Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti nella Rete 2019 “Amore indesiderato” di Sabina Rizzo

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Avevo lasciato i miei affetti più cari, consapevole di aver trovato qualcosa per cui valesse la pena di iniziare una nuova vita. Prospettavo un futuro roseo, pieno di felicità, avevo sempre cercato una mia stabilità affettiva, pensavo finalmente di averla trovata accanto ad un uomo dolce, sensibile. Ci eravamo conosciuti davanti ad un negozio di abiti, non so perché, ma improvvisamente i miei occhi rimasero affascinati da quella figura così  raffinata, il mio sguardo si posò su di lui, rimasi quasi immobile, non riuscii a volgere gli occhi altrove per una serie di interminabili minuti. Un sentimento  profondo ed inconscio si era impossessato di me. Mi sentii confusa, vidi i suoi occhi languidi rivolti verso me, rimasi ad osservarlo, feci un sospiro profondo e dopo un po’ mi sentii meglio, iniziai ad osservarlo incuriosita, vidi che si avvicinò verso di me e mi chiese come mi chiamassi, vidi i suoi occhi brillare intensamente, sentii una forte alchimia fra di noi, perché il suo sguardo magnetico mi aveva creato una certa emozione, fra noi si era creato un certo imbarazzo, non pensavo che lui provasse  interesse per me, perché ancora non ci conoscevamo neanche. Ricordo ancora il modo in cui si volse nei miei confronti, usando una certa galanteria, aveva un  tono cortese e affabile, sembrava una persona semplice, gentile. Il suo modo garbato, avevano fatto breccia nel mio cuore solitario. Dopo esserci frequentati,  avevamo deciso di fidanzarci, poiché a breve sarebbe partito per il servizio militare. Non eravamo abituati alla lontananza, ma eravamo sicuri che la forza del nostro amore avrebbe resistito nel tempo e non ci avrebbe fatto pesare la lontananza. Ci teneva uniti  un forte legame, ci raccontavamo tutto, le nostre paure, i nostri sentimenti più veri, le amicizie, i segreti più inconfessabili, ci volevamo bene, solo questo contava per noi, eravamo certi che questo, non avrebbe scalfito il nostro amore. Ci sentivamo spesso, ci mandavamo delle lunghe lettere romantiche, dove mettevamo a nudo i nostri segreti e le nostre speranze, sapevamo che i  mesi sarebbero passati velocemente.  Ogni volta che arrivava una sua lettera, correvo subito a leggerla nella mia stanza, ripensavo ai bei momenti trascorsi insieme, attendendo con ansia il suo ritorno. Con la sua partenza  tutto quello che avevo di più caro scomparve, la mia vita si era frantumata in un istante, portando via il mio sorriso.  Ricordo ancora il giorno  in cui era partito, fù molto dura per entrambi, io ero spesso triste e malinconica, anche lui aveva nostalgia della città in cui era cresciuto, dei genitori, degli amici che aveva lasciato, questa nostalgia la sentivo emergere dalle sue lettere. Dopo un po’ di tempo, notai che quel calore che mostrava nelle lettere, lentamente andava affievolendosi, sembrava non esserci più quello stesso struggimento  che avevo colto nel suo cuore e che lasciava trasparire dalla sua candida anima. Sembrava emotivamente distante, come se qualcosa turbasse le sue giornate.  Nel tempo, le  telefonate divennero meno frequenti, più fredde e distanti.  Allora non ne capivo il motivo, un dolore straziante mi ha accompagnato per molto tempo e  ha indurito la mia anima sensibile con il trascorrere del tempo. Con fatica e forza d’animo sono riuscita a dare un senso al dolore provato per quel distacco, ad affievolirne il ricordo. Sono stati anni duri, difficili da dimenticare, lo sentivo estraneo, come se in tutto questo tempo trascorso lontano, gli fosse successo qualcosa, sembrava una persona diversa da come lo avevo conosciuto. Nel frattempo, finiti gli studi, avevo trovato un lavoro, in una società di telecomunicazioni, con l’impegno e la dedizione ero riuscita ad ottenere la stima e il rispetto dei miei colleghi. Dedicavo il mio tempo cercando di essere il più professionale possibile, ma nel profondo del mio cuore, non vedevo l’ora che il mio fidanzato ritornasse, in modo da poter coronare il nostro sogno quello di sposarci, i mesi erano passati molto velocemente, preparavo il necessario per il