Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti nella Rete 2023 “Enzo e la mamma” di Antonella Chirici

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2023

“Sbrigati Enzino, non vorrai fare tardi il primo giorno di lavoro. Sbrigati amore di mamma che l’autobus non ti aspetta!”

Eccolo che arriva, lento come un bradipo, con la camicia che proprio non ci sta dentro i calzoni, dovrebbe anche perdere peso ma di mangiare meno non se ne parla.

Oggi è il suo primo giorno del quinto lavoro dall’inizio dell’anno, ha trovato un posto di fattorino in un’azienda grazie all’intercessione di Bianca che continua a spingerlo a fare cose più grandi di lui ed a difenderlo da me, neanche la madre fosse lei!

Ma tant’è c’è riuscito a prendersi il posto, chissà quanto gli dura!

Quando è nato ero così felice, mi pareva di aver messo al mondo un genio in miniatura, tutte le madri lo credono, almeno per i primi tempi, poi ti accorgi che, per bene che ti è andata, hai fatto nascere uno normale ed a volte neanche tanto. Ecco, Enzino è di quelli “neanche tanto”.

Del resto ragionandoci a freddo, le probabilità che fosse un genio erano praticamente nulle mentre quelle che avesse un quoziente intellettivo più basso della media erano parecchio alte con il padre che si ritrova.

Comunque, dopo la nascita di Enzo ho lottato, che non si pensi che non mi sono impegnata, ho lottato fin da quando era piccino: l’ho seguito, spronato, incoraggiato, aiutato, ho pianto e sperato ma poi alla fine ho potuto solo assistere alla lenta trasformazione nell’uomo che è diventato, se così si può chiamare.

E’ trascorso il primo giorno del suo nuovo lavoro, poi la prima settimana, il primo mese, il lavoro regge, io comincio a sperare, lui è felice, più attivo, almeno così sembra.

L’altro giorno mi parlava dei suoi colleghi, è consapevole che lo prendono in giro, è abituato. L’hanno sempre deriso tutti fin dai tempi della scuola, lui però è sempre andato avanti apparentemente incurante lasciando a me, irrisolta, la curiosità di sapere cosa realmente pensa di se stesso.

Lo so che non riuscirò mai a soddisfare la mia curiosità, posso solo ipotizzare, constatare certi aspetti, giustificare alcuni suoi comportamenti, arrabbiarmi spesso inutilmente scatenando le ire di Bianca e andare avanti giorno dopo giorno sperando in un miracolo.

Perché la speranza, si sa, è l’ultima a morire!

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Quegli stupidi dei miei colleghi hanno sempre una fretta indiavolata, sempre lì a chiamarmi: “Enzo muoviti, Enzo sbrigati che dobbiamo aspettare sempre solo te!”

Questa volta li ho lasciati andare avanti apposta, si sono precipitati all’ingresso della seggiovia come se sulla pista si stesse sciogliendo la neve. Stupidi! Sanno fare solo confusione, ridere e darsi gomitate ammiccanti, come se io fossi scemo e non capissi che ridono di me. Oggi però avranno poco da ridere, se pensano di fregarmi ci rimarranno male.

Me la cavo sugli sci io, non è come quando gioco a calcetto che mi chiamano solo quando gli manca una persona e finisco con le ginocchia graffiate a sangue a furia di sgambetti, ma io ci vado lo stesso così non possono dire che sono uno che si isola. Mamma me lo dice sempre che devo integrarmi e non passare le giornate al computer. Dice mamma che devo uscire, trovarmi con gli amici e soprattutto trovarmi una fidanzata. Io ci provo e prima o poi troverò una ragazza esagerata, mi sposerò e le farò fare dei nipotini. Quando lo dico a mamma lei è contenta, mi guarda e sorride.

Ecco, quella bella ragazza bionda con quella tuta rossa sarebbe perfetta, a mamma piacerebbe di sicuro e poi ha l’età giusta, sulla trentina. Bianca dice che tra marito e moglie ci devono essere almeno dieci anni di differenza. Bianca è l’amica del cuore di mamma, era professoressa al liceo e lei queste cose le sa. Le ho sentite che parlavano tra loro, io ero in camera mia ma le ho sentite lo stesso. Mamma non vuole che origlio le conversazioni ma io non origlio apposta, è che Bianca ha la voce acuta e poi lei dice sempre cose sensate. Chissà perché mamma se la prende tanto.

