{"id":10395,"date":"2012-05-31T19:15:05","date_gmt":"2012-05-31T18:15:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10395"},"modified":"2012-05-31T19:15:05","modified_gmt":"2012-05-31T18:15:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-il-batterista-di-luisa-multinu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10395","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Il batterista&#8221; di Luisa Multinu"},"content":{"rendered":"<p>Il batterista lo vide per la prima volta in discoteca, quando ancora faceva cocktail per sopravvivere e non si curava affatto dei clienti. Aveva solo voglia di prendere il bicchiere pesante del cocahavana e spaccarlo in testa a qualcuno. CRASH, bel suono.<\/p>\n<p>Lei pensava a sparire, dietro al bancone. Non voleva essere l\u00ec, indossare lo sguardo di tutti. In vetrina.<\/p>\n<p>Quella sera poi stava coi piedi strizzati dalle calze a rete dentro a tacchi malfermi, mangiucchiati dalla camminata maldestra. Si sentiva piccola e grassa. Guardava quei \u00a0manichini anoressici che la circondavano sfilare nei loro trenta chili. Quanto avrebbe dovuto vomitare in cesso per essere cos\u00ec bella anche lei. Lo avrebbe fatto, domani. Camminava su e gi\u00f9 per il bancone, non poteva ballare su quel commercialotto, lo detestava. TUNZ TUNZ, che suono di merda.<\/p>\n<p>Camminava e non pensava a niente. Fu cos\u00ec che non lo vide arrivare, alz\u00f2 la testa e lui era gi\u00e0 l\u00ec. Di fronte a lei. Lo sguardo fisso. Fu in quel momento che lui le entr\u00f2 dentro, nel silenzio assordante della disco commerciale da quattro soldi. Gli occhi profondi e scuri, lo vide per un attimo. Era tornato, la stava cercando, era Lui. In quel momento lo sent\u00ec chiaramente TUMTUMTUMTUTUM. Il rullante, un assolo spaventoso, che suono meraviglioso.<\/p>\n<p>Pensava a quando la prendeva in braccio e la portava ad accarezzare le mucche in montagna, l\u2019erba verde che se la tocchi ti taglia le dita, il vento freddo di montagna nelle sere d\u2019estate e canzoni cantate a squarciagola in macchina mentre si andava in giro la domenica, ma guidando piano, sempre piano.<\/p>\n<p>Suo padre era cos\u00ec, una presenza imponente, l\u2019amico che vuoi avere a diciott\u2019anni.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un cuba libre, grazie-<\/p>\n<p>Quegli occhi erano i suoi.<\/p>\n<p>Se ne and\u00f2 cos\u00ec com\u2019era apparso, un assolo di Jimi Hendrix in mezzo ad un concerto di Lady Gaga.<\/p>\n<p>Da quella volta lei lo aspettava sempre, ogni sabato sera.<\/p>\n<p>Col passare del tempo la serata in disco era diventata un bisogno vitale, come l\u2019aria che respiri appena esci fuori dall\u2019acqua, dopo una lunga apnea.<\/p>\n<p>Le settimane passavano e lei aspettava solo il sabato sera, con i suoi vestitini e i piedi strizzati in quei tacchi precari andava incontro al suo destino con il bisogno bruciante di vedere solo quegli occhi, che tra mille la guardavano in quel modo. Una sorta di invito ad un duello a cui lei voleva assolutamente partecipare ma da cui, lo sapeva gi\u00e0, ne sarebbe uscita sconfitta.<\/p>\n<p>Ogni volta si caricava pronta allo scontro finale, ad ogni incontro cercava di arrivare sempre un po\u2019 pi\u00f9 in l\u00e0, al limite.<\/p>\n<p>Certi sabati non veniva a guardarla e allora lo sconforto la ributtava nella melma da cui era venuta e lei si faceva piccola piccola e scontrosa, dietro al bancone.<\/p>\n<p>Solo quando scorgeva i suoi occhi sorrideva, ritornava a respirare in superficie, fuori dall\u2019acqua.<\/p>\n<p>Lui arrivava, le parlava, sorrideva, poi spariva. Lei lo guardava andare via, allora si malediceva per non avergli detto che da quando l\u2019aveva visto tutto si era fermato in lei, come quando togli le pile all\u2019orologio della cucina e sta li per giorni sulle otto meno un quarto. Lo vedeva sorridere circondato da altre ragazze, abbracciarle affettuosamente e \u00a0allora sentiva l\u2019acqua risalire, su fino al collo, oltrepassare le orecchie e pian piano reimmergelerla completamente.<\/p>\n<p>Durante la settimana pensava anche alle conversazioni che avrebbe potuto fare con lui, lei che gli chiedeva di uscire e lui che tirandosela rispondeva si, si pu\u00f2 fare e allora sorrideva nascondendo le guance rosse e la sua espressione da sedicenne sorpresa a sbavare sul poster di DiCaprio in cameretta. Perch\u00e9 questo era, una cotta adolescenziale? No, certo che no. Non ricordava di aver mai provato una simile tachicardia prima.