nostro  matrimonio. Pensai che la sua freddezza era dovuta al fatto che la sua vita sarebbe cambiata radicalmente dopo il matrimonio, forse avevamo preso troppo seriamente l’idea di sposarci. Forse non eravamo ancora pronti per una scelta così importante che richiedeva delle grandi responsabilità, intanto passavano i mesi ed io lo sentivo sempre più distante, pensai che una volta ritornato a casa, tutto sarebbe tornato come prima. Il mio lavoro mi aveva fatto acquisire una maggiore consapevolezza di me stessa e di quello che volevo, mi sentivo realizzata. Quando ritornò non mi raccontò nulla della vita militare, nemmeno dei colleghi che aveva conosciuto, né di cosa facesse nel tempo libero. Lo vidi piuttosto taciturno, come se qualcosa nel frattempo lo avesse turbato interiormente. Io ero felice del suo ritorno, finalmente avremmo passato del tempo insieme, mi ero accorta di un cambiamento nel suo comportamento, non era una cosa molto evidente, ma più tempo passavamo insieme a lui più questa sensazione diventava evidente. Iniziammo a scegliere i mobili e quello che serviva per arredare la nostra casa. I preparativi procedevano, avevamo scelto la sala, la chiesa e i dettagli per il ricevimento, era spesso taciturno, sembrava avere la testa da un’altra parte. Ci sposammo e andammo a vivere in una casa comoda e accogliente, non ci mancava niente. Intanto lui aveva trovato un buon lavoro, era contento di quello che faceva, avevamo fatto amicizia con i vicini, il fine settimana uscivamo. Avevamo iniziato a conoscere nuova gente. I primi mesi di matrimonio furono fantastici, poi il lavoro, la stanchezza, i pensieri della vita matrimoniale fecero riemergere in lui, dei momenti di solitudine, iniziai a notare degli atteggiamenti diversi nei miei confronti, una strana  freddezza  che non conoscevo, mi raggelava l’animo, non capivo il motivo di questo suo comportamento. Spesso al ritorno dal lavoro si riposava , trascorrevamo  il fine settimana in campagna con i suoi. Iniziò a fare un secondo lavoro, diceva  per migliorare la nostra condizione economica e riuscire a sostenere le spese. Lo vedevo sempre meno, aveva spesso altri impegni, trascorreva un po’ di tempo libero con i suoi, o con gli amici. Lentamente iniziò a non raccontare più niente di quello che faceva fuori dagli orari di lavoro, divenne nuovamente silenzioso e taciturno, come se qualcosa lo preoccupasse, cercavo di capire il motivo di quei suoi silenzi. Lo interrogavo spesso, gli facevo delle domande, ma non ottenevo nessuna risposta. Allora decisi di fare delle indagini per conto mio, riuscii a scoprire che spesso si recava a fare dei lavori di manodopera in una casa di campagna, dove andavano  ad abitare delle persone per brevi periodi di tempo. Con il tempo anche io iniziai a chiedere meno  informazioni, certa che mi nascondesse qualcosa, dopo un po’ di tempo iniziarono ad arrivargli diverse telefonate, a cui prontamente rispondeva, lo vedevo distante dal ragazzo innamorato che avevo conosciuto anni prima. Dopo un po’ di tempo, iniziò a rientrare sempre più tardi, quando cercavo di capire il perché di quegli strani ritardi, iniziava ad aggredirmi verbalmente, sembrava che  avesse un esaurimento nervoso, era spesso suscettibile per ogni minima cosa, strano e sempre nervoso. Iniziò a comportarsi in maniera ostile, mi accusava di torti che non gli avevo fatto, ad incolparmi del fatto di essersi impegnato troppo presto, mi disse che il suo lavoro non gli piaceva, che si meritava di meglio. Erano passati anni da quando ci eravamo sposati, ma la persona che avevo conosciuto da giovane era così diversa da come era adesso. Non riconoscevo in quegli atteggiamenti un briciolo di compassione, la sua superficialità era diventata imponente, aveva sempre altro da fare,  non riteneva fosse importante rendermi partecipe della sua vita. Lentamente iniziò ad isolarmi dalle amicizie, ad allontanarmi emotivamente da lui, vedevo crescere una barriera invisibile tra di noi, giorno dopo giorno. Non riconoscevo l’uomo che avevo amato, sembrava una persona completamente diversa. Eppure dormivamo insieme, vivevamo sotto lo stesso tetto. Pensai che il lavoro gli dasse preoccupazioni, che quel distacco forse normale  