Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti per Corti 2021 “Affrancatura semplice” di Fabrizio Mancuso

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021

Comincio a  scrivere perchè ho paura di morire , perchè ho  quasi gli stessi anni di quando mio padre se n’è andato , perchè sono stato troppo fortunato . Comincio a scrivere a scopo terapeutico e scaramantico , invio  missive  a tante persone che non conosco …prendo i loro nomi , cognomi e indirizzi da un vecchio elenco telefonico. Non mi importa che questo diminuisca tantissimo  le possibilità di risposta …Ho bisogno di creare fili di ricordi , di sorprese , di occhi che mi leggono. Saranno questi canapi invisibili che mi permetteranno di resistere al male o forse lasceranno una memoria dietro e dopo di me. Come la bava della lumaca sul muro . Lei non c’è più,  ma il suo passaggio al mondo brilla alla luce del sole e io intuisco che è passata proprio lì. Nelle buste infilo frasi di quello che mi viene in mente : domande , pensieri ,  a volte poesie o racconti , ma anche ritagli di giornale con annotazioni.

L’impiegata delle poste mi guarda e sono sicuro che pensa che sono un povero rintronato o forse che faccio  un lavoretto part-time,  tipo inviare pubblicità per conto di qualche micro società di prodotti commerciali. Quando , dopo file estenuanti , chiedo , due volte a settimana, circa una ventina di affrancature semplici, sorride dietro gli occhiali , ben nascosta nella sua bruttezza al femminile.

Oggi , con  coraggio inusuale , mi ha chiesto “ Mi scusi se mi permetto , ma con quest’attività .. ..ci guadagna ? Sa, io suppongo che lei non mandi tutte queste lettere per sport….e poi fogli , tempo , invii…alla fine sono roba che costa ? Ma c’è un ritorno….anche economico…eh ?”

L’ho guardata e ho risposto “  No….ma , mi apro con lei , lo sa.. vero… che è piuttosto bruttina ?”

C’è rimasta male . Offesa  ha chiuso la conversazione senza avere argomenti per polemizzare sul mio giudizio estetico non richiesto . Cattivo , ma lei era stata , in modo eccessivo , maledettamente curiosa . In realtà mi aveva steso con la domanda implicita se qualcuno che riceveva le mie missive , si prendesse poi la briga di rispondermi. Mi bruciava dentro la verità ….dopo quattro settimane e quasi centonovantadue lettere…nessuno mi aveva risposto .  Se avessi twittato , chattato o usato qualche spiaggia comune di alienazione, con relativo finto coinvolgimento , forse qualcuno avrebbe deciso di mettersi in gioco e rispondermi . Almeno avrei raccolto un po’  di striminziti “like” che è il modo semplice di dire : “ Non mi sbatto più di tanto….comunque va bene così.. continuiamo pure a selfare pensieri ”.

Ho raccontato tutto al mio psicologo e lui ha concluso con la sua rituale frase “ Francesco , non sono sconfitte queste .  Questi sono passi verso l’accettazione del disincanto della vita…va bene …forza”

Sono invece sconvolto e ora lo sono ancora di più . Finalmente ho tra le mani una lettera , tutta per me . Merita il mio tempo , è uscita da una massa informe di cento novantuno persone senza voce . Su un foglio quasi vuoto diventa meravigliosa:  una scrittura tondeggiante, precisa che pone al centro della pagina una sola domanda “ Ma cosa cerchi ?”. Seguono il nome e i recapiti. Io ripeto il nome Elvira e subito rispondo.

Passato un mese,  posso ormai dire che ho un anima gemella gentile , come me piena di mille dubbi e incertezze , pronta a regalarsi nuda nella distanza incolmabile di un foglio di carta . Lasciamo tracce , ci avviciniamo senza mai domandarci un contatto oltre il nostro scambio di parole scritte . Ora posso sopravvivere , sento che ce la farò.

E ce l’ho fatta anche stamattina , non sono svenuto e non ho pianto davanti alla fila dei pensionati , quando la direttrice dell’ufficio postale  ha gridato dal suo openspace alla collega bruttina , (che affrancava la mia ultima missiva :   “  Elvira sbrigati per favore …ce da smistare tutte le AR…”

Non scriverò più …non le scrivo più…non ho bisogno di commiserazione , di pietà…io.  Anzi quasi quasi ……. glielo scrivo , così rimane per sempre… e voglio vedere se ha il coraggio di rispondermi…?

