Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Analisi sociologica dell’inquietudine dei giorni festivi nel calendario della mia cucina” di Ezio Testa

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Il signor Giovedì Ventiquattroaprile accese una delle ultime sigarette del pomeriggio. Mi guardò cenare. Poi guardò fuori dalla finestra il sole addormentarsi sul dorso delle montagne e, mentre l’aria si faceva un po’ più fresca, spostò l’attenzione alla sua sinistra. Vi trovò Il signor Venerdì Venticinqueaprile. Lo guardò negli occhi e gli chiese “Perché sei rosso?”.

“Sono rosso della rabbia che mi ha portato fin qui, sono rosso di corsa, di spari, di vento, di freddo, di pericolo, di fiatone, di lacrime e dolore. Sono rosso di liberazione”.

Il signor Venticinqueaprile, soddisfatto della sua risposta, si guardò intorno e notò tra gli altri attorno a se, un po’ più in basso, Giovedì Primomaggio. Se ne stava lì bello pacioso, con un bicchiere di vino in mano.

“Hei, anche tu sei rosso come me?”.

Il signor Giovedi Primomaggio, dopo un grosso morso al suo panino gonfio di mortadella – con la bocca ancora piena – rispose: “Io sono rosso di lavoro e sudore. Sono il primo maggio, la festa dei lavoratori!”.

“Chi sono i lavoratori?”. Chiese stupita la signora Domenica Quattro, seduta su una panchina del parco, poco più in là.

Il giovane Sabato Tre , vicino a lei , le spiegò: “I lavoratori sono quelli che si svegliano tardi la domenica mattina insieme a te perché sbronzi dal sabato sera insieme a me, dopo aver lavorato negli altri giorni insieme a tutti gli altri”.

Intervenne indignato il signor Primomaggio:

“I lavoratoti sono gli operai! Tutti quelli che durante la settimana mettono il proprio tempo e la propria forza al servizio del padrone dell’azienda per cui lavorano”. Si alzò in piedi Primomaggio e continuò: “Pensate che l’azienda, poi, grazie al loro lavoro, può vendere e ricavarne denaro”.

“E quindi …” chiese Il signor Quindici Agosto sdraiato sotto al sole “…c’è qualcuno che tutti i giorni passa del tempo a fare qualcosa per per produrre denaro? E per quante ore?”.

Rispose subito Giovedi Primomaggio: “Teoricamente 8 ore al giorno, ma, purtroppo – per arrivare a produrre ciò che il padrone vuole – a volte ne servono anche 9,10 o 11”.

“E quanto tempo dormono questi operai?”. Insistette il signor Quindici Agosto.

“Ma non lo so”. Riflettè il signor Primomaggio “Credo in media 8 ore come tutti”.

“Ma allora….” intervenne di nuovo il signor Venticinqueaprile “…se un giorno è fatto di 24 ore, meno 8 per dormire, meno 11 per il lavoro, agli operai rimangono solo 5 ore per starsene con la famiglia!”.

“E’ sì! È proprio così!”. Concluse il signor Primomaggio bevendo l’ultimo sorso di vino.

“Bene” disse soddisfatto il signor Venticinque aprile “Oggi ho imparato una cosa nuova!”. Poi guardò di nuovo la finestra. Guardò me, seduto a tavola, intento ad ingoiare gli ultimi cucchiai di minestra, e fece un’ultima domanda:

“Solo una cosa non ho capito! Ma poi, gli operai, che ne fanno di tutti i soldi che produce l’azienda? Li danno anche al padrone?”.

2 commenti »

  1. Quante cose dette tutte insieme con bena brillante! Più efficace di tanti sproloqui. E sotto sotto, sotto il tono giocoso, tanta amarezza.

  2. Fantasia al galoppo per questo gustoso racconto!

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