in un periodo di enorme stress, speravo che prima o poi tutto sarebbe tornato alla normalità. Cercavo di vivere ogni giorno come una nuova battaglia, per mantenere in piedi il mio matrimonio, non davo più niente  per scontato. Certe volte avevo notato un velo di  malinconia scendere sul suo volto. Il suo lavoro doveva essere molto complesso e difficile da gestire, gli dissi che avrebbe dovuto cercare di gestire il lavoro in maniera più serena e nel modo più semplice possibile Ogni giorno che passava diventava sempre più irascibile e irrequieto al suo rientro, non lo capivo più, stavamo diventando due estranei. La nostra relazione aveva iniziato ad essere sempre più difficile, cominciammo a parlare sempre meno. Nel periodo della nostra relazione, avevo cercato di essere una moglie premurosa, ma il suo comportamento nei miei confronti peggiorava in modo graduale, vidi che non faceva nessuno sforzo per venire incontro al nostro rapporto, anzi voleva che fossi io ad andare incontro averso lui e ai suoi interessi.  Ero ancora giovane e inesperta riguardo alla nostra relazione, riuscii a modificare i miei sentimenti, mentre lui diventava sempre più egocentrico e menefreghista. Cercai di non dare segnali di inquietudine, anzi mi rimboccai le maniche e  cercai  di impiegare il tempo in modo costruttivo. Non raccontavo niente ai miei colleghi, circa la mia situazione familiare, non so se avrebbero capito la mia situazione, decisi di non parlarne con nessuno, non sarebbe cambiato nulla. Continuavo ad investire tempo ed energie sul mio lavoro, era l’unica cosa che mi gratificava, ero felice quando non riversavo le mie frustrazioni nell’ambiente di lavoro, il tempo dedicato al lavoro mi serviva per riprendere le energie. Certe volte da giovani si commettono tanti errori, quando non si conoscono veramente le persone ci si accontenta di poco. Lo avevo incontrato in un momento di fragilità, non credevo che l’amore potesse presentarsi sotto mentite spoglie, ricordo ancora il momento del nostro primo incontro, il modo gentile e cortese, con cui si rivolse ai me, i  suoi gesti  garbati, avevano scalfito il mio cuore delicato. Ero una ragazza semplice e molto ingenua, che conosceva poco della vita. Avevo molti amici, mi piaceva passare del tempo con loro. La mia relazione con Jack mi aveva costretto ad allontanarmi da quegli affetti che ritenevo importanti per la mia solidità affettiva, ma la sua gelosia iniziale nei loro confronti, mi portò ad allontanarli. Dopo tutto, nonostante la passione improvvisa che ci aveva travolti, non lo conoscevo del tutto, dopo una lunga convivenza, scoprii che aveva degli scheletri nell’armadio. Mi chiesi se parlare con lui avrebbe risolto qualcosa, se quella sua austera gelosia fosse dettata da qualcos’altro. Avrei dovuto indagare le sue frequentazioni, le relazioni precedenti, per capire cosa facesse scattare in lui questa assurda  gelosia, cosa lo rendesse così arido di relazioni sociali quasi da costringermi a vivere isolata, costringendomi a vivere una vita infelice, forse perchè  geloso della mia indipendenza e dell’emancipazione che il mio lavoro mi portava. Le sue lunghe assenze da casa, immotivate, lo avevano cambiato, iniziò a ostacolare il mio lavoro, non mi lasciava lo spazio di agire autonomamente e di poter esprimere le mie idee. Inoltre la sua natura egoistica, la possessività, lentamente emergevano. Avevo assistito a cattiverie gratuite,  gelosie immotivate, invidie anche riguardo alle faccende della vita quotidiana. Spesso mi trovavo a discutere con lui, per cercare di risolvere le continue discussioni che emergevano . Capivo che per lui erano motivo per creare squilibri nella coppia. I miei colleghi cominciarono  a notare i miei comportamenti taciturni, capirono che qualcosa  mi turbava, il nervosismo ricopriva la mia mente, attribuivo a me stessa la colpa di tutto, addossandomi il carico che questo comportava, le notti insonni, la mia mancanza di autostima contribuivano a peggiorare una  situazione di per se stessa stressante e insostenibile da sopportare. Mi sentivo colpevole dei suoi insuccessi, la collera mi spingeva ad addossarmene la responsabilità. Venni a sapere che aveva avuto una relazione sentimentale