Racconti nella Rete®

20° Premio letterario Racconti nella Rete 2020/21

Premio Racconti per Corti 2021 “Elvis non è morto” di Fabrizio Tummolillo

Categoria: Premio Racconti per Corti 2021

La storia si svolge in un parco cittadino. Su una panchina appartata un uomo dall’aspetto anonimo beve birra e fuma sigari.

Voce narrante (del protagonista):

In questi giardini ci passo la giornata. Bevo birra, fumo Garibaldi smezzati e faccio incontrare le persone.

Come quella ragazza con i capelli rossi che sta passando con il cartone della pizza.

La vedete?

Adesso conoscerà il ragazzo con il giubbotto nero e il Golden Retriever al guinzaglio.

Lei a quest’ora torna a casa dall’ufficio con la spesa, a volte con una pizza o con il kebab del chiosco. Lui porta il cane a fare una sgambata. Non si parlano mai.

Oggi è diverso. Oggi intervengo io.

L’uomo punta l’indice verso la ragazza e alza il pollice, come se la mano fosse una pistola, e simula sottovoce uno sparo.

“Puff….”

La ragazza inciampa in quel preciso istante, il cartone si sfascia in terra, il Golden Retriever abbaia, una donna mora di capelli che legge un libro si gira, il ragazzo si avvicina e la aiuta a rialzarsi.

La pizza è sparpagliata in terra con i peperoni, le zucchine, la mozzarella, tutto.

Un disastro.

Lei si è sbucciata il ginocchio destro. Lui le dà un fazzoletto di carta, lei tampona il sangue, lui raccoglie la roba impastata sul vialetto, lei lo ringrazia.

Voce narrante:

Il contatto è stabilito.

Comunque non c’è bisogno di mimare la pistola, basta il pensiero. È per fare un po’ di scena, anche se nessuno mi può notare.

Sono un Angelo, di nome e di fatto.

Nel senso che all’anagrafe faccio Angelo e sono un angelo di Nostro Signore, che tra noi chiamiamo il Capo.

Un Angelo di quarta classe, per la precisione. Niente di eclatante.

è che lassù stanno facendo una ristrutturazione degli organici e ci hanno messo in cassa integrazione.

Così abbiamo un sacco di tempo libero. Io lo passo ai giardini e per non annoiarmi faccio innamorare le persone.

Come la ragazza della pizza e il ragazzo con il cane.

Il giorno dopo accanto ad Angelo, sulla stessa panchina, c’è un sosia di Elvis Presley. Entrambi fumano e bevono birra.

Voce narrante:

Oggi è venuto a trovarmi un collega. è un angelo di quinta classe in cassa integrazione come me. Si chiama Angelo anche lui. Ci chiamiamo tutti Angelo lassù. Credo sia stata un’idea del Capo, che è molto meno serioso di quanto pensiate.

Quando ci hanno comunicato la cassa integrazione anche Angelo se n’è andato in giro per un po’ a fare sostanzialmente nulla poi si è trasferito a Napoli dove passa la giornata sul lungomare a dare le forme più strane alle nuvole: a forma di coniglio, di comodino, di piede…

I bambini impazziscono di gioia.

Tempo fa, per un paio di mesi, fece una sostituzione ferie all’angelo custode di Elvis (a proposito: Elvis non è morto, non credete a quella balla, ha 86 anni e si gode la vecchiaia nel suo ranch in Argentina) e da allora gli è venuta questa mania di conciarsi così, anche se non ha più l’età.

Adesso siamo seduti a fumare, io Garibaldi e lui sigarette, e beviamo birra.

Il protagonista indica all’angelo Elvis un trentenne con i pantaloni a risvoltino, i baffetti e un fascio di riviste d’informatica sotto il braccio e una ragazza con la divisa da postina che attraversa i giardini per andare a portare un pacco. Si incrociano tutti i giorni facendo finta di non vedersi.

Osserva adesso” gli dice.

Punta l’indice verso i risvoltini del trentenne e mima lo sparo.

