Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “Qui Pro Quo” di Pasqualina Moro

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020

Questo è un colpo basso, ci sono rimasta malissimo.

Dobbiamo restituire le schede elettorali e non andare a votare.

Già, solo perché siamo in Sardegna credono di poterci trattare come stracci per pavimenti.

La noiosissima fila allo sportello postale si anima con il vivace scambio di battute delle due giovani donne poco più avanti. Non ho idea di quale sia il problema. A sentire loro, qualcuno ci avrebbe fatto uno sgarbo insopportabile. La cosa m’incuriosisce e, allo stesso tempo, mi mette a disagio. Come può essermi sfuggita una notizia tanto importante da giustificare l’astensionismo in massa alle prossime elezioni! I miei neuroni girano vorticosamente e ripassano mentalmente le ultime notizie sentite al Tgr.

Figurati se non vanno a votare!, riprende una delle due che sbuffa come un cavallo, vai a fidarti, cosa vuoi che ne capiscano!

Fosse per me non ci andrei né adesso né mai più a votare, incalza l’altra.

Comincio a sudare. Mi appiattisco dietro la sagoma di un signore di mezza età, cerco di sottrarmi ai loro avidi sguardi che spaziano in tutto il locale cercando di incassare qualche like di sostegno. Le persone in fila, per lo più anziane, non mostrano il minimo interesse per i loro discorsi, forse non le sentono proprio. Io le conosco, abitano nel mio vicinato e ogni tanto le incontro per strada. Niente di ché, solo buon giorno e buona sera ma adesso, sono certa che darebbero il braccio destro per coinvolgermi nella conversazione e fare di me una loro sostenitrice. Devo fare di tutto per evitarlo, mi vergogno a confessare che non so di cosa parlano.

Per ogni evenienza studio un piano che mi permetta di cavarmela al meglio. Se messa alle strette, per salvare la faccia, fingerò di essere d’accordo con loro e, se sarà necessario appoggerò l’idea di disertare le urne. Potrei anche rincarare la dose, che ne so, proponendo magari di non mandare i figli a scuola per almeno un mese.

Certo, metti che la comunità europea abbia dichiarato illegittima la nostra continuità territoriale, bocciandola ancora una volta come aiuti di stato. Altro che sciopero della scuola, lo sciopero della fame bisognerebbe fare, tutti quanti!

E’ ora di finirla. Per racimolare i soldi necessari a fare un viaggio in aereo o in nave anche le mutande ci dobbiamo vendere. Come fanno a non capire quanto siamo penalizzati per via del mare che ci circonda! Il mare… che a me personalmente da più fastidi che altro. D’inverno è troppo umido e mi tengo alla larga, per via della mia cervicale… sarebbe come andare a cercarsela. D’estate peggio ancora, pieno di turisti che ci fanno sentire intrusi in casa nostra. Non le sopporto le spiagge piene di bagnanti sguaiati, italiani e stranieri. Intendiamoci, non sono razzista o intollerante, il fatto è che io ho sempre parlato il sardo, non perché non conosco l’italiano, ma perché mi piace proprio la mia lingua e adesso quasi mi vergogno a farmi sentire, come se stessi invadendo un territorio altrui, marcato come fanno i gatti. Come se non bastasse, anche la sabbia e i ciottoli delle spiagge si portano via. Sacchetti e zaini pieni e all’occorrenza possono andar bene anche le bottiglie di plastica per portare a casa un ricordo della nostra bellissima Sardegna, che va ad abbellire i loro giardini, e intanto i nostri litorali si svuotano.

Potrei anche andare a Roma, se trovassi un bel gruppo di persone disposte a scioperare, prosegue una delle due sempre più agitata, con i biglietti aerei per residenti non sarebbe una spesa eccessiva.

