Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Cicogna sbadata” di Maria Letizia Zucco Rocchi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Gioia è alta un metro e un kiwi e pesa come uno scricciolo. Fabio pesa ottantacinque chili ed è alto un metro e ottanta. È suo figlio, ma non lo aveva partorito lei. È nato dall’amore reciproco. Gioia aveva adottato lui, ma anche lui aveva adottato Gioia a pieno.

Era stato un collega di sua figlia, che ora è lontana. Lui invece è sempre presente.

Gioia dischiuse lentamente gli occhi. Il riposo era stato breve  ma sufficiente ad allontanarla dalla realtà che l’aveva condotta lì. Il bianco asettico di pareti ed armadietti dominava l’ambiente.

Accanto al suo letto, Gioia ritrovò Fabio seduto vicino a sé, in silenzio quasi a spiarne e vegliarne il riposo. Erano trascorse già alcune ore. Era giunto presto al mattino e col suo aiuto lei aveva pranzato. Dopo aver un poco conversato, per non disturbare il sonno della vicina di camera, Fabio e Gioia ridussero il loro parlare dal sottovoce al silenzio stringendosi la mano. Sopraffatta dalla stanchezza, Gioia teneva le palpebre chiuse. “Sì, chi le era accanto era proprio suo figlio”, un figlio che era cresciuto mentre cresceva il loro reciproco rapporto d’affetto. Tutto lo confermava. Diversamente quali motivi avrebbe avuto per sacrificare tante ore del suo tempo per assisterla e non lasciarla sola?

In ospedale, la malata, che non aveva dimestichezza con la lingua del posto, doveva affrontare grandi difficoltà nei rapporti con medici e paramedici.  Questi  parlavano una lingua di cui lei udiva solo i suoni. Le difficoltà visive accrescevano la sua ansia e il suo disagio. Ma Fabio era lì,  accanto a lei per ridurlo e rassicurarla e per essere i suoi occhi e la sua voce.

Lei si trovò a pensare…

Molti, molti anni prima, diversi decenni, un giorno – ricordò – si era ritrovata ad assistere, nelle ore notturne, il padre, colpito da infarto, per tener sempre una borsa di acqua fredda sul suo cuore ferito.

Ora Gioia poteva avvertire con commozione profonda la gioia che le scoppiava in petto. Quel che Fabio faceva per lei era molto, molto di più. Egli era lì per non farle mancare con la sua presenza anche l’affetto profondo che sempre più intensamente le ricambiava rendendola consapevole di non esser sola.

Nelle prime ore del pomeriggio del giorno precedente l’aveva raggiunta al pronto soccorso dell’ospedale dove era stata ricoverata d’urgenza. Vi si trattenne fino alle ventitré, quando per Gioia, finalmente, fu trovato un posto letto.  Si era trattenuto con lei per consentirle la comprensione di vari accertamenti necessari,  rinunciando, senza esitazione, a recarsi ad una festa con amici che invano lo hanno atteso.

Facendo marcia indietro nei ricordi,  Gioia si ritrovò a cercare di rintracciare e stabilire il momento del loro primo incontro.

Il trascorrere di due decadi aveva visto trasformare la capigliatura della donna in una chioma di un ‘ciliegio in fiore’ e quella dell’uomo passare dal nero deciso al brizzolato affascinante alla George Clooney.

Tutto di quel giorno sembrava voler coinvolgere Gioia in un risveglio a vita nuova: Il clima era frizzante; le ore di luce erano aumentate;  l’aria,  mossa da un alito di vento, trasportava all’interno dell’abitazione i profumi dei fiori primaverili che appena dischiusi sorridevano ai raggi del  sole che mite li baciava;  gli uccellini cantavano incessantemente  intrecciando voli gioiosi alla ricerca dei primi frutti di bosco e di  insetti, che numerosi raggiungevano i primi germogli, per nutrire i piccoli delle prime nidiate. Le farfalle bianche, le prime osservabili, dissimulavano la loro presenza indistinte tra i bianchi petali dei fiori di gelsomino resi tremolanti da uno zefiro nel tepore del giorno che avanzava.  Lo sbocciare ovunque della vita era per la donna presagio di felici promesse per il futuro.

La figlia lo introdusse in casa.

Un ex collega dell’ultima ora, quasi  coetanei, un suo amico. Gioia non sapeva che per lei stava sbocciando una bella storia. Una conoscenza destinata ad una progressiva mutazione: un bruco si sarebbe trasformato in una splendida e variopinta farfalla.

La loro amicizia si espanse dato l’affetto. Col tempo entrambi si assunsero tutto il pacchetto dei rispettivi legami facendosi per osmosi dell’anima, l’uno dell’altra e viceversa, partecipe di preoccupazioni e gioie.

