{"id":10091,"date":"2012-05-24T10:39:22","date_gmt":"2012-05-24T09:39:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10091"},"modified":"2012-05-29T18:14:22","modified_gmt":"2012-05-29T17:14:22","slug":"premio-racconti-nella-rete-2012-la-bilancia-di-pietro-pispisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/?p=10091","title":{"rendered":"Premio Racconti nella Rete 2012 &#8220;La bilancia&#8221; di Pietro Pispisa"},"content":{"rendered":"<p>Tra il centro della citt\u00e0 e la Bocca d\u2019Arno ci sono una dozzina di chilometri nei quali il fiume scorre sonnolento ma possente verso il mare. Le rive sono in genere arricchite da canneti che nascondono la bell\u00edsima strada Pisa- Marina, un t\u00fannel ininterrotto di platani poderosi che d\u2019estate sono rifugio e refrigerio dei ciclisti che coprono \u2013ognuno col suo passo &#8211; la distanza tra i due poli: lo Stradone.<\/p>\n<p>Al lato dello Stradone, corre una ferrovia a scartamento ridotto\u00a0 a un solo binario che raddoppia solo all\u2019altezza delle quattro o cinque fermate del percorso, il cosiddetto Trammino o\u00a0 Trenino.<\/p>\n<p>Nella decade che va dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201850 a met\u00e0 dei \u201960, quando il tempo si ferma perch\u00e8\u00a0 vivi nello splendore dei tuoi venti anni, con la determinazione di mangiarti il mondo intero e leggermente stupito perch\u00e8 ancora non lo hai fatto, e cio\u00e8 alla fine del Liceo e durante i quattro\/cinque anni canonici dell\u2019Universit\u00e0, il Trammino serviva\u00a0 a collegare Pisa con il mare\u00a0 ed a portare a Marina o Tirrenia\u00a0 orde di pisani che,\u00a0 le domeniche \u00a0durante \u00a0tutto l\u2019anno e tutti i giorni della settimana, trascurando completamente la realt\u00e0 metereologica, da fine giugno a settembre, si riversavano sulle spiagge del litorale con i loro bravi\u00a0 frigoriferi di plastica, ciambelle, ombrelloni pi\u00f9 o meno pieghevoli, osceni aborti di chaises longues e il resto degli attrezzi necessari ad una famiglia per passare una giornata al mare.<\/p>\n<p>A met\u00e0 del cammino, tra Stradone e ferrovia, sorge del tutto solitario, il minuscolo, bell\u00edsimo eremo protoromanico di San Piero a Grado:\u00a0 \u00a0Vuole la leggenda che, abbandonando la Terra Santa a bordo di un guscio di noce, l\u2019apostolo Pietro approdasse giusto dove oggi \u00e8 terraferma ma allora era foce di fiume e, in segno di gratitudine verso l\u2019Altissimo per aver toccato terra senza grandi problemi, promettesse di edificare nel punto di approdo una Bas\u00edlica a maggior gloria divina. Il passo da Bas\u00edlica a eremo sta a ricordarci come il tempo, in ogni epoca, abbia saputo ridimensionare fatti, persone, idee e promesse.<\/p>\n<p>Verso la foce, l\u2019intervallo tra strada e fiume si allarga, dando luogo a una serie di costruzioni in legno, pi\u00fa o meno rustiche, ma tutte attrezzate con un lungo palo inclinato verso l\u2019acqua, \u00a0che sovrasta il tetto della costruzione\u00a0 e che, a sua volta, culmina con\u00a0 una carrucola che porta una corda che va \u00a0nel centro di\u00a0 una rete quadrata, tensata da due pali pi\u00f9 flessibili e leggeri, incrociati fra loro a X: le bilance.<\/p>\n<p>In posizione di riposo, la rete rimane in verticale come uno scudo donchiscottesco a difesa \u00a0del palo grande, mentre, quando \u00e8 in funzione, la corda che passa per la carrucola le permette di abbassarsi \u00a0orizzontalmente, lambire l\u2019acqua del fiume e, finalmente, immergersi nella corrente raccogliendo quanto, in quel momento, trasporta l\u2019Arno.