{"id":10372,"date":"2012-05-28T19:44:12","date_gmt":"2012-05-28T18:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10372"},"modified":"2012-05-28T19:44:12","modified_gmt":"2012-05-28T18:44:12","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-quando-la-manager-ascolta-chopin-di-saverio-sam-barbaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10372","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Quando la manager ascolta Chopin&#8221; di Saverio Sam Barbaro"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">\u00a0Guardavo il lungo tavolo elegantemente apparecchiato al centro del giardino, \u00a0un\u2019armonia di posate, piatti, tovaglioli, palpabili note di un concerto muto. \u00a0Perdonate il paragone: amo la musica pi\u00f9 di me stessa. Quando, \u00a0per la prima volta a quindici anni, una coetanea mi invit\u00f2 davanti al computer per ascoltare l\u2019ouverture della rossiniana Semiramide, sentii un brivido corrermi per tutto il corpo. Avevo sempre ascoltato musica pop e l\u2019impatto con la classica mi travolse al punto tale che, stordita, senza capire la natura esatta dell\u2019emozione che mi assaliva, chiesi scusa alla mia amica e corsi in bagno a masturbarmi. Cos\u00ec ho continuato a fare sino ad oggi, ormai sulla soglia dei trent\u2019anni. \u00a0(Doverosa precisazione: ho continuato ad ascoltare musica classica, non a correre d\u2019improvviso in bagno a masturbarmi.)\u00a0 In ossequio a questo mia rocciosa\u00a0 e metafisica passione non avevo trascurato di pagare un\u2019orchestra che avrebbe suonato durante tutta la cena da un angolo del giardino. Il mio esperto di musica aveva stimato in dieci metri la distanza giusta che doveva intercorrere tra la fonte del suono e i convitati. Non ero certa dell\u2019esattezza della sua valutazione. Ma non mi sentivo di deluderlo con inutili e cocciute obiezioni. \u00a0Il poverino era in crisi per la mancanza di lavoro e ne stava cercando uno da dieci anni, dunque dal giorno successivo al conseguimento della sua laurea. All\u2019annuncio che l\u2019avevo assunto (non per meriti ma solo perch\u00e9 mi attizzava da morire) \u00a0nella mia neonata azienda, l\u2019entusiasmo lo aveva travolto. Aveva afferrato il suo sacco a pelo ed era corso nel\u00a0\u00a0giardino del locale destinato alla festa con l\u2019intenzione di trascorrervi l\u00ec \u2013 se necessario- tutta la notte, ma con un\u2019unica perplessit\u00e0. Non essendo mai stato un esperto di musica,\u00a0\u00a0aveva assunto alle sue dipendenze il fratello gemello, goccia d\u2019acqua identica alla sua. Nel cuore della notte,\u00a0 da un punto del giardino, avevo visto uno dei fratelli provare a dar fiato dentro una trombetta di quelle usate a Carnevale e l\u2019altro, a pochi metri di distanza, goffamente curvato in avanti con la mano vicino all\u2019orecchio, lanciargli segnali che\u00a0\u00a0sapevano di <em>s\u00ec, no, quasi e quasi quasi<\/em>.\u00a0 Avrei dovuto sentirmi indispettita dall\u2019uso di una ridicola trombetta in sostituzione del suono carezzevole di un\u2019orchestra. Ma vedevo i due lavoratori notturni muoversi davanti a me come smarriti scolaretti e riuscivo a perdonarli di questa loro (grave) colpa. Il mattino del giorno dopo, \u00a0tornando in giardino per far disporre il tavolo ai camerieri, avevo visto i due fratelli distesi sull\u2019erba dentro i loro sacchi a pelo, sotto un tetto di rami, che russavano al ritmo della Marcia Turca di Mozart. Qualche metro pi\u00f9 in l\u00e0 due tipi mi aspettavano con aria bellicosa. Erano gli avvocati mandati dai vicini. \u00a0Il suono monotono e lacerante della trombetta aveva impedito a tutti loro di chiudere occhio. Ci\u00a0 accordammo per un piccolo indennizzo. Quello stesso mattino, la mia esperta di public relations venne a trovarmi \u00a0per discutere \u00a0l\u2019annuncio che aveva messo in rete. Era anche per lei il primo lavoro. Pardon. Di lavori ne aveva fatti tanti ma io ero la prima persona che le avrei dato un p\u00f2 di spiccioli veri. Si fidava di me ed io di lei.