Racconti nella Rete®

Premio Letterario Racconti nella Rete - IX edizione 2009/10

Premio Racconti nella Rete 2010 “Come il vento di scirocco” di Francesca Renda

Di Francesca Renda Categoria: Premio Racconti nella Rete 2010

Ho lasciato che tutto quello che non è testa in questo corpo di cui io sono la testa vincesse. L’ho lasciato primeggiare, avere per una volta il controllo della persona a cui apparteniamo. Gli ho lasciato il posto di comando… 

 

Ho vinto, stavolta ho vinto, altro che lasciarmi il posto di comando! Ho lottato fino in fondo e ad un certo punto lei, la testa, si è arresa. In questa persona che ha sempre fatto tutto con la testa, dominata da ragionamenti e controlli e stabilità e regole e certezze ed è sempre tutto chiaro, basta rifletterci e scandagliare ogni cosa, analizzarla e disgregarla per risintetizzarla in modo prevedibile, sicuro, conosciuto, in questa persona finalmente ho avuto il mio spazio, sentirò di avere, ormai per sempre, la possibilità di esserci. Io, tutto quello che non è testa, sono riuscito ad arrivare là dove mai ero arrivato mettendo in discussione un’intera vita…

 

Che esagerazione! Un’intera vita! E’ stato solo un momento di cedimento, ci riprenderemo prestissimo, io e la persona a cui appartengo, torneremo ad avere tutto sotto controllo. Può capitare, del resto. Un po’ di stanchezza, questi ritmi troppo intensi, tutti questi impegni e queste sollecitazioni. Può capitare di non farcela sempre. Basterà un po’ di riposo e torneremo ad essere come sempre…

 

Come sempre i soliti ragionamenti ed il solito modo di prendere le distanze da tutto quello che non è pensato e pensabile, ma che è semplicemente emozione vera, pura, intensa, che è pancia, cuore, che è tutto quello che non è testa, che sfugge al suo controllo, che è viscere e viscerale, che è quella sensazione che sta lì al centro del petto e che toglie il fiato o, nel migliore (migliore per chi?) dei casi, lo dimezza. Aveva deciso ciò che poi non ha fatto. Grazie a quello che sono, ha mentito ed ha tradito e finalmente ha amato, intensamente, eccessivamente, sicuramente. Non che non avesse mai mentito o tradito od anche amato, ma mai la persona a cui appartengo era riuscita a fare ciò che non aveva previsto, mai aveva sorpreso se stessa, mai aveva mentito e tradito ed amato così come ha fatto in quel momento, liberamente. Non starò a raccontare  cosa è successo, è così poco importante. Certo, se fossi la testa mi dilungherei in un’infinità di dettagli e di precisazioni, ma io sono altro e sono libero da tutto ciò che è puramente particolare, che è contingente. Sono libero dai legacci della logica e del tempo che scorre. Forse non ci saranno altri episodi come quello di oggi, forse non riuscirò mai più a vincere sulla testa, forse la persona a cui appartengo rimarrà quello che è sempre stata e non sarà mai più come è stata oggi, non sarà mai più improvvisa, attraente, calda, inquietante, violenta, come il vento di scirocco che oggi soffia…e felice…

 

Felice? Felice non direi. Inquietante e violenta, questo sì, eccessivamente addirittura, e tutto per cosa poi? Ora vi racconto, giudicherete voi…

Avete visto? Il racconto di quello che è successo. Adesso condannerete, condannerete la menzogna ed il tradimento, condannerete chi ha mentito e tradito e lo farete con la testa e non con tutto quello che in voi non è testa. Condannerete così anche chi ha amato e vissuto attimi di vera e pura libertà, da una vita cadenzata e pensata, prevista e prevedibile, forse anche serena, viva sì, ma non vitale…

 

Viva, ma non vitale. Belle parole! Complimenti! Ci sai fare con le parole. Tutto sommato, non dovrebbe essere così. Non dovresti avere pensieri e parole, ma solo azioni. Hai fatto questo, no? Hai agito, senza pensare e senza parlare, senza un prima e senza un dopo. Adesso toccherà a me rimettere a posto le cose. I sensi di colpa, prima di tutto. E poi ripensare a ciò che è successo, al perché, a quello che succederà, a come non farlo succedere più…