11 commenti »

  1. l’eccesso di puntini sospensivi rende il racconto poco leggibile, anche il maestro Eco non li tollerava

  2. Molto carino e solo,apparentemente ironico, e ,nonostante alcune critiche mosse ( da chi poi…ah! Da amici di scrittori e registri , da amici degli amici) sui puntini di sospensione, m’è piaciuto assai ! sarà che io li amo i puntini ……son surreali!

  3. Grazie di aver letto il mio racconto e delle giuste osservazioni. I puntini sono i nei naturali del mio ragionamento e del mio modo di parlare : gli stacchi di bianco tra i colori , i silenzi nei brani musicali e i “passaggi di un angelo” , come diceva mia nonna, quando mettevo tempo a cercare le parole giuste. Starò attento a non abusare della pazienza altrui.

  4. Continua a scrivere come ti pare…e tanto per citare i famosi, ma non a sproposito, pensa ai dadaisti ……..o a Palazzeschi o a Gadda …. Al limite, chiedi un parere a Elvira…ahahah .Ciao, bye, au revoir

  5. Ho letto con piacere questo racconto, molto bello e intrigante e anche originale. Una bella descrizione della pulsione di un uomo e le sue “paturnie”.

    Anche se l’hanno già detto in parte, vorrei lasciarti un consiglio costruttivo: presta più attenzione alla punteggiatura. Non voglio parlare di eccesso di puntini di sospensione, anche io spesso “cado” nel loro uso perché lasciano per l’appunto… quel senso di sospensione… incertezza nel discorso. Questo è chiaro e l’hai detto tu stesso.
    Però in un racconto ci sono delle regole da rispettare sempre e comunque: i puntini di sospensione sono tre, non quattro e non due. E non c’è spazio tra la parola e la punteggiatura che la segue. Esempio: ‘Va bene…’ non ‘Va bene …’ oppure ‘cerchi?’ non ‘cerchi ?’.

    Questo può sembrare “restrittivo”, ma ti assicuro che rende più agevole la lettura e aiuta il testo e i dialoghi a prendere il giusto ritmo nella testa dei lettori, oltre che presentare il brano in una forma più gradevole a livello visivo.

    Cordiali saluti

  6. Davide , hai ragione. Cercherò di porre la massima attenzione al “ritmo” e alla piacevolezza visiva e di lettura del testo. Credo tu abbia compreso , come nel voler partecipare immediatamente al lettore ciò che mi scoppia in testa , io trasferisca anche tutte le irregolarità del mio modo di immaginare. Poi mi nasce una certa ritrosia a correggere puntigliosamente quanto scritto sia per voglia di non essere falsamente accattivante verso chi legge che per un sacro spirito di sincerità. A te è mai successo ? Mi farebbe piacere saperlo. Grazie ancora per la tua attenzione.

  7. Ciao Fabrizio, capisco cosa vuoi dire, ma personalmente non credo mi sia mai successo… Non con la punteggiatura almeno. Mi capita spesso di lasciare delle espressioni “troppo” colloquiali, oppure di non voler modificare certi “ragionamenti” per lasciare il racconto grezzo e puro come piace a me, ma la punteggiatura come la grammatica e la sintassi a parer mio devono essere corretti. Devono esserlo se l’obiettivo, o uno degli obiettivi, è raggiungere l’attenzione di un editore ed essere pubblicati.

    Sia chiaro, non sono un autore affermato e non ho la presunzione di essere un grande scrittore. Ho tantissimo da imparare a mia volta, ma mi piace condividere il poco che conosco, se ne ho la possibilità.

    Cordiali saluti

  8. Molto carina la tua storia, mi è piaciuto tanto il finale. In bocca al lupo per il concorso

  9. GRAZIE CLAUDIA.

  10. Una storia che nasconde un contenuto amaro rivestito da un involucro di ironia. Molto introspettiva e dunque di non facile resa dal l’unto di vista di un corto. Ma gli attori sono talmente bravi che potranno riuscire a rendere l’intensità di questo racconto. Molto carino.

  11. Una storia che nasconde un contenuto amaro rivestito da un involucro di ironia. Molto introspettiva e dunque di non facile resa dal punto di vista di un corto. Ma gli attori sono talmente bravi che potranno riuscire a rendere l’intensità di questo racconto. Molto carino.

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