Mi faccio piccola piccola, il mio ragionamento va in pezzi come il pane carasau che sbriciolo nel caffellatte. Ma allora, che diavolo di notizia mi sono persa? Mi guardo intorno con la speranza di trovare ispirazione nei discorsi degli anziani che aspettano pazientemente parlando del più e del meno: il tempo non è più come prima e non c’è da fare affidamento sul normale alternarsi delle stagioni, le pensioni non aumentano mai e nonostante le continue promesse, minime erano e minime restano.

Vuoi vedere che la commissione parlamentare ha individuato in Sardegna il sito per lo stoccaggio delle scorie nucleari? A no, questa proprio non la reggo. Non scherziamo! Il nostro sottosuolo è già super inquinato per tutti i rifiuti tossici che gli hanno fatto ingoiare.

Restituire le schede elettorali? Ma dobbiamo andare tutti a occupare il parlamento, palazzo Chigi e anche il Quirinale. Se non bastiamo noi, ci portiamo dietro anche le pecore. Mi sorprendo a mugugnare e quasi parlo da sola per l’indignazione. Qualcuno nella fila si gira a guardarmi incuriosito. Faccio finta di niente con un colpettino di tosse, anche se sarei tentata di dare il via, lì per lì, a un abbozzo di comizio per cominciare a raccogliere adesioni.

Sono trascorsi trent’anni dal referendum sul nucleare, l’abbiamo respinto e ancora siamo qui a discutere su dove sistemare le scorie già esistenti. Francia e Regno Unito ce le terranno fino al 2025 e poi, certo, bisognerà trovare un posto in casa nostra per custodirle bene. Ma che non sia in Sardegna, per carità! Abbiamo già dato in fatto d’inquinamento, basti pensare alle basi militari. Nel nostro stupendo arcipelago della Maddalena hanno ridotto il fondale a un cimitero di scorie che non si riuscirà mai più a bonificare. Per non parlare del Salto di Quirra con tutto l’uranio impoverito! Certo hanno ragione queste due a essere indignate e dovremmo esserlo tutti. Qualcuno mi dirà, però i soldi degli americani vi hanno fatto comodo.

Certo, dico io, ma a che prezzo! Dove sta scritto che per campare, dobbiamo svendere il nostro territorio, lasciare che ne facciano una discarica di veleni, che distruggano le nostre coste.

La mia indignazione è al massimo, altro che schede elettorali, lo sciopero della fame in massa bisognerebbe fare. Pure i disoccupati che sono già allenati al digiuno. Uno sciopero così ci riesce alla perfezione a noi sardi, specie se partecipano tutti gli abitanti del Sulcis-iglesiente, che della fame ne hanno fatto, oramai, uno stile di vita.

Ma… non sarà mica questo il problema che agita le due donne? Vuoi vedere che hanno annunciato la chiusura di quelle poche aziende che ancora resistono nel nostro territorio! Non ci posso credere, aggiungono miseria su miseria. Ma basta, è ora di finirla, politici, imprenditori, multinazionali, ladri, corrotti, mafiosi. Il 50% dei nostri giovani è già disoccupato. Lo sapete, sì o no?

Mi sento spingere da dietro, qualcuno protesta perché la fila è andata avanti mentre io sono lì inchiodata alle mie riflessioni. Colmo la distanza con due passi e mi accorgo che le due donne stanno uscendo dall’ufficio postale. A quanto posso capire, vanno a comprare un quotidiano per approfondire la notizia. Non mi faccio scappare l’occasione, rompo la fila e le seguo da vicino.

Sono sicure di trovare la notizia in prima pagina, e allora la troverò anch’io.

Mi dia la Nuova Sardegna.

Anche a me, faccio io impaziente.

Il loro sguardo punta dritto sul pezzo di spalla, io faccio lo stesso.

Grande la delusione di tutti i sardi per il nostro Luigi Salis che non è stato ammesso al Grande Fratello.

2 commenti »

  1. fantastico!

  2. Delizioso e perfetto come un ottimo vermentino: leggero e sostanzioso al tempo stesso, fresco e saporito, punge e solletica, e quando lo hai finito ti lascia un bel sorriso. Bravissima!

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