Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “Il ceppo” di Piero Orlando

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020

Martedì ultimo di febbraio dell’anno settimo post pandemico, prima decade dell’era di sua Sembianza suprema la Commissaria Medica Prefettizia dott.ssa Fiornero.

Timori di guerra, tremori da febbri e brividi in terra.

– Rilevamento obbligatorio della posizione tramite innesto di geo localizzatore sito in ghiandola pineale: 44°43’49’’Nord 8°56’40’’Est.

Soggetto stanziale, femmina di umano adulta isolata, segue anagrafica. –

Tra le pareti di sasso c’è un vecchio camino annerito che sta incastonato in un angolo del locale, un ceppo arde nel braciere. Sul lato opposto sta appeso un quadro, il solo, un ritratto a olio impolverato dipinto direttamente sulla tavola di legno, raffigura un lupo ritto sulle zampe posteriori, sotto si intuisce una scritta in caratteri gotici: “Fenrir”.

Al centro della stanza ci sono io, con le mani mi reggo la testa. “Stumpf”: il ciocco risuona spaccandosi in due. Guardo consumarsi quel legno compattato dagli anni, dalle stagioni e dalla cantina. Nonostante sia rinsecchito, la fiamma lo intacca con difficoltà e solo grazie alle folate di vento che penetrano attraverso la griglia di ferro della finestrella a norma di legge per l’aereazione/contaminazione, la vampa si rianima.

Il ceppo è un frammento di un secolare macro oleandro velenoso alimentato con i fanghi chimico residuali che in epoca pre pandemica si potevano usare lecitamente come fertilizzante. La combustione del legno fa evaporare un alcaloide tetrapotente che si condensa sulle pareti del tubo di scarico dei fumi esposte al gelo, a volte ne ho raccolto le scaglie con una spatola, raschiandolo insieme alla fuliggine.

È stato un ottimo rimedio naturale per alleviare i dolori delle febbri fobiche teleindotte della prima decade, quasi un toccasana omeopatico.

L’odore dell’alcaloide è acre, filtrato si beve sotto forma di infuso e lascia la bocca impastata come dopo aver sorbito un cucchiaio di polvere di gesso.

Wotan se ne sta rannicchiato ai miei piedi, mi alzo e lui mi segue, decido di uscire e di usare il mio ultimo tele pass jolly integrato. Tiro il pesante chiavistello di ferro e spalanco il portone inchiodato con assi di castagno che avranno due secoli. Fuori c’è neve. Scendo dal colle e mi giro a guardare il casolare di pietra isolato che mi custodisce là sulla cima, lo avvolge una luce azzurra, già dalla prima volta in cui l’ho visto ho riconosciuto questa immagine ma non riesco a ricordare quando sono salita qui.

– Rilevamento obbligatorio della posizione: soggetto vagante, femmina di umano adulta isolata, segue anagrafica. –

Dall’esterno vedo il fumo fosforescente uscire dal comignolo e disegnare arabeschi in un cielo che è stupendo e lieve, come il titolo di una archeocanzone dei Marlene Kuntz.

Wotan corre felice e affonda nella neve fino ai fianchi, le sue larghe zampe non riescono a sostenerlo perché le nevi di febbraio sono friabili e morbide.

Solo a partire da maggio le gelate notturne producono una crosta superficiale in grado di reggere il peso di un antropo-sembiante.

Wotan è un cane meticcio che ho adottato illegalmente. Grazie alla sua natura bastarda è refrattario alle mutazioni del virus C in grado di operare il salto tra specie, la sua sorte sarebbe quindi la vivisezione pro bono publico.

Ho alterato così il suo data base al fine di evitare controlli, facendolo risultare positivo con un grado di pericolosità due.

Quando era un cucciolo le nostre strade si sono incrociate nel laboratorio di studio sulle contaminazioni interspecifiche, è stato l’unico sguardo che non sono riuscita a sostenere senza sentire infrangersi qualcosa dentro di me: “stumpf”. Ora i suoi occhi sono il mio promemoria e l’unico legame col passato non soggetto a tele controllo.

– Tutte le teorie accreditate sul contagio convergono nell’idea dell’accertamento sulle mutazioni virali, ogni altro caso di mancata infezione e di ipotetico animale/ umano portatore sano, viene selezionato e quindi eliminato al fine scientifico di non stravolgere le statistiche immunologiche, come da Decreto di tutela popolare adottato nel terzo anno post pandemico in seguito a richiesta con suffragio universale, conseguenza del biennio di panico. –

Le altre razze canine hanno infatti veicolato in maniera sublime lo scambio virale tra uomo e animale, essendo geneticamente predisposte, nessun umano vivente sano ad oggi.

Del resto è grazie alle differenze tra entità virali se siamo in grado di caratterizzare le nostre identità e avere una patologia individuale che ci fa sentire unici, che ci fa essere. Per ora la mia trasformazione in antroposembiante viene rallentata dall’assunzione illecita dei cristalli di alcaloide, ma presto sarà completa.

