Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Memento” di Elisabetta Grignani

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

Finalmente libera. Dopo mesi non sento più stringere i lacci attorno al mio corpo e alla mia volontà, sono di nuovo io. Posso formulare qualunque frase senza il timore che venga male interpretata, rigirata, affilata e usata come un coltello da piantarmi nella carne.

“Usi sempre il condizionale, sei incerta, indecisa!”

“No, è grammatica italiana” pensai.

Ma lo pensai soltanto e questo è stato uno degli errori. Se coraggio significa tirare fuori ciò che si ha nel cuore, io per molti anni sono stata codarda.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

Sono stata codarda quella notte in cui urlando mi spinse contro il suo armadio. Indossavo solo i collant e mi sentivo in trappola, la voce l’avevo persa chissà dove. Continuavo a fissarlo in trance, incapace di credere a quello che stava accadendo. Lui che diceva di amarmi. Chissà se s’è mai reso conto di quanto annientasse ogni mia volontà, di quanta paura mi facesse la sua gelosia e la sua smania di possesso. Poi avvertii una spinta più forte e la sua mano premere alla base del collo. Non proferii una sillaba, non riuscivo, ma trovai la forza di vestirmi di corsa e scappare.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

Ma poi sono ritornata. Perché era meno doloroso dimenticare e trovargli delle scusanti, era più facile pensare che fosse anche colpa mia, che avrei dovuto essere più come voleva lui e meno com’ero io.

Ed è lì che mi sono persa.

Perché è vero che ci si perde quando si pensa che il proprio destino sia annientarsi per far star bene l’altro. Non si capisce più cosa si vuole e quell’altro, quello che ti ha portato in questo stato di sudditanza, non sarà comunque felice. Non sarai mai all’altezza delle sue aspettative. Non sarai mai abbastanza presente.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

“Pensi solo a lavorare e ai soldi”

“Lavoro per pagare le bollette e perché mi piace. Non mi sembra una cosa sbagliata, i soldi sono sempre stati secondari” ma anche questo fu solo un pensiero.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

“Sei dimagrita troppo e ti sta venendo il culo piatto”

“Ho avuto l’influenza per due settimane…”

“Non mi piace il tipo di donna che stai diventando”

Neanche a me. Non mi piaceva il tipo di donna che stavo diventando per lui. Non mi piaceva aver paura delle mie idee, dover misurare ogni parola, aver la sensazione di camminare costantemente sulle uova, essere sempre in tensione.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

Ero pronta a fare qualsiasi cosa per accontentarlo, come una scolaretta che vuole attenzione.

Ho aspettato anni che lasciasse la casa in cui viveva con la madre di suo figlio. “La mia coinquilina” diceva. Lui non ha voluto aspettare qualche mese perché io finissi le mie cure. “Non ho più voglia di aspettare niente e nessuno” disse. E mi mandò a fanculo.

Ma nei suoi racconti io sono una stronza senza cuore che è passata come un carroarmato sui suoi sentimenti. Sono responsabile della sua depressione, dei suoi disturbi intestinali, di tutti i tumori che nessuno gli ha mai diagnosticato, della fame nel mondo e probabilmente anche del buco nell’ozono. E ci crede davvero.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

All’inizio mi feriva, ora è rimasta solo la tristezza. S’è costruito un suo mondo e non riesce a vedere la realtà, potrebbe essere felice e sceglie di non esserlo.

La felicità è una scelta, mi hanno detto. È vero.

Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto.

Ho raccolto i cocci. Del mio cuore, di me, della mia autostima, del mio essere.

Un giorno, quasi scusandomi, dissi a una mia amica: “sai, è che nella vita io ho fortuna” “la fortuna si crea, hai fortuna perché lavori sodo per essere felice”. Ed è così.

Ora non mi vergogno più di dire che a volte sono stanca, a volte lotto fino allo sfinimento, ma sono felice. Felice della donna che sono. La vita si sceglie, e io non potrei avere fatto scelta migliore.

Inspira più che puoi. Espira, butta fuori tutto, e vivi.

