Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Miss caffè” di Fabrizio Nelli

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Nel suo primo giorno da disoccupato, Ivano si è alzato tardi. Non gli era mai successo.

Quando lavorava si svegliava sempre molto presto. Per arrivare puntuale in ufficio, si strozzava di caffè latte e biscotti, si precipitava per le scale, saliva di corsa in auto con la speranza di non beccare tutti i semafori rossi.

Ora che non ha più fretta, la colazione è il momento più importante della giornata. Se la prende comoda, esce di casa a piedi e raggiunge il bar vicino alla stazione pregustando il sapore di un cornetto appena sfornato.

La porta del locale si apre automaticamente e lui entra deciso senza guardarsi intorno. Siede nell’ultimo tavolo, a ridosso della parete, così può controllare l’entrata. Meglio prepararsi una risposta di circostanza, nel caso che qualche conoscente rivolga la fatidica domanda: «Che ci fai qui a quest’ora?»

Non vuole raccontare quello che è successo. Ha paura di non saper fingere, perché di aver perso il lavoro alla fine, non gli frega niente.

In banca si sentiva un numero, un oggetto, una puleggia dell’ingranaggio del profitto, accumulato sulla sofferenza dei debitori. Sarà un incosciente, ma non gli dispiace di essere in mobilità. A trentacinque anni si ritiene giovane e può godersi ancora la vita.

Il giornale riporta sempre le stesse notizie. Però questa volta lo colpisce un banner pubblicitario. Vota il tuo bar preferito: un concorso per scegliere i migliori bar della provincia.

«Proprio quello che fa per me!» pensa.

In questo periodo dispone di molto tempo libero e giudicare i locali potrebbe essere un buon sistema per riconciliarsi con il mondo.

Da qualche parte ha letto che ci sono persone che assegnano le stelle agli hotel. Lui farebbe lo stesso con i bar!

Rompe gli indugi e si getta con entusiasmo nella nuova impresa. Il primo esercizio da valutare si chiama “Il Pino“. L’ambiente è accogliente e i titolari, una coppia di mezza età, sono gentili. Ordina un caffè e scambia qualche parola con i clienti: «Il tempo non si rimette, la Fiorentina va in serie B, la vita è sempre più cara…»

Il giorno dopo lo scenario cambia completamente. Il locale da valutare si trova in città. Si dirige verso la stazione che ultimamente frequenta spesso, ma non per prendere il treno.

Da quanto tempo non saliva su un vagone ferroviario? Non se lo ricordava più!

Il percorso è breve: circa mezzora. Dal finestrino scorre la campagna, le case sparse, i paesi che non aveva mai guardato con la distanza e la lentezza della sua nuova vita.

Il muro di cinta che costeggia la ferrovia annuncia l’arrivo a Pisa. La città è ancora addormentata e poco incline ad accogliere la calca di studenti e turisti che tra non molto inonderà il centro.

La dolceria Ristori si affaccia su una piazza fuori dai circuiti invasi dalla massa. C’era stato qualche domenica con gli amici e il luogo gli aveva fatto una buona impressione.

Appena varcata la soglia della pasticceria capisce che deve aggiungere un criterio di giudizio a quelli previsti dal giornale per la gara dei bar. Sì, perché il fascino femminile, se lo metti dietro al bancone, fa la differenza e il caffè viene più buono…

La ragazza prepara con cura il piattino e, insieme alla tazzina e il pasticcino di cortesia, porge un sorriso malizioso. Certo fanno tutte così, fa parte del lavoro… Ma lui crede che questo sia un gesto speciale dovuto alla magia della sua nuova condizione. Si specchia negli occhi neri della bella commessa e si vede diverso, vivo, allegro, perfino attraente.

Così Ivano inizia a battere in lungo e largo la provincia per scovare i locali più caratteristici e le bariste più sexy. Lui, unico giudice supremo, stabilirà la vincitrice del concorso parallelo che ha inventato e battezzato Miss caffè.

Viene a contatto con donne di tutti i tipi: simpatiche, belle, interessanti.

«Come è possibile che le bruttine non esistano più?» si chiede.

Quando era adolescente aveva a disposizione un ampio vocabolario per apostrofare una donna non bella: racchia, ragana, scorfano, bidone, bussolo, cesso, cozza, zitella. Adesso difficilmente trova ragazze da buttare.

Clara la rossa regna in un bar tabacchi e sbatte in faccia ai clienti due tette tonde e superbe da sognarle la notte. Adele, volontaria al circolo Arci, mette in mostra con fierezza il miglior culo del comprensorio.

