Racconti nella Rete®

Premio letterario Racconti nella Rete – XVII edizione 2018

Premio Racconti nella Rete 2018 “Bulli e pupi” di Marcella Cassisi

Categoria: Premio Racconti nella Rete 2018

– Per quel che ne so io, i bulli hanno sempre fatto coppia con le pupe. Pensassero un po’ più alla…

Non c’era bisogno di concludere né fare gesti. Un sorriso suino rischiò di comparire sui grugni degli uomini nella stanza, ma non c’era niente da ridere, non era il momento e nessuno si azzardò.

Erano scivolati, man mano che arrivavano, verso l’angolo più buio, pur di evitare di occupare le sedie disposte tutte intorno, lungo le pareti, come si fa sempre in queste occasioni.

Il tono delle voci si abbassò ulteriormente, sapevano che il loro timbro, per quanto si sforzassero, sarebbe rimbombato come un gong.

– Quello non è bullismo, è teppismo.

– Una volta c’era il nonnismo.

– Che è tornato peggio di prima.

– Ma il bullo e lo zimbello ci son sempre stati.

– Però noi non abbiamo mai passato certi limiti.

Toccava di nuovo a Guido, come se i sette amici si stessero passando una patata bollente: una frase a me e ora tocca a te.

Il frigorifero al centro del salotto si era zittito, le sedie cigolavano sotto la tossettina di qualcuno e solo il vecchio parquet a quadrotti rispondeva scricchiolando.

Guido aveva esordito poco prima, quando l’ultimo arrivato l’aveva salutato con una pacca sulla spalla e lui, sottovoce, così a bruciapelo: – Voi sapevate del bullismo alla Dante?

Ora stava ancora a lui e non sapeva nemmeno perché avesse cominciato quel discorso.

– Ero sicuro che a mio figlio non sarebbe mai successo.

– Non pensavo.

– Non ci siamo accorti, nemmeno gli insegnanti, i catechisti, gli allenatori.

Tre turni tutti suoi.

Un bisbiglio di nonnine Ave Maria piena di grazia e una bimba con la sua pipì finì trascinata dalla mamma oltre la porta a vetro smerigliato.

– Non si è accorto proprio nessuno – insistette Guido e il giro ricominciò.

– Quelli sono furbi.

– Ma quali furbi, sono dei coglionazzi.

– Figli di puttana.

– Se ne sentono di quelle. È che… a volte è troppo tardi.

Sette nasi, contemporaneamente, puntarono verso la bara al centro del salotto.

 

Dario conservava il sorriso, credeva di poter fare da solo, e ce l’avrebbe fatta. In fondo erano sempre quei tre o quattro cretini che non avrebbe mai più rivisto. Mancava poco alla fine della terza media e aveva pazientato, espirato, accettato, forse persino capito; aveva ignorato con superiorità, era riuscito a resistere quei tre interminabili anni ma alla fine era crollato insieme ai suoi voti. A tutto c’è un limite, cavoli.

 

– Nulla di irrimediabile, a Dario no, per fortuna – di nuovo Guido – per fortuna ci ha raccontato tutto. In classe, in palestra, al parco: pareva avessero il dono dell’ubiquità.

 

Che poi, l’ubiquità, ma non è per chi è in odore di santità? Ma Dario sentiva solo un fetore sulfureo; e urlò ai genitori che da mesi su Facebook venivano pubblicate foto sue, scattate di nascosto.

Era stata creata una pagina unta di insulti e commenti osceni, molto peggio di quelli sputati in faccia. In troppi avevano trovato la forza, non per difenderlo, ma per unirsi al raglio del Paese degli Sciocchi: zero regole, niente punizioni, solo visualizzazioni. Non più i soliti tre o quattro ma molti, moltissimi, sempre di più, e di più.

In Google bastava digitare il suo nome e www! Era davvero una “ragnatela di grandezza mondiale” e, più si dibatteva senza poter dibattere, più ne rimaneva avvolto, in attesa di finire divorato.

Lo aveva intuito nelle frasi mozzate da risatine idiote e a casa bastò poco: accese il cellulare, pin, password, ecco la pagina e fu come un colpo alla nuca, poi lo stordimento, il dolore, il cranio che si apre e il cervello schizza fuori impazzito, e questa volta sì, questa volta il collo si spezza, lo sguardo crolla, gira il mondo gira, non c’è appiglio, non c’è un fondo, la schiena curva, i palmi alle ginocchia, il respiro fischia, il petto alle gambe, in una bolla fetale, in un inchino a uncino, le braccia strette, è tutto a posto, è tutto finito, è finita.

