{"id":10600,"date":"2012-05-29T16:20:31","date_gmt":"2012-05-29T15:20:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10600"},"modified":"2012-05-29T16:20:31","modified_gmt":"2012-05-29T15:20:31","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-candela-di-gabriella-ferrari-curi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10600","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La candela&#8221; di Gabriella Ferrari Curi"},"content":{"rendered":"<p>Devo proprio raccontarglielo, questo sogno.<\/p>\n<p>Anche se noi non siamo mai stati molto intimi.<\/p>\n<p>E in fondo neanche amici. Del resto io di amici non ne ho. Sono diventato un uomo scorbutico e diffidente. Cinico. Solo da ragazzino, al paese, avevo un sacco di amici. Sa com\u2019\u00e8, nei piccoli centri. Eravamo una banda di scatenati, a correre instancabili qui e l\u00e0. Ma lasciamo stare, perch\u00e9 quello era un altro mondo, una vita diversa in ogni senso. Non voglio melanconie.<\/p>\n<p>Ho altro da pensare, perch\u00e9 questo sogno non mi d\u00e0 pace, mi perseguita anche adesso, come se ci fossi dentro e devo confidarlo a qualcuno. Subito. Forse per risvegliarmi. Cos\u00ec in questo momento lei vale un altro, caro signore. Non si offenda.<\/p>\n<p>Nel mio sogno c\u2019era una donna, anzi una ragazza. Bella. Bellissima. Algida, non so se capisce quello che intendo. Anche se mi sorrideva dolcemente, con la bocca rossa e morbida, ma come da molto lontano. \u00a0Quello che colpiva di lei erano gli straordinari capelli, lisci, lunghi a met\u00e0 schiena, che la ricoprivano come un manto sfarzoso. Bianco, di un bianco argenteo, molto pi\u00f9 luminoso del raso. Strano, avevo pensato immediatamente, cos\u00ec giovane e con quel colore dei capelli. Non che la rendesse vecchia. Formavano solo un contrasto singolare con il viso.<\/p>\n<p>La ragazza era vestita di un leggero abito bianco, una specie di tunica. Si percepiva sotto un corpo n\u00e9 grasso n\u00e9 magro. Un corpo sottile, flessuoso. Emanava un\u2019inaspettata inquietudine che faceva vibrare la stoffa quasi impalpabile di cui era ricoperta. E, incredibili, erano gli occhi, colore verde alabastro, opaco e torbido. Uno sguardo penetrante che sentivi girare dentro la testa.<\/p>\n<p>Mi piaceva, e molto, la trovavo bella. Per\u00f2 non provavo per lei nessun desiderio. Mi scusi, signore, di questa mia brutale sincerit\u00e0, ma io per abitudine, ogni volta che vedo una donna, anche appena passabile, penso sempre a come sar\u00e0 a letto. Con questa no. Provavo per lei solo una grande<\/p>\n<p>ammirazione. Non rida adesso, un\u2019ammirazione estatica, non so trovare altra parola.<\/p>\n<p>Aveva una piccola candela bianca in mano. Accesa. Le chiesi: \u201d Come ti chiami?\u201d\u00a0 Mormor\u00f2 con un tono dolce e rammaricato insieme: \u201cVita o Evita \u201c. Non ho sentito bene.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quando ha parlato ho provato una grande commozione invadermi il petto. La sua voce era identica a quella di Gianna, la mia prima fidanzatina. Si figuri che eravamo ancora al liceo, due ragazzini innamorati e curiosi del mondo. Volevamo mangiarcelo tutto subito. Bruciare le tappe. Io l\u2019amavo molto, Gianna, mi sembrava che il sentimento che provavo per lei fosse cos\u00ec forte e assoluto da durare tutta la vita.\u00a0 Adesso non voglio nasconderle nulla, signore, anche se mi guarder\u00e0 con disprezzo. Un giorno Gianna venne da me singhiozzando disperata: \u201d Aspetto un bambino. Cosa facciamo? \u201d e io, spaventato, no, terrorizzato, mi sentii rispondere con voce cattiva: \u201c E\u2019 un problema tuo.\u201d\u00a0 Avevo appena diciotto anni, la scuola da finire, poi il Centro di sperimentazione e la carriera. Magari all\u2019estero.\u00a0 E un padre che me le avrebbe suonate ogni giorno con la cinghia, se avesse saputo. Mi avrebbe costretto a fare, in qualche modo, il mio dovere. Il dovere! La parola preferita dalla mia famiglia.\u00a0 Un concetto antiquato e senza via d\u2019uscita, che mi faceva vomitare.