Si è concesso anche un pranzo in un ristorante sul mare con bar annesso. Stavolta è la cameriera che lo affascina con le sue gambe lunghe e sinuose. Non vorrebbe più finire di mangiare. Dopo il caffè prende l’ammazzacaffè, l’ammazza ammazzacaffè e il bicchiere della staffa.

Poi un giorno si ferma all’Autogrill e non ha bisogno di cercare oltre. Si chiama Mary, non ha mai visto una così.

Non saprebbe dire cosa gli piace di lei. Forse possiede il meglio di tutte le donne che ha incontrato finora e poi ha la carnagione sensuale, bianca e immacolata come il latte.

Da allora il caffè lo prende sempre nel solito posto e non ha il minimo dubbio su chi sia la vincitrice del suo speciale concorso.

Quando Ivano dice a Mary che è lei la barwoman ideale, la ragazza fa un gesto come per dire:

«Tu sei pazzo!»

Ma in fondo i complimenti le fanno piacere e si affeziona a questo tipo strano che un caffè dopo l’altro, una parola dopo l’altra, ha imparato a conoscere e apprezzare.

Ivano è contento. Sta vivendo una seconda giovinezza. Gli vengono in mente i moniti della sua vecchia fidanzata che lo rimproverava di non essere originale, di pensare solo al lavoro.

«Se mi vedesse ora…» sogghigna.

Ogni mattina benedice la sua collocazione in esubero, apre le imposte e fa entrare l’aria fresca che lo spinge verso la primavera, lungo una stagione tutta da scoprire.

A rompere lo stato di grazia arriva, inaspettata, la telefonata di Aldo, un ex-collega che non ha mai sopportato. Troppo invadente, troppo ignorante, un villano sempre pronto a deridere e malignare.

Ignaro del suo stato d’animo, il collega esprime solidarietà e raccomanda di rivolgersi a uno psicologo perché perdere il lavoro oggi è un dramma.

Ivano fa finta di ascoltarlo e mima atteggiamenti scaramantici che l’altro non può vedere. Non è superstizioso, ma il compare più di una volta ha gufato buone occasioni che poi, guarda caso, non si sono realizzate.

Aldo tira fuori una brutta storia. Un problema con un debitore dove lui era stato indulgente.

«Speriamo che non ti chiedano di rifondere il debito» dice il collega con un’intonazione sadica.

Ivano va su tutte le furie, non sopporta il tono sarcastico di chi gode delle disgrazie altrui.

L’episodio fa riaffiorare le preoccupazioni che aveva accantonato. Cosa farà alla fine della mobilità? I soldi quanto dureranno? Riuscirà a trovare un altro lavoro? Gli chiederanno di ripianare il debito che non ha saputo istruire?

Forse ha esagerato con la bella vita! Si è comportato come se avesse vinto alla lotteria e invece riscuote un misero assegno mensile di disoccupazione. Si rammarica di essersi fissato sul concorso dei bar. È costernato, vede il suo futuro dipinto di nero. Gli manca il respiro, sembra soffocare.

Esce da casa e vaga per le strade tutto il giorno. Non se la sente di andare a dormire, non chiuderebbe occhio. Tanto vale trovare un bar che faccia servizio notturno.

“Il Rifrullo” è uno dei pochi esercizi che restano sempre aperti. Si trova in un posto isolato, al termine di una strada chiusa. Bisogna andarci apposta, ma forse è proprio questa la sua attrattiva.

Di notte ci capita di tutto, dal fighetto che esce dalla discoteca, ai camionisti che bramano un caffè forte, a puttane, magnacci e altri sbandati delle ore piccole.

Prende un ponce alla livornese e si mette a osservare la gente che entra ed esce dal locale: un viavai di persone che si fermerà solo al mattino quando il bar riprenderà il suo aspetto normale. Se ne sta assorto, indeciso sul da farsi. Aldo si meriterebbe una lezione.

Si impone di calmarsi. Quando la rabbia se ne va, sopraggiungono la lucidità e la freddezza, ma non cessa la sete di vendetta. Vorrebbe tornare a casa per procurarsi un coltello e un punteruolo.

Mancano un paio d’ore prima che venga giorno e potrebbe agire indisturbato. Spostarsi sotto casa di Aldo, graffiare la carrozzeria metallizzata e squarciare le ruote della sua macchina sarebbe un gioco da ragazzi.

Si immagina la reazione dell’ ex-collega all’accorgersi del gesto vandalico, si figura il suo sgomento, la collera, le imprecazioni. Finalmente perderebbe l’espressione da ebete e il sorriso che prende perennemente in giro.

Una lama di luce lo coglie mentre inserisce le chiavi nella porta di casa. Ormai è giorno e a forza di pensare a come attuare la sua ritorsione, ha fatto tardi e forse è meglio così.