 

– Andiamo via. Non sopporto questa puzza – disse Guido e si avviò per le condoglianze all’ex compagno di scuola. Gli altri seguirono e uno a uno abbracciarono Fabio che viveva ancora con la mamma, loro due soli, da più di vent’anni.

– Caffè? – propose Andrea.

– Sì dai – inspirò Guido, mentre tutti gli altri gentilmente declinarono da una parte, e s’inclinarono dall’altra, ognuno verso le proprie occupazioni.

La Torrefazione stava solo a pochi sanpietrini ma furono sufficienti per riprendere il discorso.

– Gli ho sempre detto di farsi furbo. Dalle elementari. Ma non la capisce. Lui la furbizia proprio. Io me li facevo amici, i prepotenti, così mi lasciavano in pace. Vivi e lascia vivere e fatti i cazzi tuoi!

 

E ci si metteva pure sua moglie a dirgli che ragionava come i vecchi, quelli che dicono che io, alla tua età, saltavo i fossi per lungo.

Non che Guido si aspettasse che lei partorisse un suo clone ma faceva fatica a capire quel suo figlio giallo evidenziatore, che a volte, in questa vita, bisogna sapersi mimetizzare.

Che poi Dario aveva cercato di farsi accettare, anche rischiando di ammazzarsi con un balzo di quindici gradini, solo per dimostrare che anche lui era un coglione.

Suo figlio aveva lottato sin dai primi battiti, nella pancia di mamma, e se ne era uscito prima e già imparato, che poi, se non avesse mangiato e dormito tanto, e sempre nel suo lettino, con tutte quelle visite e controlli, sarebbe finito nell’organico, che già c’era lei, in quegli anni, le andate e i ritorni dal San Gerardo, reparto di oncologia ginecologica.

Ora che Dario era sano e Vanessa salva, questa storia non ci voleva. A tutto c’è un limite, cazzo.

 

– Urlava che la colpa è nostra. Che l’abbiamo cresciuto come un diverso, e che adesso tutti i blabla sull’educazione, e il dialogo, e la gentilezza, e il cervello al posto del coltello, ora gli servono solo per andare al bagno.

– E tu?

– Stavo per dargli una sberla.

Andrea sorrise.

– Non so come ho fatto a trattenermi.

L’amico sorrise di nuovo: era tondo e dorato come una pagnotta, meno profumato magari, ma uno sgagnone glielo si dava volentieri.

– Ho contato fino a tre, mi sono appoggiato alla sua spalla e sono rimasto così, con le dita incollate alla sua maglietta, e lui mi guardava.

 

A Guido era rimasta l’assurda sensazione al contatto con l’omero ossuto di suo figlio. Sotto il suo tocco, aveva visto chiaramente, lo poteva giurare, i muscoli della schiena e del petto farsi grossi, e suo figlio diventare alto e forte e di quella bellezza d’animo che conquista. Lo vide uomo risolto, chissà se padre, forse marito. Udì Dario suonare una ninnananna rock, cullando il suo Squier cinque corde, con quelle dita lunghe e maghe del computer, senza dubbio sarebbe stato quello il suo lavoro.

E il ragazzo intanto lo sfidava con uno sguardo capace di una saggezza antica.

 

– Non ha versato una lacrima. Mai. – Realizzò in quel momento.

– Un caffè lungo.

– Per me normale, grazie – preferì Guido.

– Qual è il problema? – domandò Andrea alla ricerca del blu Dietor.

– La denuncia.

– Perché?

– Sai com’è Vanessa.

– In che senso?

– Ma sì, lo sai. Lei e il suo Non fare agli altri o Fai agli altri quel cazzo che è. Dice che lei imparerebbe più da un perdono che da una punizione.

– Avete ritirato la denuncia.

– Sì, dice che ci si ammala quando si covano certi sentimenti. Che bisogna andare oltre.

– Però è vero.

– Sì sì lo so. Ma lui…

– Si è incazzato.

– E certo!

– Ma è normale.