Puff…”

Il trentenne scivola in quel preciso istante su una buccia di pesca, le riviste d’informatica piovono ovunque, un’anziana lancia un mezzo urlo, la moretta carina che legge sempre un libro si gira, la postina si avvicina al trentenne. Gli chiede se si sia fatto male, lo aiuta a rialzarsi.

Il contatto è stabilito.

Ma è proprio necessario farli sfasciare a terra?” chiede l’angelo Elvis svuotando un’altra birra.

Facci caso quando uno inciampa. – risponde il protagonista – In quel momento è come se uno fosse nudo, come se non avesse più barriere e protezioni. È il momento migliore perché avvenga l’incontro, perché due persone che fanno finta di non vedersi siano costrette a farlo. Basta che una allunghi la mano perché l’altra gliela prenda per aiutarla. Una volta che il contatto fisico è stabilito il resto viene per conto proprio”.

L’angelo Elvis lo guarda un po’ perplesso per la spiegazione.

E poi mi fa scompisciare dalle risate” aggiunge il protagonista.

Ridono entrambi.

Il giorno seguente il protagonista è da solo sulla solita panchina. Fuma e beve.

A un certo punto alza il pollice e punta l’indice alla moretta che vedo sempre leggere un libro. Non aveva mai fatto caso a quanto fosse carina. Ha i capelli corti ed è minuta.

Mentre sta per premere l’immaginario grilletto sente una voce alle spalle.

Prendi la tua roba. Si va. Il Capo chiama a rapporto”.

Il protagonista si gira e vede un uomo con l’aria trasandata, la barba incolta e un fazzoletto rosso al collo.

Voce narrante:

Vi presento Angelo, un collega. Non quello del lungomare di Napoli. Un altro. È che lassù ci chiamiamo tutti Angelo per via di quella pensata del Capo.

Anche questa faccenda l’ho già spiegata.

Comunque sia, questo Angelo qui è un nostro sindacalista. Si occupa di licenziamenti, trattative con la proprietà, cose del genere.

La cassa integrazione è terminata. Si torna tutti in servizio. Rientro immediato” dice l’angelo sindacalista.

Il protagonista rimane con l’indice puntato e il pollice alzato. La moretta è ancora lì che legge un libro. Gli dà le spalle, scoperte per via del caldo primaverile: hanno un profilo leggero, Angelo vorrebbe scorrerci le dita sopra.

Tu cosa hai fatto in tutti questi mesi?” chiede il protagonista al sindacalista.

L’altro sembra pensarci un istante.

Mah, niente di che. Passavo le giornate al delfinario di Rimini a parlare con i pesci”.

Il protagonista continua a osservare la moretta.

Hai mai pensato come sarebbe bello se una volta tanto fosse qualcun altro ad avere cura di noi?”

In quel momento il sindacalista segue il suo sguardo e si accorge della moretta del libro.

Mette una mano sulla spalla del protagonista.

Andiamo, dai. Il Capo ci aspetta”.

Angelo spegne il sigaro, finisce la birra e si alza. La camera inquadra i due che sembrano iniziare ad alzarsi in volo come in un ascensore invisibile.

L’ultima immagine è quella della moretta che si passa una mano sul profilo della spalla. Lo fa lentamente, con dolcezza come se davvero avesse sentito la carezza che Angelo voleva farle, e si gira a guardare verso l’alto.

3 commenti »

  1. Certo che questi angeli in cassa integrazione sono un po’ dispettosi! Chi mi conosce sa che avrei fatto scivolare il trentenne su una buccia di BANANA, ma il racconto è veramente bello. Sarei curiosa di leggere il seguito per sapere cosa accadrà alla morettina.

  2. Mi piacerebbe vedere questo corto solo per i gran scivoloni! Scherzi a parte: idea molto simpatica ed originale. Affiderei a Luca Ward la voce narrante. 😉

  3. Racconto pieno di verve e di simpatia. Contenuto originale. Mi piace pensare che riusciamo a percepire le loro carezze come è stato per la moretta.

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