Racconti nella Rete®

22° Premio letterario Racconti nella Rete 2022/2023

Premio Racconti nella Rete 2023 “Palindromi” di Simona Visciglia

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2023

                                             

Andremo alla deriva.

Alla deriva di noi, portandoci dietro tutto il malessere accumulato in questi giorni senza tempo.

Andremo dove non siamo stati mai, ai confini di noi.

In quei luoghi dell’anima sui quali ci siamo affacciati forse per sbaglio e ritratti all’istante.

Ci sono ancora paesaggi di noi che ci fanno paura. E finestre che si aprono come voragini e che cerchiamo di tenere serrate.

Fa male essere qui, in bilico, sostare sull’abisso.

Sono solo contenta di esserci arrivata con te e che non ci sia ad attenderci anche la solitudine”.

Lo avevo scritto su un foglietto, con la mia grafia claudicante.

Chiamo Anna al telefono, l’infermiera che si occupa di lui, la ragazza con il nome palindromo, così le avevo detto un pomeriggio in cui eravamo riuscite a prenderci un caffè insieme.

Lei mi aveva guardato strabuzzando gli occhi, restando un attimo a frugare nella sua testa piena di nozioni importanti e mi aveva risposto:

– Ah, sì, aspetta, questa cosa qui l’ho già sentita… quelle parole che puoi leggere anche all’incontrario ed hanno sempre senso, no?

E lei ha sempre senso e buon senso, sì, insomma, è davvero una brava persona, si prende cura del mio Amore come se non fosse il suo lavoro.

Lascio squillare un bel po’ prima che lei mi risponda.

– Ho bisogno che tu mi faccia un favore – le dico, quasi sottovoce, come per non disturbarla.

In realtà, ho smesso di parlare con la mia voce cristallina da un po’ di tempo oramai.

La tristezza mi ha divorato ogni suono. Non rido neanche più e nemmeno sorrido, forse.

Lei mi dice che posso chiederle tutto:

– Lo sai che oramai vi ho adottati, a te e al tuo ometto fragile.

Le chiedo se può consegnargli il mio biglietto:

– Vorrei che lo tenesse tra le mani, ora che…

Sento che si fa seria, lo diventa tutte le volte che mi parla di lui come di un suo paziente. Mi spiega che non si potrebbe, che lì è tutto sterile, asettico, lontano dal mondo.

– Ti prego, trova un modo – azzardo supplichevole.

– Però lo sai che non potrà leggerlo, no?

– Ma tanto a lui non piace leggere –  le rispondo con un tono che vagamente mi riporta alla leggerezza – e però vorrei che almeno le parole che ho pensato per noi gli facessero compagnia…  Le avevo scritte all’inizio… Tu ci credi, no, che le parole possono far bene?

Dall’altra parte silenzio – lei è così: quando è pensierosa, smette di parlare e quasi non respira, poi partorisce soluzioni o piccoli trattati di saggezza.

– Dai, ok, lo trovo io il modo. Passa da me così mi lasci ‘ste parole sante!

Mi precipito da lei, che è ancora a casa, ha il turno di notte.

Sta quasi per uscire, come al solito di corsa, ma sempre puntuale.

Le do il pezzo di carta che ha preso le pieghe della mia tasca e della mia anima.

Mi guarda e mi fa l’occhiolino.

Parliamo poco, una manciata di minuti: di lui, del tempo che non condividiamo più e che quindi per me si è moltiplicato all’infinito. Pesa tutto di più.

A trascinare il mondo da soli si fa più fatica.

E infatti resto sola.

Anna mi telefona, una mattina all’alba. E me lo dice, che sono rimasta sola.

– Sai, gliel’ho letto quel messaggio…   Volevo che sapesse quello che gli avevi scritto. Che, insomma, stavate camminando insieme.

Ed io, che ho dimenticato le lacrime sul suo letto l’ultima volta che lo avevo visto, le rispondo che mi dispiace.

Mi dispiace di avergli fatto credere che eravamo ancora in due e invece ad esplorare il buio ci sia andato da solo; che alla fine camminavamo in direzioni opposte, come fossimo palindromi sbagliati.

(Eravamo arrivati insieme in ospedale, in una notte in cui era venuto giù il cielo. Mai vista tanta acqua tutta insieme, ne avevano parlato anche i tg.

La nostra macchina si era trasformata in una scheggia impazzita fino allo schianto.

Crash è tutto quello che si sente in questi casi. Non ti passa la vita davanti, senti solo un boato, un colpo, il cuore che schizza fuori dal petto.

Solo rumore.

E dolore, poi.

 E le mani che cercano chi ti sta accanto.

La corsa in ospedale, le sirene, i tentativi di rianimarlo, le mie ferite sanguinanti, il ricovero insieme.

Sì, un pezzo di strada lo avevamo percorso insieme.

Poi io sono tornata indietro, lui, non lo hanno salvato neanche le parole).

4 commenti »

  1. Mi è piaciuto moltissimo, sei riuscita a farmi spuntare anche due lacrime. Non so se sia una storia vera o il frutto della tua immaginazione, ma è proprio questa la cifra di un bravo scrittore: non dare l’impressione di leggere una pagina di diario, ma di entrare in un universo narrativo che può parlare a chiunque, toccando corde molto intime e al tempo stesso universali.

  2. Ti tranquillizzo: non è autobiografico.
    E grazie davvero per l’apprezzamento, quasi mi scendevano due lacrime anche a me, ovviamente lacrime di gioia.

  3. Un tuffo al cuore! Complimenti, davvero ben scritto!

  4. Assunta, grazie mille anche a te.

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