Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “dormiconme.com” di Fausto Tarsitano

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020

Erano quasi due anni  che non avevo più una relazione stabile ed ero tornato a vivere da solo.

Sulle prime, dopo tanto tempo di condivisione  del letto, non ci feci caso, anzi sperimentavo con curiosità una situazione nuova, dormire da solo. Diciamo quasi nuova, era un po’ come tornare ragazzi.

Poi, mentre i mesi passavano, mi accorsi che quella solitudine non mi piaceva così tanto. Occupavo, per abitudine, solo una metà del lettone e lo spazio vuoto del materasso unito al silenzio prolungato della stanza mi mettevano una leggera angoscia.

Così, quasi per scherzo, un giorno chiesi alla mia amica Sara, che viveva da sola anche lei, se accettava di fare un esperimento: tenere acceso il computer nella sua camera da letto in connessione con il mio, mantenendo  la telecamera e il microfono attivi dal momento in cui  spegneva la luce sino a quando suonava la sveglia.

Io sarei rimasto collegato con il mio portatile e avrei sentito il suo respiro e lei il mio.

Piazzando il monitor davanti al letto avrei potuto vedere, stando sdraiato, l’inquadratura del letto di Sara e lei sotto le coperte, ma soprattutto avrei potuto sentirla.

Sara  all’inizio era titubante, nonostante ci conoscessimo da anni ed avessimo avuto in passato anche una breve storia, non era sicura di voler partecipare a questa diretta notturna. Poi, siccome è una persona attratta dalle novità, mi disse: proviamo, ma se mi sentirò a disagio ti dirò subito che non ne facciamo niente.

Quella sera stessa testammo il collegamento e la qualità dell’audio. Quando lei spense la luce,  le dissi piano buonanotte, lei ricambiò. A quel punto spensi anche io la luce del comodino e stetti in silenzio, guardando il soffitto.

Non volevo addormentarmi subito, anzi, volevo attendere di sintonizzarmi sul suo respiro, che sentivo in maniera quasi impercettibile.

Non tutti di notte respirano forte, alcuni sono silenziosissimi. Però ci sono i cambi di posizione che fanno comunque quel po’ di rumore, sufficiente a farti sentire in compagnia.

Nella tensione di sentire il respiro di Sara mi addormentai. Mi svegliai comunque nel cuore della notte. Il silenzio in casa era totale, ma nella stanza da letto della mia amica si avvertivano dei suoni. Erano parole. Sara parlava nel sonno. Non lo sapevo, non me lo aveva mai detto.

Per fortuna erano parole isolate, scollegate, nessuna frase comprensibile. Meno male, pensai, sarebbe stato scorretto entrare in questo modo nella sua intimità.

Mi riaddormentai con un sorriso. L’esperimento funzionava. Era come se Sara fosse nella mia stanza da letto.

La sua sveglia era solo 10 minuti prima della mia e non mi dispiacque rinunciare a quei pochi minuti di dormiveglia. Diedi il buongiorno  a Sara davanti alla mia telecamera e le chiesi come fosse andata.

Lei ebbe bisogno di qualche secondo per realizzare le sue sensazioni, poi mi rispose.

  • Mah, che ti dico. Credo bene. Solo non sono abituata a tenere apparecchi elettronici nella stanza da letto. Come sai non guardo la tv a letto e il telefono portatile lo lascio in carica in soggiorno. Quindi, a parte le lucine del computer, direi bene. A un certo punto mi sono svegliata e ho provato a sentirti, ma hai un respiro molto leggero.
  • Bene. Allora se ti va potremmo continuare l’esperimento anche stasera. Per me é stato bello dormire in tua compagnia.
  • Chiaramente, se dovessi avere ospiti per la notte spegnerò tutto. Disse lei ridendo.

Io e Sara continuammo a dormire con la nostra connessione telematica per un paio di settimane ed entrambi eravamo entusiasti della novità. Al mattino, avevamo preso l’abitudine di raccontarci i sogni appena fatti, quelli che poi dopo un momento non li ricordi più.

Un sabato pomeriggio Sara passò a prendere un caffè da me e si vedeva che doveva dirmi qualcosa.

Sai, mi fece, ho parlato di questa nostra cosa con la mia amica Paola ed anche con Renato Borzi e, beh non ci crederai ma sono impazziti quando glie l’ho raccontato. Mi hanno detto che vogliono farlo anche loro.

Paola dice che questa cosa le darebbe sicurezza, “non sia mai succede qualcosa”; sempre pessimista lei. Renato invece, che è un patito della domotica, un mezzo nerd, dice che vuole provare. Lui dorme poco, dice che si sveglia un paio di volte per notte  e si alza, gira per casa, a volte accende la tele, oppure apre un libro.

