{"id":10446,"date":"2012-05-30T19:03:06","date_gmt":"2012-05-30T18:03:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10446"},"modified":"2012-05-30T19:03:06","modified_gmt":"2012-05-30T18:03:06","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-parole-di-paolo-aveta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10446","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Parole&#8221; di Paolo Aveta"},"content":{"rendered":"<p>E Pasquale parlava, parlava. Giorno e notte, con il caldo e con il freddo, il vento o la pioggia, gli occhi fissi nel vuoto alla ricerca di qualcosa da guardare. La sua voce metallica era inconfondibile, emetteva con precisione suoni inarticolati, incomprensibili per un normale orecchio umano, accompagnandoli con un gesticolare delle mani, come se stesse arringando una folla. Come un fiume in piena, senza sosta e senza senso le parole gli uscivano rapide e sconclusionate di bocca, ogni tanto era possibile distinguere qualche imprecazione. Erano ormai dieci mesi che si era stabilito in quel vicolo, retrostante una delle vie pi\u00f9 centrali della citt\u00e0. Di statura alta, segaligno, et\u00e0 incomprensibile, il suo aspetto risentiva della sua condizione di vita. Una barba ispida, bianchiccia pi\u00f9 tendente al grigio sporco che di un colore ben definito, faceva da contorno ad un volto affusolato e scarno. Due occhi spiritati, nei quali si poteva leggere tutto e nulla a seconda dei casi, e, che per\u00f2, specie al tramonto, sapevano assumere un\u2019espressione malinconica e triste.<\/p>\n<p>Quando Pasquale parlava tutti ridevano di lui. Era un vero spettacolo per gli altri, vedere quell\u2019essere mentecatto, sporco e miserabile lasciarsi andare a discorsi sconclusionati, a parole che si susseguivano senza posa e senza una logica. I ragazzini del quartiere accorrevano a frotte per deriderlo, quando lo spettacolo cominciava. Lo insultavano, gli lanciavano pietre, ma Pasquale, senza curarsi di loro, si alzava di scatto e voltandosi continuava con calma il suo sermone. A volte si udiva un lamento, prima flebile, poi sempre pi\u00f9 forte e costante; per ore continuava a penetrare nei timpani della gente \u201cnormale\u201d. Era Pasquale che, raggomitolato su se stesso, disteso sul lastrico stradale, urlava al mondo la sua condizione di dolore. Alla polizia lo conoscevano bene,\u00a0 perch\u00e9 spesso qualche rappresentante dei benpensanti, telefonava al competente distretto e chiedeva l\u2019invio di una \u201cgazzella\u201d. Le prime volte la polizia accorreva e, vincendo un normale senso di disgusto, caricava Pasquale, riluttante, sull\u2019auto e, non sapendo dove portarlo, letteralmente lo scaricava al pi\u00f9 vicino centro per poveri. Passavano al massimo due giorni e di nuovo potevi ascoltare in quello stesso quartiere, la sua voce metallica e roca. Sembrava una bestia, un cane che ritorna sempre da colui che riconosce il suo padrone, anche se questi ha cercato di metterlo alla porta.<\/p>\n<p>\u201c La colpa \u00e8 tutta della 568, che ha consentito di aprire i manicomi riempiendo le nostre strade di matti. Non bastavano quelli che gi\u00e0 avevamo! Ah! Se io potessi fare le leggi!\u201d<\/p>\n<p>\u201cAvete proprio ragione. Ieri ho telefonato alla polizia, ma non sono venuti.\u201d<\/p>\n<p>In tono concitato:\u201d Io sono un onesto cittadino, pago le tasse e poi \u2026non posso riposare perch\u00e9 un pazzo continua a disturbarmi con le sue inutili litanie. Ma mi sentiranno. Ah! Se mi sentiranno. Ora telefono nuovamente alla polizia.\u201d<\/p>\n<p>Cos\u00ec sentenziavano due persone oneste che, affacciate al balcone della propria abitazione, assistevano all\u2019osceno spettacolo che Pasquale recitava, turbando la loro quiete.<\/p>\n<p>Pasquale era solito recarsi a trascorrere la notte nel vicino parco pubblico dove, per piet\u00e0, il gestore di un piccolo ristorante fronteggiante il parco gli forniva pasti caldi. Normalmente quello che era avanzato in cucina dopo aver servito i clienti. A suo modo Pasquale ringraziava, e, sempre continuando il suo infinito discorso, accettava il dono dell\u2019amico.