{"id":1036,"date":"2009-04-14T18:55:22","date_gmt":"2009-04-14T17:55:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1036"},"modified":"2009-04-28T16:12:13","modified_gmt":"2009-04-28T15:12:13","slug":"larchivista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=1036","title":{"rendered":"Racconti nella Rete 2009 &#8220;L&#8217;archivista&#8221; di Elvezio Ercoli"},"content":{"rendered":"<p>            Di mio padre non ricordo nulla. Mia madre diceva che era tornato dalla guerra cos\u00ec deperito che metteva paura guardarlo. Cos\u00ec diceva mia madre; e mi raccont\u00f2 anche che in un primo momento mio padre sembr\u00f2 migliorare, poi improvvisamente peggior\u00f2 e ci lasci\u00f2, appena un anno dopo la mia nascita.<br \/>\n             Ho conosciuto soltanto mia madre. Io e lei vivevamo quasi in simbiosi. Mi ricordo che anche da piccolissimo riuscivo ad intuire ogni pensiero di lei e cercavo in ogni modo di non appesantirle  il fardello di sofferenze che portava. Ho sempre saputo di essere malato, ma non ho mai capito cosa avevo. Poi ho perso anche mia madre e qualcuno ha deciso per me. Sono stato portato in un istituto ed ho iniziato a vivere in una grande famiglia di mattarelli. Non mi ci trovavo male. Non avevo conosciuto niente di meglio, niente di diverso. Non ho mai avuto amici. Per questo registravo tutte le persone che incontravo e mi ricordavo tutto. Sembrava strano agli altri che io mi ricordassi tutto. Io non facevo nessuno sforzo a ricordare. Registravo gli altri sperando di rivederli.<br \/>\n             Paolo portava spesso gente nuova. Per registrarla, io andavo a cercarlo mentre lui lavorava. Paolo si occupava della manutenzione dell\u2019Istituto e, per controllare  gli impianti di condizionamento ed elettrici, si spostava sempre. Con Paolo trovavo spesso qualcuno che non conoscevo. Qualcuno che si lasciava registrare e che mi trattava bene. Ognuno si stupiva quando in base alla data di nascita indovinavo il giorno della settimana in cui era nato. Tutti mi chiedevano come facevo  ad indovinare. Veramente io non l\u2019ho mai saputo come faccio ad indovinare. Mi viene spontaneamente.<br \/>\nUn giorno \u00e8 stato Paolo a cercare me. Era con un suo amico, uno che ancora non conoscevo. Sembrava uno della mia et\u00e0; e come al solito gli ho chiesto come si chiamava e la sua data di nascita. Quell\u2019amico di Paolo era Marco. Anche lui, come gli altri, rimase molto stupito che io sapessi individuare il giorno della settimana in cui era nato. Quella era una cosa che stupiva proprio tutti.<br \/>\n             Dicono che in testa ho un calendario perpetuo e tutti si meravigliano anche del fatto che io ricordi ogni cosa mi venga detta. Anche Marco, come molti altri, prov\u00f2 per gioco la mia memoria, facendomi un\u2019infinit\u00e0 di domande. Allora non era ancora mio amico ed io ancora non sapevo che sarebbe diventato mio amico. Allora io ancora non capivo  quell\u2019idea di Marco di farmi lasciare l\u2019Istituto  e farmi lavorare. Diceva che lui aveva bisogno di una persona con la mia memoria. Ripeteva in continuazione che non aveva mai incontrato persone con la mia memoria. Diceva che io ero sprecato in quell\u2019Istituto, che io non ero matto come gli altri, che io avevo diritto di vivere una vita diversa, un\u2019altra vita, la vita. Ma io mi ero ormai abituato a quell\u2019Istituto. Io non conoscevo il mondo. Avevo paura del mondo. Io del mondo avevo conosciuto soltanto mia madre. Di lei non avevo paura. Ma poi lei \u00e8 morta. Gli altri mi hanno sempre preso in giro ed io non sono mai stato in grado di lavorare, di essere autonomo. Per questo motivo quelli del Comune mi hanno portato in quell\u2019Istituto.