– Ha ragione però, dice che non si sono pentiti. E lui perdona se uno chiede scusa. Anch’io la penso così.

Andrea stropicciava la sua bustina, troppo partecipe per tuffarla nella tazzina.

– La polizia postale ci ha sorpresi. A parte la disponibilità, hanno trovato i responsabili a tempo di record, li hanno costretti a cancellare il profilo.

– Che polli! Non hanno immaginato che facendolo da casa, con la loro mail, li avrebbero beccati subito.

– Sono pupazzi, marionette.

– Non è una giustificazione.

– No no, certo – ammise il padre di Dario.

– E la cosa più assurda è che non ci arrivano, per loro è solo uno scherzo, un passatempo del cazzo! – Andrea era ormai entrato nei panni dell’amico.

– Vanessa dice non hanno neanche quattordici anni, e che la colpa è di noi adulti. Sono stati convocati in caserma con i genitori, si sono presi tutti una bella strizza, o almeno si spera. Per il resto non ha voluto proprio andare avanti. Io invece li avrei fatti pagare, i genitori, ma dove cazzo erano?

– Ma sai che casini?

– Sì ma sai anche cosa?

– Mmh?

– Non è semplice. Fai la figura del coglione.

– Ma va!

– Sì, ne ho sentito più di uno, che se fosse stato loro figlio… altro che lasciar perdere!

– Ma a te frega qualcosa?

– No, è per Dario, te l’ho detto. È deluso. Più che altro per la bicicletta.

– La bicicletta?

– Sì, gliel’hanno distrutta. La mattina dell’ultima prova scritta, l’ha trovata a terra con freni e catena rotti, il manubrio tutto storto, il lucchetto attorcigliato, per prenderlo per il culo. Ha telefonato a Vanessa, era incazzato nero. Solo a quel punto le ha detto anche del profilo, perché guarda che altrimenti non avremmo mai saputo. Né io né lei siamo su Facebook, e chi s’immaginava…

– Come potevate.

– Era così cambiato.

– È normale durante l’adolescenza.

– Invece no, aveva ragione Vanessa.

 

Lei diceva che i figli sono un prestito e vanno restituiti intatti, come faremmo con un libro che evitiamo di sgualcire macchiare rovinare, e invece ci scarabocchiamo le nostre paure e credenze, le nostre stupide presunzioni di sapienza senza fermarci a leggere i loro messaggi e chiedere se sono felici. Guido la lasciava parlare e sghignazzava, che lei aveva buon tempo e poteva ragionare dai tetti in su, visto che tanto a svegliarsi alle cinque toccava a lui.

 

– Dario si aspettava che procedessimo con la denuncia. La bicicletta era nuova di pacca, centocinquanta euro. Ma Vanessa ha detto che dovevo andarci io in Commissariato, e fare un’altra denuncia a mio nome che c’era la sua firma su quella. I miei suoceri mica per niente la chiamano capatosta.

 

Sarebbe andato fino in fondo solo per accontentare il figlio ma Vanessa era così sicura, Dario capirà che il risarcimento non sono quei cento euro. Guido la osservava e cercava il suo modo, ma il suo modo l’aveva trovato già, lui che viveva per renderli felici. Però in quel periodo temeva davvero di aver deluso suo figlio, tanto che arrivasse ad odiarlo come lui odiava suo padre e combatteva ogni santo giorno contro la reiterazione della condotta di padre padrone, e contro la volgarità, non delle parole, parole parole, ma quella nei pensieri opere e omissioni.

 

Dario cell.

– Non ho rimesso la suoneria. Ehi, cosa ci fai già sveglio?

– …

– Ma è sabato e sei in vacanza.

– …

– Sono con Andrea, tra poco arrivo. Perché?

– …

– Per me va bene. Ma tutto il giorno?

– …

– No, li vendono al laghetto.

– …

– Dai allora preparati.

– …

– Ciao.

Rimase ad osservare lo schermo spento.

– Era Dario.

L’amico sorrise.

– Mi ha chiesto se andiamo a pescare. Non sta più nella pelle. Vuole provare la canna nuova, in carbonio.

 

Che poi, pensava Guido, si dice sempre che a tutto c’è un limite, ma forse, insieme a suo figlio, stava scoprendo che si può anche andare oltre, e che non è così impossibile saltare i fossi per lungo.