con un’altra donna, durata molti mesi e che poi per il senso di colpa nei miei confronti aveva cercato di lasciarla, che lei lo assillava con continue telefonate. Rimasi scioccata non riuscivo a credere a quello che mi avevano riferito, cercai di farmi forza, di non piangere. All’inizio Jack aveva fatto il possibile per gestire questa relazione, ma quando lei aveva iniziato a volere qualcosa di più concreto, aveva avuto paura ed aveva indietreggiato. Ma lei non si rassegnava ad essere messa in disparte, così aveva iniziato a seguirlo per capire dove abitasse, si presentava sotto casa, Jack aveva paura che io scoprissi questa relazione. Allora non mi sfiorava nemmeno l’idea che potesse tradirmi, ero convinta che i suoi problemi derivassero dalle sue difficoltà lavorative. Non so perchè, ma ero sicura della lealtà del nostro amore, anche se c’erano delle difficoltà nel nostro rapporto, ero sicura che le avremmo superate. Jack era una persona abituata a prendere dalla vita tutto quello che desiderava, non si era fatto scrupoli nel lavoro e nemmeno nell’amore, la loro conoscenza si rivelò fatale, molto di più di una semplice amicizia. Nonostante fosse consapevole di avere un matrimonio alle spalle, capiva bene che quelle catene invisibili gli legavano le membra e lo vincolavano, ma non si era fatto scrupoli, aveva fatto i possibile per averla, persino fingere di non essere sposato. La sua simpatia per lei era una manifestazione evidente del suo amore, iniziò un lieve e sottile corteggiamento, il suo amore era incontenibile, avvertiva tra loro una forte  alchimia e non era certo frutto della sua immaginazione, Jack sembrava accorgersi di cosa lei provasse, lanciava segnali inconsapevoli di conquista, cercando di cogliere la natura del loro sentimento. Iniziò a riempirla di regali, fu facile per lui conquistarla. A casa cercava di non destare sospetti, ma i suoi comportamenti sfuggenti  e l’atteggiamento nervoso ed irascibile, rendevano facilmente comprensibile che nascondesse qualcosa. Alcune sue frasi mi lasciarono perplessa, per ore ed ore avevo riflettuto sul significato delle sue parole, cercando in esse un significato, il suo comportamento freddo e distante  mi rendeva insicura. Jack riuscì a fare innamorare perdutamente quella ragazza. Iniziarono le lunghe assenze da casa, gli orari prolungati sul lavoro,  le uscite con gli amici, mentre il suo comportamento diventava sempre più aggressivo ed insensibile. Quando era con me, non perdeva occasione di fare delle scenate immotivate, non sapevo come comportarmi, per evitare i suoi comportamenti insoliti. Nel frattempo Jack si era stancato di quella relazione, che era diventata soffocante ed insostenibile, per le continue pretese di lei, che voleva una relazione più stabile. Aveva iniziato a non chiamarla più, si faceva vedere meno frequentemente e passava più tempo con gli amici. Lei aveva iniziato a presentarsi all’uscita del posto di lavoro, lo seguiva con la macchina per parlargli, lo stressava. Iniziai a sospettare qualcosa, quando più di una volta ricevetti a casa delle telefonate anonime, inoltre il suo telefonino squillava spesso, mentre lui si affrettava a prenderlo con una certa foga. Notavo una certa inquietudine a cui seguiva un suo veloce allontanamento dalla stanza, certe volte  usciva velocemente da casa, sbattendo la porta con una certa irruenza, quasi dovesse incontrarsi con qualcuno o fosse preoccupato per qualcosa. I rientri improvvisi e repentini sul lavoro, i continui ritardi e i mancati appuntamenti, lasciavano supporre che avesse dei seri problemi. Sembrava aver perso l’amore che provava nei miei confronti, rivolgendo attacchi di ira e rabbia verso gli oggetti e i suppellettili della casa, come se adesso odiasse me e quello che aveva costruito. Spesso mi sentivo debole e vulnerabile. Lo vedevo preda degli impulsi soggiogato dagli istinti che non riusciva a dominare razionalmente. Un giorno trovai la nostra macchina abbozzata, chiesi delle spiegazioni a Jack che mi disse che un tizio lo aveva tamponato da fermo, la cosa mi sembrò alquanto strana. Qualche giorno dopo trovai  le finestre di casa rotte, qualcuno aveva lanciato dei sassi,  successivamente trovai vicino