<br \/>\nPer me quelli fuori di quell\u2019Istituto erano sempre un po\u2019 cattivi. Invece quelli dentro quell\u2019Istituto non erano normali: Io ho capito che ero diverso da quelli che stavano fuori  e da quelli che stavano dentro.  Quelli che stavano dentro non ragionavano un gran ch\u00e9, ma non erano cattivi. Invece, quelli che stavano fuori, forse ragionavano, ma erano cattivi. Io non sono mai stato capace di essere cattivo e pensavo che per me sarebbe stato meglio restare dentro, anche se quelli intorno a me erano veramente strani. Anch\u2019io sono strano, di una stranezza particolare. I medici dicono che sono molto intelligente e che ho anche il dono di una memoria prodigiosa, ma dicono anche che non sono maturato a livello emotivo. Dicono sia questa la mia malattia e forse \u00e8 per quella che non sono cattivo. Forse \u00e8 per quella che sono spontaneo. Forse \u00e8 ancora per quella che non ho amici.<br \/>\n             Quando per la prima volta ho incontrato Marco, non sapevo  che sarebbe diventato un grande amico e non volevo andare a lavorare nel suo ufficio. Poi c\u2019era anche quell\u2019altra cosa, quella che a volte mi capita di sentire, quella che proprio non capisco, quella sensazione di dolore o di gioia, quel qualcosa che riguarda la persona che incontro, un qualcosa che ha a che fare con la sua vita, con la sua verit\u00e0 interiore o col suo destino. C\u2019era quella cosa, qualcosa che non capivo bene, ma che la sentivo fortemente. Stava accadendo come altre volte. Era qualcosa che non riuscivo a vedere, ma sentivo un gran dolore, un gran male. Avrebbe potuto essere un male fisico, morale o forse semplicemente un destino, un dolore che non potevo vedere o capire, ma soltanto sentire. Mi faceva paura, ma subito capii che quell\u2019uomo non poteva essere cattivo. Quale fosse quel dolore non potevo saperlo, per\u00f2 sentivo distintamente che Marco non era malvagio e quel dolore che avvertivo probabilmente significava qualcos\u2019altro. Non avevo la minima idea di cosa potesse essere, ma se Marco non poteva essere cattivo, io non dovevo aver paura.<br \/>\nMarco riusciva ad inventarsi anche l\u2019impossibile, ma non ho mai capito come abbia fatto a farmi assumere. Presto  mi sono abituato al mio ruolo ed ho iniziato a muovermi senza  paura.<br \/>\nMarco voleva che io fossi  sempre pi\u00f9 presente  ad ogni sua riunione di lavoro. Voleva  che io ricordassi tutto. Voleva avere tutto sotto controllo. Quella del controllo era la sua ossessione. Marco non era come me. Lui non era ritardato in niente, neppure da un punto di vista emotivo. Ma anche Marco aveva le sue stranezze. Marco voleva che la sua parte razionale controllasse quella emotiva. Non so cosa gli fosse successo. Se io avessi potuto, avrei vissuto diversamente, ma non ho potuto. Sono cos\u00ec. Marco invece si sforzava di controllare ogni sua emozione. Marco faceva cos\u00ec anche con le donne. Non voleva innamorarsi e frequentava le prostitute. Io se avessi potuto avere una donna, se avessi potuto avere quella che mi piaceva, non la avrei lasciata mai. Forse sono cos\u00ec perch\u00e9 sono spontaneo, forse \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 non sono normale. I medici l\u2019hanno detto che emotivamente sono un immaturo. Ed anche se io non la capivo bene quella cosa, me ne accorgevo. Mi accorgevo di comportarmi diversamente dagli altri; ed anche le persone che mi incontravano se ne accorgevano. Soprattutto le donne se ne accorgevano. Se ne \u00e8 accorta anche Giulia, un amica di Marco. Fin dalla prima volta che ci siamo visti,  lei ha  avuto  un atteggiamento di sufficienza verso di me. Si  mostrava sempre gentile, ma mi diceva cose terribili. Mi trattava come fossi nulla.