<\/p>\n<p>Nel parco c\u2019erano un\u2019infinit\u00e0 di cose belle. Il laghetto artificiale, l\u2019albero sotto cui trascorrere la notte, il cane che, conoscendo gli orari di Pasquale, si accucciava ai suoi piedi, seguendo con sguardo attento i suoi movimenti, pregustando il pasto che gli veniva offerto dall\u2019amico. Di buon mattino il cane era sempre l\u00ec, pronto a dargli la sveglia con un abbaiare continuo, a ricevere le prime e forse uniche carezze della giornata e ad attenderlo festoso quando la luce del sole scompariva.<\/p>\n<p>\u201c Tieni Pasquale, c\u2019\u00e8 il caff\u00e8\u201d. Era Antonio, il gestore del piccolo ristorante, che come ogni mattina gli portava il caff\u00e8 e Pasquale, sempre senza mai interrompere il suo discorso, ringraziava con un rapido cenno della mano e, poggiando in terra il bicchierino contenente il caff\u00e8, lo osservava per qualche secondo. Poi, sollevatolo, cominciava a bere e lo porgeva al cane che scodinzolando guardava con attenzione Pasquale.<\/p>\n<p>Un giorno Pasquale si svegli\u00f2 e vide i fiori nel prato, gli alberi intorno a lui, ascolt\u00f2\u2026Era il cinguettio di alcuni uccellini. Uno si pos\u00f2 a pochi metri da lui. Lo guard\u00f2 negli occhi; Pasquale raccolse delle briciole di pane sudicio accanto a lui e con il palmo della mano aperta gliele porse. L\u2019uccellino gli si avvicin\u00f2 e beccando piano, mangi\u00f2 dalle sue mani, subito volando via. Il cane che ogni giorno di buon mattino veniva a svegliarlo con il suo abbaiare per dividere un pasto maleodorante, si avvicin\u00f2, lo guard\u00f2 fisso per alcuni secondi, abbai\u00f2 innervosito, emise un ululato ed and\u00f2 via fuggendo al tentativo di Pasquale di accarezzarlo.<\/p>\n<p>Era un fresco mattino primaverile. Pasquale si alz\u00f2. Si guard\u00f2 intorno, tutto gli sembr\u00f2 diverso, strano. Fece qualche passo. La luce del sole, adesso che era uscita dall\u2019ombra dell\u2019albero sotto il quale solitamente Pasquale dormiva, lo invest\u00ec in pieno volto. Istintivamente socchiuse gli occhi. Guard\u00f2 le sue mani: erano sudice; le unghie nere, i suoi pantaloni un tempo bianchi, adesso erano piuttosto grigio scuro; tocc\u00f2 il suo volto : era pieno di peli ispidi; sent\u00ec un peso sulla testa, era il berretto con visiera. Lo tolse, vide che era anch\u2019esso sporco, zeppo di incrostazioni. Lo osserv\u00f2, poi lo gett\u00f2 di fianco al laghetto artificiale. \u2013Pens\u00f2:\u201dMa sono io? Io mi chiamo Pasquale A. Questo lo ricordo.\u201d Era fermo: osserv\u00f2 un vecchio con bastone che si dirigeva verso di lui; non appena lo vide, il vecchio, spaventato, fece qualche passo di fianco cambiando repentinamente direzione. Avrebbe voluto corrergli incontro, fermarlo, parlargli, rassicurarlo ma era come paralizzato. Si era da poco risvegliato e non riusciva n\u00e9 a muoversi, n\u00e9 a parlare, poteva soltanto restare immobile.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Hei Pasquale! Cosa mi dici questa mattina? Ma dov\u2019\u00e8 finito il tuo cappello? Vieni ti ho portato il caff\u00e8.&gt;&gt;<\/p>\n<p>Voltandosi di soprassalto:&lt;&lt; Tu\u2026tu mi conosci?&gt;&gt;<\/p>\n<p>Antonio in tono meravigliato:&lt;&lt; Per tutti i santi in paradiso! Ma tu parli normalmente!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Pasquale continu\u00f2:&lt;&lt; Senti, non so tu chi sia. Sono confuso, molto confuso. Mi sono svegliato poco fa e tutto mi \u00e8 sembrato strano, diverso. Non so neanche se sono io che ti sto parlando in questo momento. Chi sono? Tu chi sei?