Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “Zamino” di Marzia Santella

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

Che Zamino fosse innocente lo sapevano tutti, che qualcuno, uno qualsiasi, fosse disposto a testimoniare per lui? Beh, quella era una questione ben più complicata. Zamino Zampini era un sessantottenne smilzo e avvizzito, con gli occhi incavati e una barba incolta a ciuffi irregolari, alto quanto un dodicenne. Zamino si dava arie da grande imprenditore, ma trafficava con le “cose” altrui.

Si vantava di aver avuto una gran quantità di donne non perché lui le meritasse, aveva confessato, ma perché esse si sentivano sole e bisognose di amore e lui non poteva certo tirarsi indietro. In paese tutto questo viavai di signore non s’era mai visto tranne, forse, un episodio, molti anni prima, quando aveva spifferato in giro di aver deciso di investire un gruzzoletto in un appuntamento con una signorina di languidi costumi e schiette parole. Va da sé che tutto il parlare di Zamino aveva stancato sia i giullari che i signorotti del paese che frequentavano il “Bar Centrale”, nonché unico ritrovo, di quel mesto agglomerato di anime. Ai suoi compagni di briscola, più che la voglia di salvarlo, era balenata, piuttosto, l’idea di potersene liberare.

Quella che si presentò quella volta era, di certo, l’occasione giusta. Ciò che ancora non sapete sono i fatti che incastrarono Zamino. Una domenica sera, mi pare che fosse il sei marzo, se non ricordo male, Zamino aveva organizzato un tète a tète con la Romilda: una sua vecchia compagna d’avventura a cui ricorreva ogni tanto. Romilda lo sovrastava in altezza, non era cosa difficile; bionda, poco naturale e procace. Non ne sapeva dire il motivo ma a Zamino piaceva, sebbene avesse tratti mascolini ed una voce cavernosa dovuta alle mille sigarette fumate e con cui accendeva quelle nuove. E il marito, vi starete chiedendo, che dire? Lui, Nicodemo, era ferroviere e lavorava a turni da decenni, nato rassegnato e diligente, alto si ma con le spallucce strette ed il sedere inesistente. Il viso appariva purtuttavia pacato e imperturbabile davanti alle difficoltà grandi o piccole che fossero, lui aveva la sua casetta, il suo lavoro, la sua Romilda: cosa poteva desiderare di più? Nicodemo, menagramo, anche quella domenica aveva dovuto lasciare sola la mogliettina.

Mentre inforcava la bici per andare in stazione, qualcosa, quella domenica sera maledetta, era sfuggita al controllo del nostro malcapitato Zamino. Quando arrivò alla casa di Romilda, entrò come al solito, usando le chiavi che lei gli lasciava. Le riponeva per lui sotto il vaso di geranio rosso a destra della porta d’ingresso, e ancora non si avvide di nulla. Tutto era buio, seppure fossero solo le dieci, ma lui, ormai, si sapeva orientare benissimo e si diresse, arzillo, alla camera da letto. Vide la sagoma sotto le coperte. Zamino, sogghignando pregustando l’incontro, si spogliò e la raggiunse. Sussurrava, ridacchiava, toccava, ecco … al tocco percepì che la pelle della Romilda di solito invitante e calda era fredda. Lui iniziò a chiamarla insistentemente affinché si voltasse, ma la Romilda non rispondeva. Il languore dei sensi di Zamino si tramutò presto in gelido terrore quando si rese conto che la Romilda era morta: cacciò un urlo stridulo che nemmeno riconosceva e subito dopo si tappò la bocca con le mani temendo di svegliare qualche vicino curioso. La sua compagna di nottate era morta! Si sedette sul letto incredulo. Tremava, tossiva, piangeva, era sotto choc. Non che l’amasse, badate bene, ma c’era ormai un affetto di lungo corso, un rispetto delle reciproche esigenze.

Da anni, ormai, trascorrevano, amandosi, qualche ora insieme in allegria senza sensi di colpa o desiderio di relazioni. Zamino non riusciva a muoversi, nella penombra, non osava accendere l’abat-jour sul comodino. La guardava, era lì, stecchita nel letto, e non riusciva a capacitarsi che fosse volata in cielo, tra gli angeli, con quella sottoveste azzurra. Era talmente assorto nei suoi pensieri, che non si avvide dei bagliori azzurri delle sirene delle auto della Polizia. Gli agenti fecero irruzione nella stanza cogliendolo, in déshabillé, accanto alla morta. Si seppe, molto tempo dopo, tra le chiacchiere al Bar Centrale, che i poliziotti erano stati avvisati da una telefonata anonima che segnalava: “Ho visto una persona sospetta aggirarsi in via Petunia, è entrata, al buio, al civico sessantacinque ed ho sentito un grido di donna, accorrete! Fate presto!” nel sottofondo della telefonata, però, nessuno notò il fischio lungo di un treno in lontananza.

5 commenti »

  1. Mi piace molto lo stile; ogni cosa al posto giusto, le virgole, i punti, gli aggettivi, le descrizioni essenziali eppure precise. Una scrittura che non fa una piega, classica, chirurgica, puntuale. Grande capacità di condensare nel volgere di poche righe un destino. Ottimo lavoro!

  2. Molto ben scritto e gradevole.

  3. Scritto davvero bene, complimenti. Un profondo tuffo nella ricercatezza dei dettagli.

  4. Struttura perfetta. Molto godibile, complimenti!

  5. scritto con la cura dei dettagli minimi che però delineano perfettamente i personaggi. un racconto divertente nella tragica situazione.

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