Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVII edizione 2018

Premio Racconti nella Rete 2018 “L’acquario” di Gloria Patane

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

C’erano queste due buste di carta piene di vestiti vecchi, stavano lì da quasi un mese, nella stanzetta. Avevamo fatto il cambio di stagione, ma poi aveva ricominciato a piovere, e avevamo lasciato le cose a metà, nell’armadio vestiti colorati e leggeri accanto a giacche di lana.

Tutte le cose da mettere via le lasciamo nella stanzetta. Lì c’è spazio, non c’è un letto e da quando abbiamo venduto il vecchio divano-letto non ci siamo ancora decisi a comprarne uno nuovo. Mio marito dice che è meglio comprare un lettino, di quelli che si aprono e diventano letto matrimoniale. Per gli ospiti, dice. Ma io non lo voglio un lettino in quella stanzetta. E quindi per ora rimane vuota.

Sapevamo che c’era uno di questi raccoglitori di vestiti usati all’interno di un parcheggio coperto. Lo aveva visto mio marito passando di là. Quindi quella domenica pomeriggio abbiamo preso le buste dalla stanzetta e ci siamo avviati a piedi, non era lontano da casa.

Nonostante fosse maggio inoltrato, faceva ancora molto freddo e piovigginava, ed io ero vestita troppo leggera, me ne resi conto appena messo piede fuori di casa. Ma non tornai indietro per cambiarmi, pazienza, pensai.

Il cassone per il deposito dei vestiti era all’interno di questo parcheggio coperto, così come aveva detto mio marito, e con un po’ di sforzo riuscimmo a catapultare dentro le due buste pesanti. Quando finimmo, poco prima di uscire, scorsi più in fondo davanti a noi, un acquario.

“Che ci fa un acquario in un parcheggio?” chiesi, e senza aspettare risposta mi avvicinai.

Era un acquario rettangolare, molto grande, ma al suo interno non c’erano i soliti pesci che ci si aspetta di trovare all’interno di un normale acquario. Di solito ci sono pesci piccolini, tropicali, colorati, con code setose e dai movimenti melliflui.

Dentro questo acquario c’erano invece pesci grandi, grigi, neri, che più che nuotare si limitavano a galleggiare e a guardarci con espressione vacua.

Rimasi a lungo ad osservarli, fino a quando non ne individuai uno nascosto nell’incavo di una roccia. Mi fissava anche lui, muovendo appena le pinne laterali.

Per un po’ dimenticai dove eravamo, il grigio umido e scrostato del parcheggio non c’era più. Vedevo solo quel pesce, e lui vedeva solo me.

“Andiamo”. La voce di mio marito mi riscosse. Distolsi lo sguardo e gli feci un cenno con la testa.

Dopo visitammo una mostra di fotografia, e quando uscimmo dal museo era spuntato il sole, non pioveva più. Ripensai a quei pesci, grossi e brutti, nell’acquario dentro il parcheggio. E alla nostra stanzetta vuota, in penombra.

15 commenti »

  1. Cara Gloria, brava! Un racconto breve, il tuo, che lascia al lettore la possibilità di interpretarlo d’istinto. I pesci grossi e brutti mi hanno fatto pensare ai vestiti vecchi. L’acquario nel parcheggio è un po’ come il cassone per il deposito degli abiti. Il pesce nascosto che guarda la protagonista sembra invece una promessa per quella stanzetta vuota che deve essere riempita…

  2. E’ un racconto surreale che ricorda molto uno di quei sogni strani che spesso facciamo, ai limiti dell’assurdo. Il clou è il brutto pesce che ti guarda con espressione vacua! Sognando mi sono successe cose anche più strane …

  3. Cara Ester, grazie per il commento e per aver apprezzato il racconto, soprattutto per la conferma che mi dai che possa essere interpretato dal lettore al di là delle immagini che ho voluto rappresentare. Un abbraccio.

  4. Grazie Akhenaton per il tuo commento! È vero, l’atmosfera è volutamente surreale e quasi onirica, ed effettivamente il brutto pesce che guarda la protagonista è una chiave importante del racconto.

  5. Mi ha veramente colpito questo tuo racconto onirico. Davvero penso che ogni lettore possa avere una sua interpretazione. Ti dico cosa mi ha colpito maggiormente. La stanzetta vuota. Ho immaginato una stanza originariamente destinata ad un figlio mai nato, o ad un figlio deceduto magari in mare, e il pesce che osserva dall’acquario e’ un mostro che se l’e’ portato via…
    Complimenti!

  6. Cara LauraBi, grazie per il tuo commento e per aver letto ed interpretato così attentamente il mio racconto ????

  7. Scusami per i punti interrogativi! In realtà avevo inserito una faccina sorridente e non so come mai lo ha cambiato…

  8. Surreale, onirico, simbolico. Ogni scena e immagine sembra rimandare ad un significato altro. Ho creduto anche io che la stanzetta fosse appartenuta ad un bambino e ho subito immaginato la piega drammatica che avrebbe preso la storia. Ma poi c’è la sorpresa dell’acquario e si viene presi quasi dall’angoscia. Sì, hai saputo descrivere così bene i pesci che ci sono all’interno, da farmeli vedere. E non erano bellissimi, avevano un che di inquietante. Dunque complimenti per essere riuscita ad impressionarmi in poche battute.

  9. Grazie mille Carola per il tuo commento. Sono contenta che il mio racconto riesca a suscitare riflessioni ed emozioni. Un caro saluto.

  10. Un pesce nascosto dentro un acquario, all’interno di un parcheggio dimostrano che la narrazione non conosce limiti e confini. Interessante.Brava Gloria.

  11. Grazie mille Gaspare! Sono d’accordo, la narrazione ci permette di superare qualsiasi confine.

  12. Un racconto che trasmette tristezza con una delicatezza infinita. Una stanza vuota e in penombra, vecchi vestiti da buttare via, pesci grossi e statici che danno il senso di quanto l’esistenza possa essere pesante, a volte. E buia. Talmente buia che neanche un sole che spunta all’improvviso riesce a illuminarla. Complimenti, Gloria. Bravissima.

  13. Oggi ho imparato che una metafora ha davvero la potenza che le viene attribuita e i commenti di chi mi ha preceduta lo dimostrano. Mi piacerebbe sapere se hai costruito il racconto in modo da farci immaginare tutto senza dir niente oppure se lo scrittore che è in te ha agito su di te e basta. Forse le due cose. Però è davvero intrigante, senza sbavature né spiegazioni superflue. Brava

  14. Grazie mille Giulia per il commento e per aver apprezzato il racconto, di cui hai fatto una lettura attenta ed una interpretazione profonda.

  15. Grazie Germana per aver letto e commentato il mio racconto. Non so se risponderò alla tua domanda, però l’ho scritto sperando che le immagini potessero trasmettere al lettore delle sensazioni, al di là delle parole.

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