\u00a0 Eravamo state compagne di banco a scuola e poi, per otto anni sino ad oggi, imbronciate e disilluse marciatrici, gomito a gomito, \u00a0lungo il sentiero polveroso della disoccupazione. Sedemmo davanti al computer sull\u2019erba, e potei cominciare a leggere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>SPLENDIDE FESTE DI \u00a0SEPARAZIONE<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0organizzate per voi che spaccate la coppia come una mela. In allegria.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0Rivolgersi all\u2019agenzia\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 A R C O B A L E N O\u00a0 D E L\u00a0 F U T U R O<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0Cell 321\u2026.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Indirizzo di posta elettronica\u2026.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Non lacrime e dispetti ma rilassati sorrisi di addio.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Mi aveva guardato pendendo dalle mie labbra. \u201cChe ne dici?\u201d \u201cUn annuncio reso efficace dalla tua grande padronanza del linguaggio, un vero parto letterario.\u201d Sapevo di esagerare. Si trattava di pochi righi. Ma lei voleva essere rassicurata da me che ero \u00a0il suo datore di lavoro. Quel lavoro che aveva cercato per tanto tempo. \u201cDimmi qualcosa di pi\u00f9\u201d disse con voce quasi supplichevole. Mi strappava il cuore. Esitai. \u201cParagonabile\u201d dissi poi d\u2019istinto senza pensare a ci\u00f2 che dicevo \u201call\u2019orgasmo di un\u2019elefantessa che si accoppia con il capobranco. Va bene cos\u00ec?\u201d Mi abbracci\u00f2 commossa. Gongolava. Gongolavo anch\u2019io. Diventavo manager. La mia intuizione era stata come il colpo di piattelli che si distingue da dentro il suono di un\u2019orchestra: metter su un\u2019agenzia che si sarebbe occupata di Feste di separazione. Non mi restava che tentare di accalappiare il maggior numero possibile di clienti. Era rimasto proprio questo l\u2019ultimo dei miei problemi. \u00a0Per il resto, sarebbe stato un lavoro stuzzicante, avrei personalmente scelto le arie da proporre.\u00a0 Prima tra tutte quella celebre della Traviata, Sempre Libera. Le poverine con le palle piene per la convivenza con il marito quasi ex l\u2019avrebbero gradita pi\u00f9 di tutte le altre splendenti melodie.Mi sentivo nei panni di un direttore di orchestra pronto a dare il primo colpo di bacchetta. La telefonata sul cellulare di una settimana prima era sembrata dare l\u2019avvio al sospirato concerto. Era di mio padre.\u00a0 \u201cSta per arrivare il tuo primo lavoro.\u201d Mi ero illuminata. \u201cDimmi qualcosa di questa coppia pronta a dirsi addio.\u201d \u201cL\u2019importante \u00e8 l\u2019assegno che ti daranno. Li accompagner\u00f2 io stesso, da te.