{"id":10432,"date":"2012-05-28T19:14:43","date_gmt":"2012-05-28T18:14:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10432"},"modified":"2012-06-21T18:46:29","modified_gmt":"2012-06-21T17:46:29","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-una-viareggina-qualunquedi-luciana-mei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10432","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Una viareggina qualunque&#8221;di Luciana Mei"},"content":{"rendered":"<p>Eroi, artisti, letterati; ogni luogo, citt\u00e0, nazione ha i suoi personaggi famosi a cui ci si ispira, di cui ci si vanta, a cui vengono intitolate strade e piazze. Sono i personaggi che scrivono la storia. Eppure le caratteristiche e l\u2019 essenza di una popolazione non \u00e8 determinata dai suoi eroi ma \u00e8 il risultato, generazione dopo generazione, di un certo tipo di vissuto della gente normale, dal sapere e dalla poesia che nasce dal quotidiano. Ecco perch\u00e9 ho voluto raccontare questa storia, che non ha niente di importante perch\u00e9 \u00e8 la storia di \u201cuna viareggina qualunque.<\/p>\n<p>Si chiamava Rosa, ma a Marco Polo tutti la chiamavano \u201cla Rosina\u201d, abitava davanti alla pineta in via Fratti angolo via Marco Polo. Era andata ad abitarci quando si era sposata e quelle erano le ultime case di Viareggio, poi solo campi fino al Cimitero.<\/p>\n<p>Era una viareggina qualunque di quei tempi, il prototipo forse a cui si \u00e8 ispirato il Malfatti, con mirabile maestria, negli spaccati della Viareggio di allora.<\/p>\n<p>La Rosinadi luminoso aveva soltanto il nome, per il resto era un tipo cupo, altezza media con tanti chili di troppo, una pelle olivastra e gli occhi \u201ccerchiati\u201d di scuro che la facevano sembrare pi\u00f9 vecchia di quello che era.<\/p>\n<p>Un tipo silenzioso, poche parole,forse al momento giusto, tutto nel suo atteggiamento era anonimo, mesto, quasi dimesso.<\/p>\n<p>Una vita passata sempre l\u00ec nel suo giardinetto, davanti alla pineta, seduta di traverso su una seggiola impagliata.<\/p>\n<p>Data la sua riservatezza non so se fosse amata dal vicinato, certamente per\u00f2 era rispettata, possedeva una sola foto di quando era giovane, anche in quella sembrava molto pi\u00f9 vecchia, per\u00f2 aveva uno sguardo gi\u00e0 fiero.<\/p>\n<p>Nonostante la semplicit\u00e0 della sua apparenza qualche episodio che conosco mi convalida una certa propriet\u00e0 di carattere. \u00a0Davanti casa, proprio sull\u2019 angolo della pineta, c\u2019 era il chioschetto della \u201cIda\u201d che vendeva dolciumi e granite.La Ida per tenere pulito intorno al chiosco, allora non c\u2019 era il servizio di spazzatura come ora, raccoglieva foglie, pinugliori e carte in un mucchietto al quale dava fuoco.<\/p>\n<p>A seconda del vento il fumo andava in casa della Rosina e cos\u00ec il vicinato e chi si trovava a passare per anni hanno assistito alla solita scena, la Rosina riempiva una secchio d\u2019 acqua, attraversava decisa la strada e con una secchiata spengeva il fuoco. Tutto avveniva nel pi\u00f9 assoluto silenzio da parte della Rosina ed anche della Ida, rassegnata di non averla fatta franca. Un altro episodio riguardava certi \u201cpiatti\u201d, che quando era pi\u00f9 giovane, erano volati dritti sulla testa del marito che a differenza della Rosina pare che fosse stato in certe occasioni un po\u2019 troppo allegro.<\/p>\n<p>La Rosina non usciva quasi mai di casa, anche la spesa, prima per una esigenza, poi per abitudine la faceva il marito.