{"id":1066,"date":"2009-04-16T15:48:54","date_gmt":"2009-04-16T14:48:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1066"},"modified":"2009-04-16T15:52:38","modified_gmt":"2009-04-16T14:52:38","slug":"il-milione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1066","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;Il milione&#8221; di Alberto Cucchia"},"content":{"rendered":"<p><em>A mia moglie Marta,<br \/>\ne compatisco gli altri<br \/>\nperch\u00e9 non ce l&#8217;hanno.<\/em><\/p>\n<p>Quando Markos Volikanus trov\u00f2 quella valigia, quella valigia con un milione dentro, la prima cosa che fece fu lasciare la moglie. E con lei lasci\u00f2 anche casa, vestiti, automobile e tutto quello che, teoricamente, gli apparteneva, ricordi compresi. La seconda fu, senza dubbio, lasciare il lavoro. Il suo capo, affabile e distinto al pubblico, nevrotico e scontroso con i suoi sottoposti, era diventato insopportabile nel corso degli anni. Come in un\u2019evoluzione discendente, pi\u00f9 il tempo trascorreva e meno considerazione Markos acquisiva. Quel lavoro non l\u2019avrebbe mai portato a nulla di buono. Con invidiabile calma si avvicin\u00f2 al capo, gli riconsegn\u00f2 il <\/span><span style=\"black;\"><em>badge <\/em><\/span><span style=\"italic;\">e il maledetto tesserino plastificato che per anni l\u2019aveva reso un numero e gli moll\u00f2 un buffetto in fronte a mo\u2019 di sberleffo. \u201cNon avremo pi\u00f9 il piacere di incrociare le nostre strade\u201d, disse, e il capo attonito rest\u00f2 immobile, come una statua di cera, senza il coraggio di proferire alcun sussurro. La terza fu liberarsi delle vecchie e corrose amicizie. Tutte quelle che, ormai, avevano esaurito l\u2019ingenuo entusiasmo giovanile. Non sarebbe stato difficile, bastava sparire dalla circolazione. Doveva, per\u00f2, gettare via anche il telefonino. \u201cPoco male\u201d, e lo fece, \u201ctanto era solo una seccatura\u201d. Questa fu la quarta cosa. Parenti stretti a cui dover rendere conto non ne aveva pi\u00f9, per fortuna, perci\u00f2 solo restava un\u2019ultima cosa da fare. La quinta: andarsene. Ma prima voleva togliersi qualche soddisfazione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"justify;\"><span style=\"italic;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\">La prima soddisfazione che si tolse fu pagare qualcuno perch\u00e9 facesse qualcosa per lui. Markus Volikanus aveva sempre dovuto fare tutto da solo. Invidiava tutti quelli che con il denaro avevano guadagnato anche una posizione sociale e avevano una schiera di adulatori, bramosi d\u2019ascesa o favoritismi, disposti a esaudire ogni loro richiesta. Portaborse e tirapiedi che si facevano in quattro per accontentarlo, non ne aveva mai avuti, cos\u00ec assold\u00f2 un tale perch\u00e9 gli andasse a ritirare la giacca in lavanderia. La seconda fu pagare qualcuno perch\u00e9 facesse qualsiasi cosa lui ordinasse. Un ragazzetto, occhio vispo e spensierato, accett\u00f2 la provocazione: Markus ordin\u00f2 che ballasse, il ragazzetto ball\u00f2; ordin\u00f2 che saltasse, il ragazzetto salt\u00f2; ordin\u00f2 che s\u2019inginocchiasse, il ragazzetto s\u2019inginocchi\u00f2. L\u2019impercettibile senso dell\u2019esistenza e l\u2019ineffabile sostanza dell\u2019essere di Markus Volikanus erano ora spiritualmente pi\u00f9 elevati. La terza soddisfazione fu comprare qualcosa che veramente desiderava. Una vita per gli altri era stata la sua, una vita di sacrifici ed ora era giunto il momento di comprarsi qualcosa che fosse