Racconti nella Rete®

23° Premio letterario Racconti nella Rete 2023/2024

Premio Racconti nella Rete 2024 “Sdilloffo” di Pao Cia

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2024

Mimì si rese conto d’esserne sprovvista di punto in bianco, che ormai era arrivata al Ponte del Mare, quella morbida curva sulle onde dell’Adriatico, troppo lontana dal balcone di casa per tornare indietro. Ricontrollò sbuffando delusa: in borsetta nemmeno uno. Con la testina triangolare scorse intorno attenta, alla ricerca di qualcosa nel viavai indifferente, finché scelse un soriano distinto, cappottino in panno e bastone da passeggio, che attraversava pacato la rampa pedonale verso il lungomare. A giudicare dalla coda alzata, pareva di ottimo umore. Fece un tentativo con lui.

-Buongiorno, signore.-

-Buongiorno a lei.

-Scusi se la fermo, così per strada.-

Si figuri.-

-Vorrei farle una domanda.-

-Dica.-

I due si fermarono a ridosso di un lampione, che il soriano marcò con un fiotto leggero. La siamese aveva cambiato spalla alla borsetta, tenendo le zampe sull’esile tracolla. Un gruppetto di certosini scattava selfie davanti alle palme della riviera.

-A dire il vero, è una cosa un po’ strana.-

Al giorno d’oggi, guardi, non c’è più molto da stupirsi.

In effetti.

Purtroppo.

Il gentile soriano allargò le braccia in un gesto eloquente, accompagnato da spallucce, nell’attesa di un cenno della siamese. Lei guardava altrove, palese l’imbarazzo nel dover andare dritta al punto, aprendo e chiudendo nervosa la lampo dorata della borsetta, evitando l’incrocio degli sguardi sottili. Infine domandò a bruciapelo.

-Lei ce l’ha uno sdilloffo?-

-AH! Alla faccia della domanda!!

-Eh, l’avevo avvertita.-

-Sì, sì, certo, però…-

-Mi scusi ancora.-

Il soriano grattava la collottola contro un muretto, assorto, come a raschiare via dal mantello il residuo di un pensiero scomodo.

-Insomma, uno sdilloffo così, su due piedi…-

Ha ragione, ma ne avrei un grande bisogno.-

-Capisco.

La siamese fece un passetto in avanti, tutta occhi dolci, disposta persino a suscitare pena.

-Dico davvero, mi creda.-

Mi fido, mi fido.-

-Allora, ce l’ha?-

Diamine, scherza? Ad avercelo, ce l’ho.

-Meno male!

Il paziente soriano tastava il pomo del bastone, schioccando la lingua contro il palato in un suono velato d’insicurezza.

-Il fatto, signorina, è che non lo uso da un bel pezzo.-

-Non si preoccupi, signore. Io ne maneggio spesso!

-Ah. Questa è bella.-

-Sìsì.-

-Non pensavo fosse, ecco, esperta.-

-So fare quello che serve, diciamo.-

-Ne è sicura?-

Sicura.-

Dopo una squadrata sommaria all’ardita interlocutrice, il soriano schiarì la voce accomodando il cappello sulle ventitré.

-D’accordo, mi ha convinto.-

Grazie infinite.-

Apro il cappotto, un attimo.

-Ci mancherebbe altro.-

Lo sdilloffo comparve tra le pieghe della stoffa, opaco e grinzoso ma in buono stato. Il soriano titubante lo porse alla siamese, meno intimorito ma non più curioso di quanto fosse poco prima. La sua voglia di rendersi utile finiva spesso per metterlo a disagio.

-Come le dicevo, non è che lo uso più tanto.-

-Nessun problema.-

Prego.-

-Gentilissimo. Posso?-

-Ormai deve!-

Faccio subito.-

-Guardi, signorina: alla mia età la fretta è un ricordo lontano.-

-Beato lei. Io sempre di corsa.-

-Vedrà, col tempo. Vedrà.-

-Immagino di sì.-

La siamese si trovò a dover armeggiare con un arnese insolitamente arduo, vuoi per l’età del possessore, vuoi per la sua fretta, che lo spettacolo in auditorium sarebbe cominciato a minuti e lei davvero non poteva arrivare in ritardo. Giocò la carta dei complimenti.

Un gran bello sdilloffo, comunque.-

Molto gentile, signorina. Ma com’è che si chiama?-

Mimì, piacere.-

-Io Felix, piacere mio.-

-Un attimo ci metto, eh.-

Faccia, faccia. Se vuole glielo sposto.-

Il soriano s’inclinò in avanti, tenendo larghe le falde del cappotto. Una vecchia singapura passava di lì col nipotino e gli coprì gli occhi, scuotendo il capo canuto.

-Uhm, meglio tenerlo fermo. Grazie, comunque.-

-E di che.-

-Quasi fatto.-

-Benissimo.-

-Ecco.-

Vedo, vedo. Ma vuole glielo presti?-

-Oh, Madonna mia, non vorrei approfittare troppo.-

-Ma no, tanto gliel’ho detto: per me è come manco esistesse!-

-Non so cosa dire. Lei è un angelo.-

-Macché! Stacchi pure.-

-Con piacere.-

Il soriano chiuse gli occhi e arricciò il mento, pronto a sopportare un dolore imminente.

Tutto in una volta, mi raccomando.-

Così?-

-Ah, perfetto.-

Voilà.-

-Siamo a posto.-

Lei rimase con lo sdilloffo nella zampa, entusiasta, quasi scrollandolo nel sincero ringraziamento allo stoico soriano il quale, intanto, riabbottonava lento il cappotto.

-Non so come ringraziarla, signor Felix!-

-Di nulla, Mimì, per così poco!-

I due si salutarono cordiali, proseguendo la propria giornata verso direzioni opposte, uno verso centro-città e l’altra diretta all’auditorium. Avevano scambiato il numero di cellulare, ma non si sarebbero mai chiamati. La siamese infilò con cura lo sdilloffo nella borsetta, adagiato tra il portafoglio e gli assorbenti, dunque prese il Ponte del Mare a passo svelto sui tacchi stretti, le zampe un po’ gonfie, lo smarrimento diventato certezza, un lieve tuffo al cuore, la curva di un sorriso sotto alle vibrisse, l’incredula gratitudine per tanta gentilezza da un estraneo.

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2 commenti »

  1. Racconto che a mio modesto avviso, attraverso i protagonisti animali dai comportamenti umanizzati, alla maniera dei fumetti, rappresenta una critica a certi comportamenti femminili. Scrittura elegante che riesce a non rendere volgare il tema osé.

  2. Mi preme rispondere subito per negare, da parte mia, qualsiasi volontà di critica al mondo femminile. Il racconto ha la pretesa di rientrare nello stile umoristico-surreale, giocando chiaramente sull’equivoco offerto dal cosiddetto “sdilloffo”, col fine unico di intrattenere chi legge. Ringrazio infine per il commento positivo sullo stile.

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