<\/p>\n<p>In quel tratto \u2013siamo ormai a pochi chilometri dalla foce- la corrente si fa pi\u00f9 forte, il fiume si allarga leggermente, e passano a pelo d\u2019acqua rami troncati, canne , resti di materiale galleggianti, ma si addentrano dal mare branchi di muggini avidi, nonch\u00e8 guatti, qualche rara triglia e, quando \u00e8 stagione, le piccole, preziose cee che risalgono la corrente nel loro misterioso peregrinare.<\/p>\n<p>Da diverso tempo Fabrizio stava dietro a qualche propietario di una di queste bilance che fosse disposto ad affittarla, una domenica, ad un gruppo di giovani.<\/p>\n<p>Una sera d\u2019aprile, mentre Bruno, Manlio ed io ci trovavamo sul Ponte di Mezzo, e , reduci (almeno io) da una giornata\u00a0 consumata tra lezioni di Diritto Romano, Economia Politica\u00a0 e\u00a0 Filosofia del Diritto \u2013il momento nel quale t\u2019innamori del pensiero del Kelsen e passi in Biblioteca il resto della mattina e, dopo un frettoloso panino al Bar Volpi, l\u2019intero pomeriggio\u00a0 a leggere i suoi scritti \u2013 \u00a0sostavamo neghittosi e indolenti a prendere il calore degli ultimi raggi di un sole tepido ma generoso perch\u00e8 abbracciava tutte le case dei lungarni dal Ponte Solferino a Piazza Della Berlina e fino alla Chiesa di San Matteo, arriva Fabrizio tutto pimpante e .ci anuncia , entusiasta, di aver concluso l\u2019affitto di una piccola bilancia per la domenica successiva.<\/p>\n<p>La notizia era attraente ma ci causava un qualche problema per\u00a0 trovare quattro ragazze disposte ad accompagnarci per passare una domenica insieme. Tuttavia Fabrizio stesso si era dichiarato disposto a fare un sondaggio tra le sue colleghe per sapere se accettavano la scampagnata con no<\/p>\n<p>Fabrizio era il fattorino-factotum dell\u2019unico \u201cgrande magazzino\u201d che, in quei giorni, aveva Pisa: l\u2019 UPIM.<\/p>\n<p>Se oggi pensiamo ad un Grande Magazzino, lo vediamo alla periferia della citt\u00e0, circondato da un parcheggio smisurato e repleto degli oggetti pi\u00f9 svariati.<\/p>\n<p>Negli anni \u201950, in una cittadina di provincia com\u2019era Pisa, un Grande Magazzino si gestiva in pieno centro citt\u00e0, e lo si presentava con due vetrine con pudichi manichini che vestivano graziosi indumenti , un ingresso ampio, quattro o cinque banconi a pian terreno, uno con oggetti di cancelleria, un altro con camicie da uomo, un terzo con pentolame ed altri strumenti per \u00a0la cucina ed un quarto con oggetti di ferramenteria. Una stretta scala mobile al fondo del locale, dava accesso, una persona alla volta, al primo piano dove si vendevano calze ed altri indumenti intimi femminili, i vestitini accennati in vetrina, lane\u00a0 da tricottare, biscotti,marmellate e dolciumi in genere, dischi di facile divulgazione, e poco di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Nella sua veste privilegiata di fattorino-factotum, Fabrizio aveva accesso se non \u00a0a tutte le commesse dell\u2019UPIM , certamente ad un numero rilevante di colleghe, alle quali,\u00a0 in qualche specifica occasione, aveva fatto un favore: mingherlino, con un volto da ragazzino appena appena vizioso e con un sorriso accomodante, Fabrizio ispirava certamente un sentimento materno in quel gruppo di signorine, inoltre, la circostanza che introduceva studenti universitari come Bruno e me, o che studiavano fuori Pisa, come il Manlio, gli dava un\u2019arma in pi\u00f9 che lui sapeva spendere con acume.<\/p>\n<p>Succedeva cos\u00ec che per le nostre riunioni della domenica pomeriggio come per le scampagnate di tutto un giorno avevamo a disposizione un numero francamente esagerato di interlocutrici con le quali, ogni volta, era necesario rincominciare da capo.