Racconti nella Rete®

21° Premio letterario Racconti nella Rete 2021/2022

Premio Racconti per Corti 2022 “Quando una storia è solo una storia” di Nicola Buoso

Categoria: Premio Racconti per Corti 2022

Quella che leggerete è una storia senza “effetti speciali”, senza altro significato se non quello di “volere raccontare”, scritta per la realizzazione di un film com’era una volta, tanti anni fa: un film muto e in bianco e nero, senza voci, suoni e rumori.

Se la sorte vorrà che questa storia diventi un film, muto e in bianco e nero, eccovi un consiglio per la sua visione, leggete le didascalie con attenzione ma anche velocemente per non perdere così il filo della trama, e nel silenzio di una recitazione in cui gli attori “parlano” solo con i gesti e l’espressività dei loro volti, vedrete un film che racconta una storia come quando questa era solo una storia, come lo era agli albori, e così capirete perché il tempo è solo una convenzione, e che da allora ad oggi, anche se tutto in apparenza è cambiato, nelle sue radici, però, nulla è mutato.

E ora, non mi resta che una cosa da scrivere: <<Benvenuti al cinema!>>.

In una città, in un pomeriggio, ai giardini, in un qualsiasi anno dal 1900 al 2019.

I protagonisti della storia sono: Alice una donna sui trent’anni, molto bella, Ettore un uomo sui quarant’anni dall’aspetto assai giovanile, Mildred una donna anch’essa sui quarant’anni dall’aspetto serioso, Ettore e Mildred da anni sono legati sentimentalmente.

Fra una scena e l’altra saranno inseriti dei cartelli con le didascalie, l’accompagnamento musicale è facoltativo.

Su una panchina, ai giardini, c’è un mazzo di rose, per essere precisi, una dozzina.

Alice sta passeggiando, come fa di solito, quasi tutti i giorni, le piace farlo, e mentre cammina, passa davanti a quella panchina e non può fare a meno di notare le rose, che sono i suoi fiori preferiti, ed è per questo che si ferma e le guarda, sul suo viso è evidente un’espressione di grande curiosità.

CARTELLO: <<… e queste, cosa ci fanno qui, sembrano abbandonate, ma no, forse solo dimenticate>>.

Alice si guarda attorno cercando qualcuno che si possa pensare sia il proprietario di quei fiori, ma in quel momento, nei paraggi, oltre a lei non c’è nessuno, e allora si siede sulla panchina, prende fra le sue mani il mazzo, lo guarda, conta quante sono le rose, poi le annusa, è estasiata dal profumo che emanano e che le fa ricordare dei momenti felici di una sua storia amorosa, ormai finita, ma è solo un attimo di nostalgia quello che la coglie, subito rinchiuso in un fugace sorriso.

CARTELLO: <<Sono proprio quelle che piacciono a me, quante ne ho ricevute … bei tempi … passati … le ripongo dov’erano, qualcuno, ne sono certa, verrà a riprenderle>>.

Alice si alza in piedi e continua la sua passeggiata ma non può fare a meno, un paio di volte, di voltarsi per vedere se qualcuno si avvicina alla panchina.

CARTELLO: Venti minuti dopo.

Alice, tornando, passa di nuovo davanti alla panchina, il mazzo di rose è ancora lì, lei le nota, sospira ammirata, il suo desiderio è che siano sue, si guarda attorno, ma non vede nessuno.

CARTELLO: << Sono così belle, fortunata la donna che le riceverà!>>.

Alice continua a guardare le rose, sta pensando che cosa fare e decide.

CARTELLO: <<… ma nessuna le riceverà, è già un po’ di tempo che sono lì, ora sono sicura, sono state abbandonate qui di proposito, non ci può essere altra spiegazione, un mazzo così non si dimentica, e allora lo prendo io!>>.

E così Alice con le rose si allontana lentamente da lì, lei infatti è un po’ stanca.

CARTELLO: Pochi minuti dopo.

In prossimità della panchina arrivano Ettore e Mildred, stanno litigando, il loro comportamento non lascia possibilità a una diversa interpretazione, gesticolano, parlano a alta voce, lei ogni tanto urla anche, si fermano davanti a quella panchina e lì, lui sembra calmarsi.

CARTELLO: <<Mildred ti prego, facciamo pace, sono più di venti minuti che tento di convincerti che non mi sono dimenticato del nostro anniversario, e dov’eravamo, al bar, si ricorderanno a lungo di noi e della nostra scenata>>.

Mildred lo guarda e poi, indispettita, gli dà le spalle, dritta in piedi con le braccia incrociate e lo sguardo imbronciato, lui allora le picchietta con dolcezza su una spalla e le parla.

CARTELLO: <<Guarda cosa ti ho comprato, sulla panchina c’è un mazzo di rose, quelle tue preferite, le avevo lasciate qui per te, doveva essere una sorpresa!>>.

Lei per qualche secondo sembra pensare se voltarsi oppure no, vuole apparire indecisa, poi si gira e guarda dove gli ha detto Ettore ma non vede i fiori, lui, che a sua volta se n’è accorto, meravigliato, non si capacita di questa situazione, chiedendosi dove sono, cercandole per terra, di fianco e sotto la panchina, senza trovarle, Mildred, furiosa, riprende a gesticolare e urlare contro Ettore.

