Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVIII edizione 2019

Premio Racconti nella Rete 2019 “Contro cantico delle creature” di Anna Rosa Perrone

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2019

Don Giacomo, seduto nel suo ufficio privato, guardava con una certa soddisfazione lo schedario posto affianco della sua scrivania. Quella stanza priva di finestre era il “suo posto sicuro”, l’utero nel quale il seme della sua sapiente condotta avrebbe fatto grande la sua chiesa: sì la sua divisa, molto più di altre era pronta a garantire l’ordine e lo “sguardo basso”.

Da buon pastore studiava con accanimento i suoi parrocchiani e soprattutto quelli che la chiesa la guardavano da lontano, perché le proprie pecore bisognava conoscerle fin dentro le pieghe della loro ultima vertebra.

Per penetrare ogni loro segreto, bastava avere pazienza: chi prima o poi nell’arco della vita non avrebbe sentito il bisogno di liberare in qualche modo la coscienza, chi prima o poi di avere comunque una facile assoluzione?

A Don Giacomo la pazienza non mancava.

Lui rispetto al suo predecessore aveva una marcia superiore: non tralasciava nulla che anche le informazioni, i dettagli più banali possono alla fine avere un significato recondito e quindi utile. I suoi occhi avevano una buona memoria ma per non sbagliare anche annotare in modo certosino ogni cosa era importante.

Dedicava ad ogni nucleo familiare una scheda che lui chiamava “notula” perché anche i termini danno dignità alla funzione, in quella maggiore” erano elencate le famiglie, il numero dei componenti, discendenza, parentela diretta ed affine, patrimonio, legami sentimentali, “corna”, vizietti reconditi e quant’altro perché lui poteva ben dire che la carne delle sue pecore era debole e la sua “Chiesa” così forte.

Nel suo schedario avevano posto anche “le notule minori” in cui ogni abitante dell’isola veniva registrato dal primo vagito alla morte.

Quando qualche anima tentava di sottrarsi al suo sguardo aveva sempre modo lui di snidarla, la benedizione delle case non serviva forse a questo?

Approfittava di quella ricorrenza per vedere direttamente dove e come vivevano “le notule maggiori” che lui lo sguardo lo aveva lungo e riusciva a vedere oltre le apparenze sin dentro l’angolo più oscuro.

Ed era bello porgere la mano e vedere gli uomini inginocchiarsi, non “in privato “, nella sacrestia, ma di fronte alle loro donne, ai figli …

In quei momenti sentiva la sua potenza ed il paese ai suoi piedi.

E se non bastava vi erano i battesimi, i matrimoni, la preparazione prematrimoniale, che a più di qualcuno aveva fatto il terzo grado e i funerali che anche i “rossi” in quei momenti diventano credenti.

Don Giacomo di quella comunità aveva capito una cosa fondamentale, bisognava dar subito un segno, far capire che lui era il più forte.

Era necessario che quel segno fosse così tangibile che anche i politici locali, quelli in provincia e a Roma, capissero che era lui “l’affidabile”, il punto di riferimento, colui che davanti alla croce poteva rendere il gran servigio.

Per far questo bastava poco non c’era radio né televisione, ma il suo pulpito ed a lui non mancava di certo l’ars oratoria né la preparazione scolastica perché il seminario, è il seminario.

Quel gregge, se ben ne aveva capito lo spirito, avrebbe certamente e presto trovato un alibi alla propria debolezza, alla inclinazione all’assistenza non solo morale e la scusa fu presto fatta, Don Giacomo per tutti era il più intelligente.

Tutto sull’altare era nell’ordine stabilito.

Don Giacomo si preparava alla celebrazione del rito funebre nel pomeriggio e non si trattava di un morto qualunque.

Gioacchino Mossa, pace all’anima sua, munito dei conforti religiosi, all’età di ottanta anni, aveva detto ciao al mondo, seppur non proprio volentieri.

Anche quando se ne sono fatte a” piedi e a cavallo”, come Gioacchino Mossa i conforti non si negavano a nessuno, figuriamoci all’ex sindaco del paese.

La scenografia, era importante per Don Giacomo che aveva fatto abbassare le luci nella chiesa in modo da rendere ancora più luminoso l’altare e la sua figura, ornata con la tonaca confezionata, da mani esperte e molti fili d’oro a Sassari.

