Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti nella Rete 2021 “Burro e acciughe” di Matteo Trombacco

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2021

Quella sera la città era avvolta da una cortina di nebbia spessa, densa e così umida che, passando attraverso i vestiti, inumidiva le ossa. Stavo vagando svogliatamente e senza meta tra un bar e l’altro quando, ad un tratto, mi resi conto di essermi trascinato quasi fin sotto casa sua. Trovato un telefono pubblico, la chiamai: “Ciao, sono io… come va?… è da un bel po’ che non ci si vede… che fai stasera?… ci vediamo?”.

La voce femminile dall’altra parte della cornetta mi assordò con un “Ma ciaoooo… che piacere sentirti… io bene bene, e tu… sì, sì, saranno mesi che non ti fai vedere… stasera nulla, sono a casa che leggo… volentieri! Hai fame? Porta un paio di bottiglie di vino… ah, il vino, quando arrivi, fa’ in modo che sia ancora dentro le bottiglie, non dentro il tuo stomaco…”. Ridemmo e riattaccammo.

Corsi a prendere due bottiglie di bianco fermo, quello che piaceva a lei, e un quarto d’ora dopo stavo suonando al suo citofono. “Sali” mi disse…

Mentre salivo con l’ascensore pensai a lei, la mia più vecchia amica, l’unica che, nonostante tutto, non mi avesse ancora voltato le spalle – “Ma se continui così, prima o poi lo farò”, era solita dirmi quando esageravo con l’alcool… quindi, pressoché tutte le volte che ci vedevamo –, l’unica che mi volesse bene… ed una delle poche con le quali non ero mai andato a letto.

Mi tolsi il soprabito umido, mi levai le scarpe sporche e non appena ebbi varcato la porta del suo piccolo, ma accogliente bilocale, venni avvolto da un suo abbraccio e dall’aroma del pane abbrustolito che pervadeva ogni angolo della stanza.

Dopo avermi preso le bottiglie di vino di mano sparì nell’angolo cottura, dietro una tendina ocra. “Se mi avessi avvertito prima sarei potuta andare a comprare qualcosa, ma così, su due piedi, non sono riuscita a fare molto…” disse scostando la tendina ocra e porgendomi uno dei due bicchieri di vino che teneva in mano.

“Dal profumo, direi che quel che hai fatto andrà benissimo” le risposi prima di ingollare un sorso di vino freddo e lievemente fruttato.

Avevamo quasi terminato la prima bottiglia, tra chiacchiere e risate, quando uscì nuovamente dal cucinotto con in mano un enorme vassoio colmo di fette di pane abbrustolite con, accanto, un piattino con un panetto di burro ed una confezione da mezzo chilo di filetti di acciughe in una latta. “Come mi conosci tu, non mi conosce nessuno” le dissi facendola arrossire “… se non ti amassi così tanto, ti sposerei”… Rise.

Poi prese una fetta di pane perfettamente tostato, la imburrò con uno spesso strato di burro che subito cominciò a sciogliersi, la completò con due filetti d’acciuga impregnati d’olio d’oliva e me la porse.

La trangugiai poco elegantemente in due soli bocconi, mentre l’olio mi colava sulle dita, sulle mani, sui polsi e dentro i polsini della camicia ed il burro mi ungeva le labbra, la barba ed i polpastrelli. Lei rise e mi pulì la bocca con un tovagliolo di carta.

Dopo un paio d’ore l’enorme vassoio di crostini, burro ed acciughe era stato pressoché completamente spazzolato, così come la seconda bottiglia di vino. Chiacchierammo fino a tarda notte, ricordando ricordi, ridendo risate come adolescenti e parlando parole di letteratura – lei, ahimé, era una valdughiana convinta, io un licenzioso catulliano – finché non venne il momento di salutarsi. “Non farmi aspettare altri due o tre mesi, o magari un anno, prima di rifarti vivo” disse con gli occhi velati di tristezza. Le promisi che non sarebbe successo, ma sia io che lei sapevamo che le promesse non erano il mio forte.

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10 commenti »

  1. Stupendo, delicato e intenso. Mi sembra di essere lì.

  2. La cosa che sai fare meglio è scrivere! Molto piacevole, ricco di immagini e ti fa venir voglia di leggere fino alla fine. 🙂

  3. Leggendo potevo toccare le emozioni dei protagonisti, sentire il profumo del pane abbrustolito, udire il rumore della strada dove si trova il telefono pubblico… una penna che rende “visibili” i racconti e tocca il cuore.

  4. Leggendo potevo toccare le emozioni dei protagonisti, sentire il profumo del pane abbrustolito, udire il rumore della strada dove si trova il telefono pubblico… una penna che rende “visibili” i racconti e tocca il cuore.

  5. molto carveriano, ma se posso una critica: eviterai tanti punti sospensivi. E’ la regola numero 7 di Umberto Eco
    7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.

  6. Davvero bello. 🙂

  7. Bel racconto. Il pane imburrato con le acciughe, l’olio che cola sulle dita e sulla camicia sono immagini che rendono bene i veri sentimenti che si nascondono dietro alla loro amicizia. Mi ha fatto pensare alle amicizie che sono molto di più di questo ma che rimangono tali perché nessuno dei due ha il coraggio di andare oltre. Bravo, molto suggestivo!

  8. Molto bello ,in poche parole rende perfettamente l’idea dei sentimenti provati dei due protagonisti, peccato non ci sia un seguito…

  9. Un buon racconto. Le immagini sono vivide. Quell’urto sulle mani l’ho sentito anch’io mentre leggevo! Molto forte anche il messaggio: quanto può essere di conforto una buona amicizia. Molto bella l’atmosfera che hai costruito. Solo un piccolo consiglio: troppi punti di sospensione in un testo così breve. Lasciane pochi e sarà un testo perfetto!

  10. Molto bello e concordo con Raffaele, ricorda Carver. Complimenti

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