<br \/>\nPer molto tempo ho visto nel dottor Marco  Forte l\u2019immagine del benefattore, la persona che mi ha fatto uscire dall\u2019Istituto dei matti e mi ha fatto avere un lavoro. A parte l\u2019imbroglio con il quale mi ha fatto assumere, vedevo in lui soltanto ordine morale ed intellettuale. Quella era forma. Allora ancora non eravamo amici. Poi  ho imparato a conoscere veramente chi era Marco, le sue contraddizioni  e le sue debolezze; e da quando anche lui si \u00e8 fatto conoscere siamo diventati amici.<br \/>\n                 Marco frequentava le prostitute. Lo faceva di nascosto. Voleva che la sua immagine esterna non lasciasse trapelare interessi per la sessualit\u00e0, soprattutto per certo tipo di sessualit\u00e0. Per Marco il sesso era un vizio da tenere sotto controllo e cercava attentamente di tenersi lontano dall\u2019amore. Col tempo, per\u00f2, Marco inizi\u00f2 ad essere meno ossessivo  nel nascondere i suoi segreti. Col tempo abbass\u00f2 le sue difese. Forse l\u2019immagine austera che voleva trasmettere al prossimo non lo interessava pi\u00f9 di tanto. E a volte scherzando gli accadeva anche di parlare di quelle sue abitudini. Per\u00f2, non mi spieg\u00f2 mai apertamente qual\u2019era il motivo che lo portava a cercare soltanto quel genere di donne. Io, del resto,  ero stato da lui addestrato a non fare domande. Per lavoro io dovevo ricordare e dare risposte alle domande di Marco, ma io non dovevo fare domande. Marco mi aveva spiegato  che, a causa della  mia immaturit\u00e0 emotiva, io non ero in grado di valutare l\u2019opportunit\u00e0 delle domande. Per\u00f2 dicevano  anche  che io ero naturalmente razionale; e la razionalit\u00e0, non l\u2019opportunit\u00e0, mi suggeriva che le domande, soprattutto certe domande, avrebbero generato conflitti nella mente di Marco e tra Marco e me. Ed io che sono emotivamente un immaturo non amo conflitti.<br \/>\nCol tempo Marco divenne non soltanto meno controllato e meno ossessionato a nascondere la sua vita intima,  a volte era  cos\u00ec auto indulgente  da consentirsi che alcune donne lo raggiungessero nel suo ufficio: quando le vedevo non mi era difficile immaginarne il tipo. Credo che anche Stefania, la segretaria, e Francesco, l\u2019altro collega, non potevano non aver intuito quelle strane relazioni di Marco. E mi sembrava davvero strano che Marco venisse a dismettere, quasi senza grosse resistenze, quell\u2019immagine ieratica che aveva faticosamente costruito. Un giorno  Marco mi propose di andare con una di quelle sue donne e quando risposi che io volevo una che mi amasse, Marco mi chiese se l\u2019avessi gi\u00e0 trovata.<br \/>\n\u201cE\u2019 difficile \u2013 dissi \u2013 io non sono normale, io sono emotivamente un immaturo, so fare i giochi che sono veramente giochi; e non so giocare con tutto ci\u00f2 che non \u00e8 un gioco. Non sono in grado di interessare: sono spontaneo e quelli spontanei non interessano mai.