casa, la testa mozzata di un animale, a cui seguirono delle lettere vessatorie nei miei confronti, senza nessun mittente. Iniziai a preoccuparmi, pensai che avesse dato fastidio a qualcuno o peggio ancora avesse visto o sentito qualcosa che non doveva vedere. Ne parlai con Jack che mi disse di non preoccuparmi, forse era lo scherzo di qualche ragazzo balordo che si prendeva burla di lui. C’era qualcosa che nel suo modo di parlare  che emergeva, le continue incoerenze, mi fecero supporre fosse successo qualcosa di grave. Presa dalla paura mi recai alla polizia a sporgere denuncia contro ignoti, iniziarono a mettere sotto controllo il telefono di casa, dopo qualche settimana, mi chiamarono in caserma e mi dissero che dalle intercettazioni era emerso che Jack aveva una relazione con una donna, che lui voleva lasciarla e che le non voleva rinunciare a lui. Che quegli atti intimidatori erano rivolti a lui, per cercare di convincerlo a lasciarmi. Era emerso che lui le aveva dato dei soldi per lasciarlo in pace, ma lei non voleva lasciarlo. Mi sentii confusa, disorientata, quello che sentii che mi colpì profondamente nell’animo, non l’avevo mai considerato questo aspetto. Pensavo di conoscerlo ed invece avevo scoperto che mi prendeva in giro da molti anni, era una persona egoista, senza scrupoli, ma  non potevo farmi condizionare da una persona falsa e inaffidabile. Decisi di lasciarlo, andai ad abitare dai miei genitori. Dopo alcuni giorni mentre mi recavo al lavoro, lo vidi presentarsi sotto il portone di casa mia, mi disse che era dispiaciuto e affranto per come si era comportato e che se fossimo ritornati insieme avrebbe messo la testa a posto. Cominciai ad avere paura, di quell’uomo ipocrita ed insensibile, che mi aveva fatto del male,  che mi aveva fatto innamorare e che dopo che lo avevo lasciato non accettava la fine della nostra relazione. Gli dissi che avevo bisogno di tempo per riflettere e capire se  riprendere la relazione o meno, che per il momento volevo rimanere da sola. Non passò molto tempo prima che lo rividi presentarsi  davanti a me, pensavo di essere stata chiara, circa quello che provavo adesso, gli dissi di lasciarmi in pace, ricevetti continue telefonate e assistetti ad appostamenti sotto casa dei miei genitori, non si rassegnava all’idea di avermi perso. Certo la vita era strana, ero stata diverso tempo con lui, mi aveva tradita, manipolata, presa in giro, ed io fragile ed indifesa avevo accettato tutto, senza che mi degnasse di uno sguardo, di una gentilezza, adesso che lo avevo lasciato, aveva capito che ero importante per lui, ma per me adesso era troppo tardi. Non riuscivo a vederlo più come una persona, la sua vicinanza mi ripugnava, quasi avevo paura di quella sua insistenza, cominciai ad avere paura per la mia incolumità, mi sentii privata della libertà personale. Spesso agli appostamenti seguivano improvvisi avvicinamenti, seguiti da minacce, insulti, pianti improvvisi. Mi accusava di averlo istigato a tradirmi, me ne dava la colpa con violenza inaudita e accuse infamanti. Di notte ero disturbata da continue e pressanti telefonate anonime, la paura mi colse in maniera improvvisa, mi trovai in una situazione tale da essere quasi incapace di reagire ai continui soprusi che ero costretta a  sopportare, cominciai ad avere paura che mi accadesse qualcosa di terribile. Non riuscivo a trovare la forza di reagire a queste continue torture, in quel contesto intriso di minacce, rimpianti, suppliche, piagnistei, cercavo di comprenderne il motivo. Avevo dovuto assistere a scene violente, a ingiurie nei miei confronti e contro i miei familiari, non potevo permettere che queste oscenità continuassero ancora. Andai alla polizia a riferire le molestie subite, misero degli uomini di guardia davanti casa dei miei genitori e nel luogo in cui lavoravo, misero il telefono sotto controllo per capire in che condizioni di alterazione psico-fisica si trovasse Jack.  