La frequentazione fra i due si fece sempre più assidua fino allo  stabilirsi di una regolarità d’incontri intensificata nei momenti in cui Gioia gli comunicava urgenze sia dell’anima che materiali. Fabio si mostrò sempre pronto ad accompagnarla da dottori ed amici spianandole la strada,  rendendole così  raggiungibile quello che a lei appariva  impossibile. Era così forte la partecipazione dell’uomo nei confronti della vita di Gioia, come quella della donna lo era nei confronti di quella dell’uomo da trasformare  uno speciale rapporto d’amicizia in una  condivisione di sentimenti: lei sempre pronta ad ascoltare le sue pene, lui amava gli amici della donna come fossero suoi. Gioia, che usciva poco di casa, conosceva bene, senza averli mai incontrati, i fratelli di Fabio, il suo capo di lavoro, la sua ex moglie; lui il passato ed il presente di lei. Tra loro parlavano e discutevano facilmente sulle più svariate tematiche con passione, rispetto e reciproca  empatia.  Lei aveva tante premure per lui e più di una volta la pressione aveva raggiunto alte vette quando mancandole sue notizie entrava in ansietà per lui. Lui si comportava nei suoi confronti come un figlio premurandosi di evitarle ansietà, risolvendo pacatamente tutti i suoi problemi. Dai suoi brevi viaggi non dimenticava mai di portarle regalini che, con la loro adeguatezza, erano ritagliati su misura sulle sue necessità, preferenze e desideri,  sorprendendola sempre perché inattesi. L’affetto di Gioia per lui era in continua espansione cosmica. Lei poteva fargli pochi regali dato che era,  come buffamente si definiva, ‘’ai domiciliari della quarta età’’. Ciò nonostante anch’ella non trascurava  occasione per ricambiargli e mostrargli il suo amore:  pur non avendo mai amato molto cucinare, ora, che era quasi cieca, per lui era pronta a non vedere difficoltà. Gli  preparava pasti che sapeva lui gradisse o amasse per fargli gustare i sapori vivi della terra d’origine che avevano in comune.

Mentre lui le faceva la telecronaca di quel che lei ascoltava dei programmi televisivi, lei ogni tanto si alzava dalla sua poltrona posizionata vicinissima alla TV per raggiungerlo sul divano e stampargli un tenero bacio sulla fronte. Lui le andava incontro col suo capo sorridendo.

Avendo capito che l’affetto la muoveva ad ansietà per lui, non mancava mai di telefonarle quando raggiungeva la sua  abitazione, dopo i loro incontri, e la teneva informata durante i viaggi.

Fra le tante cose, che per Gioia significavano non essere esclusa dal poter vivere anche i suoi affetti fuori casa, lui le rese possibile non dover rinunciare a visitare per molto  tempo, affrontando lunghi tragitti in macchina, un carissimo amico monaco in cura in una lontana clinica di riabilitazione per le conseguenze di un ictus che lo aveva repentinamente colpito. Passarono con lui diverse ore in diversi  giorni, addolcendone temporaneamente la degenza nella casa di cura. L’ammalato godeva di momenti di spensieratezza mentre avvertiva potente la tenerezza del loro affetto. Frequentando il monaco, Fabio, contaminato dall’affetto di Gioia per padre Giorgio finì con lo stabilire con lui un rapporto personale. Così prima di riprendere il viaggio, non mancava di acquistare per il paziente dolci e gelati che sapeva a lui essere graditi, da consumare tra una visita domenicale e l’altra. Un giorno, in cui il clima  primaverile aveva intiepidito l’aria, e la luce del sole trasformava il verde chiaro delle giovani foglie in  un giallo paglierino, Fabio volle far felice  l’ammalato, desideroso di stare all’aperto. Trasferitolo dalla sedia a rotelle sulla sua cabriolet, fece, con Gioia al seguito,  allegramente un giro in macchina a tetto  scoperto attraverso i boschi circostanti per la felicità degli amici godendo a sua volta della gioia che dimostravano.        

Fabio dopo un abbraccio che riscalda il  cuore  di Gioia, per oggi è tornato a casa. La lascia serena ché persa una figlia lui c’è sempre nell’abbraccio del suo grande affetto.

Una cicogna è stata molto sbadata ma  le ha donato uno splendido ed eccezionale figlio.       

7 commenti »

  1. Genitori e figli non si scelgono, ma è sempre bello scoprirli in altre persone. Affetto senza confini.

  2. Come spiega nel suo libro Massimo Ammaniti “la curiosità non invecchia” io quasi cieca guardo ad ogni giorno con serenità e speranza sospinta dallo stimolo di non rinunciare a creare.

  3. E’ proprio come dice lei. affetto senza confini che arricchisce entrambi e mi dona vita! Ogni genitore anche se adottivo è tale perché fa il genitore, mentre non è figlio chi non si comporta da figlio, mentre non è figlio chi non si comporta da figlio. D’ altronde una vera amicizia impreziosisce la vita e spero vi siano molte persone che possano identificarsi in questa storia.

  4. Avere amici a cui si vuole bene come un figlio o un genitore è la cosa più bella che si possa desiderare. In questa storia si capisce il senso della vera amicizia, senza nulla togliere al bene che si vuole ad un figlio o genitore.

  5. Il rapporto con gli amici parte con un vantaggio perché è libero non essendo condizionato dalle aspettative di un rapporto di stretta parentela. Nell’amicizia ci si sceglie.

  6. L’autrice stupisce nella esaltazione della quarta età’, quel particolare ed intenso momento della vita in cui la saggezza e la conoscenza della vita prevale sulle promesse disattese: le mancate attenzioni di una figlia lontana; l’impossibilità a muoversi in autonomia; le difficoltà di una malattia. Tutto viene annullato dalla scoperta di un nuovo sentimento immenso!
    E’ l’esperienza di vita che mostra al personaggio, il “presagio di felici promesse per il futuro” in ogni cosa. La felicità è quasi inaspettata e Gioia – nome di fantasia ma che ben rappresenta il personaggio – si lascia sorprendere. L’ottimismo dell’autrice pervade tutto il racconto e da speranza a chi legge.

  7. Ritratto dell’ amore che lega una donna ed un uomo di diverse generazioni. Amare una persona é darle affetto senza volere nulla in cambio. Questa magica alchimia si ricrea per incanto anche in questo particolare rapporto Madre-figlio forse più intenso di tanti rapporti con un legame di sangue effettivo.

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