Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XIX edizione 2020

Premio Racconti per Corti 2019 “La chiocciola” di Diana Salvadori

Categoria: Premio Racconti per Corti 2019

Prima scena: Una casa piccola, Vittoria era sul divano, rotondetta, capelli bianchi, una lampada per  leggere, vicino a lei, in terra, una pila di libri, un cestino con l’uncinetto, un mobile pieno di foto di famiglia. Vittoria camminava lenta in casa, strisciando i piedi in ciabatte di lana leggere. Si asciugava le mani sul grembiule, dopo aver lavato i piatti della cena, occhi azzurri che le davano un’aria limpida nonostante i suoi tanti anni.

Seconda scena:  Pomeriggio ventoso, Vittoria aveva svoltato l’angolo, col suo solito passo dondolante, nelle scarpe leggere e le calze settanta denari. Stava tornando verso casa, con la spesa del supermercato, la buona scusa per uscire: le solite due chiacchiere con la commessa, la cassiera e la vicina. Il destino non le aveva dato figli, solo due nipoti ed un marito. Stava pensando a lui, in quel momento, quando la bici le scivolò vicino, le mele le rotolarono via veloci, gli yogurt restarono appesi a metà sacchetto. La ragazzina, magra e alta, con la coda di cavallo castana, riprese veloce la bici, neppure il tempo di chiederle se si era fatta male: occhi scuri, lucidi, guardò l’anziana ma non disse nulla, raccolse una mela da terra e la mise nella tasca destra del giaccone, poi, scappò via. Qualcuno prese la frutta da terra ed aiutò Vittoria, brontolando che ormai i ragazzi non hanno più rispetto di niente e nessuno. Vittoria era rimasta sconcertata da come la ragazzina l’aveva guardata, un misto di sfida e paura. Aveva notato la felpa col cappuccio rosa, ora ricordava, l’aveva vista sul muretto della scuola, vicino a casa sua, Piazza San Ponziano.

Terza scena: Il giorno dopo osservò, dalla finestra, la ragazzina, con la solita felpa, e così le mattine seguenti.  Scendeva da un’auto nera di lusso, alle tredici e trenta usciva da scuola, e a piedi, o in bici, da sola, si dirigeva verso il parco delle mura. Vittoria si fece coraggio: l’aspettò sulla prima panchina utile, con due panini e due lattine. La ragazzina le chiese: “Cosa vuoi? Perché mi segui? E’ per la bicicletta?”. Vittoria non si mosse, le mostrò i panini, dicendo: “Volevo mangiare con te”,“A me piace il prosciutto, crudo”, e Vittoria “Bene, siamo fortunate, un panino è crudo”. “Come ti chiami?”, “Vittoria, e tu?”, “Petra, perché mia madre ha visto una città lontana con questo nome”, “Che classe fai?”, “La seconda media, ma non mi piace la scuola, solo Italiano, perché si legge”, “Ti capisco, anch’io leggo molto”, “Scusami per la bici, sono sempre distratta”, “Fammi solo una promessa: vederci ancora, qui, a questa panchina”, “Beh, forse si può fare ma ora devo andare, ho troppi compiti oggi” Nei giorni seguenti, quella fu la loro solita panchina.

Quarta scena: Un martedì, Petra non arrivò, ma si avvicinò alla panchina un signore distinto, giacca e cravatta: “Buongiorno, mi scusi l’invadenza, mi chiamo Mario, e sono qui per Petra”, “Le è successo qualcosa? Con quella benedetta bici è sempre distratta”, “No stia tranquilla,  io vi osservo da sempre, dal primo giorno in cui vi siete incontrate, anzi, scontrate, sul marciapiede”, “Ma scusi, perché la segue, ci sono problemi?”, “Beh non proprio, se ha tempo le racconto”, “A tempo è l’unica cosa che non mi manca”, “Petra è una ragazzina molto sveglia, ma sfortunata, almeno per alcune cose”. Mario le raccontò le vicende, in particolare che Petra era nata a Viareggio.  

Quinta scena: Il giorno seguente, Petra era finalmente andata a casa di Vittoria: vedendo le foto sul mobile, aveva detto: “E questa chi è? Ha lo stesso cappello che ho io vicino al mio letto, rosso con fascetta blu”,”Questa è mia sorella gemella, Ilde, e siamo sul mare di Viareggio con nostro padre, lui ha lavorato in giro per il mondo, era minatore”, “Anche il mio bisnonno era minatore” e non disse altro. Vittoria, quel giorno, notò, per la prima volta, una piccola voglia sul braccio sinistro di Petra,  color caffelatte, a forma di chiocciola, molto simile a quella che aveva la sua sorella gemella della foto. Mentre lo diceva a Petra, si accorse che la ragazzina arrossì. Ripensò  a quanto aveva detto Mario.

Sesta scena: Vittoria si chiese se era giusto, e non esitò a fare il numero: “Ci ho pensato e ripensato Mario, ma se ci fosse anche solo una possibilità, credo sia giusto tentarla”, “Non saprei cosa è giusto e cosa no, ma credo che se la vita vi ha fatto incontrare, forse un motivo c’è”. Petra si prestò a farsi le analisi di routine, e programmarono il loro primo viaggio, direzione mare. Le analisi giunsero in tempo: non ci furono dubbi, Petra era la sua piccola nipote tornata dal niente, da quel lontano Tzunami in cui era stata data per dispersa, mentre la sua famiglia, sorella, padre e madre, erano morti. Petra era stata trovata ed adottata da un ricco signore del luogo, le Filippine, il quale, per darle un’adeguata istruzione, l’aveva portata in Italia, con un maggiordomo, Mario appunto, a sua disposizione.

Settima scena: Vittoria e Petra erano in macchina verso il mare: “Perché si va al mare oggi?”, “Perché sono cresciuta lì e vorrei mostrarti il mio paese”. Vittoria parlò di quando era bambina, poi ragazzina, libera e felice nelle corse sulla sabbia, gli amici, il fidanzato, i tramonti. Era lì che le avrebbe raccontato tutto, era lì che si sarebbero abbracciate per la prima volta come una nipote ed una prozia. Il cappello rosso con la fascetta blu sul sedile, a testimoniare la gioia di quell’incontro.

2 commenti »

  1. Diana ciao! Sono Lucia. Ti ricordi? A Lucca, al corso di scrittura, nel 2017!? Mi fa piacere ritrovarti qui. Mi è piaciuta questa favola di Vittoria e Petra. Belle descrizioni, di persone, di luoghi, e di sensazioni. Anch’io ho una specie di chiocciola sul braccio sinistro, anche se a me piace dire che ho una voglia al caffè. Infine, il mare … anch’io sono cresciuta al mare. Che meraviglia! Impareggiabile. Mi manca tanto. Sicuramente il mare è il posto migliore per un bel finale, o per l’inizio di una nuova storia. Complimenti cara, e in bocca al lupo! A presto. Un abbraccio

  2. Cara Lucia certo che mi ricordo di te, della tua cara simpatia. Son felice che ti sia piaciuta la storia di Vittoria e Petra, è dedicata ad una ragazzina che ho conosciuto e la cui conoscenza ha influenzato la mia vita, e spesso le voglie si chiamano color caffè. Il tuo in bocca al lupo è prezioso, grazie di cuore.

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