Aveva lavorato e studiato tutto il giorno alla orazione per il morto, non tanto per il “povero Gioacchino” ma per coloro che in quella occasione sarebbero stati di fronte a lui: tutta l’ossatura sociale del paese.

Quei momenti erano da mettere a frutto proprio come i talenti della parabola.

Erano occasioni nelle quali era facile far capire quanto debole è la carne e la vita un attimo.

Era semplice, dare il giusto messaggio: per salvare l’anima e raggiungere il regno dei cieli bisogna avere un buon avvocato e tanto più se si hanno i peccati non da poco di Gioacchino Mossa.

Se anche qualcuno avesse messo in dubbio il traghettamento diretto al paradiso, di quel “povero cristo” era pur sempre importante salvare la faccia fra i vivi perché fa sempre piacere chiudere gli occhi sapendo che almeno il prete dal pulpito ti confeziona un bel vestito da uomo integerrimo e padre esemplare e parla delle tue buone opere e della carità verso i poveri anche se le tue mani sono state aride verso il prossimo.

Don Giacomo pensava che Dio doveva essere grato al suo pastore che con strategia riusciva ad assicurare tanti sudditi perché “quae  careat sacris non queat dare praesides terra finibus” (una terra senza riti non avrà difensori ai suoi confini)

Pronunciava fra sé e sé alcune frasi in latino che davano ancora più solennità al suo pensiero e lo facevano sentire ancor più un giusto che aveva proprio ragione chi affermava che lo scopo va raggiunto con ogni mezzo.

Aveva pregato molto quella notte, fra una preghiera e l’altra aveva declamato di fronte allo specchio, frasi in  latino ora rivolte direttamente a Dio: Non diu remorantus  es : iam venis( No tu non hai tardato molto : sei qui ), Adloquar pater esauritionum, non harum modo, sed quot aut aliis erunt in annis,:(ti parlerò padre di tutti gli affamati che conosci e di quelli che sono e saranno negli anni a venire), ora ripetendo  l’orazione  funebre ed i passi del vangelo scelti per la celebrazione della messa .

La sua voce risuonava nella sua stanza, in quelle ore notturne assumendo toni ora alti e acuti ora gravi, piegava le corde vocali pensando all’effetto di quei suoni  nelle orecchie dei fedeli … voleva che la sua voce venisse percepita  quasi fosse  la voce di Dio.

Anche il suo aspetto, non era lasciato al caso  e  contribuiva ad affermare la sua autorità sia dentro che  fuori  i gradini della chiesa.

Lui non era come Don Michele,  il prete che lo aveva preceduto,  incline alla giocondità ed alla pancia, mangiava pochissimo e preferibilmente  solo brodo, ed era riuscito a far pensare a tutti i parrocchiani che nessun vizio era in grado di farle perdere lucidità e controllo.

Solo di una cosa si erano accorti i fedeli: Don Giacomo amava ragionare con gli uomini , e le donne proprio le davano fastidio  e mal le sopportava pure in confessionale….

Era rivolto all’altare ed era assorto ad immaginare la dinamica del funerale,  l’ingresso solenne della bara , i parenti vestiti di nero, la vedova, il mare di fiori e di corone, la  chiesa gremita di gente  quando un rumore  di passi venne ad interrompere la sequenza  di quelle  immagini …

Buscamari, il cappello di lana arrotolato fra le  mani, gli stivali  ancora umidi dalla pesca, era lì  di fronte a lui.

Don Giacomo guardava frastornato la moltitudine di notule, raccolte dentro il grande schedario.

Si era chiuso dentro la sua stanza privata, nel tentativo di trovare pace, di farsi abbandonare da quella sensazione odiosa che lo angustiava  ormai da due  giorni, ma  neanche  li  si sentiva   al sicuro, una spanna  sopra ogni cosa.

I passi di Buscamari continuavano ad echeggiare come una campana assordante  dentro la sua testa.

Aveva acceso freneticamente e senza risparmio incensi e candele, tanto da rischiare di rimanerne stordito, ma il fumo resinoso e profumato non  riusciva  a far scordare alle sue narici  la ventata di sale che era entrata  nella sua chiesa.