32 commenti »

  1. Cara Marcella, stavo aspettando di leggere un tuo nuovo racconto e la mia pazienza è stata premiata. Tu sai che, secondo me, tu saresti dovuta rientrare tra i venticinque; non è successo, ma spero che succeda ora.
    Questo a me pare un racconto maturo: calato nella situazione, ma con il giusto distacco; ben costruito nei dialoghi e dosato negli ingredienti. Racconta una storia ‘purtroppo normale’, senza esasperare i toni o banalizzare i fatti. Brava! ????

  2. Cara Marcella, che meraviglia questo tuo racconto! Si legge in un fiato e ti lascia senza fiato. Duro spietato, a tratti rassegnato. Potente e immediato ti entra nel cuore e arriva nello stomaco,come un pugno ti stordisce. Il tuo modo di narrare è straordinario, dialoghi semplici guidati da un filo chiaro e affascinante che unisce tutto in uno svelarsi chiaro e scarno.
    Nessun giudizio,ma una condanna che nasce dalla narrazione dei fatti, nessuna parola evocativa eppure una profonda emozione coglie il lettore ed e quasi lo attanaglia in una quotidiana sofferenza. È facile descrivere un brivido, provocarlo nel lettore è ciò che sanno fare solo i veri scrittori. Quel brivido io l’ho avuto leggendoti.

  3. Ci hai regalato un racconto importante. Ha il respiro ampio e il passo sicuro del romanzo, dialoghi attenti ed efficaci, piccole citazioni, immagini evocative, cambi di ritmo, insomma è più che ricco, è completo. E il soggetto segue la tua linea di attenzione alle tematiche importanti, affrontate con partecipazione, tenerezza e comprensione, ma anche con la rabbia che suscitano l’ingiustizia e la vigliaccheria. Mi è piaciuto come hai caratterizzato i tre personaggi, il modo in cui padre, madre e figlio hanno ciascuno un proprio punto di vista sugli avvenimenti, diverse emozioni e un diverso modo di affrontarle e reagire. E il finale è positivo, e lascia un messaggio preciso: che si può e si deve andare oltre quello che si pensa di poter essere in grado di fare e di sperare. Lo devo dire? Complimenti!

  4. Marcella affronta sempre temi molto forti ma non dimentica mai di farlo adottando uno stile narrativo assolutamente contrapponibile : leggero, privo di luoghi comuni, pulito . La seguo oramai da diverse edizioni e mi pare di comprendere di non essere la sola estimatrice.
    Brava

  5. Un racconto magnifico!
    Concordo con i tre commenti precedenti, su tutto!
    Non sono un critico e non so fare le recensioni, per questo di solito mi limito a fare i complimenti e a commentare poco. Ma questo tuo racconto meriterebbe una vera e propria recensione perché è un racconto, a mio dire, perfetto! Mi piace moltissimo, come ha detto Marco, la caratterizzazione dei personaggi attraverso il loro punto di vista e ne traggo l’idea che il figlio sia stato quasi un mediatore tra i punti di vista dei genitori. Forse sto dicendo una castroneria ma a me viene in mente la Trinità, pensando al tuo racconto ???? Una bella famiglia, quella che hai descritto. Un messaggio di speranza forte e chiaro, in questo mondo che assiste, quasi impotente, alla disgregazione delle famiglie. E poi, è un racconto così evocativo… Le immagini sono nitide, continuano a scavare dentro, a farti riflettere, a farti sorridere di tenerezza, di stupore. E anche quel pizzico di ironia iniziale, il chiacchiericcio degli amici mentre si piange un morto: fantastico!
    Davvero complimenti, Marcella cara! ??

  6. Grazie Marcella per essere tornata e per questo nuovo dono. Argomento attuale, trattato con originalità e con il tuo sapiente uso del linguaggio. Mi sono vista al bar, con la mia bustina di zucchero di canna prendere poco più in là il caffè e origliare la conversazione! Che belle le riflessioni dei genitori, quelle del padre, direttamente uscite dalla sua bocca e quelle di lei, filtrate dal pensiero di lui. Ciò comun6traspare coesione e razionalità dei due, che affrontano in modo maturo un problema serio, non come tanti genitori di oggi che partono a testa bassa… E che bello Dario, che vuole pescare. Grazie di nuovo Marcella. Complimenti!

