Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti nella Rete 2021 “Minicuccio Pane, il caffettiere del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere” di Raffaele Abbate

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2021

Racconto di fantasia ispirata al Processo Aurelio Tafuri presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere negli anni ‘60. Ho ricordato grazie alle foto dell’archivio fotografico Carbone

Minicuccio Pane lo chiamano tutti Li pecure per il pesante tanfo di pecora che emana e per il mestiere di famiglia, è alto quasi due metri, è largo e pesante, ha i capelli neri, ricci e densi, poco è lo spazio tra l’attaccatura e le folte sopraciglia. Gli occhi sono infossati e le palpebre sono semichiuse. Il naso è appuntito, con narici piccole. Anche le labbra sono sottili, quasi un taglio orizzontale sul viso oblungo.

E’ una presenza costante del tribunale sammaritano, con la sua cesta piena di termos e una “stufa” di metallo dove conserva le sfogliate al caldo, è come se facesse parte dell’arredamento, come le boiserie delle aule, come gli scaffali metallici delle cancellerie, come gli armadi cupi similsavonarola degli studi dei giudici, come le croste finto barocco lungo le pareti dei corridoi.

Minicuccio vende i suoi caffè con sfogliata inclusa ai giudici, agli avvocati, agli imputati, ai testimoni e agli sfaccendati che frequentano le aule di corte di assise per i processoni di una volta come se andassero a teatro.

Per Menicuccio sono tutti uguali, gli basta vendere.

Ma quando iniziò il processone ad Aurelio Tafuri quel medico sammaritano di buona famiglia accusato di avere ucciso il rivale in amore qualcosa scattò nel cervello ridotto di Minicuccio

Lui non capiva le storie d’amore, lui scaricava (usava questo verbo) con una vecchia puttana che batteva sullo stradone verso Capua, era a buon prezzo e quando Minicuccio veniva in fretta non lo faceva neanche pagare.

Quando inizia il processo Tafuri, Minucuccio fa buoni affari, a metà mattina ha finito tutto ed allora torna a fare riforninento al bar dietro l’anfiteatro.

Mentre aspetta che il padrone prepari i caffè, carichi i termos e la stufa con le sfogliate, si fa raccontare la storia del processo. Non sa leggere i giornali ed è curioso

Il padrone si stupisce della curiosità, Minuciccio è stato sempre assente su tutto, vive in un mondo tutto suo, comunque gli racconta: “Minucù è una storia di signori ricchi, di puttane e di ricchioni, questo per dirtela in breve . Ora ti dico quello che scrive il giornale. Aurelio Tafuri, così si chiama il medico, è della famiglia del farmacista, sono ricchi sfondati, qualche anno fa ha conosciuto una tale Anna Maria Novi, detta Nanà, molto giovane 20 anni, bella, fa la ballerina in un locale notturno di Napoli, dice che fa l’indossatrice, ma in effetti è una zoccola. Intanto la ballerina s’innamora di uno studente che faceva l’indossatore per l’Alta moda, Gianni de Luca, nu bello uaglione, mica come nu panzarotto come il medico. Il giovane la mette incinta e decide di sposarla, nonostante l’avversione feroce della famiglia, quindi la fa abortire. Tafuri sempre più sciamuto della Novi, continuava a sborsare fior di milioni, in un rapporto a tre. Quando non diventava un “quartetto, per l’inserimento del primo amante della Novi, un ingegnere, o addirittura un “quintetto” quando nella comitiva si inserisce un sarto ricchione che vende costosi abiti alla ballerina. Le cose vanno avanti così con piacere della ballerina che incassa soldi a strafottere. Il medico è sull’orlo della rovina, si è riempito di debiti- Il 9 Marzo del 1960, Tafuri, stanco del giovane decide di ucciderlo. Dopo averlo attratto in un tranello, con la scusa di avergli procurato un posto di lavoro in una clinica, lo colpisce con una sbarra alla testa. Poi gli conficca un punteruolo nel cuore, gli lega due mattoni ai piedi e lo getta nelle limacciose acque del fiume Volturno, dal Ponte della Scafa di Caiazzo. Di sicuro gli avvocati del medico cerceranno di farlo passare per pazzo e fargli evitare la galera. Qui sono tutti amici di Tafuri, inclusi i giudici, chissà come andrà a finire. Ma a te Minicù che te ne fotte, approfitta della folla e vendi quanti più caffè puoi”