\u201d<br \/>\n\u201cLa tua non \u00e8 una brutta malattia\u201d disse Marco. Ma quando aggiunse che ero una brava persona e che non facevo male a nessuno, allora successe quella cosa, la cosa che i medici avevano assolutamente  escluso. Ebbi la mia emozione, un\u2019emozione matura, il senso di sconforto per il male che la mia malattia recava a me. Se soltanto gli altri venivano risparmiati dalla mia malattia, quella malattia non era per se stessa certamente innocua.<br \/>\n              Fra tanti nomi di ragazze che telefonavano a Marco, uno divenne pian piano ricorrente. Nadia telefonava sempre pi\u00f9 spesso; e Stefania, senza neppure conoscerla, la detestava. Io, invece, ero  molto curioso e mi sarebbe piaciuto vederla. Poi, finalmente un giorno \u00e8 arrivata. Era una bionda di poco pi\u00f9 di venti anni ed un corpo perfetto. Era alta, ma non eccessivamente. Era molto bella, ma vestiva semplicemente e non sembrava troppo diversa da tante altre. Stefania quando la vide entr\u00f2 in uno stato confusionale e, come un automa, la fece accomodare nell\u2019ufficio di Marco; poi torn\u00f2 alle cartacce che aveva sulla scrivania e a rispondere al telefono, continuando a ripetere che il dottor Forte non era in Ufficio.<br \/>\n             Nadia non sembrava  diversa dalle altre, ma invece lo era. Conoscendo Marco, io sapevo che lei era una puttana, ma di quelle speciali, per\u00f2, perch\u00e9 in genere tutte le altre non superavano il terzo incontro. Invece dalle telefonate che sentivo, Nadia si incontrava con Marco gi\u00e0 da mesi. Qualcosa stava succedendo, qualcosa stava cambiando. Poi Marco me la present\u00f2 e subito notai la sua lingua italiana senza accento, nonostante fosse di Brno, ma dopo pochi attimi, sentii di nuovo quella cosa, quella che a volte  mi accade e che ho sentito anche quando per la prima volta ho visto Marco. Con Nadia, per\u00f2, quel dolore l\u2019ho sentito pi\u00f9 forte. Stavo veramente male, quasi non respiravo e dovetti sedermi. \u201c Hai qualcosa? Hai bisogno di qualcosa?\u201d mi chiesero Marco e Nadia. \u201cNon \u00e8 niente\u2026\u201d risposi non appena tornai a respirare normalmente.<br \/>\nIl tempo scorreva lentamente e noiosamente ed io non avevo molto di cui occuparmi. Continuavo  ad archiviare, ricordavo tutto con facilit\u00e0, ma non mi interessava niente. Quando non mi veniva data una lettera da consegnare o un fascicolo da archiviare mi sentivo inutile. Io invece avrei voluto impegnarmi, spendere la mia vita, essere degno. Volevo provarci. Intanto volevo anche imparare a scrivere decentemente. Mi proposi di leggere tanto e di iniziare a tenere un diario. Alla fine qualcosa avrei imparato. Avrei scritto quello che vedevo e che sentivo. Mi sarebbe stato di  compagnia.<br \/>\n Tornai nuovamente ad osservare le persone. Capii che il cinismo di Marco non era vero perch\u00e9 qualcosa stava cambiando in lui: ormai frequentava soltanto Nadia, anche se lottava per non rimanerne coinvolto. Marco arriv\u00f2 anche a chiedere a me il perch\u00e9 lui fosse cos\u00ec tormentato. Io naturalmente risposi di non essere  esperto in questioni di cuore.  Ma Marco insistette.\u201c Per questo te lo chiedo \u2013 disse &#8211; perch\u00e9 confido nella lucidit\u00e0 della tua mente.\u201d<br \/>\n\u201cLascia stare la mia supposta lucidit\u00e0! \u2013  tenni a precisare \u2013 quello che ti sta accadendo \u00e8 semplicemente la vita che si impone; e nessuno pu\u00f2 farci niente!