Oddio! le cose attorno a lui ora avevano contorni  sempre meno definiti… ed

Il suo stomaco sembrava ormai fluttuare dentro una onda lunga, inarrestabile e oddio quell’odore, quell’odore …

Quando riprese i sensi, sapeva di sapere con certezza solo una cosa: si chiamava Giacomo e un’altra cosa ancora…nel suo schedario mancava una notula, quella corrispondente a quel nome.

 

10 commenti »

  1. Bentornata Anna Rosa! Una storia nuova, immersa in un’atmosfera particolare… e un protagonista che suscita le più svariate emozioni in chi legge.
    Ciack si gira, la scena deve essere perfetta, un copione, uno schedario, una meticolosità… in nome di cosa? In nome di chi? Siamo sicuri che Lui voglia questo? Lo vedo sai, lo descrivi bene, vedo gli occhi che tradiscono agitazione, la continua ricerca del soddisfare le proprie puntigliose aspettative, nate da una sua interpretazione del ruolo che ha da ricoprire in terra. Il pescatore me lo vedo apparire un po’ come un angelo “punitore”, del resto, chi ha dato il diritto a quest’uomo di chiesa di censirci in base ai nostri peccati e alle nostre imperfezioni? Complimenti per l’originalità e per il modo con cui rendi possibile vedere ciò che descrivi! Mi è piaciuto molto.

  2. Felice di leggerti ancora Anna Rosa,
    molto bello e originale il tuo racconto, lo dividerei in due parti : Una prima, molto ben scritta, dove dipingi personaggio in maniera esemplare facendone emergere le attitudini più da amministratore di anime che di buon pastore. E’, come evidenzia Silvia, la scena di un copione recitato con puntigliosa meticolosità. Il finale, invece è onirico: Tutto si eleva, si confonde, in una lenta e opprimente consapevolezza di sé che stravolge ogni piano.
    Azzeccato anche il titolo che ripropone in negativo un “Laudato sii “ così diverso dalla ineffabile leggerezza del Cantico.
    Complimenti sinceri.

  3. Bentornata Anna Rosa. Un racconto che finisce nel non detto, in un seguito e in un malessere da immaginare. Un grande personaggio, scolpito con precisione e potenza. Sarà il Don che inevitabilmente lo precede, saranno le mie origini e letture, ma me lo sono immaginato più in Sicilia che in Sardegna, una figura fra Sciascia e Camilleri che si eleva da solo pensando di potersi collocare al di sopra di tutto e tutti e inevitabilmente cade, “non conoscendo affatto… la statura di Dio” (cit.).

  4. Grazie a Silvia, Gianluca e Marco per i commenti davvero lusinghieri e un grazie particolare per quei “bentornata” “felice di leggerti” che trasmettono una vicinanza affettuosa fra coloro che amano ” l’inchiostro” per trasmettere storie.

  5. Eccomi Anna Rosa, mi piace il tuo contro cantico. Hai reso perfettamente il personaggio che mi sembra proprio di vederlo. Per la verità, qualcuno così l’ho proprio conosciuto e ritrovarlo nel tuo racconto, così ben descritto, mi ha riportato indietro nel tempo suscitandomi le medesime reazioni emotive. Complimenti.

  6. Grazie Pasqualina del bel commento, detto fra noi Don Giacomo (ovviamente non si chiamava così) non è personaggio di pura fantasia.

  7. L’ho visto, l’ho sentito, l’ho seguito. Complimenti un racconto pieno di atmosfera e che esalta le tut doti di narratrice. Mi è veramente piaciuto .

  8. Grazie Monica di aver letto e commentato il mio racconto.

  9. Davvero un bel racconto, Anna Rosa! Ero curiosa di leggere cosa avresti proposto quest’anno e sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il personaggio potremmo averlo incontrato tutti, ma tu sei riuscita a raccontarlo col tuo stile unico. Brava!

  10. Complimenti per questo racconto di cui ho amato maggiormente l’atmosfera e il protagonista. Sono entrambi pennellati in maniera eccezionale e condivido con chi ha commentato prima di me la sensazione di essere “gettato” dalla lettura in un’ambientazione siciliana di “verghiana” memoria, ad ogni modo in una dimensione di provincia, tanto calda e intima, quanto pericolosa, proprio a causa delle perfide trame di potere intessute dal tuo Don Giacomo. Brava!

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