<\/p>\n<p>Poi arrivava il sabato e non diceva niente, restava ammutolita, sorriso da ebete e sguardo da autistica, gli occhi cerchiati da enormi quantit\u00e0 di ombretto forse mascheravano un po\u2019 il suo stato di adorazione, lo sperava. Si chiedeva se lui sentisse il riverbero del suo cuore con tutto quel casino di Rhianna e David Guetta, in fondo era un musicista.<\/p>\n<p>Quando lo guardava per\u00f2, si rendeva conto che il suo assolo rock non lo aveva manco sentito, si faceva in mille pezzi sulla sua armatura, un suono metallico, poteva quasi percepirlo \u2026TUTUTUTUMTUTUTUTUM allora si sentiva piovere in tante piccole gocce, per finire calpestata sull\u2019asfalto, scivolare sul parabrezza delle auto nel parcheggio.<\/p>\n<p>Lui la guardava con l\u2019espressione di chi non sente niente<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vado a farmi un giro, ciao \u2013<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ciao \u2013<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I tom ora li vedeva \u00a0per terra, sparsi, li guardava mentre la gente li calpestava noncurante, le scarpe sporche sfondare la pelle bianca, ruvida e ancora pulsante, come il suo cuore.<\/p>\n<p>Ed ecco che tornava di nuovo, le parlava, sorrideva. Non sapeva niente di lui eppure l\u2019amava come si ama la primavera che arriva d\u2019un tratto e fa sbocciare il gelsomino morto nel terrazzo, senza avergli mai dato un goccio d\u2019acqua per tutto l\u2019inverno se ne resta li, dato per spacciato.<\/p>\n<p>Sua madre aveva lasciato solo piante grasse nella vecchia casa, cos\u00ec non le fai morire, diceva, che tu non gli vuoi bene alle piante, non t\u2019importa. Lei avrebbe voluto risponderle che forse, si , si dimenticava delle piante, ma alle persone a quelle ci teneva davvero e che preferiva ricordarsi di annaffiarle ed amarle, l\u2019amore \u00e8 gratis e non va mai sprecato, non \u00e8 certo un vuoto a rendere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il gelsomino era fiorito, tutto da solo.<\/p>\n<p>Anche lei avrebbe potuto fiorire, ma la primavera non era mai arrivata, sott\u2019acqua. Si sentiva sempre in carenza di ossigeno laggi\u00f9, ma non risaliva lo stesso, mai.<\/p>\n<p>Una notte in cui cadeva la neve a ritmo lento e la folla le urlava nomi di cocktail dai quattro lati del bancone se lo vide l\u00ec, il batterista.<\/p>\n<p>Stava dritto davanti a lei e la fissava con quello sguardo sicuro di chi ha gi\u00e0 scavalcato il muro da cui gli altri stanno ancora affacciati. I suoi occhi erano neri, pieni di buio e lei li beveva tutti d\u2019un fiato, in modo da sballarsi subito e\u00a0 cominciava a sentire il brivido dell\u2019adrenalina spalmarsi sulla schiena, il cuore partire in controtempo. Il fulmine era troppo forte, il suo cuore scricchiolava, lo vedeva gi\u00e0 rotto in una sorta di chiaroveggenza, lo sentiva spaccarsi gi\u00e0 allora CRASH SCCRRRRACH, un suono lacerante.<\/p>\n<p>Lui per\u00f2 era ancora li davanti,\u00a0 stava aspettando il suo Cuba Libre, allegro e noncurante come al solito, lei rise e divent\u00f2 rossa, sapeva di essere stata scoperta. Sapeva anche \u00a0che lui era un musicista. Era stato suo padre a dirglielo, affacciato dietro a quegli occhi piccoli, che in realt\u00e0 erano blu, ma lei li vedeva ancora marroni.<\/p>\n<p>Marrone scuro della terra del sud, piena di vento e desolata, terra di poeti e sognatori, dove il profumo del mirto si spandeva nell\u2019aria, come musica. Ma lei non poteva ancora sentire il profumo, sott\u2019acqua.<\/p>\n<p>Anche quella notte lui non parl\u00f2, la guardava soltanto.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tutto bene? Un Cuba libre \u2013<\/p>\n<p>Poi spariva, non lo vedeva pi\u00f9. A volte lo scorgeva avvinghiato a qualche ragazza, altre volte se ne andava senza neanche salutare, allora lei riaffondava piano negli abissi da cui era venuta, in silenzio. Nessuno se ne accorgeva.<\/p>\n<p>Certe notti il batterista lo trovava gi\u00e0 li, affacciato al bancone che la osservava.