<\/p>\n<p>La presentazione, in\u00a0questi casi, \u00a0seguiva un rituale ormai consolidato : si descriveva brevemente il proprio status per poi chiedere alla ragazza di turno \u00a0qual\u2019era il suo cantante preferito, se aveva visto un film recentemente che le era piaciuto, se aveva fratelli e di che et\u00e1 (non era mai la prima domanda ma era molto opp ortuno chiarire la composizione familiare della interlocutrice), se leggeva le riviste del cuore e che personaggio dei fotoromanzi attualmente di moda le piaceva di pi\u00f9, e poi, quando ci si considerava amici pi\u00f9 che conoscenti, se sapeva cucinare o fare dolci, se aveva viaggiato e, per esempio, aveva visto Firenze, dove andava in vacanza e se in quell\u2019occasione aveva letto un libro che le era piaciuto, evitando tuttavia di toccare argomenti pi\u00f9 impegnativi come la politica o la religione, per non trovarci davanti ad una esponente accesa di un partito o di una pia congregazione, circostanza questa che raffreddava, talvolta diffondendo un certo malestare a macchia d\u2019olio , la relazione appena intrapresa e che prometteva tanto.<\/p>\n<p>Anni pi\u00f9 tardi, all\u2019ultimo piano di un edificio di Fenchurch Street, nella sala da pranzo di un prestigioso broker londinese, dopo una trattativa serrata e senza esclusione di colpi per il controllo di una casa di intermediazione sudamericana, davanti a un roastbeef quasi crudo, con vasellame\u00a0 Wedgwood e dei &#8220;placemate&#8221; \u00a0che lasciavano spaziare l\u2019occhio su di una bell\u00edssima e grande tavola di mogano cos\u00ec lucida che ci si poteva quasi specchiare, mi rendevo conto, \u00a0durante il lunch, che \u00a0gli argomenti che entrambe le parti esponevamo per rendere l\u2019atmosfera pi\u00f9 amichevole o, quanto meno, accettabile, erano praticamente gli stessi.<\/p>\n<p>Fabrizio ci assicur\u00f2 che trovare quattro colleghe che ci accompagnassero nella scampagnata di domenica, non era per lui nessun problema, e che, secondo consuetudine, le ragazze avrebbero portato il mangiare per tutti, mentre le bevande dovevamo procurarle noi, per l\u2019intero gruppo. Inoltre le previsi\u00f3ni del tempo erano favorevoli perch\u00e8 si prevedevano giorni di anticiclone e temperature primaverili..<\/p>\n<p>In realt\u00e0, non eravamo solo i fornitori di bevande, ma, grazie alla passione di Bruno per i cantanti americani, anche i conoscitori delle ultime novit\u00e0 canore dell\u2019altra parte dell\u2019oceano.: Pat Boone,Ray Charles, Neil Sedaka, Bobby Vinton, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Valga il vero, chi era realmente il conoscitore sofisticato delle nuove tendenze statunitensi, era Bruno, al quale, in tono minore, faceva eco\u00a0 Fabrizio. Il Manlio ed io eravamo un po\u2019 al margine di questa febbre, anche se ci piaceva ascoltare le canzoni che Bruno ci proponeva.<\/p>\n<p>Quando lo conobbi, Bruno era studente di Ingegneria, credo allo stesso anno mio , al secondo, viveva con i suoi genitori in una casa antica del lungarno Galilei, quello piu in ombra. Aveva un carattere gioviale, non privo di una certa arguzia nel valutare persone e situazioni \u00a0salvo quando si trovava in prossimit\u00e0 di un esame. \u00a0Allora diventava progressivamente cupo, parlava poco, si arrabbiava per un nonnulla, non voleva vedere nessuno fino al giorno dopo dell\u2019esame, che gli andava generalmente bene, quando tornava ad essere il Bruno di sempre, capace di restare dietro al Manlio ed a me, sul Ponte di Mezzo, e, presa la rincorsa, di saltare sulle nostre spalle e farsi trasportare\u00a0 tenendo le braccia rigide e penzolando a trenta centimetri da terra, per tutto il Ponte, fino a quando uno di noi due trasportatori cedeva e quasi lo faceva cadere per terra.