Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Il testimone” di Fabrizio Malfatti

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Guardò l’uomo rannicchiato ai suoi piedi, fissandone il volto ridotto a una maschera rossa.

Udì il suo respiro uscire sibilando attraverso i denti spaccati, unito a gemiti di dolore.

Sorrise, mentre si sfilava dalla mano il tirapugni di ottone coperto di sangue.

Si chinò sulla figura stesa che, sentendolo vicino, si raggomitolò ancora di più su se stessa, mentre parole sconnesse gli uscivano dalle labbra tumefatte.

– E’ inutile che cerchi aiuto, nessuno ti può dare una mano, amico mio!

Un mugolio indistinto si levò dall’uomo steso a terra.

Vassili Kolnikov chinò la testa rasata vicino alla sua bocca.

– Cosa dici?

Il mugolio si ripeté e questa volta la parola spiccò nitida nella sua agghiacciante semplicità.

– Perché?

La risata risuonò nel silenzio del vicolo.

– Mi chiedi perché? Non mi riconosci? Su guardami…

Afferrò la faccia della sua vittima e la girò in modo che quest’ultima potesse guardarlo in viso.

Lo sguardo velato dal sangue e dal dolore mise lentamente a fuoco un viso duro: vide una bocca sottile contorta…e due gelidi occhi azzurri che lo fissavano indifferenti.

nel quale due gelidi occhi azzurri lo fissavano indifferenti e una bocca sottile era contorta in un sorriso orribile.

– Mi hai riconosciuto? No? Ti aiuto io….ricordi qualche giorno fa…in un locale…è vero, avevo bevuto un po’…ma la colpa era di quella tipa! Maledetta puttana, le piacevo, ero sicuro di piacerle ma lei no, faceva la stronza…e poi si è messa a urlare e sei arrivato tu! Bastardo!

Strinse le guance dell’uomo steso a terra che gemette di dolore.

– Non potevi farti gli affari tuoi no? Dovevi fare il gentiluomo, farti bello con lei…”Se non se ne va chiamo la polizia…”

Si alzò in piedi sempre fissando il corpo steso ai suoi piedi e gli sferrò un calcio con gli scarponcini dalla punta di ferro.

– Chiamala adesso la polizia, bastardo!

In un parossismo di rabbia continuò a colpire con violenza sempre maggiore quel povero corpo steso a terra.

Si fermò ansimante, con il sudore che gli colava dalla fronte e un filo di saliva all’angolo della bocca.

Mise una mano in tasca e ne estrasse un coltello.

Si chinò nuovamente.

– Adesso ti ammazzo e poi vado a cercare quella tizia e me la faccio, così sarai morto per niente. Addio!

Quando gli infilò la lama nello stomaco ci fu solo un piccolo sussulto, un rantolo più forte e poi…più niente.

Vassili pulì il coltello sul suo corpo e rimase a osservarlo per un attimo, poi si voltò per andarsene.

E si bloccò.

Una figura era ferma, immobile proprio tra lui e l’imboccatura del vicolo.

Aveva visto tutto?

Per un attimo un brivido di paura gli corse lungo la schiena poi l’istinto di sopravvivenza, affinato in decine di risse da strada, lo fece muovere verso quell’ombra indistinta, il coltello sempre stretto nella mano.

Quando fu a non più di qualche metro si accorse che si trattava di un uomo non giovanissimo, avvolto in un lungo cappotto scuro, un cappello a tesa larga in testa e un bastone sottile in mano.

Ma perché non parlava, non gridava, non si muoveva, non scappava, non gli si avvicinava, insomma, perché non faceva qualcosa, qualunque cosa?

Strinse ancora più strettamente il coltello e fece qualche altro passo nella sua direzione.

– Cosa succede qui? Qualcuno ha bisogno di una mano?

Vassili si bloccò come se gli avessero sparato.

Cosa diavolo…

L’uomo era ancora lì, lo sguardo fisso davanti a sé, senza il minimo segno di averlo visto, come se non esistesse.

Poi capì: per quell’uomo lui veramente non esisteva…Il bastone…lo sguardo perso nel vuoto…..

Era cieco.

Si trattenne a stento dal ridere

Alzò la mano e la passò davanti al viso dell’uomo che aveva davanti.

L’altro, in tutta risposta, si limitò ad aggrottare le sopracciglia, come se la corrente d’aria della mano che gli si agitava davanti gli avesse dato fastidio.

  • C’è qualcuno?

  • Niente, niente – fece Vassili guardando quegli occhi spenti fissi su di lui – mi ero solo fermato un attimo…sa…un bisogno urgente…

  • Capisco…mi scusi ma avevo sentito un rumore e mi ero preoccupato…

Vassili si guardò intorno. Doveva andarsene alla svelta: come era arrivato quel tizio poteva venire qualcun altro.

Si accorse di stringere ancora il coltello e per un attimo considerò l’opportunità di ammazzare quell’uomo.

Poi si strinse nelle spalle: non era certo uno stinco di santo ma un cieco…

Infilatasi l’arma in tasca si rivolse all’uomo, ancora fermo dove l’aveva visto la prima volta

  • Non è successo niente, davvero…ma adesso mi scusi, dovrei andare…sa..

  • Be’, anch’io devo andare. Buona sera.

  • Buona sera.

Lo vide allontanarsi lentamente verso l’uscita del vicolo, picchiettando per terra con quel suo bastone, senza sapere che si era fermato a un passo dalla morte.