14 commenti »

  1. Particolare questo racconto simile a una seduta di meditazione reiki. Un mantra che farò mio, perchè tutti abbiamo bisogno di espirare e buttare fuori per sentirci rinnovati.

  2. La frase ripetuta è come un battito cardiaco, crea atmosfera tra un pensiero e l’altro ed anche aspettativa, che alla fine viene soddisfatta, con l’ultima frase modificata. Una donna che trova la vita quando ritrova se stessa, una delle tante storie nate sbagliate, che si risolvono solo attraverso un ritorno al rispetto e alla consapevolezza. Sono stata catturata dal ritmo, Elisabetta, complimenti!

  3. Esatto, il respiro di questo racconto è un modo per riprendere spazio, mettere distanze e ritrovare la libertà.

  4. Grazie Silvia, è proprio il ritmo la chiave della rinascita. Trovare il proprio ritmo per riscoprirsi, per esplorare la propria individualità e per capire che nessuno può porci dei limiti, nemmeno noi stessi.

  5. Vedo solo commenti al femminile e io che sono un antico maschietto forse sono inopportuno, però il racconto mi è piaciuto. Ho trovato pieno di dignità il personaggio narrante e mi sembra che il tema della violenza di genere, che quest’ anno è particolarmente presente, sia affrontato con uno stile diverso dal solito: niente fronzoli ma neanche eccessi emotivi ( che nella vita reale hanno un loro perché ma in quella letteraria a volte, non sempre, a volte disturbano, anche perché sono una via facile per emozionare ) Qui non ne ho trovati, il suo stile asciutto ma tutt’altro che asettico non ne ha bisogno. Complimenti gentile Elisabetta! 🙂

  6. Grazie mille Ugo, una voce maschile è più che benvenuta e sono molto contenta che il racconto sia piaciuto!
    Sono felice di essere riuscita a far parlare il mio personaggio senza sovrastare le emozioni che possono nascere in un lettore, la protagonista è una donna che ha già ritrovato se stessa, può quindi permettersi un po’ di distacco nei ricordi prima di buttarsi in una nuova vita. Grazie ancora! 🙂

  7. Bello il ritmo scandito dalla frase. E’ proprio vero, bisogna tirar fuori tutto il vecchio per far posto al nuovo. Brava, complimenti.

  8. Grazie Pasqualina 🙂

  9. Memento! Dovremmo sempre ricordare tutto, il bello e il brutto. Perché la vita vera è fatta di cose buone e di cose cattive. Per stare bene con se stessi si devono ricordare anche le cose poco carine che abbiamo subito a causa di un’altra persona, e non solo in amore, ma anche in altri ambiti, tipo in famiglia, o al lavoro. Così che, quando finisce una storia, o un rapporto di amicizia, o di lavoro, non si cada nella disperazione e nella depressione. Mi piace l’esortazione ricorrente “Inspira più che puoi. E ora espira, butta fuori tutto, crea il vuoto”. Grazie. Me la ricorderò. Ma soprattutto complimenti per la protagonista, che alla fine si libera dai lacci, dalla schiavitù di un amore diventato una segregazione. Sono d’accordo con te. L’amore non deve soffocare, altrimenti non è amore. Meglio soli ma ossigenati. Brava!

  10. Il ritmo del respiro aiuta la protagonista a riflettere, a ritrovarsi. La (forte) espirazione finale è una liberazione, oltre che un monito. Brava.

  11. Lucia, sono molto d’accordo con la tua analisi e “meglio soli ma ossigenati” è un motto stupendo. Grazie del commento!

  12. Luca, grazie! Come ho già detto a Ugo, è bello sentire un commento al maschile e hai proprio centrato il punto: la liberazione in questo caso passa per la ricerca di se stessi.

  13. Il ritmo è preciso e incalzante, come se la storia fosse stata scritta con il metronomo acceso; mi ha incatenato al testo fino all’ultima parola, risucchiandomi nella mente della protagonista, coinvolto e immedesimato.
    Complimenti.

  14. Grazie per il tuo commento Roberto, sono felice che ti sia piaciuto!

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