\u201d<br \/>\nCredo fosse proprio cos\u00ec, ma molte cose non le capisco, perch\u00e9 non sono capace di interpretare le emozioni. Si. E\u2019 vero. Anch\u2019io posso avere emozioni. Per\u00f2 non le capisco, n\u00e9 sono in grado di controllarle. Avevano ragione i medici quando mi definivano \u201cemotivamente immaturo\u201d. Io sono spontaneo. Senza troppe contraddizioni. E non capivo il desiderio che Marco aveva  di  fuggire da Nadia e contemporaneamente di rincorrerla.<br \/>\n\u201cE\u2019 un gioco?\u201d ho domandato. Ma Marco non ha risposto.<br \/>\n\u201cUna tortura?\u201d<br \/>\nSilenzio.<br \/>\n\u201cC\u2019\u00e8 verit\u00e0?\u201d<br \/>\nMarco \u00e8 rimasto muto.<br \/>\n\u201cC\u2019\u00e8 falsit\u00e0?\u201d<br \/>\nAncora nessuna risposta.<br \/>\n\u201cMa cos\u2019\u00e8 allora questo amore?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so!\u201d ha risposto Marco.<br \/>\n\u201cDurer\u00e0?\u201d<br \/>\n\u201cNon lo so!\u201d<br \/>\n\u201cAllora, anche tu non ne sai niente?\u201d<br \/>\nMarco ha annuito senza  rispondere.<br \/>\n\u201cPer\u00f2 tu vivi\u2026\u201d<br \/>\n\u201cVeramente non lo so\u201d ha detto Marco, quasi decretando la fine di quella conversazione.<br \/>\nCos\u00ec stavano le cose. Nessuno di noi due conosceva veramente cos\u2019era l\u2019amore, nessuno di noi due la vita. Ed anche se eravamo completamente diversi  ed a nostro modo assolutamente impermeabili al mondo, eravamo diventati due specie di amici. Non  avevamo niente in comune, ma ognuno di noi due riconosceva nell\u2019altro qualcosa di noto,  un moto dell\u2019essere appena percettibile. Ognuno di noi due era solo in un mondo sconosciuto,  come due astronavi nello spazio ignoto che intercettavano appena i loro segnali. Molto poco. Davvero poco. Ma non avevamo altro.<br \/>\nMarco era sempre pi\u00f9 contrastato. Da un lato riusciva a controllare la sua inclinazione per Nadia ed avrebbe voluto non cercarla pi\u00f9, dall\u2019altro la cercava ancora e si preoccupava per lei, per la vita di lei.<br \/>\nOrmai tutti si erano accorti che si amavano e l\u2019amore \u00e8 pericoloso: per gli amanti che si divorano, per i benpensanti che trovano sempre giusto qualcos\u2019altro, per gli sfruttatori di Nadia che non potevano consentirle una vita che appartenesse soltanto a lei.<br \/>\nMarco si ritrov\u00f2 bucate tutte e quattro le gomme della sua macchina. Marco e Nadia erano gi\u00e0 stati gi\u00e0 minacciati molte volte; il rischio che correvano era ormai altissimo. Forse era arrivato per loro il momento delle grandi decisioni: per difendersi e per vivere.<br \/>\nMarco confid\u00f2 che a volte era tentato di sposare Nadia ed affrontare, con tutto il valore della sua vita onesta, l\u2019organizzazione che la sfruttava. Ma era  terrorizzato da una decisione del genere. Temeva che un giorno avrebbe potuto pentirsene. Era ossessionato dal pensiero che un giorno,  dopo un possibile litigio, lui avrebbe rinfacciato a lei come l\u2019aveva conosciuta. Immaginava la cocente delusione di lei e l\u2019abisso dell\u2019anima in cui anche lui sarebbe precipitato. Marco rimuginava sulle difficolt\u00e0 di un possibile matrimonio, ma cercava anche  di trovare comunque qualcosa che potesse salvare Nadia. Arriv\u00f2 anche a pensare di organizzare segretamente una fuga di lei in un paese lontano; ed  una volta ne progett\u00f2 tutte le fasi, ma era ancora indeciso.<br \/>\nMarco non era soltanto insoddisfatto dalla sua vita, aveva anche perso ormai quasi ogni interesse per il suo lavoro. A volte si lasciava sfuggire qualcosa, ma cercava di non lamentarsi troppo  per non essere ingiusto con me che non avevo avuto poi tanto dalla vita.