<\/p>\n<p>Diverso era il rapporto tra il Manlio e me ; da qualche anno compagni di classe, avevamo consolidato la nostra amicizia durante un\u2019estate del liceo, quando ci accorgemmo di essere probabilmente gli unici due della classe a non emigrare al mare, ai monti, dalla famiglia fuori citt\u00e0, alle Terme con i nonni o quant\u2019altro veniva in mente pur di saltarsi quei due mesi in cui l\u2019asfalto delle strade cittadine diventava molle dal calore quasi costante per almeno due- tre settimane e un\u2019 umidit\u00e0 diffusa \u00a0ci faceva sudare giorno e notte.<\/p>\n<p>Incominci\u00f2 un periodo di discussioni serrate fra i due, che si prolung\u00f2 anche al rientro a scuola: ricordo le furibonde diatribe del Manlio che adorava Sir Francis Drake o il suo disprezzo profondo per quel pensatore ambiguo che era Erasmo da Rotterdam: e quando io mi scagliavo contro il pirata inglese o esaltavo l\u2019equilibrio dialettico dell\u2019olandese, mi dava del.polemico che polemizzava per il gusto della polemica perch\u00e8 chi aveva ragione era lui.<\/p>\n<p>In ogni caso le discussioni su temi storici o filosofici erano assolutamente marginali e dove ci misuravamo di pi\u00f9 era su argomenti politici, religiosi e\/o di attualit\u00e0. Io non riuscivo a comprendere come una persona apparentemente calma e posata, assumesse a volte posture cos\u00ec dogmatiche e radicali da sorprendere i suoi pi\u00f9 prossimi amici.<\/p>\n<p>Tuttavia il Manlio era anche colui che riuscivo a convincere ad accompagnarmi per un week end sotto la tenda \u00a0sulle Alpi Apuane,e, portando con fatica uno zaino rigurgitante di maglioni e melanzane, pedaggio che aveva dovuto pagare alla mamma per avere il\u00a0\u00a0 \u00a0permesso, affrontava senza batter ciglio quei cammini stretti, scoscesi e ripidi, e, arrivato ai piedi del Corchia, al mio invito di raggiungere la cima, lasciava l\u00ec lo zaino, stringeva i lacci degli scarponi (presi in prestito o suoi?) \u00a0si rimboccava i calzettoni e mi accompagnava affrontando in silenzio quel paio di ferrate che costellano gli ultimi trecento metri,( lui che non si era mai allontanato da quei mammelloni che sono i monti pisani) e arrivati alla croce arrugginita della vetta, mi abbracciava commosso per l\u2019impresa e grato per averlo portato a viverla con me.<\/p>\n<p>Al penultimo anno del liceo il Manlio venne bocciato e, rifiutandosi di ripetere l\u2019anno scolastico nella stessa scuola dove il suo gruppo era andato avanti, opt\u00f2 per una alternativa brillante ed insolita, almeno in quei tempi: si mise a studiare l\u2019inglese presso la British School di Firenze, dove andava quattro giorni alla settimana a lezione, arrivando senza difficolt\u00e0, in qualche anno, a conseguire il Proficiency. Questa diversione di programmi non ci allontan\u00f2 perch\u00e8 continuavamo a vederci quando era a Pisa ed a fare attivit\u00e0 congiunta tutte le volte che si presentava l\u2019occasione. cosicch\u00e8 siamo rimasti in contatto per diversi anni anche dopo la sua partenza.