Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “Antinoo” di Viviana Elisabetta Gabrini

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020


Prima ancora del dolore, fu lo stupore: quel colpo violento e improvviso alla tempia la sorprese e solo dopo il secondo pugno sulla nuca si rese conto dei lampi di dolore che le stavano attraversando la testa.

La caduta sul pavimento le parve rallentata. Il suo corpo esile produsse un rumore sordo e breve.

Il calcio sul viso, quello sì che le fece male e le strappò un grido, subito soffocato da un fazzoletto cacciato a forza in bocca.

Chiuse gli occhi e li riaprì solo quando si accorse che qualcosa di tiepido le stava bagnando la guancia. Sangue. Sul pavimento si stava formando una chiazza densa e scura.

Con uno sforzo che le parve enorme, spostò la testa quel tanto da riuscire a vederlo mentre apriva i cassetti e ne vuotava il contenuto sul letto.

Da una vecchia scatola di lacca cinese, lui tirò fuori i pochi ori che erano stati della sua famiglia: l’orologio del padre, la collana di perle della madre, una manciata di ninnoli senza troppo valore.

“Che stupida sono stata – pensava lei – come ho potuto essere così stupida?” e intanto non riusciva a smettere di guardarlo. E di desiderarlo.

La prima volta che si erano incontrati lei ne aveva colto al volo l’incredibile somiglianza con Antinoo, il giovane e bellissimo amante dell’imperatore Adriano, almeno così come ci è stato tramandato dagli artisti di corte da duemila anni a questa parte.

Lui sedeva in ultima fila, da solo. Era nuovo in città e non conosceva nessuno.

Non era tipo da passare inosservato: alto, sottile, la testa di capelli ricci che si allungavano sul collo, i lineamenti perfetti. Duro, scontroso, si teneva a distanza dai compagni e non legava con nessuno.

Con nessuno tranne che con lei, la sua insegnante di lettere.

Ribelle e insofferente a qualsiasi regola, nel giro di pochi mesi il ragazzo aveva collezionato pessimi voti e richiami in tutte le materie, comprese le sue.

Ma se per i colleghi il ragazzo era una causa persa, per lei era solo un’anima fragile da redimere.

Così, un pomeriggio di gennaio, dopo avergli dato l’ennesima insufficienza, lei gli aveva chiesto di presentarsi nella sala insegnanti alla fine delle lezioni.

Mentre la scuola si svuotava al suono dell’ultima campanella, lei, seduta dietro una scrivania, cercava di spiegargli che se avesse continuato così avrebbe rimediato una bocciatura e avrebbe perso un altro anno.

Le capacità non gli mancavano, l’intelligenza nemmeno, quindi perché non metterle a frutto?

Lui la stava ad ascoltare, fissandola con arroganza e con un sorrisetto che la metteva a disagio.

Dopo, i ricordi si facevano confusi. Fotogrammi sparsi nel cassetto della memoria.

Lui in piedi dietro di lei. Lui che si chinava a rubarle un bacio. Le sue mani invadenti che le sollevavano la gonna e le tastavano le carni magre.

Esiste un punto di non ritorno oppure da qualsiasi situazione c’è sempre una strada per tornare sui propri passi?

Se quel punto esisteva, lei lo aveva superato a occhi chiusi, cieca e inconsapevole.

La prima volta che avevano fatto l’amore lei era scoppiata a piangere, sopraffatta dall’emozione, dal dolore e dalla vergogna.

Lui l’aveva obbligata a guardare i loro corpi nudi riflessi nello specchio: a dividerli c’erano quarant’anni di vita, di sogni inespressi, di fantasie negate, di emozioni soffocate.

Membra giovani in cui la vita fluiva impetuosa contro ossa gracili e carnagione di cenere.

Poi erano iniziate le richieste di denaro. I “prestiti” come preferiva chiamarli lui.

E lei aveva iniziato a staccare assegni sempre più consistenti, incapace di difendersi con un semplice no.

Fino a quel pomeriggio, in cui in un no era precipitata tutta la sua vita.

Lo video sollevarsi, scuotersi i riccioli dalla fronte e abbandonare la stanza senza nemmeno voltarsi per regalarle l’ultimo sguardo.

Voglio solo dormire un po’, si disse lei, prima di chiudere gli occhi.

Quando rinvenne non avrebbe saputo dire quanto tempo fosse passato, ore, giorni o minuti.

Attorno a lei un gran vociare e mani sconosciute che toccavano il suo corpo esangue.

Si sentiva stanca e avrebbe solo voluto poter dormire a lungo.

«Dobbiamo intubarla» disse una voce sopra di lei.

«Aspettate, ha riaperto gli occhi, voglio parlarle.»

«Un minuto, non di più.»

Nel suo campo visivo comparve una massiccia figura maschile e quando riuscì a metterla a fuoco si accorse che indossava un’uniforme.

«Signora mi sente? Capisce quello che le sto dicendo? Stia calma, la porteranno in ospedale. Mi dica solo se sa chi l’ha aggredita. Sa dirmi il nome del suo aggressore?»

Le parole dell’uomo le arrivavano da lontano, come se lui si fosse trovato in un’altra stanza.

Era così stanca. Perché non la lasciavano dormire in pace?

«Signora, mi dica solo se conosce il suo aggressore.»

Forse, pensò la donna, se gli avesse risposto lui l’avrebbe lasciata riposare.

Così radunò le forze che le rimanevano e con la bocca disegnò un “no” privo di voce.

«Sicura? Non sa chi l’ha aggredita?»

Di nuovo le labbra si disposero a cerchio.

No.

Poi chiuse gli occhi, sfinita.

7 commenti »

  1. Ciao Viviana, racconto amaro, e vero. Breve, ma di quella brevità che non richiede altro per raccontare. Mi è piaciuto molto e trovo che tu abbia una bella scrittura. Quel “carnagioni di cenere” mi è rimasto impresso ma sarebbero tante le frasi da ricordare. Mi piace anche la sintassi, questa brevità delle frasi, questi punti che spezzano un’immagine e ti fanno correre subito a quella dopo. Ti bastano poche parole per raccontare uno stato d’animo. Brava. In bocca al lupo!

  2. @valentina de luca: grazie, molto gentile

  3. Un racconto emozionale che scava e solleva tante riflessioni. È scritto veramente molto bene, e la lettura trascina il lettore e lo,porta a provare quelle sensazioni di senso di colpa, rabbia, vergogna, delusione ma sopratttuto tanta solitudine. Sono rimasta molto colpita, davvero brava Viviana.

  4. @monica menzogni: grazie anche a te. sono contenta che il racconto arrivi. grazie di cuore.

  5. Crudo, asciutto e un po’ disperato. Un bel racconto sulla distanza e la disillusione. Mi è molto piaciuto. Molto interessante la prosa staccata, mi ha ricordato la struttura a riquadri delle storie raccontate con la grafica.

  6. Mi è piaciuto. Mi ha fatto scaturire rabbia e pena. Belle frasi, scrittura asciutta ed efficace. Complimenti.

  7. @marco floridia e giuseppe coco: ho lavorato di sottrazione togliendo il superfluo. a volte i semplici fatti nudi e crudi sono più efficaci di nilioni di parole.
    grazie a entrambi

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