Minicuccio non risponde, ma gira il giornale e lo guarda: al centro della pagina su otto colonne c’è la foto di Nanà. Minicuccio spalanca gli occhi, sente sbattere al centro del petto, tirare in basso molto di più di quando va a scaricare dalla puttana di via Appia. Un pensiero gli viene alla mente: “Devo portarle il caffè e la sfogliata, ma regalata, Nanà non deve pagare”

Le udienze si succedono alle udienze, Minicuccio non hai mai venduto tanto, qualche volta ha intravisto tra la folla degli avvocati e dei gioranlisti la sagoma elegante di Nanà, vestita di scuro, le mani guantate, lo sguardo sprezzante, ma non è mai riuscito ad avvicinarsi per offrirle il caffè e la sfogliata calda.

Una mattina piovosa il lungo corridoio è deserto, l’udienza è stata rinviata al pomeriggio per l’interrogatorio di Nanà, ma evidentememte lei non è stata avvertita per tempo e dalle otto del mattino è in attesa seduta su una panca nel corrodio insieme ad un giovane accompagnatore mai visto prima. Minicuccio si avvicina, ma il giovane con tono sprezzante: “Non ci serve niente” e gli allunga una banconota di cento lire. Nanà gli accena un mezzo sorriso e accavalla le lunghe gambe. Minuciccio resta senza parole, vorrebbe rifiutare la mancia non richiesta, ma il mezzo sorriso e l’accavallo gli ha fatto battere il cuore ed allora ritorna in fondo al corridoio per non fasi notare, ma da quel punto ha una visione perfetta delle gambe

Passano i giorni ed il processo prosegue: udienze, interrogatorio dei testimoni, le relazioni dei periti di parte e d’ufficio, è pazzo o non è pazzo Tafuri , il lungo interrogatorio di Nanà che non nasconde nulla dei suoi vizi e dei suoi piaceri. Il presidente ad un certo punto fa continuare l’udienza a porte chiuse. Quando alla fine Nanà esce dall’aula è rossa in viso e tremante. Minicuccio si avvicina e le offre una tazza di caffè bollente dal termos. Nanùà la sorseggia in fretta, senza timore di scottarsi la bocca, poi sorride a Minicuccio e fa per pagare.

Minicuccio con il voce strozzata. “E’ in omaggio” .

Nanà ringrazia con un cenno del capo e si avvia verso l’uscita insieme al giovane accompagnatore. Escono dall’ingresso posteriore del tribunale e salgono nell’auto parcheggiata in un angolo cieco. L’avvocato ha consigliato Nanà di non farsi vedere in pubblico, il dottor Tafuri ha molti amici che addebitano a lei la responsabilità morale dell’omicidio.

Ed arriva finalmente il giorno delle arringhe finali della schiera di avvocati difensori del dottore. Il finale tocca al re dei principe del foro.

Mimicuccio all’ingresso dell’aula grazie alla sua altezza sopravanza tutta la folla, ma a lui non interessa il principe del foro, vuole solo vedere Nanà, ma la folla la copre alla sua vista.

Il principe del foro è oltre un’ora che avvince tutto l’auditorio con la sua oratoria. A Minicuccio arriva solo questa frase che suscita l’applauso a scena aperta di tutti i presenti: “Ignomimia perenne a questa novella maga Circe che ha trasformato un uomo degno di stima in un maiale, gli ha tolto ogni freno morale, lo ha privato di ogni regola del vivere civile. Lo ha reso totalmente incapace di intendere e di volere. La maga Circe non ha materialmente massacrato il povero giovane, ma moralmente ha mosso lei la mano assassina. Tanti secoli fa, che chi vi parla, uomo di legge e civile non rimpiange, per casi del genere si celebravano processi per stregoneria. La ragione mi impone di fermarmi qui e non andare oltre, ma l’istinto mi spinge ed affermo alto e forte che Annamaria Novi in arte Nanà è una vera e propria creatura del demonio. Ed il sentire comune della gente condivide questo mio sentimento”

E con questo tra gli applausi il re degli avvocati esce dall’aula.