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, perch\u00e8 finiti gli studi, e dopo aver vissuto per un paio di estati l\u2019esperienza dei \u201ccampi di lavoro\u201d inglesi, il Manlio raccolse l\u2019offerta che non so per quale canale gli era arrivata da Pechino, di diventare traduttore ufficiale di e in italiano nell\u2019Ufficio Stampa di quel Paese. Fu cos\u00ec che, mentre io incominciavo nuove esprienze da piccolo emigrato a scala nazionale, mi trovai ad avere un amico intimo a migliaia di chilometri di distanza, che mi scriveva da un mondo, allora, totalmente sconosciuto, per il quale, lo confesso, sentivo sentimenti contrastanti.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ed che nelle mie prime esperienze di lavoro, fuori casa, albergato presso vedove che mettevano una o pi\u00fa stanze a disposizione di studenti o impiegati, (come la Signora Leone di triste esperienza, non perch\u00e8 ruggisse ma perch\u00e8 ci dava il latte del mattino allungato dalla allora famosa \u201cMiscela Leone\u201d, cicoria allo stato puro), ricevevo con una puntualit\u00e0 impressionante da Pechino, ai primi del mese, \u00a0la celebre rivista \u201cL\u2019Oriente \u00e8 Rosso\u201d, trentasei pagine di carta giallastra di cui 34 raffiguravano con fotografie di dubbioso colore il Viaggio di Mao in una regione della Cina profonda, l\u2019arrivo dell\u2019acqua potabile in un villaggio di 200.000 abitanti, il restauro di un pezzo della Grande Muraglia o l\u2019incontro tra l\u2019Ambasciatore di Birmania e il Governatore della Provincia di Sechuan, \u00a0mentre \u00a0gli ultimi due trattavano, visti da Pechino, \u00a0aneddoti e commenti di personaggi o avvenimenti passati o attuali importanti, come l\u2019invasione giapponese della Manciuria, i rapporti tra Pechino e Taiwan, la Lunga Marcia, le scoperte scientifiche\u00a0 sotto la dinastia Ching, il riscatto di terre paludose o desertiche : le uniche pagine che si potevano leggere pur non condividendo l\u2019ideolog\u00eda di cui erano inevitabilmente cariche..<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di una volta dovetti spiegare alle mie padrone di casa che la rivista mi veniva inviata da un amico fraterno : la mia versione veniva presa come \u201cun cuento chino\u201d e non so il peso che possa aver avuto sulla mia modesta carriera in una grande entit\u00e0 finanziaria questo particolare: in ogni caso non ho mai pensato di interrompere questi contatti anche se so per certo che, in un dato momento, l\u2019Ufficio del Personale della Societ\u00e0 era stato informato della mia inconsueta posta in arrivo da una gentile affittuaria.<\/p>\n<p>E finalmente\u00a0 arriva la domenica<\/p>\n<p>Il cielo \u00e8 terso, come promesso dall\u2019Ufficiale dell\u2019Areonautica, l\u2019aria fresca, come ci si aspetta da una mattina di aprile. L\u2019appuntamento \u00e8 per le 9:20 davanti alla stazione del Trammino, . il programma: andare tutti in treno fino alla fermata pi\u00fa vicina coprire a piedi quelle poche centinaia di metri che separano la fermata dalla bilancia. Alle 9:05, quando arrivo io, un privilegiato perch\u00e8 Via Lavagna \u00e8 ad un centinaio di metri dalla Stazione, ci sono gi\u00e0 Fabrizio, Bruno ed una ragazza: Silvana, carina. Bruno porta un cassone bianco e verde: il suo giradischi \u201cportatile\u201d mentre Fabrizio viene carico di bottiglie di Coca Cola ed altri prodotti simili. Il Manlio arriva poco dopo\u00a0 con i dischi che con cento raccomandazioni gli aveva affidato Bruno, ed un paio di bottiglie di vino.<\/p>\n<p>Insieme al Manlio arriva la Luisa : sono gi\u00e0 le 9:25 e mancano due ragazze. Io incomincio a manifestare i miei consueti segni d\u2019impazienza per questo ritardo, e per distrarmi, raccogliendo il denaro dei presenti, vado al botteghino a fare i biglietti : Andata e Ritorno, per favore mi dice a che ora passano da quella fermata i trammini delle 16:30, 17:30 e 18:30? \u00a0Grazie.