solo per s\u00e9. Qualcosa che gli piacesse veramente, non pi\u00f9 libri mai letti o profumi mai usati, gli stessi e gli stessi di sempre, quelli che per una vita aveva ricevuto nei giorni di festa. Odiava i cerimoniali domestici e i cinici presenti che ne venivano, perci\u00f2 decise di regalarsi un capriccio. Nulla di sorprendente, vero \u00e8, ma Markus non si era mai comprato niente di cui non avesse bisogno. Non aveva mai avuto niente di superfluo, solo il necessario, ed ora era ci\u00f2 che pi\u00f9 vagheggiava. Quella tromba era perfetta, quanto di pi\u00f9 appariscente avesse mai visto. Una splendida, sfavillante tromba gialla come l\u2019oro. Non suonava Markus, n\u00e9 ascoltava musica per la verit\u00e0, ma quell\u2019arnese sublimava i sensi al solo contemplarla. La quarta fu pagare un passante perch\u00e9 si levasse le scarpe che indossava e gliele consegnasse. La quinta sarebbe stata andare in un\u2019agenzia di viaggi, comprare il biglietto aereo e pronunciare le uniche due parole su cui irrimediabilmente si sostenevano tutte le sue speranze: \u201cSolo andata\u201d. Ma prima voleva levarsi qualche sassolino dalle scarpe.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"italic;\">Il primo sassolino che si lev\u00f2 fu andare in banca. Apr\u00ec la valigia con il milione, o poco meno, e disse: \u201cLe condizioni che ad oggi mi avete offerto non sono adeguate per depositare qui i miei risparmi. Vorrei estinguere il conto, per favore\u201d. Ma prima di farlo, schiaffo morale, vers\u00f2 una grossa somma nel conto della moglie. \u201cChe lo consideri una liquidazione\u201d bisbigli\u00f2. Questo fu il secondo sassolino. Il terzo, andare in quel ristorante di lusso frequentato solo dal fior fiore della societ\u00e0. Aveva giurato che non avrebbe mai messo piede in quel posto, laddove borse firmate e orologi d\u2019oro rappresentavano uno <\/span><span style=\"black;\"><em>status<\/em><\/span><span style=\"italic;\">. Non and\u00f2 solo per mangiare, questo \u00e8 ovvio, ma per sbattere in faccia a quel manipolo di presunti signori la cospicua mancia che avrebbe lasciato al cameriere. Trov\u00f2 l\u2019aragosta deliziosa, detto sia <\/span><span style=\"black;\"><em>en passant<\/em><\/span><span style=\"italic;\">, e la divor\u00f2. Poi, subito dopo il ristorante, and\u00f2 in quell\u2019<\/span><span style=\"black;\"><em>atelier <\/em><\/span><span style=\"italic;\">d\u2019abbigliamento, alta scuola di sartoria, con quei commessi supponenti e tracotanti. Non solo per rifarsi il guardaroba, s\u2019intende, ma per vedere come si genuflettessero di fronte a un\u2019ingente cifra da spendere. Usc\u00ec soddisfatto, quello Zegna gli calzava a pennello. L\u2019inestimabile leggerezza del suo spirito <\/span><span style=\"black;\"><em>dandy<\/em><\/span><span style=\"italic;\"> mai fu pi\u00f9 appagata. E siamo al quarto sassolino. Il quinto fu estinguere il mutuo, pagare l\u2019ultima rata della macchina che gi\u00e0 non gli apparteneva pi\u00f9, le bollette arretrate e tutte quelle multe in protesta che non si era mai spiegato. \u201cNon voglio debiti con la vostra societ\u00e0\u201d disse con fare <\/span><span style=\"black;\"><em>snob<\/em><\/span><span style=\"italic;\"> e irriverente al Comando dei Vigili Urbani. Sald\u00f2 anche il debito con il fornaio, con il tabaccaio e con il macellaio. Con il giornalaio no, gli era simpatico e pens\u00f2 che non voleva umiliarlo, per questo non lo pag\u00f2. Il sesto sassolino che si lev\u00f2 fu andare al Cup e