{"id":10429,"date":"2012-05-30T18:11:16","date_gmt":"2012-05-30T17:11:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10429"},"modified":"2012-05-30T18:11:16","modified_gmt":"2012-05-30T17:11:16","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-lullaby-di-lorenzo-marone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10429","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Lullaby&#8221; di Lorenzo Marone"},"content":{"rendered":"<p>Ti ricordi la ninna nanna che ti cantava mamma? Non mi dire che l\u2019hai dimenticata.<\/p>\n<p><em>\u201cStella stellina<\/em><em>, la notte s\u2019avvicina, la fiamma traballa, la mucca \u00e8 nella stalla, la mucca e il vitello, la pecora e l\u2019agnello, la chioccia coi pulcini\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>Quanto ti piaceva, cadevi subito nelle braccia di Morfeo. E io restavo l\u00ec a guardarti. A toccarti. A odorarti. E mi dicevo che eri l\u2019essere pi\u00f9 bello del mondo. Il pi\u00f9 puro.<\/p>\n<p>Tuo padre mi prendeva in giro. Ma lui non poteva capire. Molti padri non lo possono fare. Perch\u00e9 non vi portano dentro. Non vedono il loro corpo trasformarsi per accogliervi.<\/p>\n<p>Il mio cambi\u00f2 in fretta. D\u2019altronde, quando sei nata pesavi quattro chili. All\u2019epoca sembravi un colosso. Poi col tempo, invece, ti sei rimpicciolita, come un folletto. Sei divenuta mingherlina.<\/p>\n<p>Inizia a piovere. Le gocce cadono sul parabrezza e scivolano via in un baleno. \u00c8 bello starsene in auto quando piove. Ci si sente protetti, un po\u2019 come sotto le coperte durante un temporale.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 se ti stai bagnando. Chiss\u00e0 se puoi vedere l\u2019acqua che cade. Se ti accorgi di tua madre ferma in macchina sotto un palazzo ad attendere. Credo non mi riconosceresti. Sono cambiata tanto da allora. Tuo padre dice che dovrei mangiare, che mi sto ammazzando. Ha ragione, almeno in questo. Mi sto uccidendo. Ma non voglio parlare di me, voglio parlare di te. Di quanto eri bella a tre anni, con quei boccoli biondi presi chiss\u00e0 da chi. Forse da tua zia, la sorella di tuo padre. Lei ha i capelli mossi, ancora oggi. Ogni tanto le vado vicino e le accarezzo la nuca. Lei mi guarda stranita, forse chiedendosi il motivo del mio gesto. Io le sorrido e proseguo come nulla fosse. Non posso mica rivelarle la verit\u00e0. Mi prenderebbe per pazza. Anche se ormai lo pensano tutti. Che sono pazza, intendo.<\/p>\n<p>Arriva un signore di corsa nella mia direzione. Cerca di sfuggire alla pioggia. Si ripara con un giornale sul capo. Poi l\u2019auto posteggiata al mio fianco si accende con un <em>beep<\/em>. L\u2019uomo mi guarda, in attesa che mi sposti e gli permetta di entrare in macchina. Ma a me non interessa se si bagna. Non me ne frega un cazzo. Cos\u00ec lui dopo un po\u2019 si avvicina al mio finestrino. Lo sento urlare ma non abbasso il vetro. Resto l\u00ec a guardarlo. Nonostante la faccia contrariata ha dei bei lineamenti. E dei capelli scuri che gli ricadono sulla fronte resa viscida dall\u2019acqua.<\/p>\n<p>Lui smette di parlare e ricambia il mio sguardo. Forse ha capito di avere a che fare con una matta, con una fuori di testa, come ha detto tuo padre qualche giorno fa. S\u00ec, hai capito bene, ha usato proprio queste parole. Fuori di testa.<\/p>\n<p>Lo so, non vuoi sentirci litigare. Quando accadeva te ne fuggivi nella tua camera. Ti ritrovavo l\u00ec, stesa sul letto, col cuscino in testa. Non volevi essere partecipe delle cattiverie che ci dicevamo, cercavi di non assorbire il nostro odio. Facevi bene, tesoro. I genitori dovrebbero insegnare a coltivare i sogni, non i rancori. Ma si sa, nessuno \u00e8 perfetto. E tuo padre e io non lo eravamo. Non lo siamo. Anche se oggi non ci maltrattiamo pi\u00f9 come un tempo. Abbiamo altro cui pensare. Dobbiamo affrontare il dolore. Ogni giorno. Ogni ora. Ogni maledetta mattina.