&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Te lo dico io chi sei&gt;&gt; fece Antonio. Poi, proseguendo in tono sempre pi\u00f9 concitato e quasi urlando :&lt;&lt;Un impostore, un bugiardo, un lurido impostore ecco quello che sei\u2026Ed io, noi che credevamo che fossi soltanto un matto da rinchiudere. All\u2019improvviso esce fuori che Pasquale, il pazzo del quartiere, ha\u00a0 soltanto finto in tutto questo tempo per approfittare della situazione. Ma io ti denuncio, ti faccio arrestare, quanto \u00e8 vero che mi chiamo Antonio.&gt;&gt;- Scostandosi di scatto:&lt;&lt; E non provare a toccarmi.&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Aspetta\u2026&gt;&gt; disse Pasquale. Ma Antonio, ritraendosi al tentativo di Pasquale di afferrargli un braccio, era fuggito facendo cadere il bicchierino di plastica che conteneva il caff\u00e8 che poco prima aveva portato all\u2019amico. Pasquale si ritrov\u00f2 solo. Si mise a sedere sul bordo del lago artificiale, ed osserv\u00f2 le anatre che, calme, nuotavano verso di lui.<\/p>\n<p>\u201cAdesso cosa faccio?\u201d pens\u00f2. Osserv\u00f2 se stesso. \u201c Cerchiamo di vederci chiaro. Mi chiamo Pasquale. E\u2019 gi\u00e0 qualcosa. Io ricordo di essere Pasquale A. Ricordo di avere un fratello. E poi\u2026\u201d sforzando la propria mente\u201d Quella signora con i capelli bianchi\u2026anche lei ricordo\u2026deve essere mia madre. A quanto pare sono un pazzo. Anche questo \u00e8 qualcosa.\u201d Osservandosi nuovamente e continuando il suo pensiero:\u201dE\u2026piuttosto un mendicante. Ma perch\u00e9 sono ridotto cos\u00ec?\u2026 Aspetta, ma io abitavo in via G. \u2026si lo ricordo- Devo tornare, mi spiegheranno\u201d Allora alzatosi di scatto, con passo svelto si diresse verso l\u2019uscita del parco.<\/p>\n<p>&lt;&lt; Pasquale cos\u2019 hai stamattina, non parli?&gt;&gt; Era Franco, il custode del parco. Pasquale, senza neanche voltarsi, usc\u00ec dal parco e, quasi correndo, travers\u00f2 la strada. A quell\u2019ora del mattino, erano circa le nove e trenta, la via cominciava a popolarsi: automobili, pedoni che camminavano velocemente, autobus, tram. Pasquale si ferm\u00f2 per un attimo appoggiandosi alla balaustra sotto la quale si stendeva, ad una distanza di un centinaio metri, la distesa d\u2019acqua del mare. La testa cominci\u00f2 a girargli vorticosamente, costringendolo a fermarsi.\u00a0 Era quasi abbagliato dalla luce del sole: a quell\u2019ora il mare assumeva riflessi dorati e seducenti.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Signore, signore \u2026ecco per voi una moneta.&gt;&gt; Una sensazione improvvisa di freddo lo distolse dai suoi pensieri. Era la faccia di una moneta, che un bimbo gli aveva messo nel palmo della mano.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Lascia stare immediatamente. Non vedi com\u2019\u00e8 sporco? Non lo toccare &gt;&gt; tirandolo per mano energicamente:&lt;&lt; vieni via, su, andiamo.&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ma mamma, volevo soltanto fargli l\u2019elemosina!&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt;Andiamo, non discutere!&gt;&gt;<\/p>\n<p>Pasquale non ebbe il tempo di dire nulla, si ritrov\u00f2 solo nella mano la moneta che gli aveva dato quel fanciullo, la osserv\u00f2 , la strinse nel pugno della mano, la mise nella tasca dei pantaloni. Sent\u00ec che i suoi occhi stavano per cominciare a lacrimare, allora subito ricominci\u00f2 il suo cammino con passo spedito. Volt\u00f2 per una via laterale molto stretta e dopo un centinaio di metri si ritrov\u00f2 in una larga piazza. Si ferm\u00f2. \u201c Adesso devo imboccare via R. che, se non sbaglio, \u00e8 quella l\u00ec in fondo a sinistra.No aspetta\u2026\u00e8 l\u2019altra , via C. che devo prendere. O no?Non ricordo pi\u00f9\u2026No, no \u00e8 via R.sono sicuro\u201d.<\/p>\n<p>Riprendendo a camminare si diresse con passo svelto verso via R., la imbocc\u00f2 risoluto e senza mai fermarsi percorse per tutta la sua lunghezza la strada che misurava circa tre chilometri ed alla fine si trov\u00f2 ad un incrocio da cui si diramavano tre vie molto larghe. Su di una pot\u00e9 leggere Via G. \u201cEcco sono arrivato, quello \u00e8 il portone, lo ricordo bene.