Mi ha detto, ed in effetti il pensiero è geniale, se trovassi una persona, non importa se uomo o donna, che ha i miei stessi problemi col sonno, magari potrei parlarci nottetempo. Sarebbe meglio della tv.

Ma scusa, gli ho detto io, mica è detto che vi sveglierete all’unisono. Se uno dorme e l’altro è sveglio che ci avrai guadagnato? Boh, comunque sono entusiasti.

Io invece stavo pensando un’altra cosa. Al netto del fatto che io e te ci conosciamo da sempre e che abbiamo una certa intimità, ma chi ci vieta di poter fare la stessa cosa anche  con un’altra persona, o anche di cambiare di volta in volta partner di dormita condivisa?

Voglio dire, se facessimo una rete internet del sonno? Uno inserisce in un data base le proprie caratteristiche di dormitore, che so, dice: io dormo con le tapparelle alzate, io con il buio totale, io mi giro e mi rigiro nel letto come una biscia, io russo, io dormo con la luce accesa, io leggo dalle tre alle cinque tutte le notti. Insomma cose così e poi uno sceglie in base a queste caratteristiche con chi dormire.

Io per esempio cercherei un insonne che leggesse a voce bassa dei bei romanzi o anche delle poesie. Magari al mattino me le ricorderei.

  • Che ne pensi? Non è una figata?

      Rimasi perplesso per un attimo a sentire le parole di Sara, quasi tramortito dal suo entusiasmo. Eppure, mentre mi raccontava riuscivo ad immaginare questi dormitori solitari in cerca di compagnia in procinto di diventare una comunità.

  • Per il momento, penso che ci sia del buono in questa tua idea. Potrebbe essere interessante ed anche divertente creare questa cosa. Una cosa è certa: la parte notturna della nostra vita è stata sinora sottovalutata. A quanto pare esiste un desiderio di socialità notturna per scopi diversi dal sesso,.

Feci anche io, come Sara, una verifica con un altro paio di persone sul gradimento del progetto ed ebbi così la conferma che la gente, pur di non sentirsi sola, è disposta a perdere un po’ della propria privacy .

Mi resi conto d’altronde che le possibilità di finire on line con il pantalone del pigiama allentato o con i bigodini in testa sarebbero state piuttosto remote, anche perché ciascuno avrebbe potuto puntare la propria telecamera nel punto preferito o più anonimo della stanza e poi non sarebbe stato richiesto usare il proprio vero nome, sarebbe bastato un nickname. Niente foto. Informazioni sul genere sessuale del tutto opzionali.

L’importante invece sarebbe stato descrivere in maniera onesta e veritiera le proprie caratteristiche di dormitore e comportarsi educatamente con il partner.

Poi, come nella maggior parte dei social network, conta il giudizio dei tuoi contatti, la recensione della nottata in compagnia.

A questo punto organizzai un incontro con Sara e il tecnologico Renato Borzi. Quando fummo intorno al tavolo del mio soggiorno, con il the e i pasticcini, dissi: bene, allora facciamolo. Renato dicci quali sono i passaggi da seguire per mettere questa cosa on line. Non ci faremo ricchi come Zuckemberg, ma forse qualche pubblicità di sonniferi e di pigiami, se funziona, potremmo riuscire a tirarla su.

Renato ci disse le cose principali e ci chiarì fino a che punto poteva occuparsene direttamente e dove invece serviva l’aiuto di un programmatore informatico esperto di linguaggio HTML.

Poi ci facemmo due conti per capire se potevamo permetterci il giochetto. Potevamo.

In breve nell’arco di due mesi creammo una società a tre, registrammo il dominio dormiconme.com e mettemmo on site il nostro social network del sonno in compagnia.

Non ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria, giusto un paio di articoletti ottenuti con l’aiuto di un’ amica che cura uffici stampa, ma la cosa partì lo stesso col passa parola.

Iniziammo con 25 profili, compresi i nostri e dopo tre mesi eravamo già duemilaquattrocentoventi.

Le recensioni degli utenti sui compagni di dormita erano la cosa più divertente di tutte. Ad esempio Giada78 definiva la notte passata con Ghirotondo “ un’esperienza unica e per me irripetibile, la tua presenza, caro Ghirotondo, si è avvertita su tutte le frequenze audio in un girotondo di rumori corporei, ma soprattutto sulle note basse. Ho dovuto abbassare il livello del microfono. One man band. Solo per i  più audaci”.

Come succede in questi casi, nacquero delle storie d’amore tra gli utenti, così come si verificarono casi di uso illecito del mezzo.