Gettò appena un’occhiata al corpo steso a terra poco lontano poi seguì l’uomo.

ooooooooooooooooooo

Seduto su un divano logoro in un appartamento che aveva visto giorni migliori, Vassili stava sfogliando il giornale. Erano passati quattro giorni da quando aveva “punito” quel tizio e la notizia era sparita dalle prime pagine, e poi anche dalle seconde e dalle terze. Scosse la testa: era sempre così, all’inizio indignazione e rabbia poi, con il passare del tempo, tutto svaniva.

Altre morti, un crollo in borsa, una guerra scoppiata chissà dove o un personaggio importante che si sposava ed ecco che l’attenzione si spostava.

Meglio così, pensò, anche se fra un po’ avrebbe fatto riempire nuovamente le pagine dei quotidiani. A quel tale che aveva ammazzato non aveva parlato tanto per dire qualcosa, per farlo stare ancora più male, no, lui, quella donna, l’avrebbe cercata e trovata e avrebbe fatto quello che aveva detto.

Ripensò al cieco e il ricordo lo fece sorridere. Strano però che nei giornali non avessero detto niente di lui. Si strinse nelle spalle: forse non sapeva neanche che in quel vicolo era stato ammazzato qualcuno!

La porta esplose improvvisamente verso l’interno, proiettando schegge di legno nel piccolo locale mentre figure vestite di nero facevano irruzione nella stanza.

Prima che potesse dire una sola parola Vassili si trovò sdraiato per terra, una pistola puntata alla testa e le mani legate dietro la schiena, mentre una voce dura lo informava che era in arresto per l’omicidio di un certo…

ooooooooooooooooooo

– Io non ho ammazzato nessuno! Lo volete capire sì o no?

Il maresciallo dei Carabinieri guardò il Capitano che a sua volta guardò il Pubblico Ministero che, sospirando si rivolse all’uomo seduto davanti a lui.

– Così, signor…Kolnikov…è così che si chiama, vero?

Un cenno d’assenso.

– Allora, lei afferma che la sera del 28 Ottobre scorso, intorno alle 23,30, in vicolo Certini, non ha aggredito, picchiato a sangue e accoltellato il signor Cesare Battelli?

– Non so neanche chi sia questo tipo!

– Quindi non ricorda una discussione avvenuta con lui circa una settimana fa…in un locale…

– Sì, ora che me lo dice mi ricordo… ma la cosa è finita lì! Ero un po’ alticcio…e si sa come vanno certe cose!

– No, non lo so! Me lo dica lei!

– Come ha detto abbiamo discusso… ma non sapevo neanche chi fosse quell’uomo! Sono uscito e non l’ho più visto, lo giuro!

I tre uomini si guardarono un attimo poi il magistrato fece un cenno all’Ufficiale dei Carabinieri che uscì dalla stanza.

– Vede, signor Kolnikov, – riprese il P.M. – lei è stato sfortunato, se così si può dire, perché abbiamo un testimone.

L’altro lo guardò a bocca aperta.

  • Un…un testimone…ma è…è…impossibile.

  • Purtroppo per lei no, non è impossibile: è stato riconosciuto tra numerose fotografie. Come crede che l’abbiamo trovata?

L’uomo scosse la testa più volte, lo sguardo perplesso poi fissò negli occhi il magistrato, ghignando.

– Mettetemi a confronto con lui allora, e vi accorgerete che vi siete sbagliati, e di grosso!

La porta si aprì improvvisamente e due persone entrarono nella stanza.

Uno era il Capitano dei Carabinieri l’altro era una uomo non più giovane, avvolto in un lungo cappotto scuro, un cappello a tesa larga in testa e un bastone sottile in mano.

Kolnikov lo fissò a bocca aperta, poi scoppiò in una risata.

– E quello sarebbe il vostro testimone?

Il P.M. si rivolse allo sconosciuto che era rimasto immobile, lo sguardo fisso sull’uomo dalla testa rasata e gli occhi gelidi che stava ancora ridacchiando.

  • È lui l’uomo che ha visto quella sera? –

L’altro annuì.

– E’ lui, senz’altro. Quando l’ho visto, in mezzo al vicolo, aveva ancora un coltello sporco di sangue in mano e si stava allontanando da un corpo steso a terra. Si è fermato proprio davanti a me: non ho dubbi, è lui!

L’accusato cercò di alzarsi, il volto contratto in una smorfia di rabbia, ma fu rimesso a sedere dal Maresciallo.

– Tu…tu non puoi avermi visto!- urlò – Sei cieco! Sei cieco!

Un brillio divertito animò gli occhi del testimone

– Cieco? Io? E’ vero, ho bisogno degli occhiali per leggere, ma per il resto la mia vista è praticamente perfetta!

Il Capitano aprì la porta e fece entrare due Militari.

– Portatelo via – ordinò

Kolnikov fu prelevato quasi di peso e fatto uscire mentre ancora urlava la sua innocenza.

Il Magistrato si rivolse all’uomo che aveva appena garantito trent’anni di galera al russo.

– Ha avuto un bel sangue freddo, quella sera, sig. Butroni, a fingersi cieco!

L’uomo sorrise.

– Non è stato poi così difficile dottore! Vede, io di mestiere sono ingegnere ma la recitazione è sempre stata il mio pallino e quella sera venivo appunto via dalle prove di una commedia. Niente di importante, roba da dilettanti, ma il caso ha voluto che io, in quello spettacolo, reciti la parte di un cieco. Ho solo continuato a interpretare la mia parte, niente di più.

Salutò tutti con un cenno del capo e uscì dalla stanza.

I tre uomini rimasti si guardarono in faccia senza parlare per qualche minuto poi, la voce meravigliata di uno di loro ruppe il silenzio:

– Ha solo continuato a interpretare la sua parte! Niente di più!

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.