Le notti trascorse insonni si riperquotevano sul lavoro, cercavo di tenere a freno i sentimenti, tenendo a distanza le mie preoccupazioni personali, la vita mi sembrava difficile. Lo vedevo dimesso, trascurato, con gli occhi gonfi e tumefatti dal pianto, ma pieno di ira e rabbia, insoddisfatto per avere perso qualcosa di importante nella sua vita. Il solo pensiero di sapere che avesse intrecciato una relazione sentimentale con una donna durante il nostro matrimonio, mi destava inquietudine e mi turbava profondamente, non potevo accettare che dopo tutti questi anni, avesse perso la testa per un’altra donna. Non capivo perché aveva distrutto l’amore che tanto  faticosamente aveva  costruito con me, creando turbolenze e ripercussioni nella mia vita sentimentale Non ho mai conosciuto un uomo in vita mia così vile e sleale, come la persona che  per tanto tempo ho avuto al mio fianco. Quello che ho vissuto non era certo amore, ma possesso, egoismo, istinto di sopraffazione. La polizia svolse il suo lavoro con grande professionalità e dopo diversi appostamenti, riprese e intercettazioni  telefoniche, avevano abbastanza materiale da poterlo incastrare una volta per tutte. Non sarebbe certo riuscito a passarla liscia, dopo mesi di costanti appostamenti e tramite i tabulati telefonici delle chiamate effettuate attraverso le intercettazioni si è risaliti ai suoi spostamenti, c’era abbastanza materiale per poterlo imprigionare, bastava il minimo un passo falso per incastrarlo per sempre e dimostrare la sua colpevolezza. Intanto gli atti intimidatori nei confronti di Jack continuarono da parte della donna con cui aveva avuto una relazione extraconiugale, la cosa mi rese felice, almeno aveva qualche altra faccenda a cui pensare, forse avrebbe allentato la morsa nei miei confronti. Venni a sapere che avevano trovato la carcassa della sua macchina in una campagna abbandonata, completamente bruciata, che la serratura della  casa in cui Jack abitava era stata forzata e i mobili completamente distrutti. Sentii dire che la polizia non era riuscita a trovare tracce che provavano la colpevolezza di questa ragazza, inoltre la sera dell’incursione nella casa, era stata vista in un locale in compagnia di un amico, aveva un alibi. Inoltre le sole telefonate che Jack aveva ricevuto non bastavano per dimostrare la sua colpevolezza, ci volevano prove più tangibili. Venni a sapere che Jack aveva cambiato città, lavoro e appartamento, fui felice della notizia. Se un giorno fosse tornato, la polizia aveva tutte le prove per incolparlo, penso che questa sia stata la giusta punizione per tutte le sue cattiverie. Queste tracce avevano lasciato in me un profondo senso di disperazione, cicatrici ben più grandi nel mio cuore, ci vollero lunghi anni per superare il trauma del tradimento e molti altri per superare quello dello stolking. Grazie alla mia famiglia, al mio lavoro e agli amici che mi erano stati vicino riuscii a dimenticare quella brutta esperienza. Fu il periodo più buio della mia vita, avevo versato molte lacrime, visto la mia vita scivolare nel baratro, pensavo che non avrei più potuto recuperare la mia serenità, la spontaneità della giovinezza, accecata da questo forte dolore. Vivevo  assopita nel ricordo dei momenti felici,  erano brevi i momenti in cui mi ero sentita veramente amata. Dovevo lottare contro i miei demoni interiori, vivevo una profonda angoscia che mi opprimeva fortemente, speravo che prima o poi sarebbe svanita nel nulla. Iniziai a giudicare me stessa duramente, certa di avere  sbagliato in qualcosa, i pensieri che da tempo mi perseguitavano, che erano stato motivo di tormento  e dolorosamente presenti, svanirono nel corso del tempo. Il lavoro mi aiutò molto, ripresi le vecchie amicizie e iniziai ad uscire più spesso. Finalmente ripresi a vivere. Quelle insicurezze, paure, preoccupazioni, si affievolirono. La cosa più terribile della fine di una relazione è la rottura, quando senti che quella persona non è più la persona che vorresti avere al tuo fianco e non capisci cosa per lungo tempo vi ha tenuti uniti, basta un attimo per diventare dei perfetti sconosciuti. Decisi di cominciare a pensare a me stessa, riuscii a recuperare la mia serenità, la spontaneità della giovinezza, accecata da questo forte sentimento. Non avevo altro da chiedere se non un po’ di serenità. Finalmente potevo iniziare a dare un senso alla mia vita, guardandola con fiducia e cercando nuovi stimoli.

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