Una folla di voyeurs, di masturbatori compulsivi e di esibizionisti cercò di irrompere e far breccia nella nostra comunità, ma la maggior parte di questi fu scoperta ed invitata a togliere il disturbo, al grido di:

– smettetela di disturbare, qui c’è gente che vuole dormire! – postato da Bice, un’ iscritta di Brescia. Altri furono isolati e pian piano abbandonarono.

Con l’aumento vertiginoso degli iscritti arrivarono le proposte commerciali per veicolare pubblicità di vario tipo, dai materassi alle termocoperte, dai pc portatili ai profumi per ambiente e con essa anche un po’ di soldi, che a questo punto servivano per reggere i costi di una pur minima struttura.

Insomma, questa cosa nata per scherzo tra me e Sara ci era scoppiata tra le mani ed ora era diventata un impegno che non potevamo più ignorare, perché gli iscritti continuavano ad aumentare. Eravamo arrivati a più di settemila.

La stampa ed i media iniziarono ad occuparsi di noi. Ci chiesero interviste, si lanciarono  referendum assurdi, “ dormiresti con uno sconosciuto? Anche gratis? ” Furono scomodati sociologi barbuti per commentare in tv il fenomeno di questi tizi strani, che dormivano in compagnia di gente  distante cento metri o anche centinaia di chilometri. 

Il logo del sito,  un omino in pigiama col cuscino, non serviva a chiarire l’ equivoco in cui cascavano in molti e cioè che non si trattava di un sito di incontri notturni per fare sesso, ma solo di una condivisione in remoto delle ore di sonno della notte e quindi dovemmo evidenziare chiaramente sul sito la natura del network.

Intanto, la comunità si stava strutturando e si dimostrava piuttosto attiva, tanto che ci fu chiesto di aprire delle sottosezioni del sito e noi per assecondare questo bisogno  classificatorio, divertendoci come matti acconsentimmo. Fu così che comparvero sulla bacheca

  • Genitori fuori casa che vogliono dormire con il figlio piccolo
  • Figli adulti che vogliono dormire ancora con i genitori
  • Solo donne
  • Solo uomini
  • Fidanzati
  • LGBT

Ma anche:

  • Di tutto un po’,  basta che non si dorma
  • Lettori di prosa e poesia
  • Cruciverbisti in cerca di risposte
  • Religiosi e  recitatori di orazioni
  • Devoti alla maria, nel senso della gangia
  • Commentatori di serie tv
  • Scambisti di sogni
  • melomani
  • Russatori esiliati sul divano del soggiorno
  • Quelli che perché non ci incontriamo tutti
  • Quelli che organizzano il raduno (notturno)
  • Vampiri
  • Scacchisti anonimi
  • Contatori di pecore
  • Alcolisti, che però hanno smesso, anche se da poco
  • Chimici ossessionati dalle formule
  • estimatori di tisane ayurvediche
  • che culo non avere la notte artica

Insomma, veniva fuori che all’interno di questa comunità piuttosto variegata, per molti degli iscritti  dormire non era esattamente la prima preoccupazione.

Ecco, questi sfasati del rapporto sonno/veglia,  questi insonni dal ritmo biologico rivoltato  avevano trovato finalmente un posto virtuale dove incontrare i loro simili. Ed erano contentissimi.

Presto però le due anime del sito entrarono in frizione. Quelli che volevano solo dormire, anche se in compagnia, se ne fregavano altamente di tutti  quelli che di notte facevano cose varie.

Ci fu qualche protesta, sfottò più o meno pesanti, alcuni abbandonarono, altri chiesero la scissione.

Gli scissionisti, che erano gli insonni, volevano creare un sito solo per loro, proponendo il nome dinottesenzadormire.com, che però noi prontamente registrammo con tutte le desinenze ed estensioni esistenti per evitare la concorrenza.

L’equivoco semantico qui era ancora più evidente e gli assatanati del sesso, scambiandolo per l’ennesimo sito di chat erotiche, erano pronti alla invasione, quindi non se ne fece niente.

Andammo avanti con questa turbolenza intestina, che però rimaneva ancora sotto traccia. Purtroppo, a mettere in crisi definitivamente la traballante convivenza dei dormienti con gli irrefrenabili nottambuli e il sito stesso, avvenne un fatto sconcertante.

Gli iscritti potevano ormai connettere più postazioni contemporaneamente e quindi spesso si creavano gruppetti di persone che dormivano “insieme”, così come gruppi di persone che invece coltivavano i loro svariati interessi comuni per ingannare la notte.

Avvenne che Pillow64, un iscritto dei primi giorni,  partecipando ad una di queste chat multiple,  tentò il suicidio in diretta, trangugiando una quantità di pasticche  e puntandosi addosso la telecamera

Fortunatamente il tentativo venne sventato dall’ intervento di alcuni dei suoi amici di cuscino, attraverso la segnalazione al 118.