  7. Marcella, bravissima! È già stato detto tutto, sono arrivato tardi, ma condivido in tutto i commenti già fatti. Un argomento attuale e non facile, trattato in maniera perfetta. Un complimento a parte per i dialoghi: costruiti benissimo, ricalcando il modo reale di parlare, senza inutili eufemismi, lasciano intendere, al di là delle parole, i pensieri e le intenzioni, i desideri e le impotenze di ognuno. Un racconto che addolora e coinvolge, che emoziona. Brava!

  8. Molto bello. Trovo che il dialogo sia scritto in maniera perfetta e coinvolgente. Filo conduttore il bullismo che in qualche modo è sempre esistito, ma che oggi è amplificato dai social in maniera esponenziale. Ogni giorno ne sentiamo parlare ma tu, Marcella, hai affrontato l’argomento dal punto di vista delle reazioni e questo mi è piaciuto tantissimo. Il padre di Dario si sente impotente e arrabbiato perchè avrebbe voluto dare una lezione ai bulli e ai loro genitori. La madre preferisce lasciar perdere perchè non vale la pena accanirsi contro i responsabili. Lo stesso Dario, che fa la cosa più giusta parlandone con i genitori, in un primo momento, viene travolto dal disagio ma poi riesce ad andare oltre dando la giusta importanza alle cose belle della vita. Insomma un racconto serio per l’argomento trattato e pieno di speranza per il giusto epilogo. Complimenti

  9. Incredula, ringrazio tutti immensamente:

    – Paola dalla penna semplice e complicata,
    – Gianluca e la sua penna con un’anima,
    – Marco che ha la penna chirurgica,
    – Emanuela la penna amica,
    – Antonella e la sua penna vertiginosa,
    – Silvia dalla penna peperina,
    – Oscar che ha una penna con guantoni
    – e Pasqualina dalla penna fresca e schietta.

  10. Sono incredula io, Marcella, per come sei riuscita a caratterizzare chi, me compresa, ha avuto il piacere di leggere questo tuo bel racconto.

  11. Nonostante l’ora e la stanchezza ho letto questo tuo racconto di filato … mi è piaciuto il ritmo veloce incalzante. Sono riuscita ad immaginare la scena iniziale, lo stato d’animo di Guido, della moglie e degli altri … purtroppo il bullismo non è solo una parola! Complimenti e in bocca al lupo!

  12. Veramente brava, Marcella, ringraziamenti molto originali e appropriati.

  13. Marcella,

    vedi che alla fine ho fatto bene a minacciarti con un’azione legale :-).

    Il miglior complimento che posso farti è un semplice “niente di nuovo sul fronte Occidentale”: sei sempre tu, la stessa, magica, imprevedibile ed inappuntabile Marcella.

    Lo scorso anno commentasti un mio racconto dicendo che era “il mio cuore a fare la differenza”; permettimi di sfilarti le parole di bocca e dirti che il “tuo cuore” ha nuovamente scaldato tutta la rete.

    La penna scioltissima e ricercata, inconfondibile ed acuminata, è la tua, l’argomento spinoso e profondo, che grida giustizia, è uno dei tuoi, il tuo animo di donna forte, sensibile e confidente nei cambiamenti inumidisce le palpebre di chi si imbatte in questo turbine di emozioni, delusioni, verità inghiottite e troppo spesso, purtroppo, soffocate a forza in uno stomaco che sprofonda in un baratro di paure.

    Il messaggio che mi hai inviato è da mettere i brividi, mi ha fatto tremare: siamo abbastanza forti per comprendere l’iniquità della “legge del branco”, per pescare del buono dall’oceano di qualunquismo che ci circonda?

    Da soli forse no; ma con una “canna nuova in carbonio” magari sarebbe tutto più semplice.

    Stupendo Marcella, come tuo solito.

  14. Prescindo dai contenuti (e ti faccio subito un gran torto) perché è il tuo stile che mi prende: un alternarsi di pennellate e colpi di accetta, che sembra ti impediscano di approfondire i significati, ma che in realtà forse te li scolpiscono meglio.