\u00a0 In un paese piccolo come il nostro, dove tutti sparlano di tutti. E nessuno che si faccia i cazzi suoi. \u00a0E poi con quali conseguenze? Cos\u00ec me ne partii per Roma, con la scusa di andare a trovare i nonni. Una settimana. A Gianna non dissi niente. Mia madre, quando tornai, mi disse che era venuta a casa a cercarmi parecchie volte, voleva sapere dove ero andato, come raggiungermi. Sembrava agitata, impaurita. Poi, era la fine dell\u2019anno scolastico, in una raggiante domenica di giugno &#8211; con il sole che illuminava la campagna stipata di grano e riluceva sul fiume, che scorreva veloce come un nastro verdastro a dividere i campi &#8211; Gianna nel fiume ci si gett\u00f2. Non la ritrovarono mai pi\u00f9. Solo mio padre ebbe un sospetto e quando ancora tutto il paese era mobilitato a cercarla, una mattina mi chiese, severo, a bruciapelo \u201c Non \u00e8 che hai combinato qualche pasticcio?\u201d \u201c Io? Cosa vai a pensare.\u201d \u00a0Feci l\u2019espressione indignata, ma mi sentivo perduto. Troppo terrorizzato per provare rimorso. Quando passarono i giorni e si cap\u00ec che la corrente chiss\u00e0 dove l\u2019aveva trascinata, arriv\u00f2 la vergogna. E anche il sollievo. Ero salvo. La mia vita era salva. Il mio futuro era salvo.<\/p>\n<p>Chiesi alla sconosciuta: \u201dCome mai quella candela? C\u2019\u00e8 tanta luce qui.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSe spengo la candela, anche il mondo si spegne. Vuoi che provi? \u201c Soffi\u00f2 sulla fiamma. Arriv\u00f2 un buio denso, ottuso,\u00a0 soffocante. Senza suoni e senza pensieri. Non provai paura. E quando mai avevo avuto paura della notte? Ma questa oscurit\u00e0 era strana, sembrava definitiva e ti soffocava come una colata di\u00a0 piombo in gola.<\/p>\n<p>La ragazza riaccese la fiammella e mi guard\u00f2 con l\u2019espressione trionfante, come per dire te lo avevo detto. Mi ricord\u00f2 mia madre, quando faceva la stessa faccia furba.\u00a0 Povera madre mia. Lei non ci creder\u00e0, caro signore, non so neanche se sia viva o morta. Si \u00e8 data tanto da fare per me! Io non andavo d\u2019accordo con mio padre, un prepotente che bastava poco per farlo arrabbiare e alzare la voce. Mamma si metteva sempre tra noi due. Rischiando ogni volta sfuriate memorabili, violente. Mi ha sempre appoggiato, anche quando pap\u00e0 voleva facessi l\u2019avvocato, ma io con una durezza strafottente, sfidandolo, gli buttai in faccia, no, mi fa schifo diventare come te, non voglio una vita noiosa che \u00e8 gi\u00e0 subito come la morte. Me ne sono scappato a Roma a fare l\u2019attore. Mia madre, poverina, mi scriveva di nascosto e mi mandava i soldi, perch\u00e9 all\u2019inizio rischiavo veramente di morire di fame.\u00a0 Incominciai a lavorare un po\u2019. Piccole parti saltuarie che, nella mia sventatezza, mi illudevo sarebbero diventate importanti. Che scemo, vero? Non avevo qualit\u00e0 e non volevo rendermene conto. Poi incontrai Giulia, una troietta viziata, ricca e fatta. Incontrollabile.\u00a0 Una mattina, da giorni troppo ubriachi per capire, ci siamo sposati. Dopo due mesi di esaltata follia mi sono d\u2019improvviso reso conto, che tra tutti, quello era stato il mio errore pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Mio suocero &#8211; lo dovrebbe vedere &#8211;\u00a0 \u00e8 un piccolo palazzinaro, con gli occhi porcini e greve di modi, pi\u00f9 prepotente di mio padre, che magari era educato e onesto. Quando finalmente gli abbiamo dato la lieta notizia, mi ha preso per la giacca e: \u201c A gran fregnone!\u201d mi ha sibilato, con una voce piena odio \u201d tu adesso ti metti a lavorare seriamente, entri in ditta, se vuoi i quattrini, l\u2019attico ai Parioli e mantenere mia figlia. Non penserai di aver attaccato il cappello? Ti\u00a0 fai il culo come me lo sono fatto io, che portavo la carriola a dodici anni. E da mia figlia non divorzi, perch\u00e9 se no ti faccio a pezzi con le mie mani.\u201d\u00a0 Lui ne \u00e8 capace, perch\u00e9 ha certi figuri intorno, che fanno accapponare la pelle.<\/p>\n<p>Mamma vide una sola volta Giulia. Quando venne a Roma di nascosto da pap\u00e0, per conoscere mia moglie. Tre ore dopo la rimisi sul treno. Singhiozzava per la delusione e lo sconforto.<\/p>\n<p>\u201cIn che guaio ti sei cacciato, figlio mio?\u201d<\/p>\n<p>\u201cHa tanti soldi, mamma, non devi pi\u00f9 fare sacrifici per mandarmeli.\u201d<\/p>\n<p>\u201dTe li avrei mandati per tutta la vita, piuttosto che vederti in questo disastro.\u201d<\/p>\n<p>Giulia rimase incinta, ma abort\u00ec. Mi disse che il feto era malformato.\u00a0 Successe, poi, altre volte che buttasse i figli nel cesso. Anche di nascosto.