<\/p>\n<p>In tempo di guerra era stata sfollata a Bargecchia, e poi appena la guerra era finita era tornata davanti alla sua pineta.<\/p>\n<p>Aveva avuto due figli a notevole distanza di anni, quello pi\u00f9 grande si era arruolato presto in \u201cMarina\u201d, cos\u00ec era rimasta con quello pi\u00f9 piccolo, anch\u2019 esso diventato il tipico bamboretto viareggino di quei tempi, con la fortuna di vivere davanti ad una magica pineta da usare con i coetanei.<\/p>\n<p>Allora non c\u2019 erano i pericoli della droga, dei pedofili e le \u201cbande\u201d dei ragazzi avevano quella libert\u00e0 che non \u00e8 pi\u00f9 di adesso. \u00a0I ragazzi non possedevano giuochi, era tutto da inventare ed il figlio della Rosina era un maestro in questo, quando la \u201clippa\u201d, classico gioco di allora, non bastava pi\u00f9 riusciva ad inventare giochi di tutti i tipi e tutti i ragazzi del suo gruppo lo seguivano.<\/p>\n<p>Fra loro ce n\u2019era uno che era gi\u00e0 un predestinato, si chiamava Antonio Filippini, e lui voleva fare sempre il solito giuoco, si metteva e faceva mettere agli amici dei rami sulla testa e alle braccia, poi come se la pineta fosse un grande palcoscenico, si muovevano lentamente mimando i mascheroni del carnevale.<\/p>\n<p>La Rosina, un po\u2019 perch\u00e9 non voleva uscire di casa, un po\u2019 perch\u00e9 non ce n\u2019 era bisogno, si affacciava un paio di volte al giorno sul terrazzo ed urlava il nome del figlio e ottenuta risposta se ne tornava tranquilla alle sua faccende.<\/p>\n<p>Il fascino della pineta fu eclissato soltanto nel periodo in cui, in quello che ora \u00e8 il quartiere Don Bosco si cominci\u00f2 a costruire la chiesa, quella zona era una distesa di dune sabbiose ricoperte dai caratteristici cespugli che adesso si vedono soltanto in fondo al vialone della Darsena.<\/p>\n<p>I ragazzi del Marco Polo si sbizzarrivano in quel periodo a fare marachelle nascosti provvidenzialmente proprio dalle dune e da quei cespugli.<\/p>\n<p>Solo un giorno ci fu un episodio che rischi\u00f2 di cambiare\u00a0 queste abitudini o le cambi\u00f2 davvero al figlio della Rosina e anche ad altri suoi amici. \u00a0Per ogni battaglia delle bande del Marco Polo, conquistata la vittoria o subita la sconfitta, c\u2019 era sempre la possibilit\u00e0 della rivincita. Solo per una non ci fu la rivincita, fu perch\u00e9 il gioco quella volta si fece troppo pesante e la pausa che ne consegu\u00ec, il figlio della Rosina la ricorda, anche oggi, come un cambiamento, come la fine di un periodo, qualcosa che si spezz\u00f2 e non torn\u00f2 pi\u00f9 come prima,\u2026forse fu la fine dell\u2019 infanzia.<\/p>\n<p>Quel giorno era stata organizzata una partita di calcio nello spiazzo che c\u2019era di fianco al teatro all\u2019 aperto che allora c\u2019 era in pineta. Il capitano della squadra Marco Polo lato Ospedale (la divisione era proprio la via Marco Polo) era il figlio della Rosina, il capitano della squadra Marco Polo lato via Zara era un certo Giovanni Ghelardoni.<\/p>\n<p>Erano due gruppi che di solito giocavano separatamente e quelli lato via Zara erano anche pi\u00f9 grandicelli.<\/p>\n<p>Fatto sta che ad un certo punto della partita un giocatore della squadra avversaria, un certo Alfonso, diede un \u201ccazzotto\u201d in piena faccia a \u201cLoli\u201d, uno della squadra del figlio della Rosina e gli fece saltare di netto un dente davanti. La partita fu sospesa e ne segu\u00ec un subbuglio, gli amici del Loli protestavano con Alfonso mentre il Loli girava spaventato con il dente in mano, ad un certo punto, chiss\u00e0 dove, trov\u00f2 un mattone di quelli pieni e senza che nessuno potesse fermarlo lo spacc\u00f2 sulla testa dell\u2019 Alfonso che rimase tramortito con la testa rotta. I ragazzi spaventati, temettero che fosse\u00a0 morto e lo portarono a braccia dallo zio Petrini che aveva il negozio di \u201cbarbiere\u201d davanti all\u2019 attuale farmacia.