Ma per via del completo anonimato degli utenti, la segnalazione al pronto intervento dovette passare da noi  gestori del sito, che custodivamo la identità ed i dati dei nostri iscritti e che consentimmo ai soccorsi di raggiungere in tempo l’indirizzo di Roccamaniola dell’aspirante suicida.

La notizia rimbalzò sulla chat generalista del sito e, dopo i primi commenti allarmati, avvenne qualcosa che non ci aspettavamo.

Nel giro di pochi minuti si assistette ad un tentativo di connessione alla utenza del povero Pillow64 da parte di oltre mille iscritti, che speravano forse di assistere agli ultimi istanti di vita di un loro compagno di sogni, che si trovava ancora con la bava alla bocca, in attesa della ambulanza.

Facemmo fatica a capire quello che stava succedendo.

Il voyerismo macabro si manifestava inaspettatamente anche tra di noi. Il desiderio di essere spettatori  della sofferenza più estrema di un’anima solitaria faceva breccia anche tra i nostri pigri  pigiamati col cuscino sotto al braccio.

Nei giorni successivi la notizia del salvataggio dell’aspirante suicida attraverso i media diede ulteriore notorietà al sito, ma lo fece anche entrare in un vortice di odiosi commenti sull’abuso dei social networks, di recriminazioni fastidiose  degli iscritti e di rancori eccessivi tra le due anime della comunità.

Nonostante questo, quelli che abbandonarono furono rimpiazzati dal triplo di nuovi iscritti.

Il fatto non ci rese più forti, anzi. Questo episodio per noi tre segnò un punto di non ritorno.

Illusi di aver creato un microcosmo perfetto, grazie alla dimensione quasi virtuale dei rapporti, ci accorgemmo che nonostante questo non potevamo restare immuni all’orrore della vita reale. Si era aperta davanti ai nostri occhi di eterni Peter Pan  la porta buia che  non avremmo voluto aprire e  dalla quale usciva – come il nostro peggiore incubo notturno – non il dolore  pietoso per quelli che non ce la fanno ma, invece l’orrore della morte in diretta  .

D’un tratto i nostri fratelli e le nostre sorelle di cuscino, che  noi fino a quel momento avevamo considerato tutti e a prescindere delle brave persone, solo un po’ strambe, ci apparvero per come effettivamente eravamo:  disagiati, affetti dalle idiosincrasie più improbabili, ipocondriaci, depressi, insicuri e spaventati. Ecco, soprattutto spaventati.

Un popolo della notte in pantofole, preda delle proprie paure ataviche,  che  si specchia nell’immagine stessa della paura.

Tutto ci apparve diverso, per qualcuno fu troppo. Sara disse: non mi piace più, voglio smettere. Renato provò a minimizzare, analizzando l’accaduto in termini razionali, disse  che in fondo si trattava di una minoranza, un dato tutto sommato fisiologico.

Continuare senza Sara per me  non aveva senso. Renato a quel punto ci rivelò che era stato contattato da un intermediario per l’acquisto del sito. Valutammo l’offerta. Una società canadese dell’intrattenimento on line ci proponeva molti più soldi di quanto avremmo pensato. Era finita. Accettammo.

Una settimana dopo la cessione mi ritrovai a casa di Sara, seduto davanti a lei davanti a una tazza di the.

Ci sentivamo svuotati, avevamo bisogno di riflettere su quello che era successo. Su questo era d’accordo anche lei. Avevamo passato 15 mesi fantastici,  volati come 15 settimane ed ora eravamo ritornati alla nostra dimensione primigenia.

Le dissi: senti Sara, ma mentre completiamo le nostre riflessioni, ti secca se io un paio di sere a settimana vengo a dormire qui da te?

Ci pensò, mi rispose: va bene, però solo se io posso venire a dormire da te altre due notti, senza giorni fissi e senza preavviso.

Mi sembra una condizione accettabile, conclusi. Ma, pigiama, pantofole e spazzolino da denti faranno avanti e indietro con noi. Su questo non si discute.

  • Però, un libro sul comodino è consentito.
  • Va bene, dai, un libro, uno solo, lo teniamo.

1 commento »

  1. Fichissima idea! Cioè quella di girare il mondo e poi ritrovarsi davanti ad una bella tazza di thé,che io considero panacea di tutti i mali, solitudine in primis.Scoppietta molto il tuo racconto, grottesco, umoristico, denunciante, tenero ed ironico come piace a me. Ciao! Laura …P..s..mi son svegliata ora , felice aver dormito senza svegliarmi due o tre volte terrorizzata.Che dici chiamo lo psicanalista o mi iscrivo anche io al sito?

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