\u00a0 Sono previsti treni aggiuntivi per il rientro? No.<\/p>\n<p>Poi, con i pochi spiccioli rimastimi, all\u2019edicola compro Il Mondo (quello di Pannunzio).<\/p>\n<p>Ritornando dai ragazzi e facendo fretta perch\u00e8 il trammino delle 9:30 , essendo gi\u00e0 le \u00a09:40 non pu\u00f2 aspettare oltre, mi accorgo che il gruppo si \u00e8 infoltito di tre ragazze, Maria, Ersilia e una certa Simona, sorella dell\u2019Ersilia.<\/p>\n<p>Guardo Fabrizio, Manlio e Bruno e vedo l\u2019uno costernato e gli altri due tra l\u2019arrabbiato e il divertito\u00a0 \u201cI miei sono stati inflessibili, non ti lasciamo andare da sola, se non viene anche Simona tu non esci di casa!\u201d Allora, facendo di necessit\u00e0 virt\u00f9, raccolgo il denaro delle tre, di corsa vado a fare i biglietti mentre la comitiva, si avvia al treno cicalecciando, li raggiungo montando \u00a0nell\u2019ultimo vagone quando il treno gi\u00e0 incomincia a muoversi.<\/p>\n<p>Il tragitto in treno \u00a0non \u00e8 lungo e lo impieghiamo per fare la reciproca conoscenza,.dato che mentre alcune ragazze ci sono familiari, altre le vediamo per la prima volta. Arrivati alla nostra fermata, con le fanciulle loquaci e chiassose, scendiamo e ci avviamo verso la bilancia.\u00a0 La descrizione della stessa data a Fabrizio dal proprietario \u00e8 di una costruzione piccola con un patio davanti e delle canne selvatiche accanto al cancelletto. La bilancia \u00e8 la terza dopo quella dei Paliodori, ricchi commercianti conosciuti da tutta la citt\u00e0 per la loro abilit\u00e0 nell\u2019 acquistare negozi, soprattutto di tessuti e vestiti a punto di chiudere per fallimento e rilanciarli con prodotti di lusso che solleticano una middle class emergente assetata di farsi notare dai concittadini. In effetti, la bilancia dei Paliodori \u00e8 inconfondibile, la unica o una delle poche in muratura, con un enorme giardino ed un accenno di colonnato davanti e, soprattutto, una enorme bilancia azionata da un motore : l\u2019invidia dei vicini. Meno male che la nostra \u00e8 sufficientemente lontana da quella dei Paliodori perch\u00e8 il confronto sarebbe angustioso.<\/p>\n<p>Fabrizio cammina in testa e, arrivato al terzo steccato dopo la villetta dei Paliodori, apre trionfalmente il cancelletto di legno\u00a0 e , raggiungendo con un balzo il pianerottolo antistante alla porta della baracca, la apre senza difficolt\u00e0 lasciando cos\u00ec intravedere un antro angusto, trasudante umidit\u00e0, fornito di un mobiliario piuttosto approssimativo: due sedie a sdraio con i colori della tela alquanto sbiaditi, un tavolino con quattro sedie chiaramente consumate dal tempo e dai sederi di almeno tre generazioni, un buffet rustico di legno chiaro, con un sopralzo e due antine semiaperte in basso e, in un angolo, una massiccia sedia scura, di legno pregiato, con uno schienale alto, ampi appoggi per le braccia e un cuscino ricamato che adorna il sedile: deve essere stata, a suo tempo, la sedia della nonna, e, scomparsa la sua padrona, deve essersi trovata improvvisamente orfana perch\u00e8 nessuno dei nipoti \u2013 e soprattutto delle rispettive mogli &#8211; era disposto ad accoglierla in casa sua.<\/p>\n<p>Una latrinetta &#8211; con una porta che, nel caso in cui si cerchi una certa intimit\u00e0, va tenuta chiusa afferrando la maniglia- ricavata anch\u2019essa da un altro angolo della baracca completa l\u2019arredamento.