<\/p>\n<p>La gravit\u00e0 dell\u2019 episodio, anche se non fin\u00ec drammaticamente, segn\u00f2 per sempre i ragazzi.<\/p>\n<p>La Rosina non aveva apparentemente nessun interesse particolare, non si era mai entusiasmata per nessun avvenimento, sembrava che le vicissitudini della vita le scivolassero addosso, non si sa se per una forma di rassegnazione o per ancestrale saggezza. Solo per tre cose si animava, diventava umana, fibrillava ed erano \u201ci bagnanti\u201d, \u201cle cee\u201d e \u201cil carnevale\u201d.<\/p>\n<p>Le \u201ccee\u201d erano un lusso che pretendeva. Quando era la stagione, un paio di volte\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 all\u2019anno ordinava al marito di comprarle, qualsiasi prezzo avessero, era un rito, le cucinava in bianco con la salvia o ci faceva la pastasciutta, come le cucinava lei non le ho mangiate mai nemmeno nei ristoranti.<\/p>\n<p>Affittare la casa in estate e coabitare con i \u201cbagnanti\u201d in quei tempi era per tante famiglie una esigenza, un introito economico che a volte permetteva proprio la sopravvivenza. Ma la Rosina questa esigenza non si era limitata a subirla o a tollerarla, ne aveva fatto negli anni un\u2019arte, tanto che era diventata una sua gratificazione personale, un suo orgoglio, una sua ragione di vivere.<\/p>\n<p>Allora non c\u2019erano le agenzie ma le \u201csensale\u201d che stavano sedute sugli angoli della citt\u00e0, al Marco Polo lungo il marciapiede della pineta e a tutti quelli che passavano e pensavano fossero forestieri chiedevano ad alta voce \u201c cerca casa ?\u201d .<\/p>\n<p>La Rosina invece i \u201csuoi\u201d bagnanti, diceva orgogliosamente, se li era procacciati, scelti e mantenuti negli anni da sola.<\/p>\n<p>A primavera alle prime giornate di sole scattava l\u2019 operazione \u201cmaterassi\u201d. \u00a0I miei bagnanti, diceva, li hanno sempre avuti rifatti di fresco, difatti i materassi venivano portati sul marciapiede, scuciti e aperti, \u201csciorinati\u201d al sole, la lana battuta con una canna e districata e poi rimessa nel guscio, come si diceva, ben lavato e poi ricucito.<\/p>\n<p>Aveva imparato negli anni tutto quello che c\u2019era da imparare per farla funzionare al meglio questa convivenza. \u00a0Sapeva farsi piccola, quasi trasparente nello svolgere le attivit\u00e0 di casa tanto che i bagnanti facessero la loro comodit\u00e0.<\/p>\n<p>Il marito al lavoro, il figlio in pineta coi ragazzi, quando i bagnanti erano al mare la Rosina, nel suo giardinetto, seduta sulla sua sedia impagliata trascorreva ore a godersi l\u2019aria della pineta.<\/p>\n<p>Finiva l\u2019estate, la Rosina non si sentiva pi\u00f9 utile, anzi indispensabile, i bagnanti se ne erano andati e lei piombava in una cupa monotonia, fatte le sue faccende passava le giornate a guardare la televisione, a leggere il quotidiano ed a fare il solitario appoggiata di traverso al tavolino del salotto.<\/p>\n<p>Questa sua maniera di stare, quando era seduta, sempre girata da una parte aveva influito anche sulla sua postura e i vestiti le pendevano\u00a0 sempre un po\u2019 da un lato.