Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVI edizione 2017

Premio Racconti nella Rete 2012 “Extramore” di Giovanni Savastano

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2012

“Mi sa che abbiamo appena urtato uno scoiattolo volante”.

Si voltò indietro per guardarlo, e quello si librava imperterrito, noncurante della discesa in picchiata di uno stormo di calabroni zebrati.

“Non mi sembra ne abbia risentito più di tanto, guarda, sta volando meglio di prima” dissero le due teste in un solo corpo.

“Forse è il nostro disco ad averne risentito di più, questi scoiattoli sono diventati dei giganti, non sono più quelli di una volta!!”. Le risate di loro tre echeggiarono all’interno dell’apparecchio volante lasciando tracce di vetro appannato.

Era il loro ennesimo viaggio di spazio personale, stavolta in un pianeta lontano dalla loro galassia: a loro piaceva così, allontanarsi il più possibile in una scia di ricordi, diretti in una vacanza di almeno tre eoni, la più lunga della loro vita. Ne avrebbero avuto di tempo da passare insieme stavolta, stretti nel loro piccolo disco, Elix indomito nella sua voglia di guidare e non lasciare mai il timone, Ziffry e Pantrix con il loro unico immenso corpo in combutta perenne nel loro abbraccio genetico natale e mortale.

“Ma possibile che non ti stanchi mai, Elix??”. “Vi stancate più voi ogni volta a dirmelo, tranquilli, abbiamo solo un paio di giri astrali da fare”.

Pantrix si sporse con la testa oltre il collo di Ziffry e morse delicatamente le orecchie destre di Elix, che  si ritrasse e ridacchiò in un brivido a metà tra la sorpresa e l’eccitazione, mollando per un istante la presa del timone,  portando così il disco a sobbalzare e a perdere un paio di sputnik di ricambio, lanciati ormai nella stratosfera fitta come il bianco dei loro occhi incantati. Fu allora che Ziffry acchiappò la presa di emergenza e, tirando inevitabilmente con sè Pantrix con uno strattone della nuca, la infilò nella ricarica satellitare per ricreare uno sputnik di riserva. Si voltò, poi, Ziffry, verso i due, e li guardò intensamente, poi rise imperturbato e dinoccolato come solo i doppi colli sanno fare, con un’aria di rimprovero affettuoso e presuntuoso, come appena recuperato da una tenera paura di precipitare e rimanere escluso. Fu allora che Elix lo tirò a sè facendo scoccare una scintilla azzurra tra le loro narici, quasi un bagliore intermittente, un’unione sfrenata e bambina, dove Pantrix ebbe un ruolo, quello del timoniere che guida ed attende. Ma Elix invase anche lui con il suo bagliore azzurro che usciva a getti dalle sue tante narici, e il timone restò solo per una frazione di micro-nano-minuto, il tempo di non distinguere più i loro tre colli e due corpi nel piccolo spazio della loro capsula volante lanciata in orbita in un multiverso totale.

L’azzurro invase la capsula obnubilando la vista, e fu allora che qualcuno dei tre si decise ad inserire finalmente il pilota automatico.

Pantrix si era fissato sulle orecchie destre di Elix  continuando a giocarci strusciandovisi sopra, e allora Ziffry fece uno scatto  e, schioccando tutte le dita delle loro otto mani destre, lanciò la sua scintilla rossa inebriante dritta tra le orecchie destre di Elix e le bocche di Pantrix, in un turbinio di aria e colore inviolabili. La fitta coltre viola nata dall’ azzurro misto a rosso faceva da sipario ad un palcoscenico di gioia e divertimenti assoluti, una scenografia di un volo folle e colorato inframmezzato dal grasso suono proveniente dalle bocche di Pantrix, un verso polifonico a metà tra il gracchìo di un pilosauro e il ruggito del bricone,  sempre più ampio, gradasso, continuo, uraganico, stratosferico.