cancellarsi dalle liste d\u2019attesa per eseguire il tanto sospirato esame clinico. Era stanco d\u2019aspettare, era stufo di vedere passare avanti amici e parenti di medici, politici, magistrati e vescovi. \u201cFaccio da solo\u201d, disse all\u2019ignaro impiegato di quello sportello, \u201cho gi\u00e0 prenotato una visita privata, ora posso permettermelo. Non ce l\u2019ho con lei, lei \u00e8 solo un burattino nelle loro mani\u201d e di colpo gir\u00f2 le spalle all\u2019innocente funzionario dello Stato, basito per l\u2019incomprensibile sfogo di quello stravagante sconosciuto. Nel suo cammino di perfezione, pari solo a quello dell\u2019alcide<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>Eracle di Argo, Markos Volikanus decise che solo restava un\u2019ultima fatica, la settima impresa. Ritirare il passaporto in Questura. Si rec\u00f2, quindi, con impareggiabile solerzia al Commando di Polizia. Il passaporto non era ancora pronto. Sarebbe stato chiedere troppo. Doveva aspettare ancora dodici ore. Troppo veloce per Eracle la Cerva di Cerinea, insormontabile per Markos Volikanus la burocrazia dello Stato. Quel nemico era troppo forte persino per lui e per il suo qualcosa meno d\u2019un milione. Un pensiero, per\u00f2, lo confortava: fra dodici ore avrebbe lasciato la citt\u00e0. Il suo animo era quanto mai corroborato dall\u2019ebbra sensazione della fuga. Ma prima di andarsene voleva prendere qualche altra iniziativa.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"italic;\">La prima iniziativa che prese fu ubriacarsi nel <\/span><span style=\"black;\"><em>pub<\/em><\/span><span style=\"italic;\"> irlandese. La seconda, perdere l\u2019inibizione, quella che per anni aveva mitigato e spesso soffocato i suoi pi\u00f9 remoti impulsi e intimi propositi. A <\/span><span style=\"#03FF;\">Markos Volikanus piaceva filosofeggiare e, come tutti i filosofi, aveva le sue teorie. Sosteneva che se i pi\u00f9 recenti <\/span><span style=\"#03FF;\"><em>video-games<\/em><\/span><span style=\"#03FF;\"> avevano come oggetto e scopo del gioco quello di riuscire a delinquere, fare a bastonate, compiere atti vandalici, scippare vecchiette, rapinare negozi, sgominare bande rivali e andare a puttane, una ragione doveva pur esserci. Il nostro inconscio, sostiene il Volikanus, \u00e8 proteso alla follia, anela il caos e l\u2019anarchia, e considera l\u2019arbitrio<span style=\"yes;\">\u00a0 <\/span>legge sovrana che regola l\u2019universo. L\u2019inibizione e l\u2019ipocrisia dettate dall\u2019infallibilit\u00e0 borghese sono gli unici deterrenti per estrinsecare il vagheggiamento umano, simile alla bestia in questo presupposto, e contemplare l\u2019atavica volubilit\u00e0 dell\u2019essere. Quello che gli sfuggiva era se i <\/span><span style=\"#03FF;\"><em>video-games<\/em><\/span><span style=\"#03FF;\"> fossero riflesso dell\u2019animo o civile necessit\u00e0 borghese del diversivo decostruttivo. Cominci\u00f2, per coerenza di pensiero, a importunare le donne, devastare il locale e offendere chiunque gli andasse incontro. Fu prontamente allontanato dal locale, con le garbate maniere di un pastore di recente venuta dalle verdi colline del Connemara. L\u00ec fuori s\u2019imbatt\u00e9 in uno strano tizio, d\u2019origine magrebina a giudicare dai tratti somatici, che gli propose d\u2019acquistare alcune sostanze. La terza iniziativa che prese fu quella di drogarsi. Non l\u2019aveva mai fatto, per queste cose non ci era proprio portato, ma ormai solo poche ore lo separavano dalla partenza