\u201d\u00a0 Ed ecco il gran giorno. I rami dell\u2019albero sotto cui mi trovo mi sovrastano come loggioni zeppi di adoranti musicofili in attesa che le prime note rotolino per il teatro. Sono sul podio con la bacchetta in mano davanti ad un\u2019orchestra immaginaria. Il belloccio che mi attizza ha smesso di portare la mano davanti all\u2019orecchio per ascoltare il suono della trombetta. Gli spunta adesso dalla tasca posteriore dei pantaloni mentre, fermo in piedi vicino ad un albero di lato al mio, osserva gli orchestrali provare le note del gershwiniano Summertime. \u00a0Sono quelli della vera piccola orchestra che allieter\u00e0la <em>Festa di Separazione<\/em>.\u00a0 O forse \u00e8 il gemello del belloccio che mi piace, e quello vero \u00e8 davanti alla tavola imbandita a guardare i piatti vuoti. Nel dubbio perdo interesse per lui.\u00a0 Rischierei di tradire il mio fidanzato prima ancora del fidanzamento. Poi una Mercedes scura attraversa il cancello. \u00a0Mio padre \u00e8 al posto di guida. La ferma e ne esce. Da dietro escono le due parti di mela che stanno per scollarsi. Li scruto come fa un becchino verso il cadavere che deve far sistemare nella bara. Becchino? Perch\u00e9 mai? Io sono lo zucchero che mitiga l\u2019amarezza della medicina. \u00a0Poi il terzetto viene avanti. Ho un sussulto di sorpresa. Riconosco i due anziani. Sono i genitori di mia madre. L\u2019orchestra attacca il Brindisi dalla Traviata mentre i nonni mi baciano. Poi il nonno mi sorride. \u201cSo che tutta la cerimonia sar\u00e0 mostrata in rete e sulle televisioni locali. Vedrai che pubblicit\u00e0. Sono i tuoi nonni a separarsi, non lo sapevi? Faranno la tua fortuna, cara.\u201d L\u2019angoscia mi domina. \u201cSiete ancora in tempo a non farlo, nonno. Un cenno, un cenno soltanto, e faccio sparire tutto dal tavolo.\u00a0 Anzi.\u00a0 No? Perch\u00e9 mai? Siete invitati a cena da me, e poi tornate a casa, assieme, sino a che morte non vi separi.\u201d Mia nonna fa un passo e riduce la distanza da me. Poi parla a bassa voce. \u00a0\u201cE\u2019 una finta separazione \u00a0che serve a farti entrare nel mercato del lavoro. Poi io e il nonno andremo all\u2019estero, in una campagna sperduta dove nessuno potr\u00e0 riconoscerci.\u00a0 E l\u00ec ascolteremo il belato delle greggi. Con la stessa passione che si impadronisce di te quando ascolti una Polacca di Chopin o il Sogno di amore di Liszt.\u201d Si interrompe scrutandomi negli occhi. \u201cMi ascolti? O pensi ad altro?\u201d Sono turbata. Qual\u2019\u00e8 la verit\u00e0? Poi mi dico che una manager non deve mai perdere la sua compostezza. \u00a0Provo a dire qualcosa ma faccio fatica a parlare. Intanto dirigo lo sguardo sui musicisti, tutti in jeans e camicia. Sino ad ora, a stento, hanno sbarcato il lunario suonando nei matrimoni. Se la mia azienda decolla suoneranno due volte -statistiche alla mano- almeno per tre coppie su quattro. Matrimonio prima, separazione poi.\u00a0 E potranno raddoppiare i guadagni. Ed \u00a0ogni coppia, dal primo giorno di matrimonio all\u2019ultimo, come in un festoso carnevale dove la musica diventa un\u2019ininterrotta colonna sonora,\u00a0affider\u00e0 le proprie emozioni sul magico tappeto volante delle note.Finalmente riesco a spadellare\u00a0 una frase. \u201cPerdonami, nonna, se sembro pensare ad altro. Quando un\u2019orchestra suona, \u00a0\u00e8 la musica che pensa per me.\u201d<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10372\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10372\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Guardavo il lungo tavolo elegantemente apparecchiato al centro del giardino, \u00a0un\u2019armonia di posate, piatti, tovaglioli, palpabili note di un concerto muto. \u00a0Perdonate il paragone: amo la musica pi\u00f9 di me stessa. 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