Minicuccio scuote la testa e mormora:”Nanà non è del demonio!”

Il presidente dichiara chiusa la seduta, la sentenza verrà emessa a breve.

Intanto Nanà si allontana dall’aula fendendo la folla che la insulta, ma lei non mostra alcun sentimento di paura. Prosegue a testa alta.

Raggiunge l’ingresso posteriore.

Minicuccio la segue, è preoccupato.

Nel cortile la macchina è in attesa nell’angolo cieco.

Il cortile è affollato di gente, benchè piova a dirotto ed appena Nanà esce dalla porta la circonda e le impedisce di arrivare alla macchina e la riempie di insulti. Qualcuno prova a colpirla con un ombrello, Minicuccio le fa scudo con il suo corpo e la spinge verso la macchina. Prende alcuni colpi sulla testa, ma resiste. E’ a pochi metri dalla macchina, qualcuno dall’interno apre lo sportello posteriore, Minucuccio è vicino , si abbassaae scaraventa Nanà all’interno e urla : “Vai , vai “

L’autista parte a tutto gas appena Nanà è all’interno, lo sportello ancora aperto colpisce Minicuccio alla testa. Crolla a terra e viene investito dall’auto in pieno.

Resta a terra privo di sensi , la folla si allontana di corsa, sono arrivati nel frattempo i carabinieri per proteggere Nanà messi sull’avviso di possibili rischi dall’avvocato della donna.

Minicuccio viene portato in Ospedale, ma muore dopo qualche giorno senza riprendere conoscenza.

E Nanà ? Non si rese conto di chi l’aveva salvata dalla folla inferocita.

Ad un suo amico tempo dopo disse: “Di quei tremendi momenti rammento solo una nauseante puzza di pecora”

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12 commenti »

  1. Un racconto davvero molto bello, complimenti! L’ho letto d’un fiato. Hai saputo caratterizzare molto bene i personaggi ed è stato facile empatizzare con Minicuccio.
    Ho apprezzato tanto anche l’inserimento di alcune frasi in “lingua” soprattuto nella figura del barista. Molto bravo, mi è piaciuto tantissimo!

  2. grazie Monica

  3. Davvero bellissimo, complimenti.

  4. Racconto originale. Minucuccio mi ha fatto pensare agli eroi invisibili che fanno gesti importanti come salvare la vita ma nessuno si ricorda di loro

  5. Bella storia scritta con un linguaggio saporito, realistico ed efficace: chi legge si ritrova immerso nei luoghi e negli ambienti. Ed è anche bella la presa di posizione nella narrazione accanto all’unico che in questa storia non pensa, non calcola, ma segue solo l’istinto, a metà fra il cuore e quello che c’è più in basso. Nella storia rimane isolato, separato, irriconosciuto. Chi legge, però, gli si affeziona. Complimenti.

  6. Grazie sig. Raffaele del suo commento, dal fondo del cestino provo a restituire la cortesia. Il suo racconto mi è piaciuto molto e mi sono anche identificato col Minicuccio protagonista: primo per il puzzo di pecora, secondo per essere finito nel dimenticatoio. L’unica differenza è che non ho salvato nessuno, se non i trenta denari, ma non so se per Nana’ sarebbero bastati.

  7. Mi piace molto: ottima la caratterizzazione dei personaggi e la ricostruzione dell’atmosfera anni ‘ 50. Anche l’uso del dialetto sparso sapientemente in dosi equilibrate è un valore aggiunto. Complimenti!

  8. Grazie Michela Tognotti

  9. Racconto ben scritto, fluido e schietto. Rende benissimo il personaggio e l’ambientazione. Complimenti

  10. grazie

  11. Molto bello, coinvolgente e ben scritto oltre che ben caratterizzato.

  12. Grazie Davide

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