\u00a0 Le due finestre \u2013se possiamo cos\u00ec nobilitare due feritoie con vetri \u2013 sono ai due lati opposti della costruzione e sono protette da due sbarre di legno all\u2019esterno, mentre mantengono due\u00a0 vezzose tendine all\u2019interno, sicuramente frutto di un gesto di buona volont\u00e0 da parte della moglie del proprietario quando, lontano nel tempo, decise di arredare la baracca.<\/p>\n<p>Apriamo tutto quanto c\u2019\u00e8 di apribile tra porte e finestre per cambiare l\u2019aria e depositiamo sulla tavola i prodotti commestibili portati in egual misura dai ragazzi e dalle ragazze. Bruno \u00e8 tutto intento a montare le pile nel suo giradischi portatile.<\/p>\n<p>Ogni bilancia completa la sua struttura con un breve pontile solitamente di legno, lanciato verso il fiume di modo che un volontario armato di una lunga canna terminante con una retina da cacciatore di farfalle, appoggiandosi a una ringhiera che marca la fine del pontile e che dovrebbe essere il pezzo pi\u00f9 curato e di fiducia dell\u2019intero arredamento, \u00a0raccolga i guizzanti prodotti di questa ormai marginale attivit\u00e0 di \u201chunters and gatherers\u201d. Se esistesse un Ente preposto al Controllo di Qualit\u00e1 o semplicemente di Sicurezza dei Pontili delle Bilance della Foce dellArno, pur provvisto di forti \u00a0raccomandazioni, il nostro pontile ben difficilmente avrebbe raggiunto i criteri minimi della normativa dei suddetti Istituti.<\/p>\n<p>Sistemato il giradischi, Bruno, da bravo studente d\u2019ingegneria si avvicina sospettoso al marchingegno della carrucola per vedere come funziona , ma c\u2019\u00e8 poco da studiare: rispetto alle analoghe strutture delle bilance confinanti, questa \u00e8 la pi\u00f9 semplice e la pi\u00f9 primitiva. Sciogliamo la fune e caliamo una bilancia traballante e insicura fino al pelo dell\u2019acqua. \u00a0Ci arriva quasi una scarica elettrica: la corrente trascina con irruenza l\u2019artefatto, strappandoci dalle mani due o tre metri di fune. Solo questo ci mancava, pensiamo tutti e tre (Fabrizio stava curando l\u2019harem), che gli dobbiamo comprare una bilancia nuova! Impegnando buona parte delle nostre capacit\u00e0 fisiche, che non erano poi tante, recuperiamo i tre metri di fune rubati dal fiume e, dopo una serie di andirivieni perch\u00e8 il fiume creava vortici inattesi intorno alla rete, oppure passavano rapide canne o cespugli che intralciavano il nostro lavoro, solleviamo la rete.grondante dal pelo dell\u2019acqua. Le mani ci bruciavano ancora quando, minuti dopo, fermavamo la fune al piolo che la teneva ferma mezz\u2019ora prima.<\/p>\n<p>Va da s\u00e8 che nessun pesce aveva pensato bene di farsi prendere da una rete minuscola gestita da pescatori incapaci: anche se non ce lo siamo detto a voce alta, qui finiva l\u2019esperienza domenicale dei tre intrepidi \u201chunters and gatherers\u201d.Nonostante l\u2019evidenza, Ersilia viene da noi e, con voce argentina ci domanda quanti pesci abbiamo catturato. Il Manlio, alle volte \u00e8 un po\u2019 crudo nelle sue espressioni, ma questa volta mi \u00e8 sembrato che le abbia dato una risposta da chierichetto.<\/p>\n<p>Per evitare ripensamenti, Bruno si mette al giradischi e ci offre uno splendido campionario di musica contemporanea di oltre-oceano: \u00e8 giusto in questi momenti che si nota l\u2019abilit\u00e0 del disk-jokey e Bruno ce l\u2019aveva. Anche se successivamente ammetter\u00e0 che in quell\u2019occasione si era gi\u00e0 preparato la lista, in quel frangente ci sorprende con una sequela di canzoni l\u2019una piu bella dell\u2019altra.