Si sdraia sul letto per dormire qualche ora. Lo sveglia lo squillo del telefono. Esita a rispondere, come se avesse fatto davvero quello che aveva pensato e fosse stato scoperto. Invece sono buone notizie.

Ha spedito talmente tanti coupon al concorso Vota il tuo bar preferito che è risultato vincitore di un viaggio in Costa Azzurra per due persone. La fortuna lo ha aiutato, ma si attribuisce il merito dell’intuizione giusta, il coraggio di averci creduto.

Come compagna di viaggio ha pensato subito a Mary, la ragazza della stazione di servizio di cui si è invaghito e che ha accettato di trascorre la vacanza insieme lui.

Rivive la leggerezza e la spensieratezza delle prime villeggiature dopo gli esami di maturità. Gli piace crogiolarsi al sole, cenare nei ristoranti sulla spiaggia, sedere nei bistrot delle più rinomate località della Costa Azzurra, tutto a spese del giornale.

Sono lontani, qui a Cannes, i momenti grigi della depressione per il lavoro da strozzino che era costretto a fare. Sente che questa energia cambierà il suo destino. Quando la vacanza sarà conclusa cercherà un’occupazione più adatta alle sua sensibilità.

Respira a pieni polmoni l’aria salubre del mattino. Siamo in maggio, il mese del Festival del Cinema. Fa caldo e qualcuno fa il bagno in mare. I negozi hanno aperto da poco, le commesse salutano i turisti, sperano in una giornata proficua.

Si sofferma davanti ad un laboratorio dove stampano le frasi sulle magliette. Ne acquista una per Mary e ci fa apporre la scritta: Miss caffè.

Quando la ragazza la indossa senza reggiseno, sulla Promenade della Croisette, in molti si voltano a guardarla perché non ha niente da invidiare alle dive del cinema. Per lui è meglio di Monica Bellucci!

Si fa scattare una fotografia sul tappeto rosso mentre si baciano. La foto diventa una cartolina da spedire alla banca dove ha lavorato per tanti anni.

Vorrebbe essere una mosca per vedere le facce dei bancari quando la riceveranno, per assistere ai  plausi degli uomini, alla curiosità delle donne, per ascoltare i loro commenti, ma soprattutto per decifrare l’espressione enigmatica del perfido Aldo.

12 commenti »

  1. Vero o sognato che sia, un luminoso riscatto dal grigiore della vita e dalla morbosa cattiveria degli altri quando ci vedono affondare. Bravo Nelli!

  2. Grazie Linda!

  3. Romantico,delicato e sognatore il tuo Ivano, come tanti dei tuoi personaggi. E con una percezione del mondo portata a vedere la bellezza delle piccole cose. Che non è da tutti. Bravo Fabrizio.

  4. Grazie Maria Giulia!

  5. Per la maggior parte di noi la perdita del lavoro è un evento drammatico. Per Fabrizio che spesso guarda il mondo con gli occhi di un poeta no. Ivano dal momento in cui esce dal grigiore del suo ruolo di bancario torna ad apprezzare la vita e ne riscopre i piaceri, come un caffè bevuto con calma al bar mentre si parla del più o del meno con gli altri o la bellezza delle donne che nei bar possiamo incontrare ed apprezzare: piccoli piaceri che spesso fanno una grande differenza e che tendiamo a sottovalutare. Grazie per averceli ricordati in uno stile asciutto ma al tempo stesso pieno di freschezza quale quello che da sempre caratterizza i tuoi racconti ed i tuoi romanzi. Bravo Fabrizio

  6. Un bel riscatto per Ivano! la storia semplice, piena di ottimismo, è scritta in modo piacevole e leggero. Bravo. Mi è rimasto un dubbio circa l’eta del protagonista che non può avere trentacinque anni…oppure ho capito male?

  7. Grazie tante Michela. Ora aspettiamo anche i tuoi racconti.

  8. Grazie Monica. Perché non ti torna che il protagonista possa avere 35 anni?

  9. Non so, forse dalla descrizione mi ero fatta l’idea di una persona più avanti con l’età, magari intorno ai 55 anni, ma l’autore sei tu e quindi hai certamente le tue ragioni. Questa è solo una mia valutazione e non inficia la bontà del tuo lavoro!

  10. Mi piace la tua scrittura fatta di frasi brevi e incalzanti. La nostalgia struggente delle tue storie, in prima persona, dietro un’apparente semplicità, tocca le corde più intime dell’animo umano. La perdita del lavoro corrisponde, forse, a un desiderio più profondo di libertà e la visione sensuale della donna alla ricerca della felicità. Il protagonista poi si prende un bel riscatto finale… il che non guasta. Bravo Fabrizio!

  11. Ops.. È in terza persona ma il punto di vista è interno

  12. Grazie Elisabetta!

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