\u201d\u00a0 Si ferm\u00f2 dinanzi ad un piccolo palazzo in stile coloniale, alto circa una decina di metri. All\u2019ingresso c\u2019era una targa con la scritta \u2013FAMIGLIA A. Fece per entrare.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Hei tu! Dove credi di andare?&gt;&gt; Un uomo in divisa blu dai folti baffi bianchi si diresse verso di lui: era il custode del palazzo.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Abita qui la Famiglia A.?Io\u2026io sono Pasquale A.&gt;&gt; sforzando la memoria &lt;&lt;Anzi credo di essere il dottor Pasquale A. Devo assolutamente vedere Michele A. o la signora, \u00e8 di vitale importanza.&gt;&gt;<\/p>\n<p>&lt;&lt; Si. Ed io sono Napoleone. Cerca di andare altrove, povero pazzo. E non ti azzardare ad entrare, altrimenti chiamo la polizia. Questo \u00e8 un palazzo abitato da signori, veri signori. V\u00e0 via, hai capito? Sei solo uno sporco accattone e puzzi pure come una bestia. Vattene.&gt;&gt;<\/p>\n<p>A queste parole, pronunciate in tono minaccioso,Pasquale era andato via voltandosi, limitandosi a dire&lt;&lt; Va bene vado via &gt;&gt;. Aveva attraversato la strada alberata e si era seduto per terra, ad un centinaio di metri di distanza, sempre guardato a vista da quel Caronte minaccioso.<\/p>\n<p>Per circa tre ore era rimasto seduto in quella posizione, ma in quegli attimi pensava. Vedeva le cose intorno a lui, le persone camminare. I ricordi ancora non ben definiti, cominciarono ad affollarsi nella sua mente. All\u2019improvviso, in lontananza, vide una figura alta, ben vestita, dirigersi verso di lui. Guard\u00f2 con attenzione sforzando gli occhi. Il suo cuore cominci\u00f2 a battere forte. Si , era M. il fratello, proprio lui. Questi gli pass\u00f2 accanto e, fermatosi dinanzi a lui lo osserv\u00f2 per alcuni secondi attentamente, poi, riprendendo il suo cammino, gli lanci\u00f2 una moneta. Pasquale si alz\u00f2, la raccolse, avrebbe voluto chiamarlo, urlare che era lui; si limit\u00f2 a seguirlo per qualche metro, il fratello, intanto, con passo svelto era entrato nel portone recante il civico \u201c7\u201d. Pasquale, giunto dinanzi all\u2019ingresso del palazzo, osserv\u00f2 la scritta \u201cFamiglia A.\u201d Ebbe un attimo di esitazione. Indeciso se proseguire sui suoi passi oppure fermarsi a citofonare, si ferm\u00f2, si volt\u00f2 indietro e subito continu\u00f2 il suo cammino. Era stato un attimo, ma adesso si sentiva liberato da un peso, fece a ritroso il cammino che lo aveva condotto in via G., con passo svelto quasi correndo. \u201cDevo andare, non ho pi\u00f9 tempo ormai.\u201d, pens\u00f2. Si ferm\u00f2 solo per un istante nella grande piazza, che immetteva nella via che costeggiava il mare. Guard\u00f2 il campanile alla cui estremit\u00e0 era posto un orologio; in quel momento rintoccarono sei colpi. \u201cIl tempo passa in fretta \u201cpens\u00f2 e si diresse risoluto verso la strada che da un lato fiancheggiava il parco e dall\u2019altra il mare. \u201c E\u2019 l\u2019ora giusta per morire\u201d pens\u00f2. Si sent\u00ec come un eroe. A chi sarebbe mai importata la sua morte? A ben riflettere a nessuno. Inutile fardello di una societ\u00e0, che condannandolo aveva dichiarato la sua sconfitta. Si volt\u00f2 indietro, per un attimo osserv\u00f2 con aria sgomenta il ritmo caotico ed incessante di quell\u2019assurda ed incomprensibile realt\u00e0, chiuse gli occhi, scavalc\u00f2 il parapetto e si lasci\u00f2 precipitare.<\/p>\n<p>In quel preciso istante un gabbiano volava rasente il mare, confondendosi nella luce crepuscolare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10446\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10446\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E Pasquale parlava, parlava. 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