<\/p>\n<p>L\u2019 inverno era lungo e lei era sempre pi\u00f9 malinconica, neanche le feste di Natale miglioravano il suo umore, invitava i figli a mangiare la domenica, ed era anche una buona cuoca. \u00a0Badava ai nipoti se li lasciavano qualche volta a casa sua, era attaccata ai nipoti, ma a modo suo, senza slanci, e faceva tutto lo stretto necessario solo se le veniva richiesto.<\/p>\n<p>Poi arrivava il Carnevale ed allora la Rosinasi metteva il suo cappottino, una\u00a0 spilla\u00a0 d\u2019 oro sulla rovescia del colletto e da sola attraversava la pineta, entrava nel \u201ccorso\u201d, si metteva sulla curva dell\u2019 \u201cAstor\u201d dove allora i carri giravano per tornare indietro e guardava tutto il carnevale. E cos\u00ec faceva\u00a0 per tutte le domeniche che si svolgeva il corso mascherato.<\/p>\n<p>Voleva andare da sola al carnevale, per goderselo alla sua maniera, e difatti non c\u2019 era niente che gli sfuggisse, dal minimo particolare alla scritta pi\u00f9 piccola dei carri grandi o dei mascheroni.<\/p>\n<p>Nelle settimane del carnevale leggeva tutte le notizie, tifava per il D\u2019Arliano, ma conosceva vita, morte e miracoli di tutti i carristi, le classifiche, faceva le previsioni, confrontava i risultati con quelli degli anni precedenti.<\/p>\n<p>La Rosina si trasformava, uscendo dall\u2019abituale apatia, parlava, infervorandosi, raccontando tutti i dettagli che agli altri erano sfuggiti. \u00a0Sembrava il miracolo di San Gennaro quella trasformazione tutti gli anni all\u2019 inaugurazione del carnevale, per tornare poi al suo stato normale appena si ammainava la bandiera.<\/p>\n<p>Gli anni passarono e le sensale sparirono dalla via Fratti per lasciar posto alle agenzie.<\/p>\n<p>Spar\u00ec anche l\u2019usanza di coabitare dei viareggini e dei bagnanti. \u00a0Per la Rosinal\u2019estate perse il suo fascino e divent\u00f2 improvvisamente pi\u00f9 vecchia anche se vecchia lo era sempre sembrata.<\/p>\n<p>Continu\u00f2 a passare il tempo seduta di traverso sulla sua seggiola impagliata davanti alla pineta. \u00a0Poi dovette cambiare casa, anche se di poche centinaia di metri, e fu un duro colpo, divent\u00f2 ancora pi\u00f9 silenziosa, ancora pi\u00f9 mesta.<\/p>\n<p>Le rimanevano soltanto le \u201ccee\u201d e il carnevale.<\/p>\n<p>Nel vederla cos\u00ec intristita attendevo anch\u2019io che arrivasse presto il carnevale proprio perch\u00e9 una sferzata di vitalit\u00e0 la scuotesse dalla sua apatia.<\/p>\n<p>E cos\u00ec fu, anche quell\u2019ultimo anno della sua vita. \u00a0La ricordo ferma davanti all\u2019Astor, col cappotto che pendeva un po\u2019 da una parte, la spilla d\u2019oro sul colletto, sola, seria e attenta a viversi ed assaporare a modo suo, intensamente come forse nessun altro, lo spirito e l\u2019essenza del carnevale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>N.B. Le \u201ccee\u201d sono gli avannotti delle anguille che provengono, dopo due anni di percorso attraverso le correnti atlantiche dal mar dei Sargassi, per ripopolare alcuni laghi e lagune del nord del mediterraneo (Francia e Italia tirrenica). La pesca, ora vietata, era particolarmente faticosa,<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10432\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10432\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eroi, artisti, letterati; ogni luogo, citt\u00e0, nazione ha i suoi personaggi famosi a cui ci si ispira, di cui ci si vanta, a cui vengono intitolate strade e piazze. 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