<br \/>\nIl coinvolgimento sentimentale di Marco e di Nadia cresceva sempre di pi\u00f9 e con esso aumentavano anche le minacce che i due ricevevano. Marco finalmente decise.<br \/>\n  Era veramente sincero e risoluto quando mi disse: \u201cNon posso rinunciare a lei, e l\u2019unica soluzione \u00e8 andarcene dove nessuno potr\u00e0 trovarci, il pi\u00f9 lontano possibile da qui, scomparire\u2026.\u201d<br \/>\nLa vita di Marco cambiava in continuazione. La prima volta che l\u2019avevo visto, sembrava una persona interessata soltanto al lavoro, ora stava rimettendo in discussione ogni cosa.<br \/>\n \u201cSe hai capito quello che devi fare. Fallo! \u2013 gli dissi \u2013 e non ti preoccupare neppure di me. So che ci pensi. So di non avere ancora la spina dorsale per farcela da solo. Ma ci posso provare. Mi nomineranno un altro curatore. Potrebbe essere Francesco: \u00e8 onesto e svelto. E poi qualche cosa l\u2019ho imparata in questo tempo. Hai la possibilit\u00e0 di cambiare la tua vita e dargli un senso. Io non esiterei. Nessuno e niente deve impedirtelo.\u201d<br \/>\nE\u2019 arrivato il momento in cui li ho visti partire. Ho iniziato a sentire quel dolore. Non volevo che se ne accorgessero e  ho detto loro di aspettare un momento. Misi la scusa che dovevo andare al bagno per non far vedere loro la smorfia che avevo sulla faccia.  Il dolore infatti \u00e8 aumentato  e credevo di svenire. Poi \u00e8 diventato pi\u00f9 leggero ed io mi sono sciacquato la faccia e sono tornato dai miei amici.<br \/>\nNadia mi chiese se stavo bene. Probabilmente  si era accorta di qualcosa, ma io ho cercato di rispondere tranquillamente che tutto stava sotto controllo.<br \/>\n\u201cCome ci andr\u00e0?\u201d chiese ancora lei, come per verificare di nuovo se mi fossi sentito male, del mio male, del male che ho per gli altri.<br \/>\n\u201cBenissimo!\u201d dissi.<br \/>\nNadia fece finta di crederci, ma capivo che non era convinta. Rimasi a fissarli mentre entravano in macchina. Ambedue  mi guardavano con compassione, quasi si sentissero in colpa. Sembrava abbandonassero un bambino. Ma non avevano nessuna colpa ed io li salutai agitando la mano e sfoggiando il mio pi\u00f9 bel sorriso.<br \/>\n             Cosa accade ad un bambino quando nasce e viene proiettato in un mondo a lui completamente ignoto che tutti chiamano vita? Cosa accade ad un bambino che non ha ancora ricordi n\u00e9 sogni? Anche dopo, per me nulla \u00e8 cambiato. Anche ora \u00e8 cos\u00ec: Cosa accade ad un uomo quando muore e viene proiettato in un mondo che non \u00e8 vita, dove non albergano ricordi, n\u00e9 sogni? Cosa rimane alla fine quando un uomo non pu\u00f2 ricordare, n\u00e9 sognare? E cosa sono io che non ho mai sognato e che appena ricordo i fugaci sogni degli altri? Alla fine l\u2019ho capito. Io vivo soltanto per testimoniare quel sogno, il sogno non mio che ha avuto il coraggio di realizzarsi e, seppure per poco, prendere vita.