Pantrix sembrava quasi voler staccarsi dal corpo suo e di Ziffry, ma in realtà stava solo seguendo il suo desiderio sfrenato di richiamare Elix all’interno delle loro bocche, sicuro della protezione di Ziffry e del consenso che quest’ultimo, nel suo sempreterno abbraccio severo, avrebbe dato a quell’impulso. Un richiamo irrefrenabile anche per lo stesso Elix, che però tentava di ritardare il  momento con dosi sempre più massicce di azzurro, ormai non più puro perchè sempre più inserito nel viola scaturito dall’amplesso con il rosso, entrambi i colori sventolati e miscelati nella capsula dal fiato mastodontico di Pantrix.

Iniziavano.

Azzurro-chiama-rosso-bocche-aprono-aria-incapsulante-leggera-fresca-aspirante-inalante-ingresso-Elix-bocche-accogliere-entrata-Elix-viola spingente-introiettante-allisciamento pareti linguali-contenuto morbido-liquido placentico-Elix avvolto-interno bocche-ruggito Pantrix-Ziffry sputa rosso-Elix spara ancora azzurro dall’interno bocche…

E ridono, ridono: Elix che, dall’interno dei loro colli ora ampliati,con tutte le sue orecchie si accosta alle pareti epidermiche e sente  Ziffry respirare e soffiare; quest’ultimo che si avvinghia al suo compagno di corpo e lo cosparge di viola. E Pantrix che, sentendo nel loro interno Elix roteare, morde dolcemente l’altro se stesso su una delle bocche e sguaia suono dopo suono fino a far voltare i passeggeri, divertiti, degli altri oggetti volanti in corsa. I voyeur dello spazio.

Da lì dentro, Elix si immerge totalmente nel viola che si è portato con sè, e ci si inebria, lo cosparge su di sè, poi lo spalma sugli strati interiori del corpo dei suoi compagni di gioco che ora sono i suoi contenitori, e poi di nuovo su di sè, sulle sue bellissime sgargianti orecchie fino alle numerose narici nelle quali, quasi per un vortice istantaneo ed istintivo, il viola viene risucchiato ed inglobato ermeticamente.

Rimane lì, fisso, e ad un tratto tutto si ferma: lui nel bacello viscerale, e loro avvinghiati tra i colli e nelle loro bocche, imbrattati di rosso, azzurro e viola. Un silenzio agghiacciante, irrespirabile, un congelamento dell’atmosfera, un’improvvisa immobilità di quel piccolo multiverso incapsulato, dopo tanto dinamismo e inebriamento.

Il nero profondo della stratosfera circostante fa da scenario severo e morbido alla staticità di loro tre e del loro evento.Il gioco continua, ed entra nella fase del rigeneramento senza suono, ovattato, sospeso, in un lampo di eternità che sconvolge i piani del loro volo, tanto che persino il disco che rotea su se stesso ad una velocità impazzita non sembra emettere più neanche uno scricchiolìo.

Quel silenzio è beato, e si riverbera sui superbi colli di Pantrix e Ziffry, li esalta nella loro infinita lunghezza mentre si ergono l’uno sull’altro in un gara di orgogli, in un superamento reciproco e costante inframmezzato da piccoli morsi continui tra le loro bellissime spaventose innumerevoli bocche. Sta accadendo qualcosa dentro di loro, e loro lo sanno, e non potrebbero non saperlo se a fare da sfondo non ci fosse quel silenzio che permette a Elix di segnalare la sua presenza con il suo di silenzio, altrettanto assordante, allettante ed indomito come la sua guida di prima al timone.

Dal ventre silenzioso si profila un oltraggio gioioso, uno sdoppiamento, un’autoclonazione di Elix che si inebria della propria riproduzione nel viola di quel ventre mostruoso e accogliente.

