Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “Nei sogni” di Mario De Carlo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020

Era stato sempre legato ai suoi schemi mentali e non, ed aveva sempre seguito quella che per lui rappresentava una linea retta che lo guidava in ogni passo della sua vita.

Aveva preso la decisione di cercare una strada diversa dalla solita dopo essersi perso per la prima volta dentro i suoi occhi, così profondi e neri che sembravano nascondere qualcosa di misterioso che andava assolutamente scoperto. Forse era stata proprio quella sensazione di curiosità mista a timore che lo aveva spinto ad approfondire la conoscenza di quella donna che oggi lo aveva lasciato da solo a pensare, seduto su quel muretto, a fissare il vuoto e con le cuffie nelle orecchie che però non trasmettevano musica. Non lo facevano già da un po’.

“Sai qual è il mio sogno?”

“Quale?”

“Mandare a cagare tutto e tutti, a cominciare dal mio datore di lavoro, prendere una macchina decappottabile e correre su un rettilineo di quelli di campagna, dove ai lati non c’è nulla, se non prati e silenzio. Correre con la musica alta, in modo che quel silenzio possa essere rotto dalla mia presenza, e sperare magari che qualcuno ascolti la canzone da lontano e possa compiacersi”

“Che canzone?”

“Non lo so, ma se ci penso bene forse la migliore per una circostanza del genere potrebbe essere sweet disposition dei Temper Trap”

Lei lo guardò, fissandolo con quegli occhi profondi e neri come la notte, annuì, ed inarcò le labbra verso il basso, facendogli capire una certa disapprovazione.

“Che c’è?”

“Nulla, sei strano. Come puoi pensare di avere un sogno così?”

“Così come?”

“Scontato”

“Nessuno ascolterebbe sweet disposition nei suoi sogni”

“Certo, ma tutti vorrebbero correre in una macchina decapottabile nel silenzio di una campagna dopo aver mandato a cagare il proprio capo”

“Ho detto che vorrei mandare a cagare tutto e tutti. Potresti rientrare nella lista”

“Stai sicuro che sarebbe molto meglio che vivere il tuo sogno seduta in auto con te al posto del passeggero”

Le loro conversazioni erano così. Un continuo pungolarsi, quasi a voler cercare nell’altro un punto di discussione che potesse andare oltre, ma ciò non accadeva mai perchè i loro momenti erano speciali, giungevano lievi come vento fresco estivo e diventavano uragani, travolgendo sensi, emozioni, parole e profumi.

A lui bastava un suo sorriso, molto banalmente, per entrare in un vortice pauroso di emozioni, per lei sembrava fosse lo stesso, anche se spesso, osservandola quasi di nascosto, lui trovava in lei un alone nostalgico: quando i suoi occhi profondi come il mare si perdevano nel vuoto e sembravano scrutare il nulla, che nulla non era, ma che lui aveva addirittura timore a chiederle cosa fosse. Si interrogava sulla natura di quegli sguardi ogni volta che la salutava, ogni volta che per un motivo o per un altro era costretto ad allontanarsi da lei per quegli impegni quotidiani che inevitabilmente ti tolgono lo spazio ed il tempo e finiscono per renderti la vita soltanto fine a rincorrere, con l’unica attesa di aspettare la sveglia del giorno dopo quando la sera metti la testa sul cuscino. Forse era proprio questo che rendeva gli sguardi di lei così cupi, la rincorsa a qualcosa che in realtà non arriva mai e lo scorrere del tempo che inesorabilmente ti ruba giornate sempre tutte uguali che non ti portano da nessuna parte.

“A me, a volte, piacerebbe andare via senza dover dire nulla a nessuno”

“Nemmeno a me?”

“Se ho detto nessuno…”

“E dove andresti?”

“Non parlo per forza di un posto fisico, un posto dove uno debba stare su un’amaca ad oziare per ore come Rio e Tokyo de la Casa di Carta. Dico di andare via per davvero, sparire, non lasciare tracce, non lasciare segno”

“Staresti comunque da qualche parte, non è che puoi smaterializzarti oggi e ritornare quando ti pare. Parli di cose impossibili.”

In realtà, questa sua risposta nascondeva un certo timore di perderla, di sapere che domani, o un giorno qualsiasi, avrebbe perso quella che riteneva essere la sua metà perfetta.

“Può darsi, ma lo farei. Lo farei domani stesso”

“Mille volte meglio la decapottabile con Sweet Disposition”

Lei gli sorrise. Lui, stavolta, no. Quelle parole appena ascoltate erano una sentenza, una consapevolezza interiore che non sapeva spiegarsi. L’avrebbe persa, non si sa come, e lei avrebbe fatto svanire ogni sua traccia, lasciandolo da solo. Lo sapeva, lo sentiva, avrebbe potuto prepararsi all’evento in qualsiasi modo ed invece decise, in quello stesso istante, che avrebbe fatto sì che quando il momento sarebbe arrivato, vi si sarebbe fatto travolgere e che da qui in poi lo avrebbe aspettato proprio come aspetta il suono di quella dannata sveglia ogni mattina. Ogni benedetta e fottuta mattina.

Era rimasto lì, seduto su quel muretto, con le cuffie nelle orecchie che non trasmettevano nulla ed era rimasto solo. Lo era da un po’. Lei era sparita da un giorno all’altro, senza aver detto niente a nessuno. Era andata via senza lasciargli neanche un messaggio, un’indicazione sul dove fosse, una motivazione per cui aveva seguito quel suo istinto che la spingeva ad andare via da tutto e tutti.

La sua vita era diventata piatta ed aveva la stessa utilità delle cuffie che in quel momento stavano lì a non emettere suono, ed il suo dolore silenzioso lo stava portando ad essere ancora più solitario di quanto già non lo fosse naturalmente.

D’un tratto avvertì una presenza al suo fianco, qualcuno si era seduto proprio lì ed aveva un profumo familiare.

“Che stai ascoltando?” la voce arrivava leggermente ovattata alle sue orecchie, data la presenza delle cuffie.

“Nulla”

“E allora quelle cuffie?”

“Non mi ero accorto che la playlist era terminata”. Lo era da un pezzo, ma questo evitò di dirglielo.

“Sei strano”

A quelle parole, finalmente si voltò verso di lei ed incrociò il suo sguardo: era profondo e sembrava quasi nascondere qualcosa di misterioso che andava assolutamente scoperto,

Era uno sguardo che proveniva da uno splendido paio di occhi.

Da uno splendido paio di occhi azzurri.

“Sai qual è il mio sogno?”

“Quale?”

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