<\/p>\n<p>Se ripenso ai litigi di allora mi scappa un sorriso. \u00c8 rabbia. Vorrei poter tornare indietro per ammazzare quei due esseri spregevoli. Due persone frustrate che non avevano il coraggio di lasciarsi. Forse perch\u00e9 non avrebbero saputo cosa farsene della vita senza il loro odio. E cos\u00ec hanno pensato bene di rovinare la tua di vita. Tu che non c\u2019entravi nulla.<\/p>\n<p>Mi dispiace amore mio. Non sai quanto. Ogni giorno mi pento. Ti avrei potuto dare molto di pi\u00f9. Non solo amore. Non solo attenzione. Non solo premura. Non solo presenza. Ma rispetto. Quello che nella mia vita \u00e8 sempre mancato. Non mi perdono per questo. Sappilo.<\/p>\n<p>Eppure, nonostante noi, crescevi bene. Eri sempre allegra, solare, piena d\u2019entusiasmo. Io alcune volte ti guardavo e provavo invidia. Adesso te lo posso dire, non ho nulla pi\u00f9 da nascondere. Per la tua gioia irrefrenabile, per il sorriso che non si spegneva mai sul tuo volto.<\/p>\n<p>Poi successe quel fatto. Avevi circa dieci anni. Ancora oggi, a pensarci, mi vengono i brividi. Invece tuo padre liquid\u00f2 la questione dicendo che si trattava solo delle parole di una bambina. Di non farci troppo caso. Fu allora che compresi di odiarlo davvero.<\/p>\n<p>Successe che la tua maestra mi mand\u00f2 a chiamare e, con non poco imbarazzo, mi lesse il tuo tema sulla famiglia. Avevi scritto che ti sarebbe piaciuto essere orfana. Da quel momento la mia vita cambi\u00f2 per sempre. Ora lo so. Quella di tuo padre, invece, prosegu\u00ec come nulla fosse.<\/p>\n<p>Lo sconosciuto picchia contro il vetro. Sembra incazzato. \u00c8 ancora pi\u00f9 bello cos\u00ec. Apro la portiera. Siamo l\u2019uno di fronte all\u2019altra. Lui mi osserva ma non dice nulla, forse intimorito dal mio comportamento. La pioggia mi scivola addosso e cade gi\u00f9. Anche lei non vuole avere nulla a che fare con me. Con una madre che non ha saputo proteggere la figlia.<\/p>\n<p>Fisso ancora l\u2019uomo, poi mi avvicino e lo bacio. Cos\u00ec, senza dire una parola. Lui indietreggia. Torno in auto, accendo il motore e mi sposto di qualche metro. Lui rimane a fissarmi per un po\u2019, poi si tuffa in macchina e scompare dalla mia vita.<\/p>\n<p>Sono di nuova sola. Sotto a questo palazzo anonimo. In una via anonima. Attendo che lui, il colpevole, torni da lavoro. Come fa ogni sera. Rincasa alle nove, con la sua borsetta di pelle e la cravatta pulita. Con la faccia di chi si ritiene soddisfatto di ci\u00f2 che ha e di ci\u00f2 che \u00e8. Nei miei sogni vedo la sua faccia impallidire al mio cospetto e provo un\u2019eccitazione crescente. Poi mi sveglio. Tuo padre al mio fianco non c\u2019\u00e8. Non te l\u2019ho detto, ma da un paio di anni non dormiamo pi\u00f9 insieme. Una sera gli ho fatto trovare le lenzuola e il cuscino in soggiorno. Lui ha capito e non ha fatto domande. Ormai non ne fa pi\u00f9. Mi considera una folle, una che non ha retto l\u2019urto terribile della vita, si \u00e8 lasciata sopraffare dal dolore. \u00c8 vero, mi sono abbandonata al dolore. Ma \u00e8 stato grazie a questo che ho trovato la forza di allontanare un uomo che non amavo pi\u00f9. So che non ne saresti stata contenta. Alla fine, per\u00f2, col tempo, avresti compreso. Meglio convivere con\u00a0 l\u2019assenza che con l\u2019odio.<\/p>\n<p>Accendo il motore e aziono i tergicristalli. Devo essere pronta quando arriver\u00e0 il colpevole. Conosco ogni pi\u00f9 piccolo e insignificante dettaglio della sua inutile vita. Non ha una relazione stabile, non ha figli. Solo il lavoro. Come molti uomini. Come tuo padre oggi. Crede che sia io a nascondermi dalla realt\u00e0. Invece \u00e8 lui. Lavorare in modo ossessivo significa fuggire da una vita che non piace. Tutto il resto \u00e8 una menzogna.<\/p>\n<p>Tu ti sei sempre lamentata del nostro lavoro. Dicevi che le mamme delle tue amiche andavano a prendere le figlie a scuola. Io non potevo, lo stipendio di tuo padre non me lo permetteva. No, sto mentendo. Se avessi voluto davvero, lo avrei potuto fare. Al diamine il lavoro e i soldi. Si pu\u00f2 vivere lo stesso.