Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “La prepotenza dell’Inverno” di Maria Teresa Muratore

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

Irrompe la Primavera prepotente con il suo verde ignara che non potrà ovunque spargere i suoi semi e i suoi effluvi.

Quell’anno non glielo avevano detto alla Primavera che non era il caso si presentasse alla porta est dell’Europa. No, non glielo avevano detto, così lei si presentò gioiosa e fresca e sorridente con le mammelle cariche di linfa vitale pronta ad allattare la terra con le sue piante e i suoi fiori.

Aveva iniziato il suo giro dalla Spagna e aveva già attraversato quasi tutta la penisola spargendo profumi e colori, dunque era anche un po’ stanca ma ignorava la fatica presa com’era dal turbinio della danza e della musica che cominciava non appena lei arrivava perché si risvegliavano tutti gli uccelli al suo solo apparire e cominciavano a cantare anzi la accoglievano così gorgheggiando perché la sentivano che stava arrivando; tutti gli animali se ne accorgevano la fiutavano nell’aria, anche quegli animali degli uomini, e per un attimo sorridevano tra sé e sé, contenti di riviverla ancora una volta, questa sensazione di rinascita, di gioia perduta, un attimo euforizzante, una promessa, un respiro profondo che li scuoteva e li faceva sentire vivi.

Dunque la Primavera arrivò lì e sentì il freddo dell’Inverno che non se ne voleva andare, un freddo ostile, cattivo, testardo, non capiva cosa fosse questa aura di morte, gli unici colori erano il grigio e il nero, nero carbone, nero petrolio, nero inferno, grigio cenere, grigio piombo, grigio fumo, ma fumo di quello pesante, denso, il grigio e il nero della distruzione, del livore, dell’annientamento.

Cercava di capire, non c’erano animali, scappati, quelli che avevano potuto, allora cercò gli animali uomini, strani uomini, non poteva parlare al loro cuore perché ne percepiva l’ostilità, forte come un muro, come un muro insormontabile dove non era possibile aprire una breccia, perché fatto da tutti i cuori duri di quell’umanità stretti compattati uno sull’altro.

L’Inverno le si parò davanti e disse “Non puoi entrare”.

“Come non posso entrare? Mi stanno aspettando anzi sono anche un po’ in ritardo se la vogliamo dire tutta”.

“Ho detto di no”, replicò l’inverno, “c’è una guerra in corso, si stanno ammazzando”.

“Allora è urgente che io entri, lasciami passare, io posso fargli ricordare come erano prima, ho i miei profumi appresso, posso spargerli un po’ nell’aria, stuzzicargli le narici”.

“Le loro narici sono chiuse”.

“Ti prego, lasciami entrare, butto un po’ di colore qua e là, un piccolo fiore che appare improvviso tra le macerie, dei verdi germogli su un albero spoglio, un bocciolo in un angolo …”.

“É inutile non li vedrebbero, i loro occhi sono accecati dall’odio”.

“Un suono! Un trillo! Un cinguettio! Lasciami tentare”.

“Non voglio che tu entri, non sei pronta a vedere questo disastro, sei troppo giovane, passa oltre”.

“Non posso, devo rispettare il mio programma, comincio dai paesi più caldi e poi arrivo quaggiù dove è più freddo, dove a te ci vuole di più per andartene, e io ti do il tempo di farlo, di andartene senza fretta sciogliendo pian piano i ghiacci, e man mano che si rompono le croste di gelo sulla terra e rotte lastre di ghiaccio scivolano via sulla superficie dei fiumi io scaldo e intiepidisco l’aria e allungo le giornate di nuova luce e tutti, anche se non sanno perché, sono un po’ contenti. Dai fammi entrare. Poi devo proseguire, devo rispettare il programma”.

“Arrangiati, fai come vuoi”, rispose secco l’Inverno, “da qui, per adesso, non passi”.

“Guardami, ho le mammelle gonfie, mi stanno scoppiando”, insisteva la Primavera con occhi imploranti e increduli di fronte a tanta cieca stupida caparbietà, “se non spargo la mia linfa vitale che cosa troverà l’Estate quando arriverà?”

“…l’Estate, non arriverà”.

2 commenti »

  1. Mi è piaciuta l’idea di personificare le Stagioni, trovo immediato e naturale attribuire carattere e sentimento ad ognuna di esse.

  2. Che spietata delicatezza per descrivere il crimine della guerra! Mi hai emozionato.

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