{"id":10212,"date":"2012-05-25T10:48:05","date_gmt":"2012-05-25T09:48:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10212"},"modified":"2012-05-25T10:48:05","modified_gmt":"2012-05-25T09:48:05","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-gli-angeli-giocano-a-bocce-di-lorenzo-della-frattina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10212","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;Gli angeli giocano a bocce&#8221; di Lorenzo della Frattina"},"content":{"rendered":"<p>La maschera l&#8217;aveva indossata una sapida mattina di tarda primavera. Tra il profumo dei convolvoli, all&#8217;ombra del grande faggio del giardino, era suonato il telefono e, laconico, Bortolo, il suo adorato Bortolone, la terra promessa, il cammino verso il solido futuro, dopo un fiume di parole inutili prosciugatosi in un sempre pi\u00f9 fetido rigagnolo melmoso, lui l&#8217;aveva freddamente scaricata senza tanti ma n\u00e8 perch\u00e8. Bortolo, il pragmatico Bortolo, il comp\u00ecto industriale bresciano con cui aveva condiviso l&#8217;ebbrezza del sentimento, quello pi\u00f9 profondo, profondo come lo sono le verdi rive dei laghi di Garda, di Iseo, di Idro, ove erano sfrecciate le loro assolate domeniche verso quella o quel&#8217;altra localit\u00e0, Bortolo, tra inutili acrobazie fatte di parole patetiche, insulse, inutili, aveva con fredda matematica logica tracciato un definitivo doloroso perimetro. Le loro vite si dividevano, che s\u00ec, che no, che forse, che ma c&#8217;era un&#8217;altra o non c&#8217;era, che s\u00ec, forse per\u00f2 era meglio od era peggio, che s\u00ec forse per\u00f2 ed allora lei aveva richiuso solenne il telefono, tranciando le parole sospese al galoppo nell&#8217;etere, e l&#8217;aveva poggiato il telefono lievemente sul bel tavolo in pietra, per alzarsi, poi, senza un gesto, una lacrima od un grido. Lei, scartata bruscamente come nel gioco della briscola, accantonata senza un perch\u00e8, senza un preavviso, lei era rimasta l\u00ec, imperturbabile nella sua bellezza ancor pi\u00f9 bellezza raggelata da quella notizia ferale e feroce.<\/p>\n<p>A pranzo avevano intuito: il padre, la madre, l&#8217;austera nonna . Non dissero nulla; lo capirono meglio nei giorni a venire, quando di Bortolo ne rest\u00f2 un ricordo per tutti sgradevole, acido. Divenne l&#8217;innominabile creatura maledetta destinata a cadere in un obl\u00eco abissale.<\/p>\n<p>Lei taceva: taceva e continu\u00f2 a farlo, decisa nel proseguire comunque la sua vita dietro quella maschera che ne aveva freddato il volto ed ogni espressione,una maschera che aveva abbattuto l&#8217;anima ed il cuore. Ed iniziarono, a casa, a preoccuparsi in un crescendo di domande silenziose; ma una maschera non parla n\u00e8 risponde se non a s\u00e8 stessa . Solo di fronte a quella preoccupazione impetuosa e crescente, sentendosi preda di troppi sguardi e domande, decise di partire qualche giorno per Udine, dalla Lauretta, l&#8217;amica di sempre, cos\u00ec spiritualmente vicina e cos\u00ec geograficamente lontana alla quale forse avrebbe detto poco troppo o nulla, alla quale aveva gi\u00e0 detto troppo e nulla in uno stringato asciutto algido messaggio compresso in pochi essenziali veloci rabbiosi caratteri.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 in treno, in Friuli, sotto un cielo grave e plumbeo, un cielo che contrastava con la verdura dei prati e le vette in lontananza che separano la pianura dal mare, con la Lauretta che l&#8217;aspettava trepida minuta e fremente sul marciapiedi. I primi giorni, di mezze parole ed altrettanti silenzi, la videro in compagnia o passeggiare sola per il centro della citt\u00e0, sempre pi\u00f9 maschera attimo dopo attimo, passo dopo passo, ora dopo ora, maschera tristemente bellissima nel suo silenzioso atroce dolore.<br \/>\nVenne improvvisa l&#8217;ora di un temporale, prima del quale l&#8217;aria torrida s&#8217;era fermata un attimo, un attimo secolare in cui le cicale sulle piante smisero di frinire, e la furia della pioggia la sorprese cos\u00ec, senza un ombrello, lei, un tempo previdente ed oggi incauta,e corse traversando quel muro d&#8217;acqua battente verso una pensilina in cerca di riparo, tra i lampi che fendevano il cielo livido seguiti da tuoni secchi come frustate nell&#8217;aria, e stranamente sorrise, pensando a suo nonno, che le raccontava che i tuoni null&#8217;altro erano il frastuono degli angeli che giocavano a bocce su in cielo.<\/p>\n<p>Sorrise, ma riprese la maschera quando s&#8217;accorse che un insignificante lui la stava osservando, con uno sguardo bovino ed un sorriso tanto puerile quanto gentile, un butterato imberbe soldatino fradicio d&#8217;acqua come fradicia lo era lei ed i suoi capelli corvini. Glie lo chiese a bruciapelo, quel piccolo artigliere dalle mani callose, perch\u00e8 avesse uno sguardo triste; lei lo osserv\u00f2 in rassegna come si osserva un cretino che pone una domanda cretina, ad una sconosciuta, poi !<\/p>\n<p>Si scus\u00f2, lui, aggiustandosi il basco nero, e nel suo accento cantilenante, forse dell&#8217;alto Lazio o della bassa Umbria, le disse con disarmante fragrante sincerit\u00e0 che s\u00ec, a lui dispiaceva vedere una bella ragazza cos\u00ec triste e cupa . Con filosofia tutta campestre, in attesa di un autobus che non arrivava mai, le disse che dopo il brutto sarebbe venuto il bello e sciocchezze di questo genere, ma l&#8217;acqua che grondava dai capelli ancor pi\u00f9 neri si stava mischiando ad un rivolo impercettibile di lagrime ch\u00e8 ,quel&#8217;artigliere cos\u00ec insignificante. aveva mirato diritto al cuore con le sue ingenue vere straordinarie parole pronunziate semplici prima di essere inghiottito dal sopraggiunto ruggente arancione grande automezzo fumante , salutandola con deferenza dietro la porta che si chiudeva, inconsapevole d&#8217;averne aperta un altra che a lei aveva dato significato a quel pomeriggio tempestoso , come inaspettato fu sentire quella maschera sciogliersi lenta, e lenta inesorabilmente dissolversi dando, tra un lampo e l&#8217;altro, una nuova luce a quel volto che credeva perduto per sempre.<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10212\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10212\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La maschera l&#8217;aveva indossata una sapida mattina di tarda primavera. 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