Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti nella Rete 2022 “Il muro della loggetta” di Laura Minguell Del Lungo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2022

Le quattro in punto di un pigro pomeriggio d’estate: suona la campana e il rintocco dolce si fa lontano, fra le fronde luminose della vallata. Il silenzio si mescola con il brusio che scorre tra ciottoli e rami. Di là un gatto furtivo balza in un cespuglio; di qua un ozioso cavallo nitrisce, batte lo zoccolo e gira su sé stesso.

Sotto alla loggetta, un cane nero dalle lunghe orecchie, affonda le pieghe del muso tra le zampe anteriori, sembra prendere sonno, mentre il sole lambisce il suo pelo lanoso penetrando di sbieco tra due colonne.

Sul muro della loggetta di spalle al cortile, si staglia una finestrina bifora. Attraverso i riquadri del vetro si scorge la fontana che butta acqua dentro al cortile. Nel sommesso sussurrare della campagna, se ascolti bene, si può sentire lo scroscio dell’acqua che cade nella vasca, tra piante acquatiche e pesci rossi.

Un po’ più in là, sulla parete, si trova una nicchia, in cui qualcuno ha sistemato un ritratto di una anziana signora vicino a un vaso panciuto, in cui è cresciuta una coda d’asino, con i suoi fiori rosa e le foglie succose. I lunghi rami pendenti arrivano quasi fino a terra, e intanto anche io sono arrivata al muro della loggetta.

E d’improvviso una domanda si pone alla mia attenzione: come sono giunta al muro della loggetta?

Volgo lo sguardo indietro, osservo il cane accanto a me, il cavallo è legato all’ombra di un salice; indovino il gatto nel movimento del cespuglio; ripercorro con lo sguardo il selciato del viale, attraverso il vasto prato. Vedo gli ippocastani che svettano e che disegnano col sole delle monetine di luce sulle pietre. Sul fondo i campi si estendono a vista d’occhio, punteggiati da case e rimesse, nessuno in giro, solo io, nella loggetta. Mi sposto per osservare meglio la cappella e il campanile: noto che si mimetizzano nella vegetazione, che solo dopo la curva, scavallata la collina si rendono visibili all’occhio del viandante. Ma allora, come sono arrivata qui?

Con un respiro abbraccio la vallata tutta e già mi sento malinconica. Mi lascio cullare ancora da cinguettii, fruscii e rintocchi di campana, mentre le narici si riempiono dell’aria fresca della campagna. Il sole mi scalda le spalle.

Ma… come sono arrivata qui?

No, non voglio ricordarlo, non voglio: devo conservare queste sensazioni, restare in questo posto, ancora… ancora per un po’.

Ma…TIC TOC TIC TOC

Il tempo stringe, ne sono consapevole.

TIC TOC TIC TOC

Il suono è cosi reale, così prosaico. Eppure lo percepisco ancora come provenisse da un altro mondo.

Devo resistere, penso.

No, penso subito dopo, devo prenderne atto: devo lasciare questo luogo.

D’un tratto il sole mi acceca, tutto è diventato troppo luminoso: non vedo più bene. Anche il mio udito sembra all’improvviso calato: i suoni sono ora ovattati, rimbombano, diventano echi.

Devo ritrovarlo! Devo ritrovare il muro della loggetta. Devo riuscire a sostare solo un altro po’ all’ombra del porticato, nell’ora in cui i contadini tornano dai campi; devo aspettare che il sole colori le colline e i campi di rosso.

La luce accecante si dissolve.

Eccolo! Rivedo il muro: il verde della coda d’asino, la bifora. Sotto c’è ancora il cane nero. Sbadiglia. Mi scruta dal basso con i suoi occhi umidi, con cui sembra dirmi: sdraiati qui anche tu.

TIC TOC TICO TOC

La bestiola scatta in allerta, forse lo ha sentito anche lui? Si solleva sulle zampe davanti, annusa l’aria, poi si mette in piedi, si scrolla e si avvia flemmatico verso il cortile.

Mentre osservo, ormai rassegnata, il suo capo che si allontana ondeggiando, percepisco il mio corpo.

Sento il mio peso premere saldo su un sedile, le spalle sono irrigidite per la posizione forzata, gli occhi bruciano, ma restano chiusi. Ancora per un po’.

Ma la luminosità mi acceca di nuovo con un grande cerchio bianco, il cane è sparito; vedo tutto soffuso, non distinguo i contorni, né i colori, finché rimane una sola grande chiazza bianca di luce, senza verso, senza forma.

Lentamente il grande bianco prende forma nella mia scrivania. La solidità del legno si fa sentire sotto ai gomiti.

TIC TOC TIC TOC

Il ticchettio ora non solo è reale: è intrusivo. Viene dalle mie spalle.

Un cerchio splendente si staglia sul mio libro, illuminato dalla lampada.

Ecco come sono arrivata al muro della loggetta.

Lancio un’occhiata amara alla pagina sottolineata in vari colori, vedo una grande immagine della sezione sagittale dell’orecchio medio.

Eccomi. Preparando l’esame di anatomia, primo anno di medicina.

Dalla finestra entra un’eco di risata, un vocio allegro e le urla dei gabbiani.

Sbadiglio. Come il cane nero annuso l’aria, fresca e tiepida allo stesso tempo, quell’aria delle sere di giugno. Abbandono quell’immagine. Sospiro e mi impongo di concentrarmi.

Quindi volgo gli occhi al libro e leggo: “La parete posteriore della cavità dell’orecchio medio comunica con le cellule mastoidee, retrostanti alla cavità stessa. La porzione più craniale di tale parete viene denominata MURO DELLA LOGGETTA”.

4 commenti »

  1. Molto divertente questo racconto! Sono rimasta incollata alla pagina dalla prima all’ultima parola. Scrittura fluida e matura, un bel ritmo e un sorprendente finale.
    Mi è piaciuto molto.Bravissima Laura

  2. Grazie Monica, soprattuto per il “matura”. Mi sono immaginata me stessa coi capelli bianchi, curva su una scrivania piena di bozze e appunti…
    Grazie davvero.

  3. Mi hanno colpito del tuo racconto, Laura, le descrizioni vivide dei luoghi. Li ho visti, ho sentito i suoni e ne ho percepito gli odori. Ben costruito, con un colpo di scena finale veramente gradevole. Complimenti!

  4. Grazie, Maria, era la mia intenzione far stare il lettore assieme a me in quel luogo.

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