  15. Una storia meravigliosa. Fin dalle prime battute ci si sente coinvolti, parte del gruppetto di amici, ascoltatori muti, desiderosi solo di cogliere tutto. E ripeto tutto: ogni luogo, ogni dialogo, ogni pensiero, perchè ogni parola che esce dalla tua penna è un vero e proprio piacere per il lettore. Hai un modo di raccontare solo apparentemente semplice, perchè (si sente) alla base c’è la voglia di andare dritto al cuore delle cose. è qualcosa che non è facile ottenere, ma che tu riesci brillantemente a fare. Vorrei dire molto altro, ma in gran parte è stato già detto nei commenti precedenti. Condivido pertanto quanto è stato scritto e ti faccio i miei complimenti!

  16. Grazie a Lucia, Lorenzo, Colombo e Carola.
    Che dire… anzi, che fare: caffè pagato per tutti!

  17. Marcella, tutto è stato già detto, cosa potrei aggiungere? Forse solo che all’inizio, per un attimo, ho pensato che la tragedia si fosse compiuta, che si trovassero a parlarne perché era inevitabile. Come spesso succede. Nessuno sa, nessuno si accorge, finché…. Invece questa volta si è ancora in tempo. Il finale è poesia, fiducia e speranza. Bravissima

  18. Grazie, Ester!
    In effetti ho voluto che ci fosse quell’attimo di dubbio, e poi il sollievo, per ricordare proprio quelle volte, sempre troppe, in cui non c’è stato rimedio e davvero nulla da ridere.

  19. Eccomi Marcella, che tu fossi una brava scrittrice lo pensavo già lo scorso anno e questo nuovo racconto non fa che confermarlo. Anch’io all’inizio ho pensato al peggio ma sia lo svolgimento che soprattutto il finale hanno dato una brusca virata a una vicenda che è spesso fonte di grandi sofferenze. Con questo testo confermi la tua capacità mimetica di calarti nei panni dei personaggi e quindi di renderli veri e vivi. In particolare trovo ammirevole che tu riesca ad essere in sintonia con problemi e realtà dei più giovani. Complimenti per questa tua nuova “creatura”!

  20. Marcella cara, ho letto con grande curiosità questo tuo racconto. Mi piace molto, da un punto di vista tecnico, questo innesto che fai di un discorso libero indiretto messo in bocca a un personaggio e dunque magicamente trasformato in diretto: strepitosa trovata davvero! (“– Urlava che la colpa è nostra. Che l’abbiamo cresciuto come un diverso, e che adesso tutti i blabla sull’educazione, e il dialogo, e la gentilezza, e il cervello al posto del coltello, ora gli servono solo per andare al bagno”). Questo espediente, sapientemente miscelato alla tua abilità nel riportare dialoghi davvero verosimili e all’andamento rapsodico e sincopato della narrazione, rendono la novella pressoché perfetta nel riprodurre mimeticamente, come ha scritto su qualcuno, una situazione di disagio e sofferenza che, purtroppo, a tanti noi capita di vivere direttamente o indirettamente. Complimenti sinceri!

  21. Marcella, forse sono l’unica che non ti conosce ancora e devo dire che il caffé te lo pago io molto volentieri! Dialoghi efficaci, “parlati”, diretti, costruiti con un ritmo preciso che accompagna sentimenti e temi d’importanza sociale. Scrittura fluida che accompagna parole sincopate e vite problematiche. In bocca al lupo!

  22. Già scritto tutto nei commenti precedenti. Perfetta ed efficace la tipizzazione dei protagonisti e sorprendente il susseguirsi del racconto. Il tema poi è più che attuale… Il bullismo e il cyberbullismo sono all’ ordine del giorno. Più che brava!

  23. Vi sono tanto ma tanto grata, Ivana, Elena e mamma di Aurora.

    Livio Romano? Intimidita per un commento che stento a credere di meritare, e che ci vuoi fa’? Un po’ anche per colpa tua, sai? Leggo i tuoi libri e il complesso di inferiorità cresce direttamente proporzionale alla discesa della mia autostima. Leggo e mi soffermo, ammazzaperò! Esclamo. Cerco di imparare, annusare, inalare. Questo è il talento, il tuo, d’intelletto vissuto, di fatti e parole, di concettii e di sangue che corre. Dalle tue pagine di vita morsicata, ingoiata, a volte sputata, non si può uscire come se ne è entrati.
    E quindi, grazie. Sentitamente ti ringrazio.

