Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2020 “Tutto può succedere” di Adriano Muzzi (sezione racconti per bambini)

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2020

La Luna piena, rotonda come un pallone da calcio, illuminava con tutto il suo splendore la cameretta di Paolo. Il bambino non riusciva a prendere sonno quella sera perché era affascinato da quello spettacolo: il satellite naturale della Terra era enorme ed era accerchiato dai pianeti Giove e Saturno. Il papà gli aveva spiegato che era un evento raro, gli astronomi la chiamavano ‘congiunzione’ e, aveva aggiunto, sorridendogli, in notti come quelle “tutto può succedere”.

Paolo dette un’occhiata alla sveglia sul comodino: mezzanotte. “OK,” si disse, “adesso devo assolutamente dormire altrimenti domani sarò stanchissimo.” Chiuse gli occhi e iniziò a pensare a paesaggi di montagna per cercare di prendere sonno: foreste, rocce arancioni, prati infiniti pieni di fiori colorati…

Un rumore lo ridestò: qualcosa aveva urtato la finestra. Si mise seduto sul letto e guardò fuori, nulla. Allora si alzò e andò a osservare meglio: si vedeva il giardino dietro casa con il piccolo orto dei genitori, l’altalena che dondolava tranquilla e… dondolava? Paolo strabuzzò gli occhi, non poteva credere a quello che stava vedendo! Con le mani si stropicciò le palpebre, niente, continuava a vedere il suo cane, Molly, che andava sull’altalena; tranquillo, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Aprì la finestra e gridò verso il barboncino color caffè: “Ehi Molly, scendi subito! A cuccia!”

“Non è un notte in cui si può dormire; vieni giù e porta lo skateboard.”

Porta lo skateboard e per cosa? Si chiese Paolo, poi disse ad alta voce: “Ma Molly parla!? Il mio cane sta parlando!!? E’ impossibile!” Poi però si ricordò di quanto gli aveva detto il padre: ‘in notti come queste tutto può succedere’.

“Dai, sbrigati, abbiamo poco tempo, il Re del parco ci aspetta.”

“E va bene!” disse Paolo, “scendo, ma non sono molto convinto.”

Prese lo skate, scavalcò la finestra senza far rumore e si diresse verso il suo cane. Dall’umido sotto i piedi si accorse di essere senza scarpe e in pigiama, si bloccò. Ma Molly subito lo esortò: “Dai Paolo, va bene così, dove andiamo non ti serviranno scarpe, stai tranquillo.”

Paolo accarezzò Molly sulla testa e alzò lo sguardo verso la Luna e i suoi due compagni. “Che notte strana!” pensò, forse è vero che tutto può accadere.

Il cane gli si avvicinò e salì sullo skateboard con un balzo. “Dai è il momento: o adesso o mai più!”

Paolo, ancora perplesso mise un piede sullo skate, ma domandò: “Molly, siamo al centro di un prato d’erba, davanti a un bosco, lo skate mi sembra inutile, no?”

Molly si alzò sulle zampe posteriori e gli leccò una mano, poi disse: “Fidati Paolo, metti l’altro piede su e partiamo.”

Paolo guardò il suo cane negli occhi e sollevò lentamente il piede; quando toccò lo skate si sollevarono a razzo verso il cielo stellato. Paolo per la paura si abbassò sulle ginocchia e con le mani afferrò la tavola stringendola fino a farsi diventare bianche le dita. Molly lo guardava divertita, le orecchie che sventolavano al vento. “Goditi lo spettacolo, padroncino mio.”

Paolo aveva gli occhi socchiusi, un po’ per il vento dovuto allo spostamento, un po’ per il timore di cadere giù. Sorvolarono il suo giardino; si girò e vide la sua casetta, con la luce accesa nella sua camera, diventare sempre più piccola. Arrivarono al bosco scivolando sopra le chiome morbide di abeti silenziosi. “Dove andiamo?” chiese Paolo. Molly, girò il muso vero il piccolo padrone e rispose: “Te l’ho detto prima: dal Re del parco, il gufo Nerone, ti deve parlare.”

Paolo annuì senza capire, ma del resto, pensò, nulla aveva senso in quel momento.

Lo skate si abbassò in una traiettoria a spirale e si posò delicatamente in uno spiazzo circolare d’erba in mezzo a larici alti e minacciosi. Paolo scese dallo skate e vide il gufo che stava appollaiato su un tronco tagliato di fresco. La testa girata verso la Luna piena, immobile.

“Salve signor gufo,” provò a dire Paolo con un po’ di batticuore.

Il gufo girò la testa ruotandola come un automa e lo fissò con i suoi enormi occhi. Poi gli disse:

“Tu, ragazzo, stai pensando che il mio nome potrebbe essere ‘allocco’, o ‘barbagianni’; ma sappi che io non sopporto che mi si prenda in giro, sono stato chiaro? Il mio nome è Nerone.”