e quella era la sua ultima notte nella citt\u00e0 che tanto odiava per avergli rubato l\u2019animo. Drogarsi significava mancarle di rispetto, oltraggiarla, vilipendere le sue leggi e profanare le sue maledette convenzioni. Significava, in altre parole, fargliela pagare. Stupefatto ebbe la brillante idea di andare a puttane con il suo meno d\u2019un milione. Questa fu la quarta iniziativa. Quella sedicente vergine era proprio uno schianto. Una seducente eterea meretrice messicana, la pi\u00f9 bella chiapaneca sulla faccia della terra. Non resist\u00e9 alla tentazione e l\u2019afferr\u00f2 per possederla. Lei fece per calmarlo e lo port\u00f2 via perch\u00e9 si appartassero in una delle camere di quell\u2019elegante bordello. Markos fece quello doveva e voleva fare, il suo sesso emanava l\u2019odore dell\u2019ebrezza e i pori del suo corpo sprigionavano, per la prima volta da che venne al mondo, effluvi di vita e di pienezza. L\u2019ultimo livello della sua ascesi volitiva era raggiunto e si merit\u00f2 la pace dei sensi. La quinta iniziativa, che non aveva previsto per la verit\u00e0, fu quella di svegliarsi. La sesta, cercare la puttana, nella molteplice accezione di questo termine, che gli aveva rubato la valigia. Si affrett\u00f2 a incalzare il proprietario del locale. La chiapaneca lavorava l\u00ec solo da pochi giorni e probabilmente non ci avrebbe pi\u00f9 messo piede visto il suo comportamento. Markos chiese delucidazioni. Il proprietario spieg\u00f2 che, incomprensibilmente, se ne era andata, ma prima di andarsene aveva insultato varie persone.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"#03FF;\">La prima persona che insult\u00f2 fu il proprietario stesso, per essersi per primo approfittato del suo corpo. La seconda, la moglie per essersi approfittata della sua condizione. La terza persona che insult\u00f2 fu una collega, per essersi approfittata della sua ingenuit\u00e0. La quarta, una donna delle pulizie per essersi approfittata della sua fiducia. La quinta, un <\/span><span style=\"#03FF;\"><em>barman<\/em><\/span><span style=\"#03FF;\"> per essersi per secondo approfittato del suo corpo. La sesta, lo <\/span><span style=\"#03FF;\"><em>chef<\/em><\/span><span style=\"#03FF;\"> per essersi per terzo approfittato del suo corpo e via dicendo fino al facchino e a Markos stesso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"justify;\"><span style=\"small;\"><span style=\"Times New Roman;\"><span style=\"#03FF;\">Non pi\u00f9 ebbro come poche ore prima, pens\u00f2 che tutto era stato un sogno. Ci\u00f2 che di certo sembrava realt\u00e0 era che alle sei del mattino non sapeva dove fosse, che non aveva pi\u00f9 il telefonino in tasca, che sua moglie, probabilmente, lo stava cercando e che tra poche ore sarebbe dovuto andare a lavorare. <\/span><span style=\"italic;\">La prima cosa che fece fu convincere se stesso che quella vita gli piaceva.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"150%;\">\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"150%;\"><span style=\"italic;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"150%;\">\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"150%;\">\u00a0<\/p>\n<p class=\"MsoTitle\" style=\"150%;\">\u00a0<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1066\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1066\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A mia moglie Marta, e compatisco gli altri perch\u00e9 non ce l&#8217;hanno. 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