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che avevo paura di diventare oppressiva. Di seguire l\u2019esempio di tua nonna. E poi tuo padre me lo ripeteva di continuo: mi raccomando, falla vivere, lasciala sbagliare, non le stare sempre addosso. L\u2019ho ascoltato. E non me lo perdono.<\/p>\n<p>Dovevi andare in piscina. Trecento metri da casa. Insistesti per non farti accompagnare, tanto c\u2019era la tua amichetta Sabrina con te. Io mi dicevo che in fondo erano pochi passi. Per\u00f2 c\u2019era un attraversamento. Sarei dovuta venire, nonostante le tue rimostranze.<\/p>\n<p>Eccolo. In lontananza. Arriva. Lo stronzo che ti ha portata via. \u00c8 ancora lontano, devo aspettare che infili le chiavi nella toppa del portone. Che sia di spalle. Lo guardo camminare sereno e sento crescere l\u2019odio. Vorrei scendere e urlare. Dove cazzo andavi quel giorno? Che avevi da fare di tanto urgente nella tua inutile vita? Non potevi restartene a casa?<\/p>\n<p>La giustizia ha stabilito che non \u00e8 colpevole. La bambina \u00e8 sbucata all\u2019improvviso da dietro un furgone in sosta. Non c\u2019\u00e8 stato il tempo per frenare. E il conducente non era neanche ubriaco o drogato. Era semplicemente un commercialista che correva un po\u2019 troppo per non far attendere un cliente. Nessuna responsabilit\u00e0, caso fortuito. Cos\u00ec \u00e8 stata archiviata la tua morte. Cos\u00ec ribad\u00ec tuo padre una sera. Mi afferr\u00f2 i polsi e url\u00f2 che si trattava di un incidente, che nessuno aveva potuto farci nulla, che dovevo farmene una ragione anzich\u00e9 cercare un colpevole che non esisteva.<\/p>\n<p>Gli sputai in faccia.<\/p>\n<p>Mi dispiace piccola mia. Lo so che odi le nostre urla, ma tuo padre non capisce. Anzi, no, non ha la forza. \u00c8 questa la verit\u00e0. Il coraggio di fare quello che c\u2019\u00e8 da fare. \u00c8 un uomo che ogni giorno, per lavoro, se ne va in giro con la pistola appuntata alla cintura e non ha le palle di usarla. L\u2019ho presa io l\u2019arma. Tanto a lui non serve.<\/p>\n<p>Sto tremando. Mi devo calmare. Mi ritorna in mente ancora una volta la ninna nanna che ti cantavo. Tranquillizzava anche me. La ripeto ad alta voce. <em>\u201cStella stellina<\/em><em>, la notte s\u2019avvicina\u2026\u201d<\/em><\/p>\n<p>Scendo dall\u2019auto. La strada \u00e8 deserta. Le famiglie a quest\u2019ora cenano e si raccontano le vite. A noi, invece, non \u00e8 pi\u00f9 concesso. Il bastardo che ho davanti ci ha negato questo diritto per sempre.<\/p>\n<p>Lui \u00e8 di spalle. Sta cercando le chiavi. Lo chiamo per nome. Si gira e impiega una frazione di secondo per capire chi sono. Poi vedo nei suoi occhi ci\u00f2 che avevo sempre sognato: il terrore. Vorrebbe aprire bocca, forse spiegarsi, scusarsi. Non gliene do il tempo. Non ne merita altro. Ha gi\u00e0 vissuto tre anni gratuitamente. Gli sparo in faccia. Il cervello schizza sul portone e scivola a terra insieme al corpo senza vita. La pioggia si mescola col sangue. Avrei voglia di urlare. Mi sento viva, quasi felice. Incredibile. Credevo di non poterlo mai pi\u00f9 essere.<\/p>\n<p>Torno in auto. Sento freddo e le mani mi tremano. Ma sono felice. Adesso s\u00ec.<\/p>\n<p>Finalmente.<\/p>\n<p>Accendo l\u2019aria calda. Poi intono ad alta voce la tua filastrocca.<\/p>\n<p><em>\u201cStella stellina<\/em><em>, la notte s\u2019avvicina, la fiamma traballa, la mucca \u00e8 nella stalla, la mucca e il vitello, la pecora e l\u2019agnello, la chioccia coi pulcini, la gatta coi gattini, la capra ha il suo capretto, la mamma ha il suo bimbetto. Ognuno ha la sua mamma e tutti fan la nanna.\u201d<\/em><\/p>\n<p>Tutti fan la nanna.<\/p>\n<p>Bum.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10429\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10429\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ti ricordi la ninna nanna che ti cantava mamma? 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