Ho lasciato passare la ragazza bionda al cancelletto della seggiovia così ora lei siede davanti a me. Io sono solo e qualche sedile più avanti ci sono i miei colleghi.

Mi hanno urlato che mi aspettano all’arrivo, li ho sentiti sghignazzare, forse hanno pensato che fossi rimasto indietro perché non mi muovo bene sugli sci. Non lo sanno mica che è stata tutta una manovra per rimorchiare la bionda con la tuta rossa. Quando l’ho fatta passare ho sfoderato tutto il mio fascino, l’ho guardata strizzando un po’ gli occhi e le ho fatto lo sguardo da duro. Bianca dice che ho uno sguardo molto espressivo e che avrei potuto fare l’attore di teatro. Lei frequenta un laboratorio teatrale della terza età e mi elogia continuamente nonostante che mamma le ripeta che deve smettere di illudermi e che più che lo sguardo dovrei allenare gli addominali che così mi va via la pancia. Io però ho dato retta a Bianca e mi sono esercitato allo specchio a fare lo sguardo da duro. Un giorno o l’altro mi farà comodo, ho pensato.

Insomma ho lasciato passare la bionda e lei mi ha sorriso e ringraziato, mi ha anche guardato mentre sorrideva. E’ proprio bella!

Questa seggiovia è lunga e lenta. Meglio, così ho più tempo per decidere la strategia.

Allora, quando arriviamo io mi affiancherò a lei e la sbalordirò con qualche curva pennellata, poi farò una bella frenata, di quelle che alzano gli spruzzi di neve e la inviterò a bere una cioccolata calda al rifugio che c’è a metà pista. Lei resterà affascinata dal mio stile e si farà corteggiare mentre sorseggia la sua cioccolata. Io prenderò un’aranciata perché non riesco mai a finire una cioccolata senza sporcarmi. Mamma dice sempre che sono troppo sbadato e che se solo facessi più attenzione lei avrebbe meno da lavare. Ma non è questione di attenzione, è che la cioccolata non si può bere dalla tazza! Si mangia a cucchiaini, allora sì che te la gusti! E così tra un cucchiaino e l’altro qualche goccia cade sempre, non è colpa mia se i cucchiaini se la fanno sotto!

Mentre parliamo la inviterò a cena e lei accetterà perché rimarrà affascinata dalla mia gentilezza. Io sono un cavaliere, mica un cafone come i miei colleghi.

Però quanto è lunga questa seggiovia!

Adesso anche il sole negli occhi ed ho dimenticato gli occhiali in macchina, vuol dire che dovrò stare con gli occhi chiusi perché il sole negli occhi è pericoloso e può far diventare ciechi.

Mamma una volta disse a Bianca che sarebbe stato necessario che io conoscessi cosa significa stare con una donna. Che sciocca! Mamma si preoccupa sempre, non sa che io con le donne ci sto: in ufficio, alla mensa, all’internet point; ma questo forse è meglio se a mamma non lo dico, figuriamoci cosa direbbe se sapesse che vado anche all’internet point.

Insomma io ci sto con le donne, ci lavoro, ci mangio, ci parlo e quando troverò moglie lei farà i nipotini a mamma.

Ecco che ricominciano: “ Enzo, Enzoooo” e giù risate a non finire, ma questa volta non mi fregheranno, io tengo duro e gli occhi non li apro apposta, farò finta di non sentirli, devo pensare alla bionda io.

“Enzo scendi che sei arrivato! Se non scendi torni indietro! Enzooooo!”

3 commenti »

  1. Enzino mi fa tanta tenerezza. Una storia della porta accanto.
    In bocca al lupo!

  2. Enzo, uno di noi, Enzo l’espressione dei buoni, dei mammoni, dei meno giovani che rimangono sempre bimboni mai cresciuti…. Nella mia vita ho conosciuto Enzo tante volte e gli ho voluto sempre e solo bene, perché lo sono stato anche io un po come lui…. Una descrizione delicata di un personaggio che incarna il trionfo della bontà.. Viva il lupo…

  3. Evidentemente Enzo non rientra nel modello di “figlio” che la mamma aveva in mente, addirittura spera in un miracolo, perché Enzino è di quelli “neanche tanto”. Invece Enzo sta vivendo la sua vita, poco omologata, ma pare che se ne accorga solo Bianca. L’ho letto molto volentieri.

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