<\/p>\n<p>Allora lei pensava a tutte le conversazioni che aveva avuto con lui durante la settimana nella sua testa e poi riusciva a dire \u2013 ciao come stai? Cosa bevi? \u2013<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un Cuba libre- poi se ne andava.<\/p>\n<p>Non riusciva a sentire la voce di suo padre, ma era sicura che lui fosse li, chiuso dentro a quegli occhi marroni che in realt\u00e0 erano blu.<\/p>\n<p>Come quando sulla pista da sci, appena scesi dalla seggiovia approfittava della sua distrazione e partiva in picchiata \u2013 Dai chi arriva prima vince \u2013 urlava gi\u00e0 da met\u00e0 pista e lei si gettava in discesa senza neanche avere infilato le mani nelle maniglie delle racchette, l\u2019unica cosa importante era arrivare per prima. Si lanciava a tutta velocit\u00e0 dietro a quel pazzo, era cos\u00ec che aveva imparato a non avere paura mai, a buttarsi sempre anche a occhi chiusi, sentiva ancora l\u2019urlo da lontano, dai dai muoviti dai!<\/p>\n<p>Voleva sentire ancora quel brivido sulla pelle, buttarsi ad occhi chiusi dietro a un folle e fidarsi, fidarsi ciecamente di lui.<\/p>\n<p>Una notte lei decise di dirglielo che l\u2019amava, magari non proprio usando la parola amore.<\/p>\n<p>Voleva invitarlo ad uscire e \u00a0sapeva che avrebbe rovinato tutto.<\/p>\n<p>Lo chiedeva spesso a suo padre nelle notti insonni, fissando il soffitto blu con le stelline fluorescenti appiccicate, ma lui non rispondeva. Per\u00f2 poi si ripeteva che il batterista veniva ogni sabato a guardarla, forse l\u2019amava anche lui.<\/p>\n<p>Quel sabato si vest\u00ec con pi\u00f9 cura del solito, vestito rosso fiammante come il rossetto che pass\u00f2 ripetutamente sulle labbra prima di arrivare in discoteca. Lo aspettava.<\/p>\n<p>Quella notte il batterista non comparse al suo bancone e neanche le notti successive.<\/p>\n<p>Lei tornava a casa all\u2019alba con i piedi trafitti dal nylon delle calze a rete, lo stomaco che distillava bile e pensava solo ai suoi occhi, non riusciva a prendere sonno persa nel delirio di redbull e domande a cui non avrebbe mai avuto risposta.<\/p>\n<p>Quando qualcuno le chiedeva il numero o le faceva complimenti affacciato al bancone lei neanche lo vedeva, miscelava intrugli e shekerava alcool aspettando solo di vedere quegli occhi comparire tra la folla, nient\u2019altro.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, sabato dopo sabato, si convinse che non sarebbe pi\u00f9 tornato o, peggio, che l\u2019avrebbe visto appoggiato a qualche altro bancone che non fosse il suo, a guardare un\u2019altra. Pensava a come fosse stata stupida a volergli dire che lo amava, a come era stupida tutta quanta la storia e forse che suo padre non era li, non era mai venuto a cercarla dentro a quegli occhi in quella stupida discoteca.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, quando lo vide arrivare un sabato di un qualunque giorno di disperazione in cui sguazzava nella sua solita melma deserta non si agit\u00f2 pi\u00f9 di tanto.<\/p>\n<p>Il cuore non le part\u00ec nel solito assolo come le altre volte.<\/p>\n<p>Alz\u00f2 la testa, per la prima volta sicura di s\u00e9 e se lo trov\u00f2 li davanti, il batterista. Lui la guardava, ma stavolta era al di l\u00e0 del muro, come tutti gli altri.<\/p>\n<p>&#8211; Come stai? \u2013<\/p>\n<p>&#8211; \u00a0Bene. Un CubaLibre \u2013<\/p>\n<p>Lo guard\u00f2 meglio, non riusciva a capire. Strinse di pi\u00f9 gli occhi, come per mettere a fuoco.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vado a fumare una sigaretta, ciao \u2013<\/p>\n<p>E se ne and\u00f2.<\/p>\n<p>Mentre lo guardava allontanarsi, in un istante, cap\u00ec. Gli occhi marroni del batterista erano blu, non se n\u2019era mai accorta. Allora non sei qui, pap\u00e0. Non eri tu dentro a quel blu. BLU. Lo \u00a0stesso blu degli abissi dove si stava reimmergendo. In fondo lei si trovava a suo agio a sguazzare in quel blu, in fondo lei voleva proprio ritornarci, in upnea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10395\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10395\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il batterista lo vide per la prima volta in discoteca, quando ancora faceva cocktail per sopravvivere e non si curava affatto dei clienti. 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