<br \/>\n             Ho continuato a lavorare all\u2019Ufficio \u201cConsorzi di Bonifica\u201d, ma non per molto tempo. Il dirigente che ha sostituito Marco era un tipo serio e forse perbene, ma non come Marco; ed io ero indifeso alle cattiverie che non mancavano mai. Per la mia malattia avevo ancora bisogno di un curatore. Io ho scelto Francesco, perch\u00e9 sentivo che era bravo, ma anche Francesco non poteva difendermi sempre; ed io ero inerme. Io non so confliggere; e chi non sa confliggere \u00e8 sempre attaccabile. Alla fine sono tornato qui, in questo Istituto che conosco bene. Qui sono tutti un po\u2019 strani, ma non sono cattivi. Ho deciso di non scrivere pi\u00f9. Scrivere mi fa pensare troppo e non voglio pensare. Ora non registro pi\u00f9 nessuno, non perch\u00e9 abbia capito che possa essere inopportuno o sconveniente, ma soltanto perch\u00e9 non voglio affezionarmi alle persone che incontro, a qualcuno che poi non rivedr\u00f2 pi\u00f9. Ho deciso di dipingere. Guardo i colori e li riproduco, non penso. Non voglio pi\u00f9 pensare e non voglio pi\u00f9 scrivere, per\u00f2 ho voluto scolpire una frase su una pietra levigata. Sulla pietra rimane.<br \/>\n\tOggi \u00e8 venuto Paolo a trovarmi. E\u2019 un giorno speciale e mi accompagna con la macchina ad un posto speciale. Raggiungiamo Genzano e prendiamo la via per Nemi. Paolo si ferma un momento davanti al cimitero, ma io non scendo. E quando Paolo risale proseguiamo la strada verso Nemi. Dopo qualche centinaio di metri, ad una curva vedo il posto. Il panorama \u00e8 bellissimo. In basso il lago sembra immobile  sotto un cielo azzurro senza una nuvola. Paolo dice di fare l\u2019inversione di marcia pi\u00f9 in su, davanti all\u2019albergo \u201cIl rifugio\u201d, dove c\u2019\u00e8 spazio per girare. Torniamo indietro, ma non raggiungiamo il posto che abbiamo visto, perch\u00e9 l\u00e0 non si pu\u00f2 parcheggiare. Allora lasciamo la macchina  qualche decina di metri prima e proseguiamo a piedi. Ora tutto si vede. C\u2019\u00e8 una croce con dei fiori. Io non li ho portati. I fiori si guastano, la pietra rimane. Ecco \u00e8 successo proprio qua. Marco e Nadia fuggivano inseguiti da quelli  che prima sfruttavano Nadia, e proprio qua sono andati fuori strada. E\u2019 in questo posto che io voglio venire a trovarli, non al cimitero. E\u2019 in questo luogo che voglio lasciare la mia pietra. Ho scritto scolpendola: \u201c A Marco e Nadia che hanno sognato di vivere liberi e felici e, seppure per pochissimo tempo, ci sono riusciti\u201d.<br \/>\n\tPaolo mi  riaccompagna all\u2019Istituto dei mattarelli. Sento un grande vuoto. Vorrei essere utile. Vorrei essere degno.       <\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1036\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1036\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di mio padre non ricordo nulla. Mia madre diceva che era tornato dalla guerra cos\u00ec deperito che metteva paura guardarlo. Cos\u00ec diceva mia madre; e mi raccont\u00f2 anche che in un primo momento mio padre sembr\u00f2 migliorare, poi improvvisamente peggior\u00f2 e ci lasci\u00f2, appena un anno dopo la mia nascita. Ho conosciuto soltanto mia madre. [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_1036\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"1036\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":276,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-1036","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-racconti-2009"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1036"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/276"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1036"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1036\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1036"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1036"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1036"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}