\u00a0 Non sapevo pi\u00f9 se erano figli miei o di un altro. Di cento altri, che ormai passava le notti strafatta, in qualsiasi letto. Io praticamente vivevo prigioniero nel lussuoso attico dei Parioli.<br \/>\nQuando pap\u00e0 mor\u00ec non andai neanche al suo funerale, perch\u00e9 ero troppo nella merda con la ditta di mio suocero, che aveva combinato casini da galera. Io, gran coglione, ero stato costretto a fargli da garante. E quando mamma si ammal\u00f2, le dissi vai in una casa per anziani, pago tutto io, ma non posso perdere un solo minuto dietro a questi problemi. Ho troppi guai per la testa. Povera mamma, non la sento da quasi un anno.<\/p>\n<p>Le finisco di raccontare il mio sogno, caro signore. Anche se non c\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 da dire. La ragazza mi guardava, invitante. Io, che per molto<\/p>\n<p>meno donne cos\u00ec me le sono sempre scopate, non provavo nessun desiderio.\u00a0 Ero sorpreso. Mi si \u00e8 avvicinata, lenta e ieratica.<\/p>\n<p>Devo raccontare pi\u00f9 in fretta ora, perch\u00e9 ho l\u2019impressione che il tempo mi stia sfuggendo dietro alle parole.<\/p>\n<p>Non so se per tenermela lontano o per stringerla a me, le ho afferrato le braccia.\u00a0 Erano morbide, bianche e fredde.\u00a0 Pi\u00f9 si avvicinava, pi\u00f9 sentivo una certa agitazione invadermi. La fiamma ha incominciato a tremare mandando forti bagliori sul suo viso. Mi sono guardato attorno. C\u2019erano alberi e fiori e un paesaggio che assomigliava a quello che si vedeva dal campanile della chiesa del mio paese, con le colline leggere a fare da quinta all\u2019orizzonte e il fiume in mezzo ai campi gialli di grano. Era tutto bellissimo. Cos\u00ec che dopo tanti anni ho provato una grande nostalgia e mi sono chiesto come mai non sono ritornato laggi\u00f9. Magari facevo meno cazzate. Perch\u00e9 ne ho fatte tante! \u00a0Non per cattiveria, perch\u00e9 non sono malvagio, ma per vilt\u00e0 di fronte alla vita, per leggerezza, per mancanza di volont\u00e0.<\/p>\n<p>A questo punto voglio confidarle un segreto, al quale\u00a0 neanche la polizia, con tutte le sue indagini ci \u00e8 mai arrivata. E neanche quel merdoso burino di mio suocero, che gi\u00e0 l\u2019idea, in questa tragedia, mi manda via di testa dal ridere. Ho imbrogliato, umiliato, offeso, corrotto, rubato. E s\u00ec, anche ucciso. Perch\u00e9 poi di Giulia mi sono cos\u00ec stufato, e nauseato della vita con lei, uno prigioniero dell\u2019altra, odiandoci, per i figli mancati, per le giornate senza senso, che l\u2019ho guardata morire, in camera da letto una sera che si era fatta una dose tagliata male. Invece di chiamare il medico, mi sono seduto\u00a0 silenzioso e immobile su una poltrona e sono stato ad aspettare, mentre vomitava sulla moquette e rantolava. Fino alla fine. Le ho messo un lenzuolo addosso per non vedere tutta quella lordura. Nel fetore che c\u2019era, completamente vestito mi sono steso sul letto e mi sono addormentato come un innocente, con lei, poveracrista, per terra che diventava rigida.<\/p>\n<p>Ora, nel mio sogno, guardando il paesaggio della mia infanzia provavo per la prima volta da anni, nostalgia di pulito e di semplicit\u00e0. E ricordi rappacificati, senza pi\u00f9 fantasmi velenosi, che mi cacciano via.<\/p>\n<p>La ragazza mi si avvicinava sempre pi\u00f9.\u00a0 Sentivo un vento che mi scuoteva come se fossi stato in mezzo a una forte bufera. Anche se gli alberi intorno non si muovevano e il grano era luminoso e fermo. Poi la candela, caro signore, incominci\u00f2 a vacillare.<\/p>\n<p>E adesso, mentre le sto parlando, sento un lungo brivido che mi attraversa come una lama la spina dorsale e anche il rammarico per quello che vedo intorno e che ho abbandonato. Compreso me stesso e la vita che non sono stato capace di avere.<\/p>\n<p>Guardi anche lei! La ragazza ora ha l\u2019espressione livida. Mi ha messo, possessiva, una mano sulla spalla, mi lancia uno sguardo lungo, appassionato, allusivo. Con un soffio leggero, che mi penetra dentro, spegne la candela.<\/p>\n<p>Il nero vischioso mi avvolge soffocandomi. Non posso pi\u00f9 parlare, perch\u00e9 capisco che sono senza voce. Poi nulla.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10600\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10600\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Devo proprio raccontarglielo, questo sogno. 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