  24. Marcella Cara mi piace molto questo tuo racconto che, per comprendere bene, ho dovuto leggere con attenzione una seconda volta. I dialoghi, in particolare, sono costruiti in maniera sapiente, come hanno sottolineato più persone, e creano una mimesi del parlato che si sa quanto sia difficile da rendere, soprattutto quando si sceglie, come fai tu, di non menzionare l’enunciatore.
    Mi piace molto anche la tua scelta di aprire il racconto a una veglia funebre e in medias res, sia dal punto di vista dell’intreccio del dialogo, che narrativo: crea un andamento tutto sinuoso, un andare avanti e indietro, costruito apparentemente su frasi spezzate e un po’ afasiche. E poi mi piacciono tantissimo le trovate lessicali che hai come il figlio “giallo evidenziatore”, l’inchino a uncino, i fossi saltati per lungo e coloro che declinano e si inclinano. L’unica cosa scontata i due genitori perfetti, ma probabilmente è proprio questo che assicura il lieto fine, in questi casi il meno probabile.

  25. Doppiamente grazie per aver commentato il nostro racconto. Il tuo commento, oltre che graditissimo, ci ha indirizzato a leggere il tuo e ad apprezzare il tuo stile di scrittura e i contenuti. Uno stile essenziale che ti fa concentrare sul tema centrale. La lettura scorre veloce e ne sei rapito. Dovremo leggere anche i tuoi scritti precedenti: sono certo che rinforzeremo la schiera dei tuoi numerosi ammiratori.

  26. Racconto scritto molto bene, dal ritmo scorrevole e dal contenuto attuale. Ben strutturati i punti di vista dei vari personaggi. Bravissima!

  27. …lo sguardo crolla, gira il mondo gira, non c’è appiglio, non c’è fondo…
    Difficile mettere in parole la sensazione della vertigine: tu ci sei riuscita.
    Grazie Marcella per questo racconto su un tema così urgente.

  28. Toccante, scritto con uno stile personale e originale. Mi è piaciuto molto.

  29. Dany, ti ringrazio tanto. Hai pubblicato qualche tuo racconto qui? Mi piacerebbe leggerlo.
    E Patrizia, sono io che esclamo un grande grazie a te.
    Caterina, che bello ritrovarti qui, sono lusingata, grazie.
    Tanto gratitudine anche al duo Les Ubu, davvero gentilissimi come sempre.

  30. Simona, un commento graditissimo il tuo, grazie!
    Però non mi posso appropriare della “maternità” del detto “saltare i fossi per lungo” perché è un modo di dire del lombardo-veneto, che in effetti si sentiva più spesso qualche anno fa.
    E pensa che strano… credevo di aver dipinto l’imperfezione di questi due genitori che, come tutti, procedono per tentativi, trovano un modo che funziona, ma per poco, e infatti devono subito cambiarlo perché fortunatamente i figli crescono, e papà e mamma con loro.
    Comunque questi due mi hanno diffidata dal far credere che siano perfetti, e ti dirò.. io li conosco bene e hanno ragione.

  31. Cara Marcella,
    è davvero un piacere ritrovarti qui anche quest’anno!
    Posso dire che con questo racconto ti sia superata: è senz’altro il più bello dei numerosi tuoi che ho letto. Il tema è purtroppo molto in auge (e infatti ho appena letto un altro racconto, qui, che lo affronta); tu sei riuscita a offrire una prospettiva veramente “interna”, che va al di là dei discorsi generici e astratti che di solito si fanno di fronte ai problemi della società attuale.
    Ne emerge, più che una posizione in merito (che rischierebbe di sembrare ovvia e banale), un ritratto di famiglia dipinto a tinte eccezionalmente vivide, e con grande abilità mimetica. Molto belle le caratterizzazioni dei personaggi e dei loro rapporti reciproci.
    E’ evidente che hai una notevole sensibilità per il tema dell’adolescenza e che conosci bene, forse per diretta esperienza, i necessari compromessi (anche gravosi) che in questo caso sorgono da parte di coloro che ne hanno responsabilità.
    Insomma ti ringrazio molto!

  32. Brava Marcella per aver trattato un tema così delicato da diversi punti di vista. Il tuo è un racconto che fa davvero riflettere!

Lascia un commento

Devi essere registrato per lasciare un commento.