CARTELLO: <<Lo sapevo, ti sei dimenticato, proprio come l’anno scorso, e ammettilo Ettore che hai un’altra>>.

Ettore la guarda sbalordito e allarga le braccia come a volerle dire che non sa darsi una spiegazione a quello che è successo, e poi le parla.

CARTELLO: <<Mildred devi credermi, non capisco dove siano le rose, erano qui, io ti amo e non ci sono altre donne nella mia vita>>.

In quel momento ritorna Alice, si ferma davanti a loro due e offre il mazzo a Mildred.

CARTELLO: <<Ho sentito le urla, non ero molto distante da qui e vi ho visti, mi dispiace, le rose le ho prese io, lui non c’entra, eccole, sono sue>>.

Mildred fissa Alice con astio e le fa capire chiaramente a gesti che non vuole le rose, e allora Alice le appoggia sulla panchina, e poi Mildred si rivolge arrabbiata a Ettore.

CARTELLO: <<Ne ero sicura, avevi proprio un’altra, fra di noi è finita, non farti più vedere!>>.

Mildred se ne va camminando con passo svelto e visibilmente seccata.

Ettore guarda sconsolato Mildred allontanarsi, poi si siede sulla panchina vicino al mazzo di rose.

Alice a sua volta, si sente in colpa per quello che è successo e si siede vicino a Ettore per consolarlo.

CARTELLO: <<Non se la prenda, vedrà, magari la signora ci ripensa e tutto si sistemerà>>.

Ettore la guarda, è pensoso, non ha più l’intenzione di tornare con Mildred, e Alice è molto bella, l’espressione che si dipinge sul suo volto è quella di chi ha trovato la soluzione ai suoi problemi, per questo prende il mazzo di rose e lo porge ad Alice.

CARTELLO: <<Le prenda, la prego, sono sue, le accetti signorina, questo mi consolerà … ma … non so nemmeno il suo nome!>>.

Lei è imbarazzata ma non le rifiuta, era da molto tempo che non ne riceveva.

CARTELLO: <<Grazie, mai nessuno prima mi aveva regalato delle rose belle come queste, mi chiamo Alice>>.

Lui si volta in modo che Alice non veda il suo viso, e fa un’espressione sorniona, soddisfatto, come quella di un gatto che si è appena mangiato il topo.

CARTELLO: <<Queste sono solo le prime, vedrai Alice, ogni anno, in questo giorno, per festeggiare il nostro anniversario, te ne regalerò delle altre, e ogni volta saranno più belle di quelle dell’anno prima>>.

Lei, pensosa, prima guarda lui, e dopo le rose, poi si alza in piedi, e lui fa altrettanto, e sorridenti se ne vanno insieme, a braccetto.

CARTELLO: E vissero per sempre …

CARTELLO: Forse sarà meglio aspettare il prossimo anno, per l’anniversario.

CARTELLO: Beh, nel frattempo: “The End”.

CARTELLO: Quando una storia era solo una storia.

8 commenti »

  1. Mi sono affacciata sul tuo Racconto per Corti Nicola, come primo approccio all’edizione 2022: che bella l’idea del fil muto, credo che anche il regista si divertirebbe a ricreare quelle atmosfere! Molto simpatica la storia e l’equivoco che porta ad un lieto fine mi ha fatto sorridere. Bravo!

  2. A Silvia Schiavo.

    Cartello: “Silvia ha appena inviato il suo commento ed è sorridente, sta pensando a un mazzo di rose, chissà se le riceverà anche lei … ”
    Grazie per il commento Silvia.

  3. Davvero interessante. L’ho immaginato in bianco e nero, magari in versione anni 50 con abiti del periodo. Ottima idea! Buona fortuna.

  4. A Monica Menzogni.

    Cartello: “Di notte, scrutando il cielo con il telescopio, si possono avere delle sorprese, come quella di vedersi in sella ad una vespa, in vacanza, nel 1953, per le strade di Roma, non da sola, e ….”
    Grazie per il commento Monica.

  5. Forte questo soggetto per corti! L’ho immaginato fotogramma dopo fotogramma.
    CARTELLO: Bravo Nicola!

  6. Mi sono sempre piaciuti i film muti, primi fra tutti quelli del Maestro Charlot, mi piaceva moltissimo l’accompagnamento musicale che rispecchiava le atmosfere descritte e il minimalismo delle battute; tutto era in mano all’espressività degli attori, che spesso erano bravissimi, l’assenza della voce non sembrava un handicap ma anzi un modo diverso per narrare, puramente visivo. Mi piacerebbe molto vedere realizzato il tuo corto! Complimenti

  7. A Maria Sordino

    CARTELLO: “E’ Giovanni, è Marta, è il nonno, è … guardare, immaginare, scrivere.”
    Grazie per il commento Maria.

  8. A Eleonora Angelini

    CARTELLO: “Può capitare guardando un film di addormentarsi, e così sognare … una città, le sue luci, ed essere lì nell’anno 1931.”
    Grazie per il commento Eleonora.

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