Laggiù scorgo l’insegna verde luminosa della farmacia prefettizia transgender nel primo agglomerato legale abitativo situato in fondo alla valle: “Mio caro sapesse che fastidi mi procura la dermatosi pruriginosa canina, neanche tutto il flacone di Grattaminga, di cui ho sentito la pubblicità a radio Medica Plus e che mi sono precipitato a comprare qui, è stato in grado di alleviare il prurito. Mio marito si è amputato le mani con la motosega quando ha saputo dei miei sintomi, si è ingegnato per riuscirci.

Poverino, la notizia l’ha sconvolto, adesso è in attesa di un innesto con staminali ma l’assicurazione non vuole pagare, così mi devo grattare da solo.”

“Ma lei ha sentito cosa è successo nel borgo situato sul versante fertile della collina? Quel gruppo di matti si sono formati una famiglia ciascuno e si sono rifugiati là in clandestinità, hanno seguito le indicazioni di un Pontefice dell’epoca anteriore alla prima decade – Siate rivoluzionari: costituite una famiglia – per fortuna sono stati individuati e disgregati.”

Lo slittamento dei poli magnetici crea pseudo aurore boreali a basse latitudini che Wotan si ferma a ammirare, seguo il suo sguardo e inquadro il casolare in pietra che risplende tra i colori cangianti, mi è talmente familiare da sentirlo mio fin dentro le protesi osteointegrate.

L’atrofia delle cellule mnestiche dovuta all’uso infantile smodato dei supporti di memoria esterna mi impedisce però di ricordare.

Ascolto mentalmente un audio messaggio prefettizio inviato attraverso il canale pineale: – Ricordare, verbo ridicolizzato per legge dal Ministro ad interim per il decentramento mnemonico con decreto 1/ anno sesto post pandemico. –

Il cane diventa sempre più euforico, noto un’aura color indaco che si mescola ai vapori condensati che gli escono dalle fauci, abbiamo a disposizione ancora una decina di minuti prima che l’escursione termica del mezzogiorno faccia dilatare le pareti dei nostri vasi sanguigni fino a farci collassare, poi dobbiamo rientrare di corsa e rifugiarci in cantina dove la temperatura si mantiene costante.

Invece Wotan parte a razzo abbaiando e va a scavare ai piedi di un gelso fossilizzato, fende la neve e trova nel terreno una scatola metallica per biscotti senza zuccheri invertiti e grassi idrogenati, la ruggine ha cancellato il logo.

Apro la scatola che risuona: “stumpf”. Dentro trovo alcuni oggetti e sento che è come se mi appartenessero da sempre.

Avvolta in un collare di cuoio che le fa da sigillo c’è una vecchia foto del casolare di pietra scattata dal basso verso l’alto nella quale il cielo e la neve concorrono in limpidezza. Il collare porta un’incisione fatta a mano: “Loki”, con due date.

Sul retro della foto c’è una scritta in corsivo eseguita con una stilografica: “La Resistenza è stata, nei migliori, riacquisto della fede nell’uomo e in quei valori razionali e morali con i quali l’uomo si è reso capace nei millenni di dominare la stolta crudeltà della belva, che sta in agguato dentro di lui”. Piero Calamandrei.

In fondo alla scatola, una immaginetta di san Francesco che abbraccia il lebbroso, infilata in un libro: “Lo smeraldo” di Mario Soldati.

CorriWotan, torniamo dentro e quando il ceppo avvamperà avrò il tempo, il mio tempo per leggerlo.

5 commenti »

  1. Racconto super attuale ! Mi ? piaciuta la tua idea di immaginare un futuro postpandemico! Ci fa sperare che prima o poi usciremo da quest’incubo e che quando lo faremo, saremo migliori. Bravo.

  2. Grazie, sono andato a leggere i tuoi racconti, brava.
    Ciao

  3. Bello! non ho capito tutto, ma è suggestivo.

  4. A Gianna Valente: grazie. Se non hai capito il senso, per me è significativo, perchè ci sono diversi simboli nel racconto, alcuni anche inseriti in maniera un po’ forzata. Quindi da capire, a livello razionale, c’è poco. Se invece l’incompresione è dovuta alla scorrevolezza del testo e alla sintassi, allora mi devo preoccupare.
    Appena finisco di spaccare la legna vado a leggere il tuo racconto che ho visto qui sopra come new entry.
    Ciao.

  5. Ciao, per quello he mi riguarda la scorrevolezza del testo e la sintassi vanno benissimo. Anche se so che non è giusto cercare a tutti i costi un senso, anzi che ogni lettore costruisce il suo senso della Fabula, spesso mi capita di voler proprio capire cosa volesse dire veramente l’autore. Non ha senso anatomizzare, del resto la suggestione del racconto è creata anche dall’alone indefinito e dall’ambiguità.Complimenti.

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