Paolo rimase a bocca aperta sentendo il gufo parlare ma subito rispose: “No, non mi permetterei mai, per carità! Come possiamo esserle d’aiuto? Il mio cane Molly mi ha detto che lei ci ha chiamato e…” “Voi d’aiuto a me? Io sono il capo supremo di questa foresta e fino a dove arriva il vostro limitato sguardo. Io potrò aiutare te, ma solo se tu lo vorrai.”

“Ah,” fece Paolo, guardando con aria interrogativa Molly, che in risposta sembrò sorridere. “E come mi può aiutare, signor Re?”

Il gufo chiuse gli occhi, poi li riaprì e disse: “Ultimamente mi è arrivata voce che, con la scusa della precoce adolescenza, i tuoi comportamenti verso i tuoi genitori sono cambiati; ovviamente in peggio.”

“Ma no, io gli voglio sempre tanto bene,” provò a rispondere Paolo, anche se gli sembrava sempre di più una situazione surreale, un sogno a occhi aperti.

“Bene, sicuramente sì, ma non basta. Come faccio io a sapere che l’alba sta arrivando se il gallo non canta? Come fai tu ad aprire la porta al tuo cane se non abbaia?”

“Sono d’accordo ma è difficile esprimere i propri sentimenti, specialmente verso gli adulti.”

“Uhm certo è difficile, lo so questo. Siediti, ti racconterò una storia: questi anziani e saggi alberi che vedi intorno a noi sono larici e abeti che vivono tutti insieme. Riescono a sopravvivere alle intemperie delle stagioni, agli incendi, alle frane e ai terremoti, grazie al fatto che si aiutano tra di loro, collaborano continuamente senza pensare solo a loro stessi. Anche loro non scelgono dove nascere e vicino a chi, ma fanno comunque del loro meglio per crescere in armonia e dividere il sole e l’acqua con tutti. I più forti sostengono i più deboli facendoli appoggiare a loro, i più giovani guardano ai più vecchi per capire come raggiungere il cielo con serenità. Hai capito cosa intendo Paolo?”

Paolo, prima di rispondere, rimase pensieroso per un po’, poi anche grazie a una piccola testata sulla gamba di Molly, rispose: “Penso di aver capito: non è importante solo amare ed esprimere i propri sentimenti, ma ancora più importante è provare il proprio amore con delle azioni concrete.”

“Sì,” rispose il gufo, “solo così potrai crescere in armonia con te stesso e gli altri.”

“Ma, cosa potrei fare io nella mia famiglia per…”

“Ora è tempo che tu vada,” lo interruppe il gufo, “la Luna sta calando rapidamente, se tocca l’orizzonte non riuscirai più a tornare a casa.”

Molly balzò sullo skate, seguita da Paolo che però avrebbe voluto parlare ancora con il saggio gufo.

Lo skate si sollevò con uno strattone poderoso e accelerò come un missile. Ripassarono sulla fitta foresta di larici e abeti, poi arrivarono all’orto di casa. Paolo sbirciò con un occhio la Luna e vide che stava per baciare l’orizzonte. A pochi centimetri da terra lo skate ebbe uno scossone e cedette improvvisamente. Paolo e Molly caddero rovinosamente sull’erba, rotolando come le palline dello scarabeo stercorario. Paolo si ritrovò con la schiena sul suo prato a rimirare le stelle, la Luna era scomparsa sotto l’orizzonte. “Ehi Molly, come stai, tutto bene?” Il cane si avvicinò e lo leccò sul viso, poi abbaiò sbattendo la coda come fosse un tergicristallo.

“Non parli più, eh?” Molly inclinò la testa da un lato come faceva quando cercava d’interpretare le parole del padroncino. Certo, pensò Paolo, la magia è finita, la Luna era tramontata insieme al: ‘tutto può succedere’. Scavalcò il davanzale e si rimise a letto. Molly si accucciò sul tappetino ai suoi piedi come faceva da sempre. Il chiarore dell’alba già faceva capolino a est cercando di scacciare le tante stelle fulgide. Si addormentarono tutti e due in pochi secondi.

“Sveglia pigrone!” gridò il papà di Paolo, entrando in stanza con un caffè fumante. “Come abbiamo dormito?”

Paolo si stropicciò gli occhi, si sentiva stanchissimo; era stato tutto un sogno oppure…?

“Bene, ho fatto un bellissimo sogno! Vado subito giù a aiutare la mamma a preparare la colazione. Poi, se ti serve, vengo anche ad aiutare te, papà, nell’orto in giardino.”

“Strano,” disse il padre corrucciando la fronte, “la domenica non ci hai mai aiutato in casa; devi aver fatto proprio un sogno speciale!” Paolo sorrise e fece l’occhiolino a Molly, che sembrò ricambiare; oppure era solo la sua immaginazione che galoppava libera.

“Tutto può succedere!” disse Paolo dando un bacio sulla guancia del papà incredulo.

Il verso di un gufo risuonò nella foresta lontana; sembrava un canto felice.

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