico.\u00a0 L\u2019ansia le ostacolava il respiro, il cuore le batteva\u00a0 all\u2019impazzata. L\u2019atmosfera adesso era fredda, glaciale, si respirava a stento in quel \u00a0mosaico di stalattiti di ghiaccio.\u00a0 Tutto era\u00a0 congelato, dominato da un senso di sospensione, come se tutto ci\u00f2 che era l\u00ec esistesse solo in potenza, come se non ci fosse pi\u00f9 nulla di completo, di concluso.\u00a0 L\u2019indefinito\u00a0 le attraversava\u00a0 l\u2019anima e il corpo come una spada affiliata. Poteva quasi\u00a0 toccarlo. Si sentiva immobile come tutti quegli oggetti di ghiaccio, paralizzata a mo\u2019 di statua di cera. Ad un tratto, nemmeno le lacrime riuscirono pi\u00f9 a farsi strada sul suo viso, il tempo si era\u00a0 fermato o, forse, non era mai esistito. La luce calda e rassicurante era adesso un algido neon azzurrino, quella che un tempo era stata la sua casa aveva,ora, assunto le sembianze di una caverna primitiva, scavata nella roccia di qualche altura innevata. Cosa era rimasto di suo in tutto quel disordine? Gli specchi sulle pareti deformavano la sua immagine, lentamente il suo corpo perdeva consistenza, era sempre pi\u00f9 simile ad un\u2019ombra che non ad un essere umano, un\u2019immagine vaga, proiettata da una di quelle colorate lanterne cinesi. D\u2019un tratto il mondo, il suo mondo, aveva cessato di\u00a0 esistere.\u00a0 Niente pi\u00f9 regole o precetti, niente pi\u00f9 parole, niente pi\u00f9 persone,niente pi\u00f9 amore, solo caos. Fuori, dalla strada, esplosioni e frane si facevano sempre pi\u00f9 forti, le montagne crollavano, i fiumi straripavano, i palazzi venivano risucchiati , inglobati dal magma terrestre. La morte\u00a0 era , forse, pi\u00f9 dolorosa di quella eterea inconsistenza? Doveva solo scegliere tra il noto e l\u2019ignoto, tra l\u2019usuale e il diverso, tra l\u2019annullamento del s\u00e9 e la morte fisica. E infine scelse. Decise di guardare negli occhi quel mondo un\u2019ultima volta prima della fine. Apr\u00ec nuovamente la porta ma stavolta per dirigersi verso l\u2019esterno, per uscire fuori.\u00a0 Avanz\u00f2\u00a0 a passo sicuro verso le tenebre, inspirando nei polmoni tutta l\u2019aria rimasta. Am\u00f2 quella bufera di vento e foglie, bened\u00ec\u00a0 il freddo che le ustionava la pelle e la sua paura e la sua umanit\u00e0 e il suo corpo e i suoi pensieri e i suoi ricordi e i\u00a0 suoi errori e\u00a0 le mille camaleontiche forme che pu\u00f2 assumere la\u00a0 vita. E poi le piante e gli alberi , il sole e\u00a0 gli uomini, il bene e il male e l\u2019uno al di sopra di tutto. Si inginocchi\u00f2 ai piedi del Creato, con lo sguardo rivolto al cielo,\u00a0 quasi come a voler accogliere negli occhi lo spettacolo della morte del mondo e, infine, si svegli\u00f2, di soprassalto. L\u2019inverno quell\u2019 anno era giunto in ritardo , fuori pioveva ma l\u2019aria in casa era asfissiante. La sua casa era quella di sempre. Tutto era l\u00ec dove lo aveva lasciato ma qualcosa dentro di lei si era fatto\u00a0 largo tra le ombre: un innato desiderio di vita. Cos\u00ec si alz\u00f2 dal letto per correre fuori: albeggiava. La pioggia era cessata, il cielo, ora, era chiaro e trasparente, finalmente,pronto ad accogliere una nuova alba, ridondante di colori. Si accoccol\u00f2 sul prato e guard\u00f2 quella sfera incandescente sorgere ancora a illuminare il mondo di una luce sempre uguale eppure ogni giorno diversa,\u00a0 immagin\u00f2 il carro di Apollo sfrecciare per l\u2019orbe terrestre a regalare calore a tutte le creature della Terra, agli uomini come ai sassi, ai pesci come agli uccelli, ai buoni e ai cattivi, agli ultimi e ai primi, senza distinzione. Poi, affamata di vita,\u00a0 si incammin\u00f2 per il prato fiorito e aulente, avanz\u00f2\u00a0 senza meta, con la gioia e la rinascita nel cuore e , poco dopo, lungo la strada, incontr\u00f2 Amore.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10698\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10698\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019inverno, quell\u2019anno, tardava ad arrivare. 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