<\/p>\n<p>Il resto della giornata passa senza infamia e senza lode, Fabrizio con le ragazze e noi tre per conto nostro. (io ostinandomi a leggere la mia rivista, il Manlio degustando i vini che aveva portato e Bruno perduto dietro al giradischi).\u00a0 Tutti d\u2019accordo nel ritornare con \u00a0il trammino delle quattro e mezzo, che alla nostra fermata arriva quasi alle cinque, prendiamo posto in un vagone quasi vuoto, nonostante sia domenica, ma non turbiamo vociando, il dondolante ritmo che culla gli altri passeggeri: noi tre leggermente irritati\u00a0 con Fabrizio per questa geniale scampagnata primaverile e le ragazze parlottando tra loro a voce bassa.<\/p>\n<p>Peccato, Silvana era carina..<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10091\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10091\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il centro della citt\u00e0 e la Bocca d\u2019Arno ci sono una dozzina di chilometri nei quali il fiume scorre sonnolento ma possente verso il mare. Le rive sono in genere arricchite da canneti che nascondono la bell\u00edsima strada Pisa- Marina, un t\u00fannel ininterrotto di platani poderosi che d\u2019estate sono rifugio e refrigerio dei ciclisti [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n<p id=\"pvc_stats_10091\" class=\"pvc_stats all  \" data-element-id=\"10091\" style=\"\"><i class=\"pvc-stats-icon medium\" aria-hidden=\"true\"><svg aria-hidden=\"true\" focusable=\"false\" data-prefix=\"far\" data-icon=\"chart-bar\" role=\"img\" xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\" viewBox=\"0 0 512 512\" class=\"svg-inline--fa fa-chart-bar fa-w-16 fa-2x\"><path fill=\"currentColor\" d=\"M396.8 352h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V108.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v230.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm-192 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V140.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v198.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zm96 0h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8V204.8c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v134.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8zM496 400H48V80c0-8.84-7.16-16-16-16H16C7.16 64 0 71.16 0 80v336c0 17.67 14.33 32 32 32h464c8.84 0 16-7.16 16-16v-16c0-8.84-7.16-16-16-16zm-387.2-48h22.4c6.4 0 12.8-6.4 12.8-12.8v-70.4c0-6.4-6.4-12.8-12.8-12.8h-22.4c-6.4 0-12.8 6.4-12.8 12.8v70.4c0 6.4 6.4 12.8 12.8 12.8z\" class=\"\"><\/path><\/svg><\/i> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"16\" height=\"16\" alt=\"Loading\" src=\"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/301\/wp-content\/plugins\/page-views-count\/ajax-loader-2x.gif\" border=0 \/><\/p>\n<div class=\"pvc_clear\"><\/div>\n","protected":false},"author":2809,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[],"class_list":["post-10091","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-premio-racconti-nella-rete-2012"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10091"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2809"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10091"}],"version-history":[{"count":12,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10091\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10093,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10091\/revisions\/10093"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10091"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10091"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.raccontinellarete.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10091"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}