Era imprevisto tutto ciò, ma proprio nell’imprevisto aiutato dal silenzio ormai eterno, quei tre ritrovano un’altra dimensione del loro continuo divertirsi ed affaticarsi, uno sforzo piacevole, un godimento sofferto, la presenza di un altro piccolo corpo in movimento rallentato, dentro Pantrix e Ziffry, ed accanto ad Elix. Dalle fluttuanti narici di quest’ultimo si spalma una forma confusa che si attacca alle pareti molleggiate del ventre immenso, e lì si automodella, mentre Elix guarda immobile senza nulla dover fare, lasciando agire l’assenza di ogni rumore che fa proliferare quel piccolo nuovo strano guscio.

Da lì fuori i due in un solo corpo possono solo immaginare e fantasticare quella scena, e neanche quando Elix, una volta uscito, gliela racconterà, potranno mai colmare quell’invidia per lui che li unisce, lui incredibile testimone del suo stesso sdoppiamento silenzioso avvenuto dentro di loro.

Quella forma assume una sembianza, e segnala la sua presenza cospargendo se stessa, il ventre ed Elix di un odore inebriante al limite del sensoriale, una giostra di profumi agghiaccianti.

Quasi nuotando come in viscere acquatiche, la piccola forma si accosta ad Elix e, girando simultaneamente i suoi tre colli armoniosi ed elastici, comincia a soffiare azzurro a tutto spiano dalle piccole infinite narici, fino a solleticare Elix che inizia, pertanto, a rompere il silenzio con una di quelle sue inconfondibili risate che somigliano a brividi.

Azzurro e il ridere salgono su fino alle bocche di Pantrix e Ziffry, i quali, ancora avvinghiati nel loro amplesso estatico, rompono lo stupore silenzioso che li immergeva e iniziano a ridere anch’essi, mentre il dolce olezzo della piccola forma  stordisce dolcemente anche loro.

Pantrix si inerpica su se stesso e fa leva anche sul collo di Ziffry, quindi allarga le sue spaventose bocche ed emette il boato che, oltre a far tremare la capsula del disco, espelle in un baleno Elix e la sua forma autoriprodotta. Un lancio vitale capriolesco, durante il quale le tre teste della piccola tenera forma traballano come appena risvegliatesi da un sonno bambino.

Una nuvoletta di azzurro ancora incespicata nel suo torpore, strappata al silenzio dalle risate fragorose dei tre che si dimenano come pulzelli.

Tre giocherelloni nello spazio più profondo, in un disco volante dentro il quale si muove la felicità assoluta, biglietto da visita per il nuovo arrivato, frastornato da cotanto sollazzo, punzecchiato dalle mille lingue di Pantrix, avvolto dal lungo collo di Ziffry, ed invaso dall’azzurro di Elix.

Un divertimento metafisico, una forza extramorevole degna di entità che si uniscono e dividono in un’eterna continuità.

Elix blocca il pilota automatico e si rimette alla guida, e la piccola forma triforcuta lo segue tallonato e sfiorato dai due protettivi colli di coloro che erano stati il suo ventre fino a pochi secondi prima.

Il minuscolo tre teste emette ancora qualche piccolo boato di rosso ed azzurro, e poi ancora qualche verso a metà tra il gracchìo di un pilosauro ed il ruggito del bricone.

Poi, si lascia addormentare tra le dozzine di dita dei suoi tre procreatori.

“Si cambia rotta”, ride deciso Elix. Si vira decisi verso il pianeta dei nomi, a sceglierne uno per la tenera forma ora assopita.

“Ma si, in barba alle vacanze”, urlano le bocche di Pantrix, subito zittite da quelle spalancate di Ziffry, prono sul minuscolo frutto di una manciata di micro-nano-ore di puri giochi di extramore.

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2 commenti »

  1. Una fantasia di scrittura fuori dal comune.
    Questo breve viaggio in una dimensione magica, atemporale, giocosa e sensoriale, fatta di immagini, simboli e colori, affascina e cattura tutto d’un fiato.
    Sarebbe perfetto anche da tradurre in fumetto o cartone animato.
    Bravo, davvero, all’autore.

  2. […] selezione finale sarà a giugno. Intanto il racconto è, insieme agli altri selezionati, sul sito Racconti nella rete, dove potete lasciare un commento. Grazie e buona […]

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