Che noia! A me tutte queste cose non interessano. Pensaci tu, se hai tutta questa voglia di pensarci…

Devo pensarci, mio malgrado…

Devi? Vuoi pensarci, tu vuoi pensarci. Così rimani soffocante, con parole e pensieri di un prima e un dopo che mortificano ciò che è adesso e che forse non sarà più…

 

Basta! Smettetela! E’ di me che state parlando. Dibattete, discutete, litigate ed intanto io sto qui, vi sento e mi sento malissimo. Siete le parti di me. Questo scontro tra di voi sta solo peggiorando le cose. Tu che in me sei tutto quello che non è testa, cosa credevi? Che avrei fatto quello che ho fatto, sentito quello che ho sentito, che avrei mentito e tradito ed amato senza poi pentirmene? Hai combattuto ed hai vinto sulla testa ed io, grazie a te, ho fatto quello che ho fatto e sono stato benissimo, in quei momenti, felice, hai ragione, di una felicità chiara, netta, luminosa. Ma adesso dove sei? Adesso cosa stai facendo? Adesso non combatti più. Hai ottenuto quello che volevi, ti sei imposto, hai preso il tuo spazio, hai dimostrato di esserci ed ora, tu che in me sei tutto quello che non è testa, ora cosa stai facendo? Ora che avrei bisogno semplicemente di riassaporare ciò che ho provato in quei momenti, per sentire che adesso posso essere anche io come il vento di scirocco, io che non sono mai stato più di una leggera e piacevole brezza serale. Ho detto quelle parole, ho fatto quei gesti, ho sentito quelle sensazioni fuori da ogni mio desiderio consapevole e prevedibile. E l’imprevisto, questo imprevisto di cui sono artefice, nella mia vita non può essere contemplato.

E tu, mia testa, non credere, quindi, di essere immune da responsabilità. Perché hai ceduto il passo a tutto quello che in me non sei tu? Perché hai lasciato che un agire ed un sentire imprevisti prendessero il sopravvento? Per tutti gli anni che ho vissuto finora, hai esercitato su di me un controllo che mi ha permesso di sapere in ogni momento cosa avrei fatto il momento successivo. Perché oggi non ci sei riuscita e mi hai lasciato in balia di tutto quello che fino ad oggi non sono mai stato? E perché adesso non ti riprendi tutto lo spazio che in me hai sempre avuto e metti a tacere ogni mio malessere restituendomi la mia serenità? Perché mi lasci desiderare ancora ciò che mi sta turbando così tanto?

Faceva già caldo, quel caldo che solo lo scirocco sa dare. Dovevo andare via, dovevo lasciare che andasse via. Invece l’ho fermata, ho afferrato la sua mano, l’ho stretta ed abbiamo camminato così tra la gente, mano nella mano, forse per alcuni minuti oppure per delle ore. Lei non sapeva chi ero diventato ed io non glielo ho detto. In quei momenti ho dimenticato ogni cosa e mi sono lasciato andare a quella stretta di mano. Sono stato felice, ma non succederà più. Adesso decido io e mi riconsegno interamente alla mia testa e le restituisco il suo potere. Tu che in me sei tutto quello che non è testa, torna al tuo posto e non provare mai più a prendere il sopravvento.

E’ ora di rientrare. Piove già da un po’. Qui, nel chiostro, inizia a fare un po’ fresco. E poi è tempo della recita delle ore della sera. Mi staranno aspettando. Ci accompagnerà questa che è la pioggia che segue sempre il vento di scirocco e che porta via con sé il caldo e l’eccesso…

 

Hai visto? Devi tornare nei ranghi. Velocemente…

 

Si, si, come immaginavo